Lezioni di petrografia applicata 2008
R. Bugini - L. Folli

LE PIETRE IMPIEGATE NELL'ARCHITETTURA MILANESE E LOMBARDA


  INDICE
 
 

Introduzione: le rocce e il loro impiego in architettura

   

I minerali

   

Le rocce

   

Rocce magmatiche o ignee

   

Rocce sedimentarie

   

Rocce metamorfiche

   

Criteri di impiego delle pietre da costruzione

   

Lavorazione delle pietre da costruzione

   

Le pietre impiegate nell'architettura milanese e lombarda

   

Caratteristiche delle pietre da costruzione

   

Alterazioni macroscopiche dei materiali lapidei

   

Tecniche analitiche

   

Materiali lapidei artificiali - Malte

   

Materiali lapidei artificiali - Ceramiche

   
Catalogo fotografico    


COPERTINA
  

   

La Lombardia come territorio amministrativo è stata istituita solo con l’Unità d’Italia. Nei secoli precedenti l’attuale territorio era stato spesso suddiviso in due parti, secondo un andamento irregolare, lungo il corso del fiume Adda (a Nord) e del fiume Oglio (a Sud). In epoca romana era diviso tra le due regiones "Transpadana" e "Venetia". Il periodo del visconteo portò l’unificazione territoriale, perduta poi con la pace di Lodi (1454) e la divisione fra il ducato di Milano e la Repubblica di Venezia, divisione durata fino al 1797. La Val d’Ossola fece parte integrante del Ducato di Milano fino al 1748. La Valtellina passò invece al Canton Grigioni per tutto il XVII secolo. Questo assetto geo-politico ha influenzato l’uso delle oltre quaranta pietre da costruzione disponibili. Si tratta di rocce metamorfiche (marmi, gneiss, granuliti) e magmatiche (graniti, granodioriti, dioriti, porfidi) nella zona Alpina; di rocce sedimentarie (conglomerati, arenarie, brecce, calcari, dolomie, evaporiti) e ciottoli sciolti (depositi morenici) nella zona Prealpina; di rocce sedimentarie (conglomerati, arenarie) nella zona Appenninica; di materiali sciolti (ghiaie, sabbie, argille) nella pianura Padana.

"Chiara cosa è, che quasi tutte le Città vicine ai monti, che conterminano l'Italia principiando nel Genovesato, e nel Piemonte, e Ducato di Milano, e stendendosi per tutta la Patria del Friuli comunemente, per fare le mura principali delle fabbriche, così pubbliche, come private, si servono d'alcune pietre di cava; ma più dure, e più tenere come sono prodotte dalla natura, si come le Città tutto a lungo al Po, e scoste dai monti usano di fare le loro fabbriche murate di pietre cotte, per l'abbondanza della creta, che ritrovano nelle loro campagne." (Vincenzo Scamozzi, L'idea dell'architettura universale, parte seconda, libro settimo, cap. XII, pag. 213 - Della generazione delle pietre nei monti, e nei mari e per via di congelazioni e la diversità dei tufi, e pomici usati dagli antichi, e varie sorti di pietre da murare qui in Italia).

Furono quindi privilegiati i materiali lapidei reperibili localmente, come riportato in questo brano dell’architetto e trattatista veneto: così nelle città lombarde più prossime ai rilievi alpini (Varese, Como, Sondrio, Bergamo e Brescia) furono utilizzate le diverse pietre provenienti dai rispettivi circondari; nelle città di pianura (Pavia, Lodi, Cremona, Mantova), a causa della distanza dalle cave, ebbe grande importanza l'impiego dei laterizi, fabbricati con argille locali. A Milano invece, per la sua funzione di capitale e per la rete di comunicazioni esistente (canali navigabili), furono utilizzate pietre provenienti da diverse aree, poste anche a grande distanza.

Nel ventesimo secolo, la varietà di pietre disponibili aumentò vertiginosamente grazie alla possibilità di approvvigionamenti dalle altre regioni e dall’estero; furono però utilizzati per la prima volta anche alcuni litotipi lombardi.

Questa rassegna delle pietre da costruzione e decorative si limita ai materiali cavati nelle attuali province della regione Lombardia con l’aggiunta della provincia Verbano-Cusio-Ossola, compresa nella regione Piemonte, e del territorio di Arzo nel Canton Ticino.

Sono inclusi anche i materiali di provenienza esterna al territorio regionale che ebbero ampio uso in architettura: alcuni, come la trachite euganea e la pietra di Aurisina, furono usati solo dai Romani; altri, come la pietra di Verona, ebbero un uso continuativo; altri ancora, come la Sienite della Balma, furono usati solo a partire dal XX secolo.

Nell’elenco in ordine alfabetico, ogni pietra è descritta nel modo seguente: denominazione, classificazione petrografica, caratteri macroscopici e microscopici, inquadramento geologico, sito di estrazione, impiego nell'architettura con esempio di monumenti, forme di alterazione caratteristiche.

PROVINCIA VERBANO-CUSIO-OSSOLA

Oggi è la sola provincia in cui la coltivazione di cave di pietra naturale prosegue a pieno ritmo anche se molti dei tanti litotipi disponibili non sono più commerciati. È stata anche una delle zone più importanti per l’approvvigionamento di materiali da costruzione della città di Milano.

BEOLA E SERIZZO
Il termine Béola è riferito al nome latino della località (Béura) dove erano in attività le cave. Il termine Serizzo proviene dal dialetto milanese: "Sarìzz" significa "roccia scistosa – gneiss".
CLASSIFICAZIONE
Rocce metamorfiche (gneiss).
CARATTERI
Colore grigio con macchie e striature bianche; scistosità molto pronunciata (Beola). Colore grigio, scistosità evidente (Serizzo). Componenti: quarzo, feldspato potassico, muscovite.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
La Béola appartiene alla "Falda del Monte Rosa", un'unità pennidica superiore costituita da varie rocce metamorfiche tra cui gli gneiss, derivati dal metamorfismo di graniti.
Il Serizzo appartiene alla Falda Antigorio delle Unità pennidiche inferiori, costituita per lo più da gneiss occhiadini (con grandi "occhi" – porfiroblasti – di feldspato, tedesco "Augen gneiss") .
ESTRAZIONE
Le cave di Beola sono ubicate in Val d'Ossola presso l'abitato di Beura (Domodossola). Attualmente sono commerciate diverse varietà distinte in base a colore e tessitura (bianca, grigia, ghiandonata).
Le numerose cave di Serizzo sono sparse nell'alta Val d'Ossola e, soprattutto, in valle Antigorio. Attualmente sono commerciate le varietà "Serizzo Antigorio" e "Serizzo Formazza".
IMPIEGO
La béola ebbe impiego diffuso nell'edilizia civile per l’elevata resistenza all'usura: lastre per i gradini delle scale, per i balconi, per le zoccolature, per la coperture dei tetti.
Il Serizzo ebbe grande impiego per i fusti delle colonne nel Medio Evo fino alla fine del xv secolo (Ospedale Maggiore), quando fu sostituito dai graniti. A Milano fu utilizzato sia per lo zoccolo che per il nucleo interno dei piloni del Duomo. Nel XX secolo, soprattutto il Serizzo ebbe largo impiego per il rivestimento di edifici privati.
ALTERAZIONI
Scagliatura.

CREVOLA(PIETRA DI CREVOLA)
CLASSIFICAZIONE
Roccia metamorfica (marmo).
CARATTERI
Colore bianco, grigio con venature; grana medio-fine, compattezza buona. Componenti: dolomite, flogopite.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Appartiene a lenti marmoree intercalate nella Falda di monte Leone delle unità pennidiche inferiori.
ESTRAZIONE
Le cave sono ubicate presso l'abitato di Crévola nell'alta Val d'Ossola all'imbocco della valle Divedro. La coltivazione prosegue tuttora con le varietà "Palissandro classico" e "Palissandro oniciato".
IMPIEGO
L’impiego a Milano è limitato: il principale esempio sono le otto colonne monolitiche, di oltre 10 metri d'altezza, dell'Arco della Pace (1807-1838). Molto più esteso l’uso nella costruzione dei pilastri del duomo di Pavia (dal XV secolo). Nel XX secolo fu utilizzata sotto forma di lastre per il rivestimento delle facciate di edifici milanesi come l’edificio condominiale dell’architetto G. Brusa di via Cosimo del Fante 16 (1923) e come il Planetario Hoepli, l’edificio delle Assicurazioni RAS di via delle Asole e la casa Portaluppi di via Morozzo, tutti dell’architetto Piero Portaluppi.
ALTERAZIONI
Erosione superficiale fino a disgregazione e polverizzazione a causa dell’azione solvente delle acque meteoriche sui cristalli dolomitici; possibilità di solfatazione con formazione di croste.

GRANITO DI BAVENO
Il termine utilizzato in antico per questo granito era "migliarolo" o "miaròlo rosso" dal termine "miarœu" del dialetto milanese.
CLASSIFICAZIONE
Roccia magmatica (granito).
CARATTERI
Colore rosa e bianco con punteggiatura nera; grana media ed uniforme, compattezza notevole. Componenti: quarzo, ortoclasio, plagioclasio, biotite.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Appartiene ad una massa magmatica, i cosiddetti "Graniti dei Laghi" espressione del plutonismo ercinico, che affiora sulla sponda occidentale del lago Maggiore e che costituisce il monte Mottarone (lunghezza circa 10 km, larghezza circa 3 km). Le rocce incassanti sono gneiss e micascisti della "Serie dei Laghi".
ESTRAZIONE
Le cave principali sono ubicate a monte dell’abitato di Baveno (Feriolo); sono attive fin dall'inizio del XVI secolo ed il loro sfruttamento prosegue tuttora.
IMPIEGO
L'impiego del granito nell'architettura milanese si sviluppò solo nel XVI secolo soprattutto per pilastri e colonne (Lazzaretto, demolito nel 1880). L'uso si diffuse nel XVII secolo con i fusti per le colonne dei cortili dei grandi palazzi come Brera, del Senato, del Seminario, Ospedale Maggiore, Stelline e delle facciate di edifici religiosi come Santa Maria alla Porta e Sant'Alessandro. La possibilità di cavare grandi blocchi favorì l'impiego di monoliti giganteschi, come le due colonne nella controfacciata del Duomo, altezza 18 braccia milanesi (1637-45) (1 braccio m. = 0,595 m), e le colonne previste e mai realizzate per la facciata del Duomo stesso progettata dal Pellegrini (1628): dieci alte 33 braccia e sei alte 26 braccia. Nel secolo XVIII il granito fu utilizzato negli zoccoli e nelle membrature architettoniche delle facciate associato a sfondi intonacati come nel Teatro alla Scala e Palazzo Litta. Inoltre fu utilizzato in palazzi e abitazioni civili a Pavia, Piacenza, Vigevano, ecc. e comparve anche in diversi edifici torinesi, come la Mole Antonelliana, il palazzo Carignano (facciata del 1867) e il monumento a Vittorio Emanuele II. Fu presto abbandonato invece l’uso del granito di Baveno per le carreggiate delle vie cittadine: la scarsa resistenza all’usura gli fece preferire il Granito di San Fedelino. Nella seconda metà del XIX secolo, a parte l’esempio della Galleria Vittorio Emanuele e del Cimitero Monumentale, il granito fu impiegato quasi esclusivamente negli zoccoli degli edifici in concomitanza con l’affermarsi delle pietre artificiali. Nel XX secolo il granito fu invece utilizzato da architetti come Luca Beltrami, Piero Portaluppi, Giovanni Muzio, Elio Frisia, Piero Bottoni, Mario Asnago e Claudio Vender, Luigi Figini e Gino Pollini, Pietro Lingeri, Marco Zanuso per il rivestimento di edifici privati milanesi. Abbondante uso ne venne fatto anche nell’architettura cimiteriale caratteristica del periodo fine XIX - inizio XX secolo.
ALTERAZIONI
Scagliatura cioè distacco di frammenti tridimensionali, a causa della cristallizzazione di sali presenti nell’umidità di risalita capillare che interessa soprattutto le zoccolature, le basi dei pilastri e delle colonne.

GRANITO DI MONTORFANO
Il termine utilizzato in antico per questo granito era "miaròlo bianco".
CLASSIFICAZIONE
Roccia magmatica (granito).
CARATTERI
Colore bianco con punteggiatura nera; grana media ed uniforme, compattezza notevole. Componenti: quarzo, ortoclasio, plagioclasio, biotite.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Appartiene ad un plutone dei "Graniti dei Laghi" che affiora in corrispondenza del Mont’Orfano, altura isolata fra il corso del Toce e il lago Maggiore, con diametro di circa 2 km.
ESTRAZIONE
Le cave sono aperte su diversi versanti del Montorfano e la coltivazione prosegue tuttora.
IMPIEGO
Fu utilizzato localmente anche in epoca medievale, ma l’impiego su larga scala, pur in misura minore rispetto a quello del granito di Baveno, cominciò solo nel XVI secolo (alcune colonne del Lazzaretto, Cappella Trivulzio, chiostro di S. Pietro in Gessate) e proseguì poi nel XVII (chiesa di S. Angelo, chiostri del convento di S. Vittore, cortile dell'Ospedale Maggiore di Milano). Nel XIX secolo il granito bianco venne ampiamente utilizzato anche in Piemonte (nel Duomo e nel Mercato di Novara) e per le colonne delle navate nella ricostruzione ottocentesca della basilica di San Paolo fuori le mura Roma (1854). Nel XX secolo fu usato da architetti come Giuseppe Sommaruga e Aldo Andreani in alcuni edifici privati milanesi.
ALTERAZIONI
Oltre alla scagliatura, è spesso evidente una macchiatura brunastra in corrispondenza della biotite; questo minerale, con il processo di alterazione chimica, rilascia dal proprio reticolo cristallino il ferro-ferrico che precipita poi sotto forma di ruggine. Su una superficie verticale di granito le macchie assumono una forma a ventaglio con il vertice in corrispondenza delle laminette di biotite. È questo un carattere distintivo del granito di Montorfano.

GRIGIO BODEN (MARMO BASTARDO)
CLASSIFICAZIONE
Roccia metamorfica (marmo impuro).
CARATTERI
Colore grigio chiaro; grana medio-fine con leggera scistosità. Componenti: calcite, quarzo, muscovite, silicati.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Lo stesso del marmo di Candoglia.
ESTRAZIONE
Le cave sono ubicate nella zona di Ornavasso, più a monte rispetto a quelle del marmo.
IMPIEGO
Il suo impiego fu molto ampio soprattutto per le basi delle colonne di portici e logge dove veniva sfruttata la grande resistenza fornita dai pezzi tagliati secondo il verso e messi in opera orizzontalmente. A Milano fu utilizzato, come rivestimento, nelle facciate della chiesa del Monastero Maggiore e di Santa Maria dei Miracoli (secolo XVI per entrambe).
ALTERAZIONI
Erosione e solfatazione con formazione di croste.

MARMO DI CANDOGLIA
CLASSIFICAZIONE
Roccia metamorfica (marmo).
CARATTERI
Colore rosa bianco o grigio spesso ricca di venature nerastre; grana media, compattezza buona. Componenti: calcite, quarzo, muscovite, pirite.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Fa parte di lenti intercalate nella formazione "dioritico-kinzigitica" della zona Ivrea-Verbano; le lenti hanno un andamento NE-SW dalla Svizzera fino alla valle Strona. La loro lunghezza non è superiore a qualche centinaio di metri e lo spessore massimo non supera qualche decina di metri.
ESTRAZIONE
La cave sono ubicate nella bassa Val d’Ossola sulla riva sinistra del Toce, a monte dell'abitato di Candoglia. Le prime, aperte forse in epoca romana, si trovano a quote basse; nel corso dei secoli ne sono state aperte altre a quote sempre più alte; attualmente sono in funzione la cava madre (500 metri s.l.m.) e la cava Cornovo (900 metri). La prima, coltivata in galleria, fornisce materiale di ottima qualità; la seconda, coltivata a cielo aperto, fornisce materiale molto venato.
IMPIEGO
Se ne conosce l'uso in epoca romana per stele e altari, ma fin dal 24 ottobre 1387, in base ad un privilegio di Gian Galeazzo Visconti, il marmo fu riservato alla Fabbrica del Duomo di Milano: per la costruzione dei piloni, degli archi e dei muri perimetrali, per il rivestimento delle facciate e delle terrazze, per la decorazione e la scultura; l’uso prosegue tuttora nell’attività di manutenzione dell’edificio. Nel XV-XVI secolo il marmo fu utilizzato in alcuni altri monumenti: la chiesa della Certosa di Pavia, la Cappella Colleoni a Bergamo, San Petronio a Bologna, San Francesco a Piacenza. Nel XX secolo Piero Portaluppi lo utilizzò, insieme con l’Ornavasso, per il rivestimento di alcuni edifici milanesi sia pubblici che privati (casa Girola 1932-35, palazzo INA 1932-37, Casa Wassermann 1934-36, Arengario 1937-42, Banco Ambrosiano 1960-66).
ALTERAZIONI
Erosione superficiale fino a disgregazione e polverizzazione a causa dell’azione solvente delle acque meteoriche sui cristalli calcitici; possibilità di solfatazione con formazione di croste.

MARMO DI ORNAVASSO
CLASSIFICAZIONE
Roccia metamorfica a composizione calcitica (marmo).
CARATTERI
Colore grigio con venature scure; grana grossa, compattezza buona. Componenti: calcite, quarzo, muscovite, pirite.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Lo stesso del marmo di Candoglia.
ESTRAZIONE
Le cave sono ubicate a monte dell'abitato di Ornavasso sulla riva destra del Toce, di fronte alle cave di Candoglia. Nel XX secolo fu commerciato con la denominazione di "Rosa Valtoce".
IMPIEGO
Il suo impiego fu contestuale a quello del marmo di Candoglia, anche nel Duomo di Milano e nel duomo di Pavia. La qualità, però, è sovente scarsa a causa del colore variegato, della venatura molto fitta e della grana grossolana. Nel XX secolo fu utilizzato da Spirito Maria Chiappetta nel rivestimento interno del Santuario di San Camillo de Lellis (1902), da Marcello Piacentini nel palazzo della Cassa Assicurazioni Sociali (1929-31) e da Ferdinando Reggiori nella facciata del grande magazzino "la Rinascente" (1950). Numerose sono poi le edicole private del Cimitero Monumentale di Milano in cui sono stati usati questi due marmi sia come rivestimento che come elemento architettonico (colonne).
ALTERAZIONI
Erosione e solfatazione, macchiatura superficiale in corrispondenza dei cristalli di pirite.

PIETRA D'0IRA
CLASSIFICAZIONE
Roccia magmatica (peridotite) metamorfosata.
CARATTERI
Colore verde scuro con venature irregolari più chiare. Componenti olivina e pirosseno, i cristalli di olivina sono spesso interessati, lungo le irregolari fratturazioni, da un reticolo di cristalli di serpentino; la serpentinizzazione può essere molto estesa tanto da obliterarne completamente la struttura originaria.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Appartiene a lenti di rocce femiche e ultrafemiche metamorfosate (metabasalti, metagabbri, metaultramafiti) insieme con anfiboliti, derivate dal metamorfismo di sedimenti clastici di origine vulcanica che sottolineano il contatto fra gli "Scisti dei Laghi" e la "Zona Strona-Ceneri" (paragneiss e gneiss minuti), le due sub-unità che compongono l'unità geologica denominata "Serie dei Laghi" affiorante in corrispondenza della sponda occidentale del lago Maggiore.
ESTRAZIONE
Una modesta cava, da tempo abbandonata, è ubicata sulla sponda occidentale del lago d'Orta, a mezza costa, presso l'abitato di Òira in comune di Nonio (Novara).
IMPIEGO
E’stata utilizzata, soprattutto nell’architettura rinascimentale per ottenere effetti cromatici in alternanza con pietre di color chiaro: ad esempio l’architrave del portale di Santa Maria delle Grazie, i capitelli del ripristinato cortile dei Canonici adiacente alla basilica di Sant’Ambrogio, i riquadri nella facciata di S. Raffaele a Milano. Nei restauri degli inizi del XX secolo alla facciata della chiesa della Certosa di Pavia, sostituì la deteriorata pietra di Saltrio nelle cornici e nei motivi decorativi. Fu molto utilizzata nell’architettura e decorazione cimiteriale fino al primo decennio del XX secolo.
ALTERAZIONI
L’esposizione all’aperto provoca un’alterazione cromatica: la pietra assume una colorazione bronzea; a causa della lisciviazione del ferro presente nei minerali silicati da parte delle acque meteoriche e conseguente formazione di minerali argillosi.

MARMO DI VALLE STRONA
CLASSIFICAZIONE
Roccia metamorfica (marmo).
CARATTERI
Colore grigio; grana grossolana priva di scistosità. Componenti: calcite, muscovite.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Lo stesso del Marmo di Candoglia.
ESTRAZIONE
La cava è ubicata nella media Valle Strona nei pressi dell'abitato di Sambughetto.
IMPIEGO
L’impiego si sviluppò nel XX secolo soprattutto per lastre di rivestimento delle facciate; l’esempio principale sono i rivestimenti esterni del palazzo di Giustizia di Milano (1932-40) dell’architetto Marcello Piacentini.
ALTERAZIONI
Erosione e solfatazione con formazione di croste.

ALTRI MATERIALI DELLA PROVINCIA

DEPOSITI MORENICI
Si veda quanto riportato alla voce omonima nella provincia di Varese.

GRANITO NERO DI ANZOLA
Si tratta di una roccia metamorfica (granulite) a composizione silicatica (plagioclasio, pirosseno) di colore quasi nero, appartenente alla formazione dioritico-kinzigitica. Le cave erano ubicate presso l’abitato di Anzòla d’Ossola (riva destra del Toce). Fu impiegata in lastre nel rivestimento, in blocchi o lastre negli zoccoli degli edifici e nell’architettura funeraria della fine XIX - inizio XX secolo.

GRANITO VERDE DI MERGOZZO
Un particolare granito, di colore bianco a macchie verdi, composto da plagioclasio, clorite e quarzo, proviene dal versante settentrionale del Montorfano. È stato utilizzato a Milano nel XX secolo per zoccolature di edifici civili e pubblici (Uffici comunali di via Larga) o per scalinate (scale di accesso al "piano del ferro" della stazione Centrale).

PROVINCIA DI VARESE

La vicinanza con la città di Milano e la grande disponibilità di litotipi hanno favorito, per secoli, la coltivazione di numerose cave.

ARENARIA DI MALNATE (MOLERA)
CLASSIFICAZIONE
Roccia sedimentaria (arenaria)
CARATTERI
colore giallastro o grigio con riflessi bluastri. Composizione: quarzo, feldspato, muscovite; matrice argillosa e cemento di calcitico.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Formazione dei "Conglomerati di Como", costituita da sedimenti molassici (Oligocene-Miocene medio).
ESTRAZIONE
L’affioramento interessa tutta la fascia pedemontana a Sud del lago di Como. Le cave principali erano ubicate a Nord dell’abitato di Malnate (valle dell’Olona).
IMPIEGO
A Castrum Sibrium (Castelseprio) si segnalano alcuni conci nella diruta chiesa di San Giovanni e nell’attiguo Battistero (XI secolo). Utilizzata per diversi edifici quattrocenteschi di Castiglione Olona (Collegiata, Battistero, ampliamento di palazzo Castiglioni, chiesa di Villa ecc.) commissionati dal cardinale Branda Castiglioni. Impieghi locali fino all’inizio del XX secolo per conci, stipiti, pilastri, davanzali, mensole, camini e per mole abrasive.
ALTERAZIONI
Erosione del cemento calcitico con distacco dei singoli clasti, .disgregazione, scagliatura.

DEPOSITI MORENICI E FLUVIO-GLACIALI
CLASSIFICAZIONE
Accumulo di materiali sciolti con prevalenza di blocchi e ciottoli.
CARATTERI
Contengono i litotipi caratteristici del bacino di alimentazione del ghiacciaio o del corso d’acqua interessato. In genere, si tratta di litotipi in prevalenza metamorfici (gneiss granitici e granodioritici, paragneiss, micascisti e filladi, pietre verdi); non mancano però rocce magmatiche (graniti, granodioriti, dioriti, granofiri) e rocce sedimentarie di natura carbonatica (calcari, dolomie) o silicatica (arenarie). Le forme dipendono dalla natura litologica: rocce magmatiche o sedimentarie a stratificazione massiccia producono ciottoli sferici, rocce metamorfiche scistose o sedimentarie a stratificazione sottile producono ciottoli lastriformi. L’arrotondamento dei ciottoli testimonia anche un lungo trasporto prima della sedimentazione.
Le dimensioni sono le più varie, passando da qualche centimetro a qualche decimetro per raggiungere dimensioni superiori al metro.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Si tratta di materiali (morene) depositati sul posto dopo il ritiro dei ghiacciai del Quaternario o di depositi prodotti dal rimaneggiamento del materiale morenico da parte dei corsi d’acqua.
ESTRAZIONE
Tutti i fondovalle ed i pendii montuosi del territorio regionale sia nelle Prealpi che nelle Alpi. Non esistono aree di cava vere e proprie.
IMPIEGO
I materiali potevano essere utilizzati tal quali, cioè sotto forma di ciottoli più o meno arrotondati oppure di lastre di spessore centimetrico; qualora le dimensioni fossero state eccessive, i ciottoli potevano essere semplicemente tagliati o squadrati per ottenere le dimensioni desiderate. In questo caso è spesso difficile poter distinguere fra materiali utilizzati di prima mano e materiali di riuso.
L’impiego maggiore è riferibile al periodo medievale, soprattutto nelle province di Varese, Como e Sondrio, per murature di edifici religiosi o civili; in seguito l’impiego è limitato all’edilizia locale. Normalmente nelle murature si usavano ciottoli equidimensionali disposti in file parallele e legati con malta, per le zoccolature si utilizzavano elementi squadrati di grandi dimensioni, così come per gli stipiti dei portali e per gli architravi. In alcuni casi, infine, era accuratamente scelto un litotipo fra quelli disponibili così da avere edifici costruiti praticamente con un solo materiale, generalmente lo gneiss.
Già i Romani utilizzarono materiali di questo tipo nella preparazione del conglomerato cementizio: i ciottoli hanno dimensioni omogenee ed i giunti di malta sono molto spessi a causa della forma sferica dei ciottoli medesimi. A Milano esempi interessanti si trovano nelle strutture dell’anfiteatro (II secolo d.C. - via De Amicis), nei pochi resti delle Terme erculee presso San Vito al Pasquirolo (corso Europa) e in quelli di via Brisa (corso Magenta). Anche l’anfiteatro di Cividate Camuno presenta una muratura di questo tipo.
Si riportano alcuni esempi di impiego di questi materiali riferiti al periodo tardo-antico e romanico; si tenga presente che tutti gli edifici elencati sono stati pesantemente restaurati tra la fine de XIX e l’inizio del XX secolo.
Esempi:
Arsago Seprio S.Vittore (IX-XI secolo) e Battistero (XII, gneiss). Brebbia SS.Pietro e Paolo (fine XII, gneiss). Castelseprio S.Giovanni (V-VI), Battistero (V), S.Paolo (XI), S.Maria foris Portas (VII-VIII). Gornate inferiore S.Michele (V-VI). Leggiuno SS.Primo e Feliciano (IX). Malnate San Matteo (restauro XVIII). Riva San Vitale (Ticino - CH) Battistero (V-IX). Sesto Calende S. Donato (XII).
ALTERAZIONI
Dipendono dalla natura litologica dei singoli ciottoli.

PIETRA DI ANGERA
CLASSIFICAZIONE
Roccia sedimentaria (dolomia).
CARATTERI
Colore rosa, giallo, bianco; grana finissima; elevata porosità con cavità uniformemente distribuite. Componenti: dolomite.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Appartiene alla serie sedimentaria delle Alpi meridionali; formazione della "Dolomia principale" (periodo Triassico).
ESTRAZIONE
Le cave sono ubicate presso l'abitato di Angera sulla sponda orientale del lago Maggiore. Una pietra simile si trova sulla sponda occidentale (Arona).
IMPIEGO
L’impiego fu notevole fin dall'età comunale sia per le strutture che per le decorazioni, grazie anche alla facilità di lavorazione e alla buona scolpibilità. Nel Seicento le cave furono abbandonate probabilmente per non compromettere la stabilità della sovrastante rocca dei Borromeo e la coltivazione riprese solo saltuariamente. In particolare si ricordano le decorazioni del cortile dell’Ospedale Maggiore (ora Università Statale – inizio XVII secolo) e della facciata della chiesa della Certosa di Milano (secolo XVI). Altri esempi milanesi sono le facciate di San Fedele e di San Raffaele entrambe del secolo XVII. Nel Cimitero Monumentale (seconda metà XIX secolo) fu utilizzata per le basi delle colonne degli edifici principali. Fu utilizzata anche a Pavia sia nelle murature che nelle decorazioni di edifici religiosi (San Pietro in Ciel d'Oro, chiesa e palazzo Ducale della Certosa) e di edifici civili (Collegio Borromeo) e a Parma (facciata di S. Giovanni Evangelista, inizio XVII secolo).
ALTERAZIONI
Erosione superficiale fino a disgregazione, possibilità di solfatazione con formazione di croste.

PIETRE DI ARZO
Da questa località del Canton Ticino meridionale provengono tre tra la migliori pietre decorative: il rosso, il broccatello e la macchiavecchia.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
La geologia della zona di Arzo è stata influenzata all'inizio del Giurassico dalla presenza della ruga di Lugano (un alto strutturale) contrapposta al bacino del Monte Generoso. In questa zona si è instaurata, sulle dolomie trasgressive del Retico (Triassico superiore), una sedimentazione discontinua che comprende i calcari micritici fossiliferi (il Broccatello) e le brecce tettonico-sedimentarie singenetiche (la Macchiavecchia), tale sedimentazione ha interessato tutto il Lias inferiore (Sinemuriano.
ESTRAZIONE
Le cave sono ubicate presso l’abitato di Arzo sulla strada che da Viggiù conduce a Mendrisio. Si tenga presente che questa zona fa parte del territorio svizzero fin dal 1526.
ALTERAZIONI
L’abituale impiego negli interni, sempre con superficie lucidata, impedisce lo sviluppo di fenomeni di degrado. Quando esposte all’aperto si osservano i fenomeni tipici delle rocce carbonatiche colorate: alterazione cromatica, erosione superficiale e solfatazione.

ROSSO E BROCCATELLO
CLASSIFICAZIONE
Roccia sedimentaria (calcare - biomicrite).
CARATTERI
Il rosso di Arzo è un calcare dal vivace colore rosso con venature di colore bianco più o meno pronunciate, a tessitura microcristallina e con presenza di bioclasti. Componenti: calcite.
Il Broccatello è un calcare costituito principalmente da bioclasti in una matrice di calcite microcristallina con predominante colore rosso-violaceo, i bioclasti sono costituiti da articoli di Crinoidi e da gusci di Brachiopodi (gen. Terebratula) che, in sezione trasversale, appaiono spesso riempiti in parte di calcite microcristallina e in parte di calcite spatica. Si distingue dal Rosso anche per la presenza di caratteristiche strutture circolari o ellittiche o irregolari costituite da calcite concrezionata. Lavorabilità buona, lucidabile.
IMPIEGO
Sono molto diffusi negli altari (balaustre) e nei pavimenti delle chiese del XVIII secolo così come nelle scale e nei pavimenti degli edifici privati.

MACCHIAVECCHIA
CLASSIFICAZIONE
Roccia sedimentaria (breccia calcarea).
CARATTERI
Il colore è variegato di grigio, nocciola, giallo e rosso e dà luogo diverse varietà. Componenti: calcite. In certi casi, è forte la somiglianza con il Portasanta, un "marmo colorato" antico, cavato nell’isola greca di Chios e molto utilizzato nell’architettura romana sia nel territorio italiano che in tutte le altre zone dell’Impero.
IMPIEGO
Il suo impiego in architettura fu sempre eminentemente ornamentale, soprattutto per la perfetta lucidabilità che ne esalta la policromia: ad esempio, a Milano numerosi altari costruiti nel Duomo alla fine del XVI secolo (monumento funebre di Gain Giacomo Medici di Leone Leoni, 1563), il portale della Sacrestia Vecchia di Santa Maria delle Grazie, il portale del Monastero Maggiore, le colonne del pronao di S: Maria dei Miracoli. Innumerevoli sono gli altari (balaustre, dossali, colonne) ed i pavimenti delle chiese di tutto il Canton Ticino, buona parte della Lombardia (Bergamo, Duomo; Como, Duomo; Lodi, Duomo; Saronno, Santuario; Pavia, Madonna del Carmine; Villa Pasquali, S. Antonio Abate) e di altre regioni italiane (Torino, Duomo; Genova, Santa Maria di Castello; Parma, Duomo; Venezia, gli Scalzi; Roma, San Pietro; Napoli, Gesù Nuovo). Nel 1986 è stata utilizzata nella nuova sistemazione dell’altare maggiore del Duomo di Milano (scalini e pavimento).

PIETRA DI VIGGIU' E PIETRA DI SALTRIO
CLASSIFICAZIONE
Rocce sedimentarie (calcare - intraoosparite).
CARATTERI
Si distinguono due varietà: una a grana media di colore nocciola (calcarenite) ed una a grana fine di colore grigio. Entrambe hanno notevole compattezza. Componenti: calcite, dolomite, quarzo.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Appartengono alla serie sedimentaria delle Alpi meridionali; formazione dei "Calcari selciferi lombardi" (Giurassico) formazione che affiora in tutta la fascia prealpina della provincia di Varese (Campo dei Fiori).
ESTRAZIONE
Le cave sono ubicate nella Val Ceresio in prossimità del confine svizzero (Viggiù, Saltrio, Brenno Useria). Le cave erano coltivate in galleria a causa del limitato spessore dello strato calcarenitico sovrastato da decine e decine di metri di roccia ricca di selce e quindi non utilizzabile. Grandi pilastri di roccia erano lasciati in posto per sostenere le volte; l’immersione dello strato faceva sì che il fronte di scavo si trovasse sempre più in basso rispetto all’imboccatura della galleria rendendo quindi più difficoltoso il trasporto dei materiali. Inoltre era necessario asportare l’acqua che si accumulava sul fondo, acqua che ora invade gran parte delle cave di Viggiù.
IMPIEGO
Come per la maggior parte dei litotipi, l’impiego si allarga man mano a partire dalle aree limitrofe alle cave: ad esempio il fonte battesimale del Battistero di Varese (XIII secolo), il santuario di Saronno e la cattedrale di San Lorenzo a Lugano (inizio XVI secolo). A Milano, i primi esempi risalgono al secolo XV (colonne del piccolo chiostro di S. Maria delle Grazie e colonnine della tribuna bramantesca). L’uso divenne massiccio nei secoli XVII e XVIII per le membrature architettoniche delle facciate degli edifici privati, in associazione con gli sfondati intonacati, ad esempio a Milano i palazzi Reale, della Biblioteca Ambrosiana, Annoni, Archinto, Litta, Trivulzio, Tharsis e il teatro alla Scala; anche gli edifici religiosi utilizzarono queste pietre sia per le strutture che per le decorazioni (Santa Maria Consolazione, Santa Maria alla Porta, San Francesco di Paola, San Paolo Converso, San Tomaso in Terramara). Nel secolo XIX la pietra fu impiegata soprattutto per portali, finestre e balaustre dei balconi degli edifici, ma anche per la parte superiore degli arconi della Galleria Vittorio Emanuele.
L’uso cessò alla fine del XIX secolo con l’avvento della pietra artificiale, nuovo materiale che consentiva di realizzare gli stessi motivi decorativi con una spesa nettamente minore.
ALTERAZIONI
Erosione superficiale fino a disgregazione, possibilità di solfatazione con formazione di croste, alterazione cromatica nelle varietà di colore grigio. 

ALTRI MATERIALI DELLA PROVINCIA

CEPPO DI TRAVEDONA
Gli affioramenti di calcari a Nummuliti (Formazione di Ternate - Eocene) danno luogo ai primi rilievi del Varesotto nella zona dei laghi di Monate e di Comabbio; in particolare, presso gli abitati di Ternate e Travedona i calcari sono stati utilizzati per la produzione di cemento Portland vista la presenza di abbondanti livelli marnosi. Un conglomerato connesso a questa formazione ha avuto invece impiego come pietra da taglio: ha fondo biancastro con piccoli ciottoli calcarei e selciferi di colore scuro.

GRANOFIRO DI CUASSO AL MONTE
Si tratta di una roccia magmatica ipoabissale (granofiro) a composizione silicatica (quarzo, feldspato, plagioclasio) di colore rosso-aranciato riferita al Permiano. Le cave principali sono ubicate presso l’abitato di Cuasso al Monte in Val Ceresio, ma un tempo erano attive anche presso il monte Mondonico in Valganna. Fu impiegato localmente come pietra da costruzione (Ganna, abbazia di San Gemolo, XII sec.). Blocchi e blocchetti furono poi utilizzati nelle pavimentazioni stradali e, più raramente, negli zoccoli degli edifici e nell’architettura cimiteriale alla fine XIX - inizi XX secolo.

TRAVERTINO DELLA VALGANNA
Si tratta di un materiale calcareo a struttura ricca di cavità, di colore brunastro, appartenente a depositi quaternari connessi con sorgenti. Una delle aree di provenienza si trova all’imbocco meridionale della valle presso Induno Olona. Ebbe un certo utilizzo nell’architettura medievale, per la notevole leggerezza, come concio per archetti ciechi, finestre ecc. Esempi si riscontrano negli edifici della distrutta Castrum Sibrium (presso Castelseprio - Varese).

PROVINCE DI COMO E LECCO

La facilità dei trasporti e la presenza di litotipi facilmente lavorabili (arenarie) sono alla base del grande uso delle pietre di queste province.

MARMO DI MUSSO
CLASSIFICAZIONE
Roccia metamorfica (marmo).
CARATTERI
Colore grigio o bianco; grana medio-grossa, compattezza ottima. Componenti: calcite, quarzo, muscovite.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Appartiene a lenti intercalate nelle rocce gneissiche del Basamento sudalpino (zona Dervio-Olgiasca) affioranti nell'area dell'alto lago di Como tra la sponda occidentale (Musso-Dongo) e la sponda orientale (Piona, Olgiasca). Le lenti, di spessore e lunghezza limitate, hanno un andamento E-W.
ESTRAZIONE
Le cave principali, ora del tutto abbandonate, erano ubicate a monte dell'abitato di Musso.
IMPIEGO
Notevole fin dall’antichità romana come testimoniato, a Milano, dalle cosiddette Colonne di S. Lorenzo (III secolo d.C.). A Como, il marmo, oltre che in epoca romana per elementi architettonici e per sculture, è stato utilizzato in modo continuo anche nel Medioevo e nel Rinascimento per i portali e le decorazioni di edifici civili, per il rivestimento ed i portali del Duomo. Nella prima metà del XX secolo si contano numerosi esempi di impiego come lastre per rivestimento; ad esempio il Tempio della Vittoria (1927-30) e le case Bonaiti-Malugani (1935-37) dell’architetto Giovanni Muzio.
ALTERAZIONI
Erosione superficiale fino a disgregazione e polverizzazione; possibilità di solfatazione con formazione di croste.

PIETRA DI MOLTRASIO
CLASSIFICAZIONE
Roccia sedimentaria (calcare - intrasparite).
CARATTERI
Colore grigio scuro; grana fine, compattezza buona. Componenti: calcite, quarzo.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Appartiene, come la pietra di Viggiù e di Saltrio, alla formazione dei "Calcari selciferi lombardi", affiorante su tutta la sponda occidentale del lago di Como.
ESTRAZIONE
Le cave principali erano ubicate presso l’abitato di Moltrasio, a poca distanza dalla riva del lago. Si coltivavano anche cave di minore importanza in alcune località limitrofe.
IMPIEGO
La scarsa qualità, soprattutto per la stratificazione irregolare e la forte alterazione cromatica, ne limitò l’impiego all’area comasca (conci per muratura, lastre per i tetti). A Como ne sono esempio le chiese di S. Fedele e Sant'Abondio e la cinta muraria cittadina; nella Val d’Intelvi numerosi edifici civili e religiosi dei diversi centri abitati (Laino, Pellio, Ramponio, San Fedele, Scaria).
ALTERAZIONI
Erosione superficiale fino a esfoliazione, possibilità di solfatazione con formazione di croste.

PIETRA DI VARENNA
CLASSIFICAZIONE
Roccia sedimentaria (calcare - micrite).
CARATTERI
Colore nero intenso; grana finissima, compattezza buona. Componenti: calcite. Talvolta sono presenti venature bianche di varia ampiezza ed estensione che prese il nome di "Grande antico d’Italia" per la sua somiglianza con il "Bianco e nero antico". Quest’ultimo, un calcare cavato nei Pirenei centro-orientali (valle del Lez, dip. Ariège), ebbe impiego in epoca romana per fusti di colonne e per elementi decorativi.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Appartiene alla serie sedimentaria delle Alpi meridionali; formazione dei "Calcari di Perledo e Varenna" (Ladinico, Triassico medio) che affiora sulla sponda orientale del lago di Como.
ESTRAZIONE
Le cave sono ubicate a monte dell'abitato di Varenna, lungo i primi tornanti della strada che sale ad Esino Lario.
IMPIEGO
Una precisa distinzione con le analoghe pietre nere della bergamasca è praticamente impossibile; è quindi molto difficile definire l’impiego in opera della pietra di Varenna. Si deve utilizzare un criterio storico-geografico basato sulla presenza del confine fra il ducato di Milano e la Repubblica di Venezia (corso dei fiumi Adda e Oglio): presumendo l’uso della pietra di Varenna nelle attuali province occidentali della Lombardia e l’uso delle pietre bergamasche nelle province orientali.
Ebbero largo impiego soprattutto nel Rinascimento, per piccoli elementi come cornici, modanature e tondi in contrasto cromatico con rivestimenti in marmo bianco, come ad esempio la Loggia degli Osii e la demolita chiesa di Santa Maria di Brera oltre alla facciata della chiesa della Certosa di Pavia.
La varietà Grande antico fu utilizzata per fusti di colonne negli altari del XVII e XVIII secolo di numerose chiese del territorio lombardo (esempio altare del Sacro Cuore, su disegno del Pellegrini, nel Duomo di Milano).
ALTERAZIONI
Alterazione cromatica via via più accentuata, erosione e solfatazione.

PIETRA MOLERA
Il termine proviene dal dialetto milanese: "mœula" significa "mola per macinare" e "molera" significa "arenaria".
CLASSIFICAZIONE
Roccia sedimentaria (arenaria-grovacca).
CARATTERI
Colore giallo-grigio; grana medio-fine, durevolezza scarsa. Componenti: quarzo e muscovite con cemento calcitico.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Appartiene ai sedimenti torbiditici calcareo-arenacei del Flysch Cretacico lombardo, cui fanno riferimento tre distinte formazioni: la Formazione di Pontida (Coniaciano - Turoniano), l’Arenaria di Sarnico (Santoniano inf. - Turoniano) e il Flysch di Bergamo (Campaniano - Santoniano sup.). Gli affioramenti sono sparsi nell'alta Brianza (zona meridionale della provincia di Lecco).
ESTRAZIONE
Le cave principali (tutte di dimensioni molto ridotte) erano ubicate nella zona di Viganò, dove si coltivavano le arenarie del "Flysch di Bergamo", e in quella di Oggiono, dove si coltivavano le arenarie della formazione "Arenaria di Sarnico".
IMPIEGO
E’ stata impiegata fin dall’epoca medievale in varie città lombarde, soprattutto a Como e in Brianza, sia per conci da muratura sia per elementi decorativi (chiese e cappelle romaniche dei piccoli centri). A Milano e dintorni fu utilizzata in elementi decorativi di molti palazzi del XVII-XVIII secolo (villa Belgiojoso, villa Reale di Monza) o in conci per muratura e per colonne (Porta Nuova, 1813). La scarsa durabilità obbligò spesso a sostituzioni con altri materiali in un breve lasso di tempo.
ALTERAZIONI
Erosione superficiale fino a esfoliazione o polverizzazione, possibilità di solfatazione con formazione di croste.

PIETRA DI URAGO
CLASSIFICAZIONE
Conglomerato collegato a calcari bioclastici di ambiente marino poco profondo con intercalazioni di argilla; a supporto di matrice se di granulometria fine, a supporto clastico se di granulometria grossolana; matrice di calcite microcristallina, cemento calcitico (11-33% della roccia totale).
CARATTERI
Fondo grigio chiaro con clasti scuri o neri. Granulometria fine con clasti 0.2-0.7 cm; grossolana con clasti 10 cm; forma allungata; contorni da sub-angolosi a sub-arrotondati secondo la litologia dei clasti. Composizione: calcari con alghe calcaree, foraminiferi ed altri fossili; selce, quarzo, scisto, arenaria.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
"Formazione di Ternate" (Eocene superiore) (Mancin et al. 2001).
ESTRAZIONE
Le cave erano ubicate alla base di un piccolo rilievo presso l’abitato di Montorfano, circa cinque chilometri a sud-est di Como.
IMPIEGO
Locale con blocchi squadrati per l’edilizia rurale o con elementi finiti per architravi o stipiti di porte. Nel tardo XIX secolo l’uso si espanse considerevolmente, soprattutto per zoccolature di facciate: la varietà più grossolana era usata nello zoccolo inferiore, la varietà più fine nello zoccolo superiore. La realizzazione più significativa è il Pronao della basilica di San Lorenzo a Milano, costruito nel 1894.
ALTERAZIONI
Rilievo dei clasti rispetto alla matrice sulle superfici erose; formazione di croste gessose in aree riparate dall’azione dilavante delle piogge.

ALTRI MATERIALI DELLE PROVINCE

DEPOSITI MORENICI  
Si veda quanto riportato alla voce omonima nella provincia di Varese.
Esempi:
Cantù-Galliano S.Vincenzo (1007) e Battistero S.Giovanni (XI secolo). Como S.Carpoforo (1040). Erba S.Eufemia (XI-XII). Mariano Comense Battistero (XI).
Civate S.Pietro al Monte (XI). Agliate S.Pietro (XI) e Battistero (XI). Milano Battistero S.Giovanni alle Fonti (IV).

GONFOLITE
Il termine, introdotto nel 1844 da Curioni, si riferisce al sostantivo greco "γóμφoς,ου” che significa “giuntura” ed al verbo “γoμφóω” che significa “collegare”,“coagulare”. Si intende quindi una pietra costituita da diverse parti collegate tra loro.
CLASSIFICAZIONE
Roccia sedimentaria (arenaria-grovacca).
CARATTERI
Colore grigio-giallastro; grana medio-fine, durevolezza scarsa. Componenti: quarzo, feldspato, biotite e muscovite con cemento calcitico.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Appartiene a depositi di tipo torbiditico della cosiddetta Gonfolite (molassa costituita da conglomerati, marne arenacee ed arenarie) dell’Oligocene, diffusi in una stretta area fra Como e Varese.
ESTRAZIONE
Le cave principali erano ubicate nelle zone a Sud (Camerlata) e a Ovest (Rebbio, San Fermo) della città di Como.
IMPIEGO
E’ stata impiegata fin dall’epoca preromana a Como e nel circondario sia per conci da muratura sia per elementi decorativi sia per macine discoidali. Degna di nota è la stele di Prestino (dalla località del rinvenimento nel 1966, datata al V secolo a.C.) di forma prismatica con 3,85 metri di lunghezza. Del periodo medievale si ricordano i due grandi elementi a cuspide nel portale posteriore di San Fedele (XIII secolo).
ALTERAZIONI
Erosione superficiale fino a esfoliazione o polverizzazione, possibilità di solfatazione con formazione di croste.

MAJOLICA
CLASSIFICAZIONE
Roccia sedimentaria (calcare).
CARATTERI
Colore bianco lievemente giallastro; grana fine, durevolezza buona, presenza di suture stilolitiche. Componenti: calcite, talvolta selce.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Appartiene alla serie sedimentaria delle Alpi meridionali; formazione della "Majolica" (Cretacico inferiore - Giurassico superiore) che affiora in modo limitato nel triangolo lariano e nella provincia di Varese.
ESTRAZIONE
Le cave principali erano ubicate nella valle del Cosia e nel triangolo lariano presso Suello.
IMPIEGO
E’ stata impiegata saltuariamente a Como: Pronao del Teatro sociale (1811-13) con sei colonne costituite da rocchi sovrapposti.
ALTERAZIONI
Erosione superficiale, possibilità di solfatazione con formazione di croste.

PIETRA DI SIRONE
CLASSIFICAZIONE
Roccia sedimentaria (conglomerato) a stratificazione massiccia.
CARATTERI
Colore di fondo grigiastro con clasti scuri di forma tondeggiante e contorno sub-arrotondato. Composizione: quarzo, gneiss, selce; matrice calcarea, cemento calcitico.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Formazione Conglomerato di Sirone (Cretacico superiore - Santoniano).
ESTRAZIONE
L’affioramento è molto limitato nello spessore, ma si estende dalla Brianza al lago d’iseo. Le cave erano ubicate in una modesta collina presso l’abitato di Sirone.
IMPIEGO
Locale per elementi architettonici (architravi, stipiti di porte), ma soprattutto per macine di forma discoidale.
ALTERAZIONI
Disgregazione per erosione del cemento calcitico.

PROVINCIA DI SONDRIO

L’isolamento cha ha contraddistinto per secoli questa parte dell’attuale Lombardia, ha favorito l’uso di materiali locali. Il commercio con il resto della regione ha interessato solo i graniti e le serpentini.

GHIANDONE E SERIZZO
Il termine proviene dal dialetto milanese: "Gianda" significa "ghianda" (riferimento alle caratteristiche macchie bianche di forma allungata) e "Giandon" significa "granito grossolano". Il termine "Serizz-Giandon" è riferito ad una "roccia magmatica reperibile nei trovanti o massi erratici di origine glaciale".
CLASSIFICAZIONE
Rocce magmatiche (Ghiandone: granodiorite; Serizzo: diorite).
CARATTERI
Colore grigio con macchie bianche, grana grossa (Ghiandone). Colore grigio uniforme, grana medio-fine (Serizzo).
Componenti: quarzo, ortoclasio, biotite (Gh.); plagioclasio, anfibolo, quarzo (S.).
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Appartengono ad una massa magmatica (plutone) che affiora nella Val Màsino (Sondrio) e nella vicina Val Bregaglia (Canton Grigioni) per un diametro di circa 10 km; le rocce incassanti sono micascisti e gneiss. La granodiorite occupa la parte alta della valle e passa gradatamente nella diorite verso il centro valle.
ESTRAZIONE
Le cave attuali sono ubicate nell’alta Val Màsino, ma in passato queste pietre sono state cavate dai grandi massi erratici trasportati dai ghiacciai quaternari e depositati in tutta la Brianza.
IMPIEGO
Per le loro ottime caratteristiche meccaniche e di durevolezza queste pietre furono impiegate fin dall’epoca romana, gli esempi riguardano molte città lombarde. A Milano se ne trovano nell’anfiteatro romano, nella basilica paleocristiana di S. Tecla (soglia), nei pilastri della Loggia dei Mercanti e negli archi di Porta Nuova (XIII secolo), nelle murature delle chiese romaniche anche come riuso da edifici più antichi. L’uso decrebbe nei secoli successivi in seguito all’affermarsi dei graniti del lago Maggiore. Nel XX secolo ebbe invece un cospicuo impiego sia negli zoccoli degli edifici che come rivestimento anche in blocchi di grandi dimensioni, soprattutto con finitura a subbia come in Palazzo Castiglioni (arch. Giuseppe Sommaruga, 1904).
ALTERAZIONI
Scagliatura, a causa della cristallizzazione di sali presenti nell’umidità di risalita capillare che interessa soprattutto le zoccolature, le basi dei pilastri e delle colonne.

ALTRI MATERIALI DELLA PROVINCIA

DEPOSITI MORENICI
Si veda quanto riportato alla voce omonima nella provincia di Varese.
Esempio:
Chiavenna
S.Pietro (XIII secolo, trasformato XVII).

GRANITO DI SAN FEDELINO
Roccia magmatica costituita da quarzo, ortoclasio, muscovite, biotite. Colore bianco con punteggiatura scura; grana fine, ottima compattezza. Appartiene alla parte occidentale del plutone granitico della Val Masino-Bregaglia. Le cave sono ubicate lungo la strada dello Spluga, in prossimità di Novate Mezzola. L'impiego è limitato alle cordonature ed ai lastricati stradali di Milano dove si dimostrò più resistenti del granito di Baveno. Furono dapprima utilizzati blocchi rettangolari allineati su due file circondate da un acciottolato, in seguito blocchi più piccoli di forma poligonale per ricoprire, in file a disposizione diagonale, l’intera sede stradale.

SERPENTINA
Sotto questo nome sono raggruppati le serpentiniti ed i serpentinoscisti, rocce metamorfiche di colore verde scuro composte quasi esclusivamente da antigorite, con scistosità molto accentuata nei serpentinoscisti. Appartiene al gruppo delle "rocce verdi", un’unità pennidica che affiora nella Val Malenco (zona del monte Disgrazia. Le cave sono ubicate sui due versanti della valle: a Chiareggio si coltiva una pietra scistosa, a Torre S. Maria una pietra massiccia. Ha impiego locale per il rivestimento dei tetti, vista l’ottima fissilità.
Il territorio della provincia ha fornito anche diversi altri materiali, tutti utilizzati solo localmente: la pietra verde talcosa di Tresivio, il granito di Bassola (monte Rollo) e il marmo bianco di Isolato (passo dello Spluga).

PROVINCIA DI BERGAMO

Le aree di cava interessano tre fasce geografiche: i conglomerati e le arenarie (Sud), i calcari (centro), le rocce metamorfiche (Nord).

ARABESCATO OROBICO
Il termine "arabescato" è generalmente riferito a marmi bianchi apuani con complicata venatura nerastra (Arabescato Corchia, Arabescato Vagli).
CLASSIFICAZIONE
Roccia sedimentaria (calcare).
CARATTERI
Colore rosa con vene e variegature di rosso sanguigno e di bianco; grana molto fine, buona compattezza. Altre varietà hanno fondo grigio con variegature bianche o fondo giallastro con variegature grigie. Componenti: calcite e dolomite.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Appartiene alla serie sedimentaria delle Alpi meridionali; formazione del "Calcare rosso" (Carnico inf. - Anisico sup. Triassico medio) eteropica alla parte superiore della formazione del "Calcare di Esino", affiora nelle Prealpi bergamasche fra la media Val Brembana e la media Val Seriana.
ESTRAZIONE
Le cave principali sono ubicate nella Valle Cespedosio (Val Brembana) presso Camerata Cornello.
IMPIEGO
L’arabescato è stato utilizzato per decorazione negli altari del XVII e XVIII secolo, sia localmente che a Milano e nel resto della Lombardia, vista la combinazione cromatica che presenta. Le tipologie principali sono: fusti per le colonne che affiancano le pale d’altare, cornici, profili; lastrine per rivestimento tagliate al contro, lastre per pavimentazione.
ALTERAZIONI
L’abituale impiego negli interni, sempre con superficie lucidata, impedisce lo sviluppo di fenomeni di degrado. Quando esposto all’aperto si osservano i fenomeni tipici di rocce carbonatiche colorate: alterazione cromatica, erosione superficiale e solfatazione.

CEPPO LOMBARDO
Il termine proviene dal dialetto milanese: "Cepp" o "Scepp" significa "pietra con ciottoli".
L’affioramento interessa l’intera alta pianura Padana dove i fiumi escono dalle valli alpine. Ogni affioramento è limitato alle sponde dei diversi fiumi, così la denominazione della pietra cambia a seconda del fiume coinvolto (Olona a Lonate Ceppino, Lambro a Inverigo, Adda a Trezzo, Brembo a Brembate, Serio a Albino). Poiché ogni affioramento ha caratteristiche simili, si descriverà qui solo il più importante: il Ceppo del Brembo.
CLASSIFICAZIONE
Conglomerato a supporto di matrice con intercalazione arenacee, matice arenacea, cemento calcitico; deposito alluvionale (stream deposit), stratificazione massiccia o incrociata.
CARATTERI
Ciottoli varicolori (bruno, grigio, bianco, violaceo, nero) su fondo giallastro. Granulometria grossolana (diametro dei clasti da 25-30 fino a 100 cm oppure da 2-3 fino a 10 cm), clasti sferici a contorno sub-arrotondato. La caduta dei ciottoli lascia cavità sferoidali sulla superficie dei conci. Composizione: i clasti provengono in maggior parte dalle Alpi Bergamasche (rocce magmatiche e metamorfiche 16-46%; rocce sedimentarie terrigene 8-38%, soprattutto Verrucano lombardo).
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Formazione del "Ceppo del Brembo" (Pliocene superiore? – Pleistocene inferiore) (Jadoul et al. 2002).
ESTRAZIONE
Le cave sono distribuite nell’area di Trezzo e Brembate, presso la confluenza delle gole dell’Adda e del Brembo; si estraevano blocchi fino a 5 metri cubi.
Commercialmente se ne distinguono tre varietà: Ceppo rustico (conglomerato, usato per conci, rocchi di colonne, basamenti e architravi); Ceppo mezzano (arenaria con ciottoli isolati); Ceppo gentile (arenaria, usato per decorazioni e sculture ornamentali). In cava, queste varietà si susseguono irregolarmente e il passaggio da una all’altra può essere molto netto.
IMPIEGO
L’importanza del Ceppo per l’architettura Milanese è testimoniata dallo Scamozzi nel suo Trattato: "Delle pietre trattabili (…).In Milano fra le molte pietre hanno il Chieppio dedotto dalla voce Cippus; cioè colonna, o termine per iscrizione, della quale se ne servirono gl'Imperatori Romani: non essendo allora come al presente, comodità di due fiumi navigabili alla Città. Questa è una pietra giallastra tenera da lavorare; ma col tempo s'indurisce non poco, e diviene berettinaccia, ella è più comune, e usata delle altre in tutte le fabbriche, e cavasi nelle ripe d'Adda, e del Naviglio piccolo, per il quale ella si conduce a Milano. Di questa sorte di pietra ne fu prima fatto (metà XVI secolo) il Palazzo di Tomaso da Marino, Duca di Terranova, e di presente (inizio XVII secolo) il Tempio di San Lorenzo maggiore, e Santo Stefano, e San Sebastiano, e una quantità incredibile se ne veggono nel recinto della Città, e parimente nel Castello."
L’uso del Ceppo ha interessato un lunghissimo periodo di tempo. Gli architetti romani usarono conci di Ceppo e di Ghiandole per costruire il teatro (I secolo d.C.), l’anfiteatro (II secolo), il circo (inizio IV secolo) ed altri edifici. Il riuso di elementi in Ceppo fu abituale durante il Medio Evo (chiese di San Lorenzo e Sant’Ambrogio di Milano , chiese e torri di Pavia). . Un rinnovato impiego del Ceppo cominciò nel XVI secolo, dopo un lungo periodo in cui i laterizi furono i principali materiali da costruzione. Il Ceppo ebbe poi un grande ruolo nella città Neoclassica del tardo Settecento; l’anfiteatro dell’Arena fu costruito (1809) utilizzando conci provenienti dalle distrutte strutture difensive del Castello sforzesco. All’inizio del XX secolo, Ceppo e graniti furono utilizzati negli zoccoli degli edifici in cui era diffusa la pietra artificiale; l’uso della pietra nello zoccolo era stabilito dai regolamenti edilizi del Comune di Milano.
ALTERAZIONI
Erosione del cemento e della matrice con rilievo dei ciottoli e distacco dei granuli o scagliatura in riferimento alla granulometria della pietra; crescita di organismi vegetali nelle cavità, formazione di croste nere per solfatazione.

CEPPO DI GRÉ
Il termine si riferisce alla località di Grè o Greno nel comune di Solto Collina
CLASSIFICAZIONE
Diamictite con matrice ocracea e cemento calcitico, clasti a contorno angoloso di deposito di versante.
CARATTERI
In generale frammenti grigiastri in un fondo grigio-giallastro.
Clasti di 3-5 fino a 100 cm, forma irregolare e contorno angoloso o molto angoloso con alcune cavità irregolari; comprendente dolomie locali (Dolomia principale)
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Appartiene al "Complesso di Poltragno" suddiviso a sua volta nell’Unità di Poltragno e nell’Unità di Gré; comprende depositi di versante, depositi glaciali e depositi alluvionali riferiti al Pleistocene inferiore e medio (Jadoul et al. 2002).
ESTRAZIONE
L’affioramento occupa aree sparse presso la sponda nord-occidentale del lago d’Iseo (monte Clemo) e attorno al corso del fiume Borlezza e al suo delta. Le cave si trovano sul pendio montuoso prospiciente il lago e lo sfruttamento odierno procede all’interno mediante la creazione di vaste gallerie; i blocchi ottenibili superano sei metri cubi.
IMPIEGO
L’utilizzo è stato imponente a partire dal primo dopoguerra, sotto forma di lastre per il rivestimento di facciate di edifici civili a Milano ed in altre città; le lastre erano fissate mediante zanche metalliche e malta. Esempi significativi sono l’edificio di via P. Rossi 52 (1926) di G. Zanini, la casa dei Giornalisti (1936) di G. Muzio, l’ampliamento del Linificio-Canapificio (1938) e l’ampliamento di Casa degli Atellani (1952) di P. Portaluppi. Il Ceppo di Gré è ancora molto utilizzato: nell’ampliamento dell’Università Bocconi realizzato da Grafton architects negli anni 2003-08, le lastre, applicate su un telaio metallico, rivestono le facciate e sono state utilizzate anche per la pavimentazione esterna.
ALTERAZIONI
Erosione superficiale su clasti e matrice, accumulo di deposito superficiale e possibilità di solfatazione con formazione di croste nere nelle cavità.

CEPPO DI POLTRAGNO
Il termine si riferisce alla località di Poltragno nel comune di Castro
CLASSIFICAZIONE
Conglomerato a supporto di matrice (diamctite), ciottoli striati di deposito glaciale.
CARATTERI
In generale frammenti grigiastri in un fondo grigio-giallastro.
Clasti di 5-10 fino a 40-50 cm, forma discoidale a contorno sub-arrotondato o arrotondato con profonde cavità; comprendente calcari neri locali e dolomie.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Appartiene al "Complesso di Poltragno" suddiviso a sua volta nell’Unità di Poltragno e nell’Unità di Gré; comprende depositi di versante, depositi glaciali e depositi alluvionali riferiti al Pleistocene inferiore e medio (Jadoul et al. 2002).
ESTRAZIONE
L’affioramento occupa aree sparse presso la sponda nord-occidentale del lago d’Iseo (monte Clemo) e attorno al corso del fiume Borlezza e al suo delta. Le cave (ora in abbandono) si trovano a circa 5 km dalla sponda lacustre.
IMPIEGO
Locale per pilastri e per architravi negli edifici rurali.
ALTERAZIONI
Erosione superficiale su clasti e matrice, accumulo di deposito superficiale e possibilità di solfatazione con formazione di croste nere nelle cavità.

MARMO DI ZANDOBBIO
CLASSIFICAZIONE
Roccia sedimentaria (dolomia).
CARATTERI
Colore rosa, bianco con fessurazioni caratteristiche disposte a reticolo. Componenti: dolomite.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Appartiene alla serie sedimentaria delle Alpi meridionali; formazione dei "Calcari di Sedrina" (periodo Giurassico), affiora nei primi rilievi prealpini del bergamasco (Val Cavallina).
ESTRAZIONE
Le cave principali erano ubicate in un’area collinare a ridosso dell’abitato di Zandobbio, altre cave esistevano presso Trescore Balneario.
IMPIEGO
Il suo impiego, diffuso fin dal periodo rinascimentale, è concentrato a Bergamo; ne sono esempio la Cappella Colleoni, il Palazzo Nuovo (ora Biblioteca Maj) e alcune porte della cinta muraria. Anche in questo caso vi fu un incremento nel XX secolo a partire dal secondo dopoguerra; ne sono esempio alcuni edifici privati di Milano.
ALTERAZIONI
Erosione superficiale con accentuazione del tipico reticolo di fessure, possibilità di solfatazione con formazione di croste.

NERO DI BERGAMO
CLASSIFICAZIONE
Roccia sedimentaria (Calcare - micrite).
CARATTERI
Colore nero intenso; grana molto fine, buona compattezza. Componenti: calcite.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Appartiene alla serie sedimentaria delle Alpi meridionali; formazione delle "Argilliti di Riva di Solto" (periodo Triassico), affiora nelle Prealpi bergamasche (Val Seriana).
ESTRAZIONE
Le cave principali erano ubicate a Cene e a Gazzaniga (Val Seriana).
IMPIEGO
Come prima riportato è praticamente impossibile distinguere questa pietra dal Nero di Varenna. Se ne presume l’uso nelle province orientali lombarde.
L’esempio più importante dell’architettura rinascimentale è la Cappella Colleoni, dove fu utilizzata in piccole lastre rombiche per il rivestimento della facciata, nei portali, in cornici e profili. Anche altre città, come Brescia e Cremona, mostrano edifici in cui la pietra è utilizzata in funzione del contrasto cromatico con pietre di colore chiaro.
Così come la pietra di Varenna, anche il nero di Bergamo tende a schiarire una volta esposto all'aria.
ALTERAZIONI
Alterazione cromatica via via più accentuata, erosione e solfatazione.

PIETRA DI SARNICO
CLASSIFICAZIONE
Roccia sedimentaria (arenaria - grovacca).
CARATTERI
Colore grigio o giallastro; grana fine, compattezza buona. Componenti: quarzo, muscovite con cemento calcitico
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Appartiene, così come la pietra Molera, ai sedimenti torbiditici calcareo-arenacei del Flysch Cretacico lombardo, in particolare alla formazione omonima (Santoniano inf. - Turoniano). Gli affioramenti sono compresi fra Sotto il Monte, Bergamo e la parte meridionale del lago d'Iseo.
ESTRAZIONE
Le cave più importanti sono ubicate nel monte che sovrasta l'abitato di Sarnico e nelle colline tra Paratico e Capriolo (provincia di Brescia); altre cave erano ubicate sul monte Canto presso Mapello. Le bancate hanno spessore compreso fra 0,3 e 3 metri.
Nell’area della città di Bergamo, le cave principali (Castagneta) erano aperte nella "Arenaria di Sarnico", ma affiorano anche le arenarie del "Flysch di Bergamo".
IMPIEGO
L’impiego è stato notevole nella città di Bergamo soprattutto nel Medioevo: ad esempio i conci delle chiese di Santa Maria Maggiore e Sant’Agostino, il Palazzo della Ragione e la Torre del Gomito. Molto numerosi sono anche gli edifici, in tutta la zona in prossimità delle cave, ove la pietra è utilizzata sia come concio per muratura sia come elemento decorativo. Ancora nel XIX secolo l’arenaria fu usata per il rivestimento del piano terreno dell’Accademia Carrara (arch. Simone Elia, 1810).
ALTERAZIONI
Erosione superficiale fino a disgregazione e esfoliazione, possibilità di solfatazione con formazione di croste.

ROSSO DI ENTRATICO
CLASSIFICAZIONE
Roccia sedimentaria (calcare – biomicrite)
CARATTERI
Colore rosso con varie sfumature, sono presenti venature di calcite spatica. Componenti: calcite.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
La bassa Val Cavallina è caratterizzata dalla presenza di una sinclinale che interessa le formazioni del Giurassico ("Rosso Ammonitico" e "Formazione di Zandobbio") e del Cretacico ("Sass de la luna" e "Arenaria di Sarnico"). Il Rosso ammonitico, riferito al Lias superiore (Aaleniano-Toarciano), è caratterizzato da calcari nodulari rossi, calcilutiti e marne rosse silicifere; in particolare a Entratico affiorano i calcari nodulari del Toarciano.
ESTRAZIONE
Le cave erano ubicate in una piccola valle a Sud dell’abitato di Entratico; la zona di cava si raggiunge da via "della Vena", un toponimo che richiama l’ampiezza limitata dell’affioramento. Gli strati hanno maggior spessore al tetto, ma mai superiore a 30 cm e talvolta di soli 10 cm; essi sono separati da sottili interstrati marnosi e sono disposti a franapoggio, con immersione a Nord.
IMPIEGO
L’intenso colore rosso favorì l’impiego locale, probabilmente come alternativa al Rosso Ammonitico: ad esempio la facciata della cappella Colleoni di Bergamo dove il rosso in lastre rombiche è associato al nero e al marmo bianco di Candoglia.
ALTERAZIONI
L’erosione causata dalla acque meteoriche è il fenomeno più importante per il degrado di questa pietra, ma non si possono trascurare l’alterazione cromatica verso un colore sempre più chiaro e la scagliatura favorita dalla struttura nodulare.

ALTRI MATERIALI DELLA PROVINCIA

ABBAZIA
CLASSIFICAZIONE
Roccia sedimentaria (calcare - micrite).
CARATTERI
Grana fine, colore grigio-bruno con spiccate venature, corte, irregolari; facilmente lucidabile. Componenti: calcite.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Appartiene alla serie sedimentaria delle Alpi meridionali; formazione del "Calcare di Zu" riferita al Retico (Triassico superiore), affiora nella media Val Seriana.
ESTRAZIONE
Le cave sono ubicate alla testata della valle del Lujo (val Seriana), qualche chilometro a monte della frazione di Abbazia (Albino) sulla strada per Gaverina Terme.
IMPIEGO
Fu utilizzato a partire dalla fine del XIX secolo per rivestimenti con lastre o per elementi da interno. Ad esempio il rivestimento dei vani scala del fabbricato viaggiatori della Stazione Centrale di Milano (progetto 1912, realizzazione 1931) o le colonne della chiesa del Sacro Volto (1936). Localmente l’impiego è molto più antico (monastero cistercense di Abbazia, sec. XII) sia come pietra da costruzione che come pietra da decorazione.
ALTERAZIONI
Erosione superficiale e possibilità di solfatazione, alterazione cromatica.

DEPOSITI MORENICI
Si veda quanto riportato alla voce omonima nella provincia di Varese.
Esempio:
Abbazia Monastero cistercense (XII sec.).

PIETRA DI CREDARO
Roccia sedimentaria clastica (arenaria) costituita da quarzo e muscovite con cemento calcitico. Colore bruno più o meno chiaro. Appartiene alla formazione "Flysch di Bergamo" (Cretacico superiore) che comprende anche livelli calcarei. Le cave sono ubicate nell’area collinare a sud dell’abitato omonimo. Ha avuto impiego locale come materiale da costruzione; è stata utilizzata "faccia vista" da G. Sommaruga per la villa Faccanoni di Sarnico (1912) e da M. Piacentini per la Torre dei Caduti a Bergamo (1921). Attualmente è ancora utilizzata nell’edilizia privata.

VOLPINITE
Roccia sedimentaria evaporitica costituita da anidrite (solfato di calcio anidro). Colore grigio quasi uniforme, simile al marmo bardiglio. Appartiene a corpi lenticolari presenti nella formazione della "Carniola di Bovegno" dell’Anisico inferiore - Scitico superiore (Triassico). La cava principale era ubicata a Costa Volpino nella bassa Val Camonica. È stata impiegata come materiale da decorazione: ad esempio nel protiro meridionale della chiesa di Santa Maria Maggiore a Bergamo (1360).

PROVINCIA DI BRESCIA

Tra i molti litotipi di varia origine qui disponibili spiccano i calcari compatti sia per le quantità utilizzate sia per il lunghissimo periodo cronologico del loro uso in architettura.

BOTTICINO
CLASSIFICAZIONE
Roccia sedimentaria (calcare - intramicrite).
CARATTERI
Colore bianco; grana fine con sottili venature calcitiche, compattezza notevole. Componenti: calcite, dolomite.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Appartiene alla serie sedimentaria delle Alpi meridionali; formazione "Corna" (Giurassico inferiore), affiora nella prima fascia collinare a Nord-est di Brescia.
ESTRAZIONE
Le cave principali, tuttora attive, sono ubicate nella zona di Botticino Mattina e dell'altopiano di Serle interessando un areale molto vasto. Anche da Mazzano, pochi chilometri a oriente di Botticino, proviene un materiale molto simile.
IMPIEGO
L'impiego del Botticino è stato massiccio soprattutto nella città di Brescia: in epoca romana (Capitolium, Basilica), nel periodo rinascimentale (Santa Maria dei Miracoli, Loggia, Monte di Pietà), nel Seicento (Duomo), nel Settecento (Biblioteca Queriniana) e nell’Ottocento (Cimitero, San Nazaro, San Clemente, Teatro).
La pietra fu abbondantemente impiegata anche nelle città della pianura Padana: Cremona (Duomo e Battistero, Palazzo Comunale, Sant’Agata); Mantova (San Sebastiano, San Barnaba). Di minore importanza l'impiego a Bergamo (facciata del Duomo - secolo XIX), a Milano (Cimitero Monumentale - secolo XIX), a Roma (Altare della Patria, Tempio Israelitico, cortile del Palazzo di Giustizia - secolo XX). Nel XX secolo fu inoltre ampiamente utilizzato nell’edilizia privata e civile: ad esempio per il rivestimento dei padiglioni del nuovo Ospedale Maggiore di Milano (1932-39).
ALTERAZIONI
Erosione superficiale fino a disgregazione, possibilità di solfatazione con formazione di croste, leggera alterazione cromatica.

OCCHIADINO
Generalmente il termine "occhiadino" si applica agli gneiss; in questo caso il termina fa probabilmente riferimento all’aspetto superficiale del litotipo.
CLASSIFICAZIONE
Roccia sedimentaria (calcare - micrite).
CARATTERI
Colore grigio scuro con marezzature bianche, grana fine. Sono presenti strutture algali, venature riempite da calcite micritica, cavità riempite da calcite spatica, strutture arcuate costituite da calcite fibrosa. Componenti: calcite.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Nella serie sedimentaria delle Prealpi centrali è presente una formazione di limitato spessore riferita al Triassico superiore (Carnico). Si tratta del Calcare Metallifero, che nella media Val Camonica, raggiunge uno spessore di circa 80 m. E’ costituito da calcari e calcari dolomitici di colore da grigio a nerastro con piccoli agglomerati di calcite; la stratificazione è ben definita con spessori di circa 50 cm. Il calcare Metallifero è presente anche in Val Seriana e Val Brembana con uno spessore variabile da 50 a 100 metri.
ESTRAZIONE
Non si conosce ancora con esattezza l’ubicazione delle cave, probabilmente di modeste dimensioni. Secondo quanto riportato dagli Autori la pietra sarebbe stata cavata da Cividate Camuno fino a Cerveno in Val Camonica. Nella media Val Seriana sono segnalate le cave di Valzurio.
È stato segnalato anche l’Occhiadino di Varenna, ma non si può nemmeno capire se questo fosse una varietà particolare del Nero prima descritto oppure se avesse una sua peculiare caratteristica; in ogni caso non è stato possibile reperire, a Varenna, un materiale simile a quello usato nei manufatti.
IMPIEGO
L’uso negli altari del XVIII secolo è certamente il più significativo: con l’Occhiadino si realizzarono balaustre, cornici, modanature, fregi, rivestimenti. L’uso in esterno è limitato alla Val Camonica: ad esempio San Salvatore di Breno.
ALTERAZIONI
La struttura irregolare favorisce l’erosione differenziale e, inoltre, è molto evidente l’alterazione cromatica. Negli usi all’interno mantiene invece le ottime caratteristiche raggiunte con la lucidatura.

PIETRA SIMONA
Il termine proviene, probabilmente, dalla località "Simoni di Gorzone" frazione del comune di Darfo (Val Camonica), dove erano aperte alcune cave.
CLASSIFICAZIONE
Roccia sedimentaria (arenaria - grovacca).
CARATTERI
Colore viola; grana fine, struttura laminata con "budellature" dovute all'azione di organismi limivori nel sedimento ancora fresco. Componenti: quarzo e muscovite con cemento argilloso-ematitico.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Costituisce un membro della formazione del "Conglomerato del Dosso dei Galli" (periodo Permiano), affiora nella media valle Camonica (versante destro).
ESTRAZIONE
Le cave principali erano ubicate presso l'abitato di Darfo.
IMPIEGO
Utilizzata localmente fin dall’epoca romana per stele e are; in seguito fu utilizzata nelle finestre e nei portali (stipiti, architravi). Al di fuori dell’ambito locale, il suo impiego fu finalizzato ad ottenere particolari effetti cromatici in contrasto con altri materiali, così come le altre pietre colorate prima descritte. Come esempio si citano le cornici e le modanature nella chiesa della Certosa di Pavia, le decorazioni del rosone nella cappella Colleoni in Bergamo. Alla fine dell'Ottocento fu molto utilizzata nell’architettura e nella scultura funeraria: l’esempio più significativo è l’edicola Besenzanica, opera dello scultore Butti nel Cimitero Monumentale di Milano.
ALTERAZIONI
Esfoliazione in corrispondenza delle budellature.

ALTRI MATERIALI DELLA PROVINCIA

BRECCIA AURORA
Breccia con colore di fondo bruno chiaro e venature irregolari di colore marrone scuro e bianco . La composizione è calcarea in quanto appartiene alla medesima formazione della pietra di Botticino ("Corna" - Giurassico inferiore, Hettangiano). Le cave erano ubicate a monte dell’abitato di Paitone, sulla strada che da Brescia va a Salò. L’impiego si è sviluppato nel XX secolo per pavimenti, soglie e rivestimenti.

DEPOSITI MORENICI
Si veda quanto riportato alla voce omonima nella provincia di Varese.
Esempio:
Cemmo S.Siro (XI secolo, campanile XV).

MEDOLO
CLASSIFICAZIONE
Roccia sedimentaria (calcare più o meno marnoso).
CARATTERI
Colore chiaro; grana fine. Componenti: calcite con raro quarzo.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Appartiene all’omonima formazione (Giurassico, Domeriano) a stratificazione evidente con intercalazioni di marne, talora con liste e noduli di selce; affiora a Brescia nel Colle Cidneo e nella prima fascia collinare a Nord-est di Brescia (S.Eufemia).
ESTRAZIONE
Le cave principali erano ubicate in città di Brescia o a Sant’Eufemia.
IMPIEGO
E’ prevalentemente locale e specialmente nelle murature, grazie al ridotto spessore degli strati che consente di ottenere conci lunghi e sottili .
ALTERAZIONI
Erosione superficiale fino a disgregazione, possibilità di solfatazione con formazione di croste, leggera alterazione cromatica.

MARMO DI VEZZA D'OGLIO
CLASSIFICAZIONE
Roccia metamorfica (marmo).
CARATTERI
Colore biancastro; grana medio-fine, compattezza ottima. Componenti: calcite con raro quarzo.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Appartiene a lenti marmoree intercalate nei paragneiss del Basamento austro-alpino, disposte con direzione Est-Ovest.
ESTRAZIONE
Le cave principali erano ubicate a monte dell’abitato di Vezza d’Oglio (Val Camonica).
IMPIEGO
E’ prevalentemente locale, ma ben documentato nel corso del tempo. Ad esempio: gli elementi scultorei del portale di S. Siro (sec. XI) a Cemmo, una parte dell'arco del portale di S. Antonio (1334-59) a Breno, gli stipiti del portale di S.Martino (1584) a Vezza d'Oglio, gli inserti nelle colonne del portale di S. Salvatore (sec. XVII) a Breno, i plinti del protiro del fianco destro di S. Martino (1786) a Vezza d'Oglio.
ALTERAZIONI
Erosione superficiale fino a disgregazione e polverizzazione, possibilità di solfatazione con formazione di croste.

PORFIDO DELLA VALCAMONICA
Porfido quarzifero di colore rosso, violetto o verdastro con fenocristalli di plagioclasio e quarzo. Appartiene alla formazione delle Vulcaniti di Auccia riferita al Permiano inferiore con cave a Bienno sul versante sinistro della valle, tra Darfo e Breno. L’utilizzo fu saltuario, in epoca antica, sfruttando blocchi trasportati a valle da ghiacciai e torrenti, come dimostrano alcuni elementi architettonici romani conservati nel Museo di Cividate Camuno (Brescia). Solo nel XX secolo, con l’apertura di vere e proprie cave, il porfido fu utilizzato sia per pavimenti sia per rivestimenti; l’impiego più recente è quello nelle uscite delle stazioni urbane del Passante Ferroviario milanese. Nel periodo tra le due guerre mondiali fu anche utilizzato il cosiddetto "porfido di Predazzo", materiale molto simile sia strutturalmente che cromaticamente e quindi poco distinguibile dall’altro all’osservazione macroscopica.

TONALITE
CLASSIFICAZIONE
Roccia magmatica (diorite)
CARATTERI
Colore bianco con punteggiatura scura, composta da: plagioclasio, quarzo, anfibolo, biotite.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Appartiene al grande plutone terziario dell’Adamello costituito anche da granodioriti. Il plutone, intruso nelle rocce del Basamento cristallino, affiora nell’alta Val Camonica (passo del Tonale) ed è delimitato dalla linea Insubrica a Nord e dalla linea delle Giudicarie a Est.
ESTRAZIONE
Per ricavare il materiale da costruzione erano spesso utilizzati i grandi massi presenti negli alvei fluviali e nei depositi di versante.
IMPIEGO
Limitato alle costruzioni della Val Camonica come conci per muratura, ad esempio: la chiesa di S. Siro (sec. XI) a Cemmo, la torre (sec. XIII) di Cividate Camuno, la torre di S. Antonio (1334-59) e il protiro di S. Giovanni B. (1532) a Edolo il protiro del fianco destro di S. Martino (1786) a Vezza d’Oglio, i pilastri della Villa Gheza (1934) a Breno.
ALTERAZIONI
Scagliatura.

VERRUCANO LOMBARDO
Il termine Verrucano fu impiegato per la prima volta per indicare una serie permo-triassica di rocce metamorfiche (filladi, quarziti) e clastiche (conglomerati e brecce) di colore rossastro che costituisce il gruppo del Monte Pisano tra Pisa e Lucca (Toscana); il monte Verruca è situato nella parte meridionale di questo gruppo montuoso. Lo stesso termine fu scelto per indicare una formazione permiana di rocce clastiche rossastre alla base della serie sedimentaria delle Prealpi lombarde.
CLASSIFICAZIONE
Conglomerato di ambiente fluviale (braided streams) a supporto di matrice con litoareniti e siltiti, matrice arenacea, cemento argilloso. Stratificazione massiccia (50-50 cm).
CARATTERI
Fondo rossastro o purpureo con clasti bianchi o rosati. Clasti sferici o allungati (0.5-5.0 to 20-30 cm); bordi da sub-angolosi a sub-arrotondati. Composizione: quarzo e porfido quarzifero, scisti; matrice con quarzo, feldspati, rocce vulcaniche e miche.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Formazione "Verrucano Lombardo" (Permiano superiore)(Assereto et al. 1965)
ESTRAZIONE
L’affioramento interessa la fascia prealpina dalla Valsàssina (Lecco) alla Val Camonica e dalla Val Camonica alle Valli Giudicarie (Trento). Le cave erano sparse nell’area tra il corso del fiume Oglio (versante orientale della Val Camonica) e il corso del fiume Sarca (versante occidentale delle Valli Giudicarie). In molti casi erano lavorati direttamente i blocchi caduti dalle pareti rocciose.
IMPIEGO
In epoca romana se ne conosce l’impiego per piccole are; in epoca medievale come pietra da costruzione in edifici rurali o nelle carreggiate stradali per le ruote dei carri e per i gradini di scalinate o mulattiere (lastre di qualche centimetro di spessore). L’impiego aumentò considerevolmente nella prima metà del XX secolo, quando conci squadrati furono utilizzati per basamenti o per pilastri in numerose città lombarde.
ALTERAZIONI
Scagliatura che porta alla perdita di materiale.

PROVINCIA DI PAVIA

Le formazioni geologiche dell’Appennino non hanno fornito pietre di qualità, solo la vicinanza alla città di Pavia ha favorito l’uso delle arenarie.

ARENARIA PAVESE
CLASSIFICAZIONE
Roccia sedimentaria clastica (arenaria – grovacca).
CARATTERI
Colore giallastro; grana fine; scarsa durevolezza. Componenti: quarzo e muscovite con cemento calcitico.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Appartiene alla serie sedimentaria dell’Appennino; formazione "Arenarie di monte Arzolo" (Miocene), affiora nella prima fascia collinare appenninica a Sud di Pavia.
ESTRAZIONE
Le cave, tutte di modeste dimensioni, erano ubicate nella zona fra Casteggio e Broni.
IMPIEGO
L'impiego dell'arenaria è esclusivo della provincia di Pavia. In città costituì il più importante materiale da costruzione insieme con il laterizio: ad esempio le chiese romaniche di San Michele, San Pietro in Ciel d'Oro, Santa Maria in Betlem e Santo Stefano. Nei secoli successivi l’impiego si ridusse notevolmente.
ALTERAZIONI
Erosione superficiale fino a esfoliazione, possibilità di solfatazione con formazione di croste.

PIEMONTE

SIENITE DELLA BALMA
CLASSIFICAZIONE
Roccia magmatica intrusiva (sienite)
CARATTERI
Colore violetto più o meno scuro con punteggiatura nera, grana medio-fine. Componenti: feldspato potassico, plagioclasio (30-35% anortite), quarzo, anfibolo (orneblenda), biotite, pirosseno (augite).
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Appartiene ad un plutone tardo-alpino (Oligocene) connesso ad un’attività magmatica diffusa nel settore interno della catena alpina. Le rocce incassanti appartengono alla zona Sesia-Lanzo (rocce metamorfiche, soprattutto micascisti) e costituiscono il basamento prealpino. I litotipi presenti sono: graniti "porfirici" (monzograniti), sieniti (coltivate come pietra da costruzione), monzoniti, apliti e dicchi.
ESTRAZIONE
Il plutone ha un’estensione di circa 35 km quadrati, ha forma ellissoidale ed occupa la media valle del Cervo (Biella). La cava principale era ubicata presso l’abitato di Balma, sulla riva destra del torrente Cervo. Attualmente è ancora coltivata una cava nel territorio di San Paolo Cervo sulla strada che porta al Santuario di San Giovanni.
IMPIEGO
Dapprima limitato agli edifici del circondario (Santuario di San Giovanni, sec. XVII), l’impiego si è poi esteso a tutto il territorio italiano soprattutto a partire dal XX secolo. A Milano è stata molto utilizzata in lastre lucidate per il rivestimento delle facciate di edifici di civile abitazione.
ALTERAZIONI
Scagliatura.

VENETO

PIETRA DI VERONA
CLASSIFICAZIONE
Roccia sedimentaria calcarea (biomicrite).
CARATTERI
Colore rosso o bianco o giallo; grana fine, stratificazione sottile accompagnata da minuscoli livelli argillosi, struttura nodulare dovuta alla presenza di "noduli" calcarei micritici, matrice calcitica ricca di ematite (colore più scuro) e frazione argillosa illitica, presenza di gusci di Ammoniti e di frammenti di gusci di bivalvi. Componenti: calcite.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Appartiene alla formazione del "Rosso ammonitico" (periodo Giurassico) che affiora nella fascia prealpina a oriente del lago di Garda (Valpolicella, Monti Lessini). Si distinguono: Nembro rosato (alla base), Broccatello, Biancone, Verdello, Giallo Torri, Rosa Corallo.
ESTRAZIONE
Le cave principali, ancora attive, sono ubicate presso Verona (S. Ambrogio di Valpolicella, Domegliara). Materiali simili si cavano presso Trento (bianco e rosso Pila) e sull’altipiano di Asiago (Rosso Magnaboschi).
IMPIEGO
L'impiego di questa pietra è documentato fin dall'epoca romana. In Lombardia è stata utilizzata in funzione del suo colore e della lucidabilità (chiesa della Certosa di Pavia, cappella Colleoni); diffusa a Cremona (portale del Duomo, Battistero, Palazzo Comunale, Cittanova, Raimondi); a Mantova (Palazzo Ducale, S. Andrea, Duomo. Nell'Ottocento è stata impiegata nella Galleria Vittorio Emanuele e nella pavimentazione dei portici di piazza del Duomo a Milano.
ALTERAZIONI
Alterazione cromatica, crosta, degradazione differenziale, erosione, scagliatura.

PIETRA DI VICENZA
CLASSIFICAZIONE
Roccia sedimentaria calcarea (biosparite)
CARATTERI
Colore bianco, giallastro, grana media, stratificazione massiccia. Componenti: calcite
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Appartiene alla formazione delle "Calcareniti di Castelgomberto" dell'Eocene ed è caratterizzata da sedimenti di scogliera ricchi di gusci frammentati di microfossili.
ESTRAZIONE
Le cave sono ubicate nella parte Nord-Orientale dei Monti Berici. Si distinguono la pietra di Vicenza tenera e fossilifera (Ostrea, alghe calcaree Lithothamnion) cavata a Costozza e San Gottardo; la pietra di Nanto con una cospicua frazione argillosa (montmorillonite) e scarsi fossili, cavata a Nanto e San Germano.
IMPIEGO
L'impiego è documentato da stele ed elementi architettonici romani. In epoche successive si ricordano, a Milano, le decorazioni del coronamento della facciata del teatro alla Scala e della Villa Reale e le decorazioni della Galleria Vittorio Emanuele.
ALTERAZIONI
Crosta, esfoliazione, erosione.

TRACHITE EUGANEA
CLASSIFICAZIONE
Roccia magmatica vulcanica (trachite).
CARATTERI
Colore grigio più o meno scuro con piccole macchie biancastre e minutissime lamine nerastre; talvolta con variegature brune (nome commerciale "Calda variegata"). Componenti: feldspato potassico (sia nei fenocristalli sia nella massa di fondo), plagioclasio, biotite, orneblenda.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
I Colli Euganei costituiscono un distretto della cosiddetta "Provincia magmatica terziaria" del Veneto occidentale: il distretto, riferito all’Oligocene, è l’unico con manifestazioni di natura acida. Oltre alle trachiti sono presenti inoltre rioliti persiliciche e latiti; intercalati alle rocce vulcaniche affiorano anche il "Biancone" del Giurassico-Cretacico e la "Scaglia rossa" del Cretacico-Eocene.
ESTRAZIONE
Le cave sono ubicate in numerose località dei Colli Euganei (Padova): monte Rosso, Montemerlo, monte Lonzina (le più vicine alla città di Padova), Monselice, Zovon di Vo. Diverse varietà vengono distinte commercialmente a seconda della cava di provenienza.
IMPIEGO
Fu utilizzata in epoca romana per le pavimentazioni stradali, grazie all’ottima resistenza meccanica, o per da muratura. Conci e fusti di colonne vennero riutilizzati nell’architettura romanica del XIII secolo L’impiego è ripreso solo nel XX secolo, dagli anni Trenta ai Sessanta, soprattutto in lastre per i rivestimenti esterni di edifici privati.
ALTERAZIONI
Disgregazione, scagliatura.

FRIULI-VENEZIA GIULIA

PIETRA DI AURISINA
CLASSIFICAZIONE
Roccia sedimentaria calcarea (biosparite)
CARATTERI
Colore grigio, biancastro con punteggiatura scura o macchie bianche, grana fine, resti fossili evidenti, stratificazione massiccia.
INQUADRAMENTO GEOLOGICO
Appartiene alla formazione dei "Calcari di Monte San Michele" (Cretacico superiore), caratterizzata da sedimenti di scogliera ricchi di gusci di molluschi Lamellibranchi (Rudiste) sia interi che finemente frammentati.
ESTRAZIONE
Le cave sono ubicate presso l’abitato di Aurisina (Nabrežina) nella parte Occidentale del Carso in provincia di Trieste. Oltre che nel periodo romano, l’attività proseguì anche nel tardo Medioevo. La diversa granulometria dei frammenti fossili dà luogo alle varietà commerciate con i nomi di: Aurisina fiorito, Aurisina granitello, Roman stone.
IMPIEGO
L'impiego è documentato da stele ed elementi architettonici romani (torre del Carrobio). L’uso documentato a Como (Tempio Voltiano, 1928) è forse il primo nell’era moderna in Lombardia. Sempre a Como fu poi costruito, su disegno di Antonio Sant’Elia, il Monumento ai caduti (1933) utilizzando ancora la pietra di Aurisina per il rivestimento di tutta la struttura.
ALTERAZIONI
Crosta, erosione.