SANSONE (storie di)

Milano - Duomo – 72, 83, 84

Note agiografiche

Personaggio biblico, uno dei giudici maggiori, il cui nome in ebraico significa piccolo sole. Le cui vicende sono narrate nell’omonimo libro dell’antico Testamento. Figlio di Manoach della tribù di Dan. La madre avvisata da un angelo che avrebbe partorito un figlio nazir [consacrato a Dio] che sarebbe stato liberatore di Israele dai filistei osservò sino al parto le norme del nazireato: ed il ragazzo crebbe osservando le regole di non radersi mai né barba né capelli, di non bere bevande inebrianti o di assumere cibi impuri. Divenuto adulto, mentre si recava a Timna per prendersi una moglie filistea, aggredito da un leone dimostrò la sua straordinaria forza fisica smembrandolo a mani nude; e dalla carcassa dell’animale uscì uno sciame di api . Numerose furono le sue imprese contro i filistei sempre vittoriose per la incredibile forza legata alla sua fedeltà ai suoi voti di nazireato, tra cui primario quello di non tagliarsi capelli. Tra le più celebri sue gesta l’incendio delle messi filistee realizzato legando fiaccole alle code di trecento volpi, la sua fuga da Gaza ove era stato portando sulle spalle i battenti di una porta della città da lui divelti. La passione per la filistea Dalila ed il conseguente disimpegno dai suoi doveri di consacrato segnarono l’avvio del suo declino. Dopo lunghe ed insidiose richieste da parte di Dalila al servizio dei filistei, Sansone rivelò il segreto della sua forza indomabile dovuta all’esser la sua chioma intonsa Dalila allora nel sonno tagliò i capelli a Sansone che, privato della sua forza, venne catturato dai filistei, accecato e gettato nel carcere di Gaza. La graduale ricrescita dei capelli ridiede a Sansone la sua forza. Trascinato in catene ad una festa in onore del loro dio Dagon e costretto a ballare, Sansone afferrate le due colonne dell’edificio fece crollare la sala al grido di "Che io muoia insieme ai filistei", uccidendo tutti coloro che si trovavano nella sala.

Antico Testamento – Giudici 13-16