S. DONATO

Arezzo - Cattedrale - 8
Lucca – C. S. Paolino - 1

 

Note agiografiche

Santo. (Nicomedia – Roma 362) La fonte, peraltro non sempre attendibile, è la Passio attribuita dalla tradizione a Severino suo successore alla cattedra vescovile di Arezzo. Giunse a Roma assieme alla famiglia e ricevette un’educazione religiosa da Pimenio.
Divenuto imperatore, Giuliano l’Apostata scatenò una serie di persecuzioni contro i cristiani: dapprima interdisse ai cristiani l’insegnamento nelle scuole e la partecipazione a cariche pubbliche; poi, nell’autunno del 362, comminò la pena di morte; tra i colpiti furono anche i genitori di Donato e Pimenio. Sfuggendo alle persecuzioni riparò ad Arezzo accolto dal monaco Ilariano con cui condivise l’apostolato. Ordinato dapprima diacono e sacerdote dal vescovo Satiro, poi a sua volta vescovo dal papa Giulio I, proseguì nella sua missione con grande impegno. Durante una nuova persecuzione indetta da Giuliano l’Apostata, subì il martirio e venne decapitato.
Tra i molti miracoli attribuitigli dalla Passio i più immaginifici sono l’aver serenamente proseguito nella celebrazione eucaristica con un calice frantumato, e l’aver ucciso un drago. Con riferimento a tali miracoli Donato è solitamente raffigurato in vesti vescovili e i suoi attributi sono il calice di vetro e il drago.