SICILIA - Palermo
SCHEDA : Palazzo Abatellis 2
TITOLO : Frammenti di qamaryyeh con dischi di vetro

 

UBICAZIONE: Palazzo Abatellis inv n. 180; in deposito temporaneo

DIMENSIONI: Numerosi pannelli allogati entro fori circolari in stucco

PROVENIENZA: Conservati in una cassa inventariata, non se ne conosce pienamente la provenienza: purtuttavia la corrispondente scheda inventariale ai BB. CC. AA. di Palermo [n.37267] riporta la dicitura "Elenco S. Giovanni degli Eremiti n.180". Tale scheda autorizza ad identificare in questi pannelli frammentari una parte dei reperti dal Patricolo rinvenuti durante i lavori di restauro alla chiesa di S. Giovanni; resta inspiegabile il fatto che il Patricolo nella sua relazione si sia limitato a citare solo le transenne a minuti trafori rinvenute e; onde, lo studioso annotò: " sarà facile concludere che nella chiesa di San Giovanni degli Eremiti tutte le finestre erano chiuse da trafori di gesso poco dissimili da quello scoverto".

CRONOLOGIA: sec.XII

AUTORE:

COMMITTENZA:

SOGGETTO/I : piccoli pannelli di vetri blu e bianchi e ambra sono inseriti entro fori circolari aventi i lati inclinati disposti lungo cornici in istucco spesse cm.4/5, verosimilmente formavano la bordura di transenne. Altri pannelli composti da vetri di colore ambra o turchese, viola, verde smeraldo presumibilmente chiudevano lo specchio interno delle grate.

NOTE CRITICHE: Il riconoscimento di questi frammenti vitrei come provenienti da San Giovanni degli Eremiti permette di asserire che le finestre del cenobio benedettino fondato da Ruggero II, nel 1142 erano chiuse non solo dai trafori a giorno rinvenuti dal Patricolo (v. Palermo Palazzo Abatellis 1) ma anche da grate con vetri multicolori.

Dal momento che il clima dell’isola permetteva la scelta di transenne con trafori ‘a giorno’, l’aggiunta del vetro dai colori accesi –ammirato da Ibn ‘Gubayr nella Martorana e del quale un’idea non troppo lontana può essere restituita appunto dai frammenti di San Giovanni degli Eremiti, si profila come un lusso eccentrico, paragonabile davvero alle ‘vetrate’ delle residenze omayyadi.

Secondo il Patricolo i frammenti di S. Giovanni erano "pochissimo dissimili" da quelli da lui ritrovati nella Martorana (v.Palazzo Abatellis 3), dove ricorrevano fasce con iscrizioni e "avanzi di traforo". Va invece sottolineato come la diversità di esiti formali adottati nei diversi punti di San Giovanni non sia casuale o insignificante; ma rifletta la pratica, adottata anche altrove, di connotare mediante gli schermi delle finestre, più o meno preziosi, una sorta di gerarchia spaziale all’interno dell’edificio. Così a Montecassino, nella pressoché coeva abbazia di San Vincenzo al Volturno, ma prima ancora nelle chiese romane di età carolingia, come ricorda il Liber Pontificalis, dove appunto si ricordano vetrate composte con pannelli colorati nelle finestre absidali, importanti da un punto di vista simbolico, ed invece semplici transenne in stucco nelle restanti. Hans-Rudolph Meier ha desunto dall’osservazione dell’architettura palaziale normanna che l’applicazione del principio della varietas in un arredo architettonico si traduce in uno strumento di gerarchizzazione dello spazio ma anche della sua unità, e coerenza.

STATO DI FATTO: Il materiale frammentario richiede tuttora la ricomposizione e la restituzione grafica.

BIBLIOGRAFIA: V. Bibl. Qamaryyeh Sicilia

REF. FOTOGRAFICHE: Firenze archivio Francesca Dell’Acqua

ESTENSORE: Francesca Dell’Acqua – Caterina Pirina, gennaio 2003