UMBRIA - Assisi
SCHEDA : Assisi Basilica di S. Francesco chiesa superiore 9
TITOLO: SS. Francesco e Antonio

UBICAZIONE: Assisi Basilica Superiore di S. Francesco fin nVII

DIMENSIONI: bifora composta da due lancette (a, b - cm. 737 x 98) e da un quadrilobo (11ab diametro cm. 115)

PROVENIENZA: collocazione originaria. Secondo il Cadei i medaglioni raffiguranti la vita dei due santi erano originariamente destinati alle due lancette a, b della quadrifora nIII; che a seguito di una damnatio memoriae della interpretazione gioachimita della figura di S. Francesco, vennero destinati a questa vetrata.

CRONOLOGIA: 1275 c

AUTORE: Maestro di S. Francesco (attribuzione)

COMMITTENZA:

SOGGETTO/I : Appartiene al ciclo delle otto bifore nella navata dedicato all’Ordo Apostolorum. Di particolare interesse iconografico, la vetrata illustra, oltre alla vita di S. Francesco, quella di S. Antonio la cui canonizzazione avvenne nel 1232. Il partito compositivo adottato per queste vetrate è costituito da una coppia di santi entro tabernacoli in atto di dialogare fra di loro; nei pannelli superiori alle figure, entro medaglioni mistilinei sono narrati episodi della vita dei due santi; repertorio iconografico abbastanza consueto per i cicli di vetrate. L’inserzione nella serie degli apostoli dei due santi dell’ordine francescano, S. Francesco d’Assisi e S. Antonio da Padova è giustificata dall’esser San Francesco raffigurato, (secondo la descrizione di Tommaso da Celano), quale " novus apostolus….missus a Deo ut universaliter per totum mundum apostolorum exemplo perhiberet testimonium veritati".
a 1- 4) S. Francesco; b 1- 4) S. Antonio da Padova; a5) Il Crocifisso di S. Damiano parla a S. Francesco; b5) S. Ludovico da Tolosa [pannello estraneo inserito come stop-gap durante un restauro imprecisato]; a6) La guarigione di Bartolomeo da Narni; b6) S. Antonio affronta Ezzelino da Romano; a7) Il sogno di Innocenzo III; b7) S. Antonio libera alcuni prigionieri; a8) La predica agli uccelli; b8) S. Antonio salva una nave dalla tempesta; a9 - 10) Le stimmate; b9- 10) S. Antonio predica al Capitolo di Arles quando appare S. Francesco.
La bordura è costituita da nastri perlinati annodanti rosette alternate a fogliette. Il quadrilobo ha una vivace decorazione a scacchiera multicolore, lo stesso partito decorativo visibile nella bordura della bifora nVII; alla quale il quadrilobo doveva in origine appartenere.

NOTE CRITICHE: Le vicende critiche di questa vetrata sono riconducibili a quelle della quadrifora nIII delle Apparizioni (v. Assisi Basilica di S. Francesco, chiesa superiore 7), che costituisce il punto nodale di ricerche ed attribuzioni per il suo essere oggetto di confronto con l’altra quadrifora Storie della Genesi e Sante (v. Assisi Basilica di S. Francesco, chiesa superiore 4)

L’avvio ad una maggior comprensione di questa vetrata, e, più in generale, delle vetrate oggi assegnate al Maestro di San Francesco, è dovuto al Thode. Al quale si deve l’aver raccolto attorno alla pala di S. Maria degli Angeli raffigurante S. Francesco un corpus di opere da lui assegnate ad un artista che chiama convenzionalmente "Maestro di San Francesco"; e l‘aver per primo ravvisato, nell’ambito di questi riconoscimenti, pur non discostandosi dalla loro attribuzione a Cimabue, chiare analogie, sia pur solo iconografiche, tra questa vetrata e gli affreschi dei cicli di S. Francesco e della Passione nella Basilica inferiore.

Un‘osservazione rimasta a lungo inosservata: i nomi ricorrenti, e quasi ovvii, negli studi del primo trentennio sono quelli prestigiosi di Cimabue e del Cavallini. Nel 1912 il Cristofani assegna a Cimabue la vetrata delle Apparizioni e al Cavallini il gruppo di vetrate nella navata dedicate agli Apostoli, mentre il Kleinschmidt attribuisce le vetrate della navata alla scuola romana della fine del XIII secolo. A sua volta il Supino distingue la quadrifora da questa bifora e da quella contigua nVI dedicata ai SS. Bartolomeo e Matteo, per assegnare l’una a Cimabue, le altre agli epigoni della scuola del Cavallini.

L’indicazione del Thode è raccolta solo nel 1927 dal Toesca che, annotando affinità stilistiche tra la vetrata delle Apparizioni ed il Crocifisso del museo di Perugia (1272), recupera al catalogo del "Maestro di San Francesco" sia la quadrifora che le due bifore citate. Un‘attribuzione inizialmente non raccolta dai critici di quegli anni, poiché la Zocca nel 1936 ripropose ancora l’ascrizione delle vetrate alla scuola romana del XIII secolo.

Gli anni 50 vedono l’attività di ricerca di quel gruppo di specialisti di vetrate che, fondato il Corpus Vitrearum Medii Aevi, nel redigere i cataloghi delle vetrate medievali europee ne esplorarono aspetti stilistici ed iconografici, individuando sottili legami tra le varie maestranze. Tra questi studiosi la Frodl Kraft, nel suo studio sulla Vetrata delle Vergini della Leerchkirche di Graz, ha tra l’altro evidenziato una koiné di repertori ornamentali quali stole, composizioni a medaglioni, bordure, presenti anche nelle vetrate assisiati, sia nelle bifore absidali che nella quadrifora delle Apparizioni; e, riprendendo una tesi del Kiesinger, suppone una ininterrotta attività di maestranze austriache ad Assisi.

Spetta al Marchini l’aver ripreso l’indagine stilistica del Toesca: i brevi cenni che il Marchini nella sua generale rassegna storica della vetrata italiana (edita a breve distanza dal saggio della Frodl Kraft ) dedica alla quadrifora delle Apparizioni, nonostante una certa frettolosità, confermano l’attribuzione della vetrata al Maestro di San Francesco sia pur con un fuggevole cenno ad una componente renana: "Sarà facile constatare le corrispondenze con la pittura del cosiddetto Maestro di San Francesco… rialzata di quel tanto che poteva essere l’apporto dei lavoranti lasciati con le masserizie dai vetrai del Reno". Lo studioso avverte poi nella resa naturalistica di alcune bordure [sic; in realtà il motivo dei tralci di foglie compare solo nella lunetta c] l’accenno " a nuove avvisaglie gotiche". Quanto alla datazione, senza ulteriori precisazioni, il Marchini alla quadrifora con le Apparizioni pospone l’altra quadrifora con le Storie della Genesi e Sante, in cui sono avvertibili suggestioni gotiche:

" Una nuova maestranza è arrivata e stavolta dalla Francia con le più aggiornate novità…."

Il problema della datazione viene affrontato esplicitamente nel 1958 dal Castelnuovo che puntualizza come il motivo dei tralci di vite nella bordura della lancetta c non sia l’unico elemento naturalistico riscontrabile nella vetrata; sono ravvisabili altri accenni naturalistici quali la chioma degli alberi nel pannello l’Apparizione di Cristo alle Marie, e la decorazione a gigli di molte aureole. Elementi interpretabili però non come "accenni a nuove gotiche avvisaglie"; al contrario, come il segno di un aggiornamento sulle novità portate ad Assisi dalla maestranza francese chiamata ad eseguire l’altra quadrifora. Un aggiornamento faticoso e parziale poiché lo stile del "Maestro di San Francesco" resta arcaicizzante. E’ pertanto plausibile che la esecuzione della quadrifora nord vada protratta al 1280.

Nel più tardo volume uscito nella collana internazionale del Corpus (1973), dedicato alle vetrate dell’Umbria, (e, in particolare, al corpus assisiate), il Marchini accoglie le osservazioni della Frodl Kraft e riconduce l’artista a maestranze austriache. E purtuttavia, riprendendo ed approfondendo l’indagine del Toesca, assegna al "Maestro di San Francesco" non solo le tre vetrate già individuate, ma un gruppo più ampio costituito da quattro altre bifore nel lato sud ( sIV, sV, sVI, s.VII). Quanto alle differenze stilistiche, lo studioso procede alla distinzione, all’interno della stessa bottega, di due personalità diverse con un lieve "scarto di modi e più di qualità come spesso nel rapporto tra maestro e allievo". Il maestro, autore delle Apparizioni degli Angeli, raggiunge un armonica e fluente resa compositiva; mentre l’allievo cui si devono le Apparizioni di Cristo, mostra il faticoso impegno di una simmetria compositiva. Analogamente si differenziano le bordure: informata al nuovo gusto gotico quella della lancetta c; attardantesi in moduli arcaici l’altra. Parimenti il Marchini riscontra simili compresenze anche nelle bifore. In particolare lo studioso nota una differenza tra i medaglioni raffiguranti le storie dei santi, ove si avverte l’alta qualità del maestro, e le due figure nelle edicole il cui impianto frontale e rigido mostra i cedimenti stilistici dell’allievo.

L’attribuzione del Marchini è stata accettata da gran parte della critica per quanto concerne la quadrifora delle Apparizioni; mentre per le altre vetrate i pareri sono discordi: la Hueck assegna le vetrate dei SS. Simone e Giuda Taddeo e dei SS. Filippo e Giacomo minore (fin sIV, sV) al maestro romano che avrebbe dipinto gli Apostoli sotto la loggetta di destra del transetto destro nella basilica superiore. Per il Boskovits la vetrata con la Glorificazione di S. Francesco ( fin sVII) è opera di un maestro francese.

Ma più complesso ancora delle distinzioni stilistiche tra quadrifora e bifore è il problema dell’inserimento del "Maestro di San Francesco" in un contesto culturale e artistico, problema inscindibilmente connesso con quello della sua definizione cronologica. Luis Marques ha proposto di ricondurre il "Maestro di San Francesco" al clima culturale della corte di Clemente IV i cui rapporti con la cultura parigina erano vivaci; inserimento che composta una datazione precoce, verso il 1260-65.

Recentemente (1994) il Castelnuovo ha riproposto il problema, tuttora aperto, della datazione della vetrata delle Apparizioni riconducendola al contesto dell‘espressionismo gotico. Se, come è stato accertato, la quadrifora della Genesi, ha costituito il modello per le vetrate del Maestro di San Francesco, allora l’esecuzione della prima costituisce una data post quem per quelle; che a loro volta sono precedenti al 1272, anno di esecuzione del Crocifisso di Perugia, considerato opera matura del Maestro. Ma una simile datazione anticipata rende difficile il ritrovare prototipi transalpini; e diviene arduo il supporre che la maestranza transalpina fosse tanto precorritrice da realizzare in Assisi opere innovative ancora inusitate in Francia o in Renania. Elementi orientativi potrà offrire la lettura comparata dei primi esempi di espressionismo gotico, quali le vetrate di Saint Urbain a Troyes, di Saint Père a Chartres o di Saint Gengoult a Toul. Né va trascurata l’ipotesi che il linguaggio espressivo del gotico francese sia stato ad Esslingen avvertito precocemente e che l’attività di Lampertus abbia avuto luogo già verso il 1280; ciò renderebbe plausibile la provenienza della bottega assisiate dall’area germanica, ed una datazione precoce al 1275 della quadrifora delle Apparizioni.

La ricerca del Martin è primariamente rivolta a sottolineare quelle caratteristiche peculiari allo stile del "Maestro di San Francesco" e che rendono omogeneo il corpus di opere a lui assegnate. Il Martin osserva come la presenza ad Assisi della sua bottega a partire dal 1260 abbia senz’altro offerto a questa bottega l’occasione fortunata di ottenere la commissione per la vetrata delle Apparizioni e di provarsi per la prima volta nell’arte vetraria avvalendosi dell’esperienza guida della maestranza gotica ancora impegnata nella quadrifora della Genesi .

Le differenze riscontrabili tra le due lancette c , d della quadrifora , sono secondo il Martin imputabili più che alla diversa personalità di maestro ed aiuto, come proposto dal Marchini, a ragioni iconografiche e compositive: poiché per le Apparizioni degli Angeli al pittore era concessa libertà di scelta, mentre per gli episodi del Nuovo Testamento erano vincolanti sia il coordinamento alle precedenti storie nelle bifore absidali, sia l’attenersi a precisi canoni iconografici.

L’attenzione del Martin è rivolta dunque alla individuazione delle matrici per i medaglioni relativi al Nuovo Testamento. Anziché ricercare in prototipi d’oltralpe i modelli per tali episodi, il Martin procede ad un’analisi attenta, pannello per pannello, ad evidenziare componenti iconografiche e suggestioni stilistiche che ritrova in mosaici e sculture toscane, in primis pisane. Tra le altre osservazioni, a proposito della quadrifora delle Apparizioni per il medaglione della Cena in Emaus i prototipi sono dal Martin rintracciati nelle corrispondenti scene dipinte nei tabelloni di Crocifissi toscani (ad esempio il Crocifisso 434 agli Uffizi); il Viaggio dei pellegrini verso Emaus e L’apparizione di Cristo ai discepoli sulla via di Emaus trovano un preciso riscontro iconografico nel pulpito di Pistoia. Il Martin dedica poi particolare attenzione al rosone ove si ritrova la stessa contaminazione iconografica tra l’Ascensione e la Maiestas Domini visibile tra l’altro, nel pulpito del Magister Guglielmus nel duomo di Pisa, nel rilievo del portale centrale del duomo di Lucca, nel mosaico nella facciata del S. Frediano a Lucca. La serie di analogie iconografiche rilevate induce lo studioso a ritenere plausibile la formazione pisana del "Maestro di san Francesco" ed a porre la sua attività ad Assisi come maestro vetraio quasi concomitante con quella della Bottega Gotica, negli anni 1275- 80.

In particolare, analizzando questa vetrata, il Martin rileva nei medaglioni raffiguranti la vita di S. Francesco numerose suggestioni dai corrispondenti dipinti su tavola.

STATO DI FATTO: Come per quasi tutte le vetrate della basilica, il processo di caduta della grisaille è avanzato e continua a progredire; alcuni volti presentano lievi ritocchi e velature di rinforzo. Nel pannello b5 la figura di S. Ludovico, episodio di stile riconducibile a Simone Martini e proveniente dalla vetrata della cappella di S. Ludovico nella basilica inferiore, (la cui cornice, tra l’altro, è composta di frammenti disparati) è uno stop-gap: un rimpiazzo attuato in un intervento imprecisato, ma già registrato negli schizzi del Ramboux (vol.I pp.104, 107) , fonte primaria per la conoscenza dello stato di fatto delle vetrate assisiati prima degli interventi bertiniani. Le teste dei due santi nelle edicole appartengono ad un restauro posteriore ai disegni del Ramboux. Numerosi i piombi di sutura. Il sistema di ancoraggio è costituito da grosse barre di ferro orizzontali con linguette cui sono collegati i pannelli per mezzo di biette; all’interno numerose bacchette di ferro legate all’impiombatura reggono il tessuto vitreo.

BIBLIOGRAFIA: v Bibl. Maestro di S. Francesco

REF. FOTOGRAFICHE: Foto Padre Gerhard Ruf -Archivio Sacro Convento di Assisi

ESTENSORE: Caterina Pirina marzo 2001