UMBRIA - Orvieto
SCHEDA : Duomo 1
TITOLO: Storie della redenzione

UBICAZIONE: Orvieto duomo, abside Fin I

DIMENSIONI: Quadrifora alt. cm.1630 x 455 ;ogni lancetta (cm. 1200 x 80) culmina con arco ogivale contenente 3 trilobi (cm. 74) ciascuno; la stella centrale del rosone misura cm. 70; i cinque trilobi attorno al rosone hanno la misura massima di cm. 55 (vedi schema)

PROVENIENZA: collocazione originale

CRONOLOGIA: 1325 -1334 (documentata)

AUTORE: Giovanni da Bonino (documentato); in molti pagamenti è citato tanto come " Johanne dal vetro" quanto come "Maestro Johanni pictori"

SOGGETTO/I: La vetrata illustra episodi della Redenzione dalla Cacciata di Giovacchino dal tempio alla Crocifissione; ma, con evidente riferimento alla dedicazione della chiesa, oltre metà dei pannelli illustrano episodi della vita della Vergine. La complessa struttura iconografica è articolata in una serie di rimandi analogici: ogni monofora è suddivisa in 11 pannelli rettangolari raffiguranti, con scansione alterna, (sia in senso verticale che in senso orizzontale), Profeti (su fondi a losanghe rosse) e Storie della Vita della Vergine, (su fondi a losanghe azzurre):

a1 Il profeta Malachia; b1 L'offerta di Gioacchino ed Anna; c1 Il profeta Isaia; d1 La strage degli Innocenti; a2 La cacciata di Gioacchino dal tempio ; b2 Il profeta Zaccaria; c2 L'Annunciazione; d2 Il profeta Amos; a3 Il profeta Baruch; b3 La presentazione della Vergine al Tempio; c3 Il profeta Osea; d3 La fuga in Egitto; a4 S. Gioacchino consolato dall'angelo; b4 Il profeta Ezechiele; c4 La Visitazione; d4 Il profeta Gioele; a5 Il profeta Geremia; b5 La Vergine nel Tempio; c5 Il profeta Michea ; d5 La disputa nel Tempio; a6 L'annuncio dell'angelo a S. Anna; b6 Mosè; c6 La Natività; d6 Il profeta Michea a7 Un profeta; b7 I pretendenti consegnano la verga; c7 Un profeta; d7 Il Battesimo di Gesù; a8 L'Incontro di Gioacchino ed Anna sulla porta aurea; b8 Il re David; a9 Il profeta Amos; b9 La verga di Giuseppe è fiorita; c9 Il profeta Ababcuc; d9 La cattura di Cristo; a10 La Natività della Vergine; b10 Il profeta Ahia; c10 La Circoncisione; d10 Il profeta Abacuc; a11 Il profeta Ezechiele; ; b11 S. Giuseppe dichiarato l'eletto; c11 Il profeta Amos; d11 La Crocifissione; 12 a,b,c,d Angeli; 13 a,b,c,d, trilobi ornamentali con il motivo di facce lunari; 15 a,b,c,d Angeli portacero; 15a-b Il busto di Geremia; 15 c-d Il busto del profeta Daniele; 16 a-d antelli triangolari con motivo di facce lunari; 17 rosone composto al centro da un pannello a cinque lobi con il Cristo benedicente attorniato da cinque trilobi raffiguranti gli Evangelisti e il mistico Cherubino.

NOTE CRITICHE:

La vetrata per la sua altissima qualità artistica e la complessità iconografica a partire già dagli ultimi decenni del sec.XVII ha suscitato l’interesse critico. Una sua prima descrizione si trova nel manoscritto redatto dal Conte Curzio Clementini e conservato nell’Opera del Duomo. Per lungo tempo, nonostante la proposta attributiva al monaco Francesco d’Antonio di Orvieto avanzata nel 1866 dal Luzi, è stato convincimento generale che fosse opera del celebre Marcillat. L’approfondimento critico ebbe un apporto significativo da parte di L. Fumi con la pubblicazione nel 1891 del ponderoso materiale dell’Archivio dell’Opera del Duomo di Orvieto da lui esplorato. Il Fumi sulla scorta delle note documentarie per primo riconobbe la vetrata opera di Giovanni di Bonino. Allo stato attuale delle conoscenze su questo artista, la vetrata di Orvieto costituisce la sola sua opera documentata dalle fonti archivistiche. Le note documentarie registrate nel "Camerario" [registro dei conti relativo alle spese per la erigenda cattedrale], iniziano nel 1321 con l’annotazione relativa alla fornace avviata da Consiglio da Monteleone per la produzione del vetro necessario alle tessere del mosaico e alle vetrate. Il primo pagamento registrato a favore di Giovanni di Bonino risale al 21 settembre 1325, quando il camerario gli corrisponde tre lire per sei giorni di lavoro "ad faciendum fenestra vetri"; assieme a lui vengono pagati Andrea di Mino da Siena, Tino di Mastro Angelo da Assisi, Mastro Andrea di Mino. L’evidente affinità stilistica esistente tra la vetrata e l'architettura dell'edificio, in particolare della tribuna, autorizza a ritenere che il ruolo di Giovanni nel cantiere di Orvieto sia stato fondamentale per Lorenzo Maitani, capomaestro fino al 1330, (anno della sua morte); e che si sia stabilita una stretta collaborazione fra il maestro vetraio e l'architetto. Fatto che ha indotto molti critici (Toesca, Marchini, Castelnuovo), ad ipotizzare che i cartoni della vetrata siano stato approntati dallo stesso Maitani. Ipotesi non condivisa dal Carli, per il quale non è convincente il supporre che il Maitani, nell'ultimo anno della sua vita, abbia potuto progettare con tanto anticipo fin nei minimi particolari la vetrata absidale che costituiva l’elemento conclusivo della grande fabbrica. Morto nel 1330 il Maitani e divenuto capomastro alla fabbrica Nicola di Nuto, l’impegno lavorativo di Giovanni di Bonino proseguì, come risulta da un contratto di cottimo stipulato tra Nicola di Nuto e Giovanni per condurre a termine i lavori intrapresi alla finestra della tribuna. Sono indicativi di un intensificarsi dei lavori gli acquisti da parte della fabbrica del materiale necessario: oltre al vetro anche filo di ferro, filo sottile di rame, filo grosso e verghette di rame [materiale il rame impiegato come colorante e come polvere per la grisaglia], nonché legna da ardere per la fornace. Il 30 marzo 1334, Giovanni denominato nel documento "Johanne dal vetro" è pagato 19 fiorini d’oro pro complimento fenestre vitri maioris tribune dicte ecclesie". Pagamento conclusivo in relazione alla vetrata, poiché il suo nome ricompare nei Camerari un decennio più tardi, ma per i mosaici della facciata.

La fisionomia artistica di Giovanni di Bonino si è andata notevolmente definendo col progredire degli studi critici: considerato dapprima come artigiano esecutore gravitante nell’orbita del Maitani, Giovanni è oggi ritenuto un artista autonomo, originale nel rielaborare stilemi umbri e toscani, personale nel condurre il ductus lineare e nella scelta di colori intensi e brillanti; qualità che hanno indotto alcuni studiosi ad identificarlo con il "Maestro della Pietà Fogg" nonché con il "Maestro di Figline", autore delle vetrate della Cappella Bardi in S.Croce a Firenze ( v Firenze S. Croce 7). L’attività di Giovanni di Bonino come maestro vetraio precedente al periodo orvietano viene dalla critica configurata alla luce di confronti stilistici; il corpus delle vetrate a lui assegnate comprende pertanto i pannelli di alcune cappelle della Basilica Inferiore di Assisi, e precisamente: quelli della cappella di S. Antonio - parte sinistra - (v. Assisi, Basilica di S. Francesco, chiesa inferiore 3); inoltre la parte centrale della vetrata della cappella di S. Caterina, (v. Assisi, Basilica di S. Francesco, chiesa inferiore 6); le vetrate della cappella di S. Ludovico, ora di S. Stefano (v. Assisi, Basilica di S. Francesco, chiesa inferiore 7); quelle della cappella di S. Martino eseguite su disegno di Simone Martini (v. Assisi, Basilica di S. Francesco, chiesa inferiore 4). Considerata invece dalla critica successiva alla vetrata orvietana è la Crocifissione di Perugia (v Perugia . Museo Nazionale dell’Umbria 1).

Il recente intervento di restauro, riportando la vetrata al suo originario splendore ha permesso la rilettura e l'apprezzamento di molti pannelli: ad esempio il pannello La disputa nel Tempio (pann. d5) dopo il restauro è risultato frutto di una esecuzione diversa dagli altri episodi figurativi che possono ritenersi autografi: il cartone appare originario ma impiego di vetri e modalità di stesura della grisaglia sembrano appartenere ad una mano diversa da quella di Giovanni di Bonino. E’ quindi ipotizzabile che l'esecuzione di quel pannello sia stata affidata dall'artista assisiate ad un suo aiuto, come Maestro di Mino da Siena; oppure che questo sia ascrivibile al restauro di Giovanni di Buccio Leonardelli eseguito 15 anni dopo e di cui resta traccia nelle note documentarie. Questi risulta infatti esser stato pagato per aver dipinto "vetra colorata pro fenestris de vetro".

Analogamente, il pannello della Crocifissione, ritenuto dal Marchini uno dei meglio conservati, a seguito del restauro è risultato esser invece uno dei più racconciati: un palinsesto in cui il viso del Cristo appare un rifacimento del XVIII secolo; mentre il torace appartiene con ogni probabilità ai restauri di Giovanni di Buccio Leonardelli.

Pur costituendo la vetrata orvietana l’elemento nodale per l’analisi stilistica dell’attività di Giovanni di Bonino, tuttora in parte irrisolte si rivelano le problematiche relative alla sua formazione artistica. Giustamente è stato riconosciuto in questo artista "un substrato di cultura giottesco-assisiate sulla quale si innesta una personale e rimeditata conoscenza dei modelli oltremontani". Le suggestioni oltremontane sono rilevabili anzitutto nelle scelte compositive: nel repertorio ornamentale delle raffinate bordure, diverso per ciascuna lancetta; nei medaglioni a compasso esagonale ottenuti da un sottile nastro perlinato; nei fondi a losanghe di molti pannelli; e, non ultimo elemento oltremontano, l’incisione del vetro rosso plaqué di molte losanghe è una raffinata tecnica inusitata all’arte vetraria italiana al primo trentennio del ‘300. Inoltre il Bellosi avvicina il calligrafico elegante ritmo lineare di alcuni pannelli quali la Cacciata di Gioacchino dal tempio a quello delle minature di Jean Pucelle. Alla cultura giottesca assisiate, invece, appartengono "i modi della rappresentazione spaziale ........ importati precocemente nella loro complessità e non ridotti a una scelta di elementi isolati". Come sottolinea Giusi Testa, nel pannello La Vergine nel Tempio (pann.b5) come in altri delle storiette, le architetture non fungono più da quinte simboliche, ma diventano quasi praticabili e sono parte integrante della scena; ad esempio, nel pannello I pretendenti consegnano la verga (pann. b7), (pannello ritenuto erroneamente dal Carli completamente rifatto), l'architettura non fa solo da quinta scenica, ma è uno degli elementi portanti della narrazione.

STATO DI FATTO: Fin dalla seconda metà del sec.XIV la vetrata è stata sottoposta a rifacimenti, sostituzioni, e ritocchi. Sono documentati gli interventi di Giovanni di Buccio Leonardelli che vi lavorò dal 1369 al 1370, e del maestro Stefano da Firenze (1465), nonché l’impegnativo restauro condotto da Francesco Moretti (1885 - 1905) v. Conservazione e restauro / restauri ottocenteschi/ Lo studio Moretti Caselli.

Nel 1988, è stato constatato il cattivo stato della vetrata: i pannelli presentavano, sia sul recto che sul verso, i tipici fenomeni di degrado: la frattura di tessere vitree, sedimenti di sudiciume, opacizzazione e corrosione di molte tessere sulla superficie esterna, e distacco della grisaglia. Inoltre vari antelli costretti dal cemento lungo i bordi ed appesantiti da barre di rinforzo in ferro inadeguate, risultavano deformati.

Rimossi i pannelli dalla loro sede originaria, si è provveduto a metterli in piano ed a fissare preventivamente la grisaglia particolarmente debole e suscettibile di distacchi in modo da procedere alla pulitura. Dopo il risanamento tecnico e strutturale dei pannelli con il rincollaggio delle tessere, si è proceduto alla reintegrazione pittorica intervenendo sul verso, sfruttando la trasparenza del vetro, per evitare di alterare la grisaglia originaria con l'apporto di materiali pittorici di restauro.

BIBLIOGRAFIA: v. Bibl. Orvieto Giovanni da Bonino

REF. FOTOGRAFICHE: Corredo fotografico rielaborato da materiale tratto dal volume G.Marchini Le vetrate italiane, 1955; il CVMA Italia resta a disposizione degli aventi diritto con i quali non è stato possibile comunicare.

ESTENSORE: Caterina Pirina febbraio 2004