VENETO - Venezia
SCHEDA : Basilica di San Giovanni e Paolo 1
TITOLO : Vergine con bambino e santi


 

S. Zanipolo pianta - L’orientamento dell’edificio è sfalsato rispetto a quello tradizionale con l’abside ad est cui fa riferimento il C.V.M.A. per la sua numerazione

UBICAZIONE: Venezia, basilica di san Giovanni e Paolo fin s I

DIMENSIONI: non rilevate.

PROVENIENZA: collocazione originaria

CRONOLOGIA: fine sec.XV e inizi sec.XVI

AUTORE: Esecuzione dei registri superiori: Giovanni Antonio da Lodi (documentata). Per i pannelli del registro inferiore è indicativa della paternità la targhetta con la scritta:” HIERONIMUS MOCETUS FACIEBAT” dipinta nel pannello S. Teodoro [pann. 1a]. Una vecchia fotografia, precedente al restauro del Beltrami (1908), attesta l’autenticità della scritta.

COMMITTENZA:

SOGGETTO/I : Schema della vetrata1a S. Teodoro1b santo guerriero, 1c Santo guerriero – 1d S.Giorgio – 2b S. Vincenzo Ferreri – 2b S. Domenico – 2c S. Pietro Martire – 2d
S. Agostino 3b S. Ambrogio – 3c S. Girolamo 3d S. Agostino- 4a Aquila - 4b Leone – 4c Toro – 4d Angelo – 5a S. Paolo – 5b Vergine con il Bambino - 5c S. Giovanni Battista – 5d S. Pietro - 6a grottesca - 6b grottesca - 6c grottesca- 6d grottesca 7a Angelo Annunziante - 7b Mosé – 7c Davide - 7d Vergine Annunziata -8ab Luna – 8 bc Padre Eterno – 8cd Sole

NOTE CRITICHE: La lettura ravvicinata condotta negli anni 1980-82 in occasione dello smontaggio della quadrifora per il restauro ha permesso a Serena Romano un circostanziato rilievo, pannello per pannello degli interventi operati dal Beltrami nel suo restauro del 1908 e la revisione attribuzionistica dei singoli episodi figurativi. Nel catalogo della mostra della vetrata restaurata, confermando le notazioni indicate dal Marchini negli anni ‘950, la Romano ravvisa tre componenti stilistiche: nei pannelli mistilinei della cimasa ed in quelli dei registri superiori la studiosa rileva una composita suggestione quale appartiene al lavoro di ‘bottega’ muranese le cui maestranze, pur non comprendendo artisti di primissimo piano erano avvertite circa le loro novità. ed ove confluiscono influenze disparate. La quadrifora è contrassegnata da inequivocabili citazioni da Bartolomeo Vivarini, ma anche da suggestioni castagnesche ed antonelliane. Si tratta purtuttavia di suggestioni non dirette ma mediate da Andrea da Murano. In particolare i tre pannelli raffiguranti la Vergine con il bambino, S. Pietro e S. Giovanni Battista rivelano echi vivarineschi di Bartolomeo ma “come amplificazione e ripresa tarda anche dopo la morte” a ridosso del 1500. L’esecuzione di questo gruppo di antelli può essere ricondotto a Giovanni Antonio da Lodi citato dai documenti ed identificabile con il Licinio.
Per i santi guerrieri del registro inferiore è confermabile l’analisi critica del Marchini: l’artista – Girolamo Moretto – in un clima post giorgionesco - rinuncia ad ogni partizione architettonica per una più ampia notazione spaziale resa dal fine trascolorare di un paesaggio en plain en air; la qualità altamente ‘pittorica’ dei pannelli – sottolinea lo studioso - è particolarmente rilevabile nelle finezze di trapassi chiaroscurali ottenute con l’uso combinato di grisaglie rossiccia e scura.
Infine il pannello raffigurante S. Paolo [pann. 5a] costituisce un episodio stilistico isolato, non facilmente databile e definibile.

STATO DI FATTO: Il primo intervento di restauro di cui resta traccia nella relazione del Moschini risale al 1702. Un successivo intervento venne condotto nel 1814 da A. Meduna ; un restauro giudicato soddisfacente dal Moschini, ma “pessimo” dal Selvatico, dal Lazari, e dal Canotto per le infelici manomissioni dell’assetto originale che sono documentate dalla copia fotografica di un acquerello purtroppo perduto. Al riassetto della grande vetrata attese negli anni 1908-1910 il Beltrami che eseguì un restauro complessivamente rispettoso delle parti originali. In particolar modo nei registri inferiori, in ossequio alle indicazioni di Camillo Boito, il restauratore limitò gli interventi integrativi avendo la precauzione di registrare e datare le tessere sostituite. Come per tutte le altre vetrate dei monumenti italiane, negli anni della seconda guerra mondiale anche questa fu smontata per essere salvaguardata da eventuali danni bellici. E solo nel 1980, bisognosa ormai di un restauro, fu affidata a O. Nonfarmale. Il radicale intervento conservativo è consistito nella pulitura con bicarbonato di ammonio e diluente alla nitrocellulosa, nel fissaggio della grisaille in fase di distacco con Paraloid B72, nella saldatura delle tessere fratturate con resina epossidica.

BIBLIOGRAFIA:

REF. FOTOGRAFICHE: Materiale tratto dal volume di Marsilio Editori La grande vetrata di san Giovanni e Paolo; il CVMA resta a disposizione degli aventi diritto con i quali non è stato possibile comunicare.

ESTENSORE: Caterina Pirina aprile 2006