VAL D'AOSTA - Aosta
SCHEDA :  Cattedrale 0

La Cattedrale di Aosta

Risale al secolo XI l’edificazione dell’ attuale cattedrale che costituisce un "palinsesto" architettonico, vero documento della storia dell’architettura aostana: sotto l’attuale pavimentazione sono stati infatti rinvenuti reperti di una preesistente basilica paleocristiana - fondamenta, pavimentazioni, fonti battesimali, mosaici, scalinate e tombe, - basilica a sua volta edificata su di edificio romano del III secolo.
La fisionomia architettonica attuale è frutto di una serie di ristrutturazioni in gran parte ascrivibili alla seconda metà del sec.XV.E’ infatti del 1456 una delibera formulata dal Vescovo e dai Canonici del Capitolo per reperire i fondi necessari al restauro degli edifici capitolari. E si deve al mecenatismo di Francesco de Prez la maggior parte dei lavori tra cui la ristrutturazione del corpo coro-deambulatorio, nonché una copertura omogenea per tutto l’edificio costituita da volte a crociera costolonate.
Tali interventi modificarono anche la finestratura con l’apertura di nuove luci (o l’ampliamento delle preesistenti) che assunsero un estradosso costolonato.
Nel deambulatorio sono state raccolte alcune vetrate in istato frammentario che hanno così avuto una collocazione museale.

Le vetrate

L’insieme delle vetrate artistiche riunite nella Cattedrale di Aosta, notevole per l’alta qualità, si costituì mentre il gusto classico e i modelli rinascimentali stavano lentamente prendendo il posto del cosiddetto "tardo Gotico", e mostra tuttora perfettamente come il territorio abbia vissuto tale particolare temperie culturale.
Gli inizi della chiesa, dedicata alla Vergine e a San Giovanni Battista, risalgono ai tempi dei Romani; ma il XV secolo rappresenta per essa il periodo più importante: le 23 vetrate quattro-cinquecentesche furono realizzate da un atelier locale tra il 1493 (quando l’edificio fu restaurato) e la prima metà del XVI secolo, a partire da quelle nell’abside per finire con le finestre più basse, meglio osservabili dal museo. Non si conosce la data del termine dei lavori Francesco (François) De Prez, membro d’una potente famiglia svizzera e Vescovo di Aosta negli anni 1464-1511, era alla ricerca di un simbolo del suo crescente potere. Ordinò perciò una radicale trasformazione della chiesa, che fu ampliata e abbellita, tra l’altro, con preziose vetrate. Il Vescovo fu un generoso donatore: commissionò personalmente tre delle 23 vetrate - le vetrate con la Crocifissione, con la Natività, con il Vescovo Francesco de Prez con San Giovanni Battista e forse le vetrata con San Grato (Aosta cattedrale 2, 10, 17, 5) furono volute da un esponente della famiglia de Prez.
Altri nobili (le famiglie di Valperga, d’Avise e Carmagne) parteciparono al finanziamento dell’impresa e il Capitolo della Cattedrale stesso diede il proprio contributo.
Il programma iconografico include figure isolate di Santi ed ecclesiastici con l’aggiunta di alcuni episodi cristologici, le vetrate con la Crocifissione, con la Natività, con il Battesimo di Gesù (Aosta cattedrale deambulatorio 2), con la Pietà (Aosta cattedrale deambulatorio 3).
L’elevato valore artistico del corpus, in combinazione con il – diverso – realismo italiano e fiammingo, lo rendono il più significativo dell’area.
Degni di noti sono le imponenti figure inserite in edicole, uno spazio prospettico che pone in evidenza la plasticità dei corpi, quasi in rilievo; l’estrema cura nella resa degli elementi figurativi; una grande varietà cromatica; e il saggio, espressivo taglio dei vetri. Attenzione fu posta soprattutto alle figure, che sono state mirabilmente osservate. La cornice architettonica si dà come una vera scatola prospettica in relazione alle figure, e il repertorio decorativo consta di edicole come di colonne tortili, festoni, motivi floreali, teste di cherubo, putti, angeli. In particolare, i drappi sontuosi e le ricche vesti, sì come molti dettagli delle composizioni, rivelano un’influenza nordica.
Questi aspetti, di nuova tessitura prospettica, sperimentale naturalismo e perfino di movimento, devono essere letti quali prove dell’incredibile capacità da parte dell’autore di aggiornare la propria arte confrontandosi con gli esiti fiorentini e parallelamente fiamminghi.
Purtroppo il nome dell’artista – uno o più maestri, come anche quello di collaboratori e discepoli – non è conosciuto. Possediamo solo una nota documentaria datata 1523, che cita il ginevrino Joachim Helbarant, cui fu richiesto di dipingere otto vetrate con figure di Santi e lo stemma del Capitolo ai loro piedi; ma il contratto fu probabilmente annullato perché nella chiesa non si ritrova alcun soggetto corrispondente alle voci menzionate e non fu registrato nessun pagamento finale.
Per quanto riguarda iconografia e stile, col ripetuto motivo delle figure isolate, si riscontra una relazione soprattutto con tre delle cinque vetrate (vetrata con la Crocifissione, vetrata della Vergine col Bambino, vetrata con San Giovanni Battista) nell’abside della Collegiata di Sant’Orso in Aosta, create da due maestri vetrai d’Oltralpe, Baudichinus e Petrus Vaser, che lavorarono insieme per il Priore Giorgio di Challant a cavallo tra i due secoli. Secondo i documenti, la loro applicazione alle vetrate di Sant’Orso iniziò nel 1494 e si concluse nel 1503. Questo ciclo è stato più volte collegato con quello della Cattedrale: considerando la composizione, potevano esistere molte versioni dello stesso soggetto e probabilmente fu utilizzato il medesimo cartone con differenze non significative per entrambe le serie; tuttavia, vi sono vari elementi discordanti tra i due gruppi, in particolare nel paesaggio e nell’interpretazione. Inoltre, i dipinti in Sant’Orso paiono stilisticamente più antichi se paragonati con i superbi esemplari nell’abside della Cattedrale. A mio avviso, queste 23 vetrate si riconducono a un importante atelier locale, e precisamente alla bottega di Vaser (successore di Baudichinus) sotto l’influenza dell’arte nordica. Credo quindi che il corpus della Cattedrale sia stato creato da diversi maestri vetrai; ciò spiegherebbe certo il diverso stile di ciascun pannello o gruppo di vetrate, a seconda della sua dislocazione nella chiesa. Inizialmente, gli artisti potrebbero essere stati gli stessi attivi nella Collegiata; ma quanto si osserva in Cattedrale è comprensibile solo se paragonato ad opere coeve al di là delle Alpi.
Nell’inestricabile rete di rapporti di collaborazione e restauri successivi che caratterizza i lavori alle finestre della Cattedrale aostana, è sempre stato difficile per la critica identificare i probabili autori, e la prima menzione, che si deve a J.-B. De Tillier (1737), concerne solamente lo stato di conservazione delle pitture. F. De Lasteyrie (1854) le fa freddamente risalire alla prima metà del Quattrocento. Le vetrate della Cattedrale sono finalmente descritte dal Catalogo di Toesca nel 1911, che contiene anche una documentazione fotografica. Lo studioso riconosce un influsso franco-svizzero e colloca l’esecuzione tra la fine del XV secolo e l’inizio del XVI. V. Viale (1939) rimarca le analogie con l’arte francese, mentre, negli Anni Sessanta, L. Mallè nota la relazione con due vetrate provenienti dal Castello d’Issogne (Gesù tra i Dottori e la Fuga in Egitto, ora al Museo Civico di Torino), che sono attribuite a Pietro Vaser e furono probabilmente realizzate intorno al 1503.
Secondo A.M. Brizio (1956), la serie in Cattedrale può ascriversi ad un atelier locale molto vicino all’arte franco-svizzera nello stile.
Anche N. Gabrielli assegna il corpus a scuola locale, e rileva gli elementi compositivi tipicamente nordici. Ella fornisce una dettagliata descrizione dei soggetti senza però provare a fare dei nomi.
Ancora non è stato prodotto uno studio completo e sistematico sull’argomento, e le uniche ricerche condotte non scendono nei dettagli. Tuttavia, raccogliendo il materiale esistente e traendone personali osservazioni, ho io stessa dedicato a queste vetrate una ricca monografia in corso di pubblicazione.

Emanuela Linda Cappa