UMBRIA - Perugia
SCHEDA : Chiesa di S. Domenico 1
TITOLO: Storie di S.Giacomo Maggiore e Santi

UBICAZIONE: Perugia, chiesa di S.Domenico, Finestra absidale.

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI: polifora alt m. 23 larg. m.8 :Storie di S.Giacomo cm. 46 x 92; Sante del primo ordine cm. 276 x 92; busti cm. 47 x 92; Santi del secondo ordine cm. 281 x 92; Santi del terzo ordine cm. 279 x 92; Santi del quarto ordine cm. 280 x 92; lunette cm.70x 89 e 101x 91; trilobi da cm. 59 a 69 ; cherubini del rosone max cm.77 ; stella centrale max cm.105 .

CRONOLOGIA: 1411 (iscrizione)

AUTORE: Mariotto di Nardo da Firenze (iscrizione: HOC OPUS MARIOCTUS NARDI DE FLORENTIA PINSIT DEO GRATIA AMEN) e fra’ Bartolomeo da Perugia (iscrizione: AD HONOREM DEI ET SANCTE MATRIS VIRGINIS MARIE ET BEATI JACOBI APOSTOLI ET BEATI DOMINICI PATRIS NOSTRI ET TOTIU(S) CURIE CELESTIS BATHOLOMEUS PETRI DE PERUSIO HUIUS ALMI ORDINIS P(R)EDICATO(RUM) MINIMUS FRATER AD SUI PERPETUA(M) MEMORIA(M) FECIT HANC VITREAM FENESTRA(M) ET AD FINEM US(QUE) PERDUXIT DIVINA GRATIA MEDIANTE. ANNO AB INCARNATIONE DOMINI MCCCCXI D(E) ME(N)SE AUGUSTI).

COMMITTENZA:

SOGGETTO/I:

Pannelli:
a 1,2) stemma Graziani; b1,2)  martirio di S.Giacomo Maggiore; c 1,2) miracolo del pellegrino morto; d 1,2)  miracolo del figlio del pellegrino tedesco; e 1,2) miracolo del giovane salato dal martirio; f 1,2) stemma Graziani;

a 3-6) S.Lucia; b 3-6) S.Dorotea; c 3-6) S.Caterina d’Alessandria; d 3-6) la Maddalena; e 3-6) Beata Maria d’Ungheria; f 3-6) S.Agnese;

a 7) S.Romualdo e un Santo scrittore; b 7) Santo pellegrino e Santo vescovo; c 7) Beato Ambrogio Sansedoni e Santo diacono; d 7) S.Simone (?) e Santo abate; e 7) S.Francesco e altro Santo; f 7) S.Bartolomeo e Santo francescano;

a 8-11) S.Tommaso d’Aquino; b 8-11) S.Agostino; c 8-11) S.Ambrogio; d 8-11) S.Gregorio Magno; e 8-11) S.Girolamo; f 8-11) Beato Innocenzo V;

a 12-14) S.Stefano; b 12-14) S.Pietro martire; c 12-14) S.Costanzo; d 12-14) S.Ercolano; e 12-14) S.Domenico; f 12-14) S.Lorenzo;

a 15-17) S.Paolo, b 15-17) S.Giacomo maggiore; c 15-17) Arcangelo Gabriele; d 15-17) Vergine Annunciata; e 15-17) S.Giovanni Evangelista; f 15-17) S.Pietro;

18 A, C, D, F) gli Evangelisti: Matteo, Luca, Giovanni, Marco; 18 B, E) Arcangeli Michele e Raffaele;

19 A, B, C, D, E, F) Profeti;

21 A, AB, BC, C, DE, EF, F) Angeli musicanti;

22 AB, C, D, EF) quattro Angeli;

23 AB, BC, DE, EF e 24 B, E) Angeli musicanti o adoranti; 23 C, D e 25 BC, DE) Angeli a mezza figura;

O Salvator Mundi; O 1-6 Serafini.

L’intero ciclo iconografico raffigura la glorificazione dell’Ordine Domenicano .

NOTE CRITICHE: Tema ampiamente dibattuto si è subito rivelato quello del reale rapporto delle competenze tra gli autori: da parte di alcuni critici, grazie al confronto con le opere pittoriche, a Mariotto di Nardo è stato riconosciuto il ruolo di ideatore e progettista dell’opera, mentre a fra’ Bartolomeo spetterebbe solo un compito di aiuto ed esecutore pratico; al contrario, altri studiosi rivendicano un ruolo attivo per il frate domenicano, soprattutto nella parte narrativa della vetrata. L’opera mostra in tutta la sua complessità il carattere composito dell’arte di Mariotto di Nardo, ispirata pur sempre ad un sottofondo ancora tardo-giottesco, ma pervasa di slanci lineari e dinamici quali solo si possono vedere nelle contemporanee opere vetrarie di un Ghiberti (ex scolaro e poi compagno di Mariotto) o di Lorenzo Monaco, e tesa verso una ricerca della profondità spaziale che non ha riscontri nella produzione coeva. Così come originale è la scelta cromatica, ricca, brillante e densa, che scavalca i precetti del trattato di Antonio da Pisa (1395) che prescriveva la presenza di almeno un terzo di tessere bianche in ogni opera. In Mariotto di Nardo sembrano dunque confluire i rimandi alla nobile tradizione toscana della ricerca spaziale e volumetrica con le nuove esigenze espressive del dinamismo lineare tardo gotico, fondendosi in un effetto equilibrato. Dal punto di vista tipologico, nonostante l’inserzione degli antelli narrativi, la vetrata rientra nella categoria delle opere iconiche con figure inquadrate da elementi a baldacchino: tale genere nasce e si sviluppa in Europa dal XII al XVI sec., e trova in quest’opera una delle sue massime espressioni e per la scala gigante delle dimensioni e per la complessità architettonica dei baldacchini che suggeriscono l’idea dello spazio tridimensionale e che, grazie ad un alleggerimento progressivo delle strutture, guidano l’occhio dello spettatore dal basso verso l’alto in una sorta di profondità continua. Realizzati usando tutti gli elementi dell’architettura "reale" di stampo gotico, questi baldacchini si pongono come naturale prosecuzione, ampliamento monumentale e perfezionamento illusionistico di tutta quella serie continua di esempi toscani che va dalle vetrate Bardi e Tosinghi Spinelli in S.Croce (inizi del ‘300) a quelle di Angolo Gaddi nel Duomo fiorentino (1394), a quella della Certosa del Galluzzo (1408) di Niccolò di Pietro Gerini, manifestando però rispetto ai precedenti un inedito slancio alla ricerca di una "credibilità" architettonica in senso volumetrico e spaziale.

STATO DI FATTO: vari interventi e manomissioni hanno riguardato il complesso prima del restauro ottocentesco del Moretti: nel 1459 Pio II ordinò che la finestra venisse chiusa; nel 1821 un antello fu sostituito con un dipinto su tela trasparente da Giacomo Stornelli; nel 1857 l’opera fu trasferita a Roma per essere restaurata, tuttavia i risultati non apportarono alcun miglioramento. L’intervento più significativo è quello condotto tra il 1867 e il 1879 da Francesco Moretti: dopo aver approntato dei lucidi dello stato di fatto, il Moretti eseguì il "restauro" con le metodologie del tempo, mirando alla restituzione di quella che doveva essere l’immagine originaria, e dunque procedendo anche a sostituzioni totali di brani deteriorati (volto di S.Lucia) o a manomissioni dell’esistente (volto di S.Dorotea ridipinto, manto della Beata Maria d’Ungheria risegato). Tuttavia il Moretti ha reso riconoscibili le parti completamente sostituite, grazie all’apposizione della propria firma, ed alcune di quelle integrate, realizzate con tecniche quale quella degli smalti non impiegate nel contesto originario.

Dopo gli interventi morettiani il processo di degrado del finestrone procedette sia per cedimenti della struttura absidale sia per continue infiltrazioni di acqua piovana. Nel 1956 Sisto Mastrodicasa operò un intervento statico per un rafforzamento del finestrone con "coppie complanari orizzontali di cavetti funicolari" . E nel 1967 le sorelle Caselli, eredi del Moretti, presentarono una relazione sul cattivo stato della vetrata.

Attualmente, essa presenta un diffuso processo di distacco della grisaille e deformazioni strutturali provocate dalla notevole flessione che ha subito il pilastro centrale, (flessione dovuta anche alle recenti scosse sismiche), che in alcuni punti sottopongono i vetri a pericolose sollecitazioni. Sia la struttura muraria sia la vetrata sono in attesa di restauro.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. Perugia – Mariotto di Nardo.

REF.FOTOGRAFICHE: Archivio Centro Culturale S. Tommaso d’Aquino (foto Sandro Bellu)

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (gennaio 2000).