UMBRIA - Perugia
SCHEDA : Cattedrale 1
TITOLO: La Predicazione di S. Bernardino

UBICAZIONE: Perugia cattedrale

DIMENSIONI: cm. 555 x 177 . Monofora archiacuta composta da 6 pannelli rettangolari ed uno ogivale.

CRONOLOGIA: reca dipinta la data 1565

PROVENIENZA: collocazione originaria

COMMITTENZA: situata nella cappella fondata nel 1486 in onore di S. Bernardino e concessa nel 1515 al Collegio della Mercanzia che fece eseguire gli stalli, l’altare e la vetrata.

AUTORE:  Vetrata firmata e datata; nel pannello inferiore sull’alzata di un gradone è dipinto il monogramma del pittore Hendrick van den Broeck detto Arrigo Fiammingo, (Malines 1519? - Roma 1597), formato dalle lettere H-V-B con sottostante un segno di abbreviazione; ai lati due lettere R e G [sic] indicano la collaborazione di Costantino (trascritto nella versione dialettale Gostantino) di Rosato, detto Spalletta, di Migiana di Montemalbe " pittore di vetri".

SOGGETTO/I: S. Bernardino predica dall’alto di un podio ad una folla che lo ascolta; mentre la pala all’altare della cappella è dedicato (secondo i rigidi dettami controriformistici) alla deposizione di Cristo, nella vetrata è raffigurato il più comune, per non dire l’esclusivo, tema agiografico del santo. [pannello 3] [pannello 4] [pannello 6]

NOTE CRITICHE: La prima basilare citazione della vetrata è dovuta al Vasari che conobbe e nelle Vite ebbe a menzionare più volte l’artista . Giunto infatti in Italia, come molti altri maestri vetrai fiamminghi di cui il Vasari cita i nomi, Arrigo fu attivo a Firenze durante i lavori di ristrutturazione del Palazzo Vecchio, con ogni probabilità alle dipendenze dello stesso Vasari.

Nel 1562 lasciata Firenze, si recò in Umbria ove ricevette numerose impegnative commissioni, quali la decorazione del Santuario di Mongiovino ove dipinse la Deposizione dalla croce (opera firmata e datata 1564). Nel 1565 gli vennero pagati 78 scudi per aver dipinto nella cappella del Palazzo dei Priori un affresco, identificato dalla critica, sia pur con qualche riserva, con il Crocefisso fra i santi Francesco ed Ercolano con il committente; e nello stesso anno eseguì la vetrata La predicazione di S. Bernardino.

In questo periodo Arrigo divise la sua attività tra Roma e Perugia, ove nel 1581 compare nuovamente attivo. Nel 1588 riprese a lavorare nel Santuario di Mongiovino dipingendo l’affresco della Crocefissione tra la Vergine e S. Giovanni e quattro vetrate. Nello stesso anno ritornò definitivamente a Roma.

La Predicazione di S. Bernardino è giustamente citata in termini elogiativi dal Vasari che apprezzò il pittore particolarmente come "maestro di finestre di vetro". Perdute purtroppo le altre vetrate, tra cui quelle del santuario di Mongiovino, resta solo quest’opera a testimoniare la personalità artistica del van den Broeck quale autore di vetrate. Anche se la collaborazione di Costantino di Rosato risultante dalla documentazione pubblicata dal Bombe (1911) ha posto il problema del rapporto collaborativo tra i due pittori, la coerenza stilistica avvertibile in tutta la monofora, e la tecnica tipicamente fiamminga inducono a riconoscere una continuità tra ideazione del cartone e traduzione nel vetro attribuibile al van den Broeck, ed a relegare l’intervento di Costantino al ruolo di aiuto.

Il soggiorno di Arrigo van den Broeck a Firenze fruttò all’artista contatti con il Pomarancio e con il Salviati; e giustamente il Marchini, in accordo con il Voss, annota come il linguaggio dell’artista sia aggiornato alla cultura manieristica sviluppatasi tra Roma e Firenze; componenti culturali ben avvertibili nelle scelte compositive e disegnative memori di soluzioni michelangiolesche e raffaellesche.

Ma nella traduzione del cartone sul vetro emergono soluzioni tecnico-formali fiamminghe: poche tessere di vetro colorato in pasta sono conteste con lastre rettangolari di vetro incolore entro una trama di piombi in gran parte rettilinei. Pochi i tratti di grisaille brunita: la imponente quinta architettonica che occupa per due terzi la composizione relegando le figure ai registri inferiori, gli angioletti in volo, sono modellati con fine tratteggio di sanguigna in vari toni; toni che, in molti volti degli astanti divengono accesi a rilevare gote e labbra.

L’uso di lastre di vetro incolore dipinto a sanguigna è riconoscibile nelle vetrate aretine del Marcillat; ma vi prevale l’impiego di tessere mistilinee in vetro colorato in pasta i cui listelli di piombo assumono il ruolo tradizionale di ductus disegnativo; ruolo che nelle quadrotte della Predicazione di S. Bernardino è affidato al tratteggio pittorico.

La vetrata segna dunque il punto di congiunzione tra modi disegnativi manieristici ed una tecnica pittorica peculiare alla vetrata fiamminga; e si ricollega alla tradizione affermata da Dirck Crabeth nelle vetrate di di Sint Jaskerk a Gouda e continuata nel secolo successivo nelle vetrate di J. Labarre per Bruxelles .

STATO DI FATTO: Il listello in basso reca la scritta E. FATTORINI F. MORETTI RESTAURARONO NELL’ANNO MDCCCLXIII. La condizione di grave danno in cui si trovava la vetrata al momento del restauro morettiano è ricostruibile sulla base dei cartoni di restauro ancora esistenti nell’archivio dello studio " Vetrate Artistiche Moretti Caselli" ove è annotato con precisione l’allora stato di fatto della vetrata; stato confermato dai frammenti originali ivi ancora conservati. La vetrata, composta in gran parte da larghe tessere vitree rettangolari di un vetro incolore assai sottile, presentava numerose fratture e molte lacune. La difficoltà di riconnettere con listelli di piombo i frammenti dall’andamento ondoso , (come si evince dai frammenti superstiti quali la testa del Santo), deve aver convinto i restauratori, seguendo la prassi di restauro allora corrente, ad optare per la loro sostituzione.

Recentemente l’esame dello stato conservativo della vetrata ha evidenziato un avanzato stato di degrado: corrosione dei telai portanti, distacco di zone pittoriche e grisagliate, fratture di numerose tessere vitree; pertanto tra il 1988 e il 1989 si è proceduto allo smontaggio della vetrata; intervento reso difficoltoso dalla saldatura del telaio alle barre di rinforzo. Il restauro ( in collaborazione con l’Istituto Centrale del Restauro) è stato preceduto dalle preliminari indagini tecnico scientifiche (condotte dalla Stazione Sperimentale del Vetro di Murano) con l’impiego del microscopio ottico, del microscopio elettronico a scansione /SEM) e di microanalisi a raggi X.

Parallelamente al restauro è stata progettata e realizzata una controvetrata che ha richiesto un intervento sulle opere murarie. Per la valutazione delle conseguenti condizioni termoigrometriche l’ Istituto di Energetica della Facoltà di Ingegneria ha studiato ed installato un sistema di controllo costituito da una centralina elettronica e di sonde in grado di registrare le escursioni termiche e la percentuale di umidità.

BIBLIOGRAFIA:

REF. FOTOGRAFICHE

ESTENSORE; Caterina Pirina (gennaio 2000)