VAL D'AOSTA - Aosta
SCHEDA : Cattedrale Tesoro 1
TITOLO : Dormitio Virginis

UBICAZIONE: Aosta Cattedrale, deambulatorio destinato a Tesoro

DIMENSIONI: Ø cm. 42

PROVENIENZA: Questo tondo e l’altro raffigurante Gli angeli trasportano in cielo l’animula della Vergine (v. Aosta Cattedrale, Tesoro 2), vennero segnalati dal Lasteyrie "rapportés à la quatrième fenêtre de la nef ", [fin nIX sup. secondo la numerazione del CVMA]; dalla foto riprodotta nel catalogo del Toesca, ancora nel 1911 erano colà situati, assiemati entro una stola di vetri moderni. Nessuna traccia documentaria offre chiarimenti circa tipologia e collocazione originaria dei due tondi, dal Lasteyrie riconosciuti come arcaici rispetto al corpus di vetrate attualmente in situ. Ancorché non confermabile in sede documentaria, è purtuttavia plausibile l’ipotesi formulata dal Toesca che i due tondi originariamente appartenessero ad una grande vetrata a medaglioni ora non più esistente; un documento pubblicato dal Duc nella sua Histoire rende noto che nel 1493 il Capitolo della Cattedrale deliberò di avviare lavori di riparazione della chiesa "par la vetusté de l’édifice et l’obscurité qui y regnait". Lavori non precisati dalla delibera, ma riconoscibili in una imponente opera di ristrutturazione quale l’innalzamento della navata centrale, la sostituzione della antica copertura lignea con le attuali volte in muratura, l’ampliamento delle finestre e la collocazione delle vetrate attualmente in situ. Tale ristrutturazione ha con ogni probabilità comportato lo smontaggio dell’antica vetrata a medaglioni; e questa – meglio i frammenti superstiti - originariamente allogata ad una finestra absidale, (come il soggetto mariano consono alla dedicazione della chiesa induce a supporre), è stata ricollocata alla meglio nella fin. xIX sup.

Nel primo trentennio del sec. XX, i due tondi vennero rimossi dalla fin. sIX e restaurati.

CRONOLOGIA: fine del sec. XII

AUTORE:

COMMITTENZA:

SOGGETTO/I: L’iconografia della Dormitio Virginis molto diffusa in area bizantina, come quella dell’altro tondo Gli angeli trasportano in cielo l’animula della Vergine, appartiene al ciclo mariano. Contro lo sfondo azzurro del cielo la Vergine è raffigurata distesa e ricoperta da un drappo riccamente decorato; assistono alla scena quattro apostoli. La bordura è formata da un perlinato bianco racchiuso entro un anello di onde e di rosette in alterna sequenza viola e cerulee.

NOTE CRITICHE: La prima annotazione critica relativa ai due medaglioni compare nel testo del Lasteyrie che avverte la loro autonomia stilistica e datazione precoce rispetto al corpus di vetrate valdostane tardogotiche: "Sauf deux petits médaillons rapportés à la quatrième fenêtre de la nef et qui paraissent avoir une origine plus ancienne, le reste de la vitrerie porte tous les caractères du XVe siècle" .

Al di là di questo primo fuggevole riconoscimento, la loro vicenda critica inizia nel 1911 quando il Toesca nel suo inventario li classifica come arte francese del XIII secolo

Successiva occasione di riflessione critica sono state le due grandi mostre Arte sacra di Aosta, e Gotico e Rinascimento, allestite a pochi anni di distanza l’una dall’altra, rispettivamente nel 1936 e nel 1939; due mostre che hanno offerto la possibilità del confronto diretto dei due medaglioni aostani con la Vetrata dei Re, (v. Torino Museo Civico 24); la particolare intensità cromatica basata su note di giallo luminoso e di violetto, la trasparenza delle tessere vitree peculiare ai vetri del sec.XIII convincono il Viale a confermare attribuzione e datazione proposte dal Toesca.

La vicenda critica subisce un lungo periodo di silenzio; quasi una decina d’anni trascorrono prima che rinasca l’attenzione per la vetrata medievale; poiché, concluso il conflitto mondiale e salvate le vetrate custodite sino a quel momento in sotterranei e rifugi, nel 1952 gli studiosi dell’appena fondato Corpus Vitrearum Medii Aevi, avvantaggiandosi della felice occasione di un esame diretto e ravvicinato delle vetrate europee in fase di rimontaggio, avviarono studi sistematici rinnovando l’interesse della critica al patrimonio vetrario europeo. Appartiene a questo fervore di studi il volume del Wentzel che colloca i due medaglioni in territorio confinario francese.

Appartenenza che ha evidentemente motivato l’esclusione dei due tondi dal volume del Marchini Le vetrate italiane. Ma il Castelnuovo (1958), nel recensire questa prima sistematica storia delle vetrate italiane lamenta proprio la mancata citazione degli "eccezionali" medaglioni aostani dai quali una storia della vetrata italiana avrebbe dovuto comunque prendere l’avvio, dal momento che, pur essendo chiaramente francesi, costituiscono la più antica testimonianza vitrea in Italia; una testimonianza dallo studioso anticipata al sec. XII.

Fruttuose le indagini sistematiche delle arti figurative in territorio piemontese condotte dal Mallé e riprese da V. Viale e M. Viale Ferrero: nel confronto tra i due medaglioni aostani ed il tondo Vetrata dei Re, il Mallé precisa affinità e discordanze e rileva suggestioni dalla "smaltaria contemporanea (mosana e.... per qualche caso, anche renana)".Analogie più dirette con l’arte vetraria francese sono rilevate nel volume di Viale – Viale Ferrero: il repertorio decorativo, la vivace policromia, la grisagliatura condotta con "tecnica risparmiata" rivelano stringenti affinità con le vetrate di St. Denis; in particolare con il pannello di Erode e i suoi consiglieri già nella vetrata dell’Infanzia di Cristo attualmente nei depositi di Champs sur Marne.

In occasione della presentazione del corpus vetrario aostano al congresso milanese del CVMA (1988), la Barberi pur ammettendo l’estrema difficoltà dello stabilire il luogo di produzione dei due tondi, propone di ricondurli alla temperie artistica locale indagando "all’interno di una riflessione generale sulla cospicua produzione romanica aostana la conoscenza della quale si è arricchita grazie alla scoperta degli affreschi nel sottotetto della Cattedrale".

La proposta della Barberi è stimolante e richiede gli approfondimenti del caso; va comunque rilevato come occorra superare l’implicita contrapposizione tra la definizione di "arte francese" condivisa dalla critica, e quella di " produzione romanica aostana". Occorrerà invece procedere assumendo i parametri critici indicati dal Castelnuovo a proposito dell’arte alpina ed evitare di ricondurre entro gli esclusivi limiti di "frontiere artistiche" delineando rigide "isobare stilistiche" opere come i due medaglioni che appartengono a territori alpini; territori traversati da intense vie di comunicazione, da vivaci canali di scambi economici e di un dinamico fluire di astrati culturali. Sarà opportuno approfondire la complessa mutevole fisionomia culturale del territorio aostano nel secolo XII, anche non sottovalutando l’eventuale presenza di Gast Künstler di un artista- ospite cui riferire il corpus di vetrate della cattedrale romanica.

STATO DI FATTO: In buone condizioni. Come l’altro medaglione presenta sul verso una diffusa patina biancastra, prodotto di efflorescenza. Piombi e telaio sono moderni.

BIBLIOGRAFIA:

REF. FOTOGRAFICHE: Archivio della Cattedrale di Aosta

ESTENSORE: Caterina Pirina, giugno 2002