UMBRIA - Assisi
SCHEDA : Assisi Basilica di S. Francesco chiesa superiore 7
TITOLO: Apparizioni di Angeli e Apparizioni di Cristo

UBICAZIONE: Assisi Basilica di S. Francesco, chiesa superiore fin. nIII

C6 Apparizione dell'Angelo a Sara C2 Tre giovani nella fornace D2 La cena di Emmaus L'ascensione di Cristo Quadrifora nIVDIMENSIONI: la quadrifora è composta da quattro lancette (a, b, c, d - cm 525 x 97), due quadrilobi (7ab, 7cd diam. cm.120) due piccoli tondi (9a, 9d - diam. cm. 60) , vari pannelli mistilinei, una rosa attorniata polilobata ( O 1-6 - diam. cm. 225)

PROVENIENZA: collocazione originaria

CRONOLOGIA: 1275 c.

AUTORE: Maestro di San Francesco (attribuzione)

COMMITTENZA:

SOGGETTO/I : Per completare coerentemente il programma iconografico generale già avviato nelle vetrate absidali, occorreva che il proseguimento nella quadrifora del transetto nord evitasse ripetizioni e sovrapposizioni tematiche; fatto questo che spiega anzitutto l’assenza in questa vetrata delle due scene Noli me tangere , Incredulità di S. Tommaso già raffigurate nella vetrata absidale nII; dipoi l’articolazione in trilogia dell’episodio la Cena in Emaus per giungere a completare la serie dei medaglioni.
a1), a2), a3), a4), a5), a6), b1), b2), b3), b4), b5), b6): i pannelli delle due lancette compongono due stole a grandi motivi stellati e fiori stilizzati; la bordura è a disegno geometrico. La raffigurazione puramente ornamentale delle due prime lancette a e b è stata giustificata dal Marchini come un repentino e difficile cambio di programma che vedeva eliminate le lancette dedicate al trionfo di S. Francesco; una damnatio memoriae delle interpretazioni gioachimite della figura del Santo. Il Cadei, approfondendo il suggerimento del Marchini, ha avanzato l’ipotesi che i medaglioni della bifora SS. Francesco e S. Antonio originariamente fossero destinati alle lancette a, b della quadrifora, e che, a causa del radicale mutamento di programma, siano stati, durante l’esecuzione stessa della quadrifora, reimpiegati in una nuova vetrata . Ipotesi che non ha trovato vasto consenso.

Nelle altre due lancette, contrariamente all’usuale scansione, la serie narrativa procede dall’alto al basso: nella lancetta c si snodano le Apparizioni di Angeli quali antitipi veterotestamentari mentre nella lancetta d sono raffigurate le Apparizioni di Cristo: c6) L’annuncio dell’Angelo a Sara; d6) L’apparizione di Cristo alle Marie; c5) L’annuncio dell’Angelo a Zaccaria; d5) L’apparizione di Cristo a S. Pietro; c4) L’apparizione dell’Angelo a Gedeone; d4) L’apparizione di Cristo ai discepoli sulla via di Emmaus; c3) Il congedo di Tobiolo dal padre; d3) Il viaggio dei pellegrini verso Emmaus; c2) I tre giovani nella fornace; d2) La cena in Emmaus; c1) Daniele nella fossa dei leoni; d1) L’apparizione di Cristo agli Apostoli a Gerusalemme; 7ab, 7cd motivi decorativi a stella; 8ab Il profeta Davide (reca l’iscrizione "Ascendi[t] Deus in jubilat[ione] et Domin[us]"; 8cd Il profeta Isaia (reca l’iscrizione:" quis est qui venit de Edom tin[tis vestibus]; O) rosone composto da un esagono centrale raffigurante l’Ascensione di Cristo entro una mandorla sorretta da due angeli; in basso le teste della Vergine, di un apostolo e di due angeli iconograficamente appartenenti al gruppo degli apostoli sottostanti: l’esagono è infatti attorniato da sei lunette( o1), o2),o3), o4), o5), o6)); le quattro superiori (o3), o4), o5), o6)) rappresentano Angeli, mentre quelle inferiori (o1,o2) raffigurano gli Apostoli che stretti attorno alla Vergine, lo sguardo rivolto in alto, assistono all’Ascensione. I medaglioni circolari della lancetta c sono annodati da una fascia verde a palmette ripresa dagli intarsi cosmateschi e disposti sopra una stola a rombi rossi e blu; la bordura presenta il motivo naturalistico di tralci di vite. I medaglioni della lancetta d si stagliano su di un fondo omogeneo azzurro. La bordura è costituita da archetti intrecciati con foglioline stilizzate.

NOTE CRITICHE: L’avvio ad una maggior comprensione di questa quadrifora [che d’ora in poi sarà citata come la vetrata delle Apparizioni], e, più in generale, delle vetrate oggi assegnate al Maestro di San Francesco, è dovuto al Thode. Al quale si deve l’aver raccolto attorno alla pala di S. Maria degli Angeli raffigurante S. Francesco un corpus di opere da lui assegnate ad un artista che chiama convenzionalmente "Maestro di San Francesco"; e l‘aver per primo ravvisato, nell’ambito di questi riconoscimenti, pur non discostandosi dalla loro attribuzione a Cimabue, chiare analogie, sia pur solo iconografiche, tra la vetrata dei SS. Francesco ed Antonio (Fin.nVII) e gli affreschi dei cicli di S. Francesco e della Passione nella Basilica inferiore. .

Un‘osservazione rimasta a lungo inosservata: in primis dal Giusto che, interpretando erroneamente i documenti d’archivio relativi all’intervento condotto nel 1477 da frate Francesco Terranova alla bifora absidale centrale, li riferisce alla vetrata delle Apparizioni che assegna a frate Francesco. Al di là di questa sviante attribuzione, i nomi ricorrenti, e quasi ovvii, negli studi del primo trentennio sono quelli prestigiosi di Cimabue e del Cavallini. Nel 1912 il Cristofani assegna a Cimabue la vetrata delle Apparizioni e al Cavallini il gruppo di vetrate nella navata dedicate agli Apostoli, mentre il Kleinschmidt attribuisce le vetrate della navata alla scuola romana della fine del XIII secolo. A sua volta il Supino distingue la quadrifora dalle bifore della navata nVI, nVII , per assegnare l’una a Cimabue, le altre agli epigoni della scuola del Cavallini.

L’indicazione del Thode è raccolta solo nel 1927 dal Toesca che, annotando affinità stilistiche tra la vetrata delle Apparizioni ed il Crocifisso del museo di Perugia (1272), recupera al catalogo del "Maestro di San Francesco" sia la quadrifora che le due bifore dedicate ai SS. Francesco e Antonio e ai SS Bartolomeo (Fin. nVII - Fin. nVI). Un ‘attribuzione inizialmente non raccolta dai critici di quegli anni, poiché la Zocca nel 1936 ripropose ancora l’ascrizione delle vetrate alla scuola romana del XIII secolo.

Gli anni 50 vedono l’attività di ricerca di quel gruppo di specialisti di vetrate che, fondato il Corpus Vitrearum Medii Aevi, nel redigere i cataloghi delle vetrate medievali europee ne esplorarono aspetti stilistici ed iconografici, individuando sottili legami tra le varie maestranze. Tra questi studiosi la Frodl Kraft, nel suo studio sulla Vetrata delle Vergini della Leerchkirche di Graz, ha tra l’altro evidenziato una koiné di repertori ornamentali quali stole, composizioni a medaglioni, bordure, presenti anche nelle vetrate assisiati, sia nelle bifore absidali che nella quadrifora delle Apparizioni; e, riprendendo una tesi del Kiesinger, suppone una ininterrotta attività di maestranze austriache ad Assisi.

Spetta al Marchini l’aver ripreso l’indagine stilistica del Toesca: i brevi cenni che il Marchini nella sua generale rassegna storica della vetrata italiana (edita a breve distanza dal saggio della Frodl Kraft ) dedica a questa quadrifora, nonostante una certa frettolosità, confermano l’attribuzione della vetrata al Maestro di San Francesco sia pur con un fuggevole cenno ad una componente renana: "Sarà facile constatare le corrispondenze con la pittura del cosiddetto Maestro di San Francesco… rialzata di quel tanto che poteva essere l’apporto dei lavoranti lasciati con le masserizie dai vetrai del Reno". Lo studioso avverte poi nella resa naturalistica di alcune bordure [sic; in realtà il motivo dei tralci di foglie compare solo nella lunetta c] l’accenno " a nuove avvisaglie gotiche". Quanto alla datazione, senza ulteriori precisazioni, il Marchini alla quadrifora con le Apparizioni pospone l’altra quadrifora sIV con le Storie della Genesi e Sante della finestra sud, in cui sono avvertibili suggestioni gotiche: " Una nuova maestranza è arrivata e stavolta dalla Francia con le più aggiornate novità…."

Il problema della datazione viene affrontato esplicitamente nel 1958 dal Castelnuovo che puntualizza come il motivo dei tralci di vite nella bordura della lancetta c non sia l’unico elemento naturalistico riscontrabile nella vetrata; sono ravvisabili altri accenni naturalistici quali la chioma degli alberi nel pannello l’Apparizione di Cristo alle Marie; e la decorazione a gigli di molte aureole. Elementi interpretabili però non come "accenni a nuove gotiche avvisaglie"; al contrario, come il segno di un aggiornamento sulle novità portate ad Assisi dalla maestranza francese chiamata ad eseguire l’altra quadrifora. Un aggiornamento faticoso e parziale poiché lo stile del "Maestro di San Francesco" resta arcaicizzante. E’ pertanto plausibile che la sua esecuzione vada protratta al 1280.

Nel più tardo volume uscito nella collana internazionale del Corpus (1973), dedicato alle vetrate dell’Umbria, (e, in particolare, al corpus assisiate), il Marchini accoglie le osservazioni della Frodl Kraft e riconduce l’artista a maestranze austriache. E purtuttavia, riprendendo ed approfondendo l’indagine del Toesca, assegna al "Maestro di San Francesco" non solo le tre vetrate già individuate, ma un gruppo più ampio costituito da quattro altre bifore nel lato sud ( sIV, sV, sVI, s.VII). Quanto alle differenze stilistiche, lo studioso procede alla distinzione, all’interno della stessa bottega, di due personalità diverse con un lieve "scarto di modi e più di qualità come spesso nel rapporto tra maestro e allievo". Il maestro, autore delle Apparizioni degli Angeli, raggiunge un armonica e fluente resa compositiva; mentre l’allievo cui si devono le Apparizioni di Cristo, mostra il faticoso impegno di una simmetria compositiva. Analogamente si differenziano le bordure: informata al nuovo gusto gotico quella della lancetta c; attardantesi in moduli arcaici l’altra. Parimenti il Marchini riscontra simili compresenze anche nelle bifore.

L’attribuzione del Marchini è stata accettata da gran parte della critica per quanto concerne la quadrifora delle Apparizioni; mentre per le altre vetrate i pareri sono discordi: la Hueck assegna le vetrate dei SS.Simone e Giuda Taddeo e dei SS. Filippo e Giacomo minore al maestro romano che avrebbe dipinto gli Apostoli sotto la loggetta di destra del transetto destro nella basilica superiore. Per il Boskovits la vetrata con la Glorificazione di S. Francesco è opera di un maestro francese.

Ma più complesso ancora delle distinzioni stilistiche tra quadrifora e bifore è il problema dell’inserimento del "Maestro di San Francesco" in un contesto culturale e artistico, problema inscindibilmente connesso con quello della sua definizione cronologica. Luis Marques ha proposto di ricondurre il "Maestro di San Francesco" al clima culturale della corte di Clemente IV i cui rapporti con la cultura parigina erano vivaci; inserimento che composta una datazione precoce, verso il 1260-65. A sua volta la Frugoni conferma questa datazione adducendo la presenza nella vetrata SS. Francesco ed Antonio dell’episodio La predica di Francesco ad Ezzelino da Romano morto nel 1259; una scelta iconografica che, a suo giudizio, converrebbe ad una data di poco posteriore al 1260.

Recentemente (1994) il Castelnuovo ha riproposto il problema, tuttora aperto, della datazione della vetrata delle Apparizioni riconducendola al contesto dell‘espressionismo gotico. Se, come è stato accertato, la quadrifora della Genesi, ha costituito il modello per le vetrate del Maestro di San Francesco, allora l’esecuzione della prima costituisce una data post quem per quelle; che a loro volta sono precedenti al 1272, anno di esecuzione del Crocifisso di Perugia, considerato opera matura del Maestro. Ma una simile datazione anticipata rende difficile il ritrovare prototipi transalpini; e diviene arduo il supporre che la maestranza transalpina fosse tanto all’avanguardia da realizzare in Assisi opere innovative ancora inusitate in Francia o in Renania. Elementi orientativi potrà offrire la lettura comparata dei primi esempi di espressionismo gotico, quali le vetrate di Saint Urbain a Troyes, di Saint Père a Chartres o di Saint Gengoult a Toul. Né va trascurata l’ipotesi che il linguaggio espressivo del gotico francese sia stato ad Esslingen avvertito precocemente e che l’attività di Lampertus abbia avuto luogo già verso il 1280; ciò renderebbe plausibile la provenienza della bottega assisiate dall’area germanica, ed una datazione precoce al 1275 della quadrifora delle Apparizioni.

La ricerca del Martin è primariamente rivolta a sottolineare quelle caratteristiche peculiari allo stile del "Maestro di San Francesco" e che rendono omogeneo il corpus di opere a lui assegnate. Il Martin osserva come la presenza ad Assisi della sua bottega a partire dal 1260 abbia senz’altro offerto a questa bottega digiuna di arte vetraria l’occasione fortunata di ottenere la commissione per la vetrata delle Apparizioni e di provarsi per la prima volta nell’arte vetraria avvalendosi dell’esperienza guida della maestranza gotica ancora impegnata nella quadrifora sud della Genesi .

Le differenze riscontrabili tra le due lancette c , d, sono secondo il Martin imputabili più che alla diversa personalità di maestro ed aiuto, come proposto dal Marchini, a ragioni iconografiche e compositive: poiché per le Apparizioni degli Angeli al pittore era concessa libertà di scelta, mentre per gli episodi del Nuovo Testamento erano vincolanti sia il coordinamento con le precedenti storie nelle bifore absidali, sia l’attenersi a precisi canoni iconografici.

L’attenzione del Martin è rivolta dunque alla individuazione delle matrici per i medaglioni relativi al Nuovo Testamento. Anziché ricercare in prototipi d’oltralpe i modelli per tali episodi, il Martin procede ad un’analisi attenta, pannello per pannello, ad evidenziare componenti iconografiche e suggestioni stilistiche che ritrova in mosaici e sculture toscane, in primis pisane. Tra le altre osservazioni, a proposito della quadrifora delle Apparizioni per il medaglione della Cena in Emaus i prototipi sono dal Martin rintracciati nelle corrispondenti scene dipinte nei tabelloni di Crocifissi toscani (ad esempio il Crocifisso 434 agli Uffizi); il Viaggio dei pellegrini verso Emaus e L’apparizione di Cristo ai discepoli sulla via di Emaus trovano un preciso riscontro iconografico nel pulpito di Pistoia. Il Martin dedica poi particolare attenzione al rosone ove si ritrova la stessa contaminazione iconografica tra l’Ascensione e la Maiestas Domini visibile tra l’altro, nel pulpito del Magister Guglielmus nel duomo di Pisa, nel rilievo del portale centrale del duomo di Lucca, nel mosaico nella facciata del S. Frediano a Lucca. La serie di analogie iconografiche rilevate induce lo studioso a ritenere plausibile la formazione pisana del "Maestro di san Francesco" ed a porre la sua attività ad Assisi come maestro vetraio quasi concomitante con quella della Bottega Gotica, negli anni 1275- 80.

STATO DI FATTO: Lo stato di fatto della vetrata verso il 1836 risulta dagli schizzi del Ramboux ( Vol. I, pp. 109,110) Come per quasi tutte le vetrate assisiati, in molti pannelli si nota un assottigliamento della grisaglia. Nel lobo o2 dell’Ascensione si nota una figuretta barbuta reimpiegata come stop-gap in un restauro imprecisato. Alcuni volti presentano lievi velature di ritocco. Le tessere del quadrilobo destro (7cd) sono moderne.

Il sistema di ancoraggio è costituito da grosse barre di ferro orizzontali con linguette cui sono collegati i pannelli per mezzo di biette; all’interno numerose bacchette di ferro legate all’impiombatura reggono il tessuto vitreo.

BIBLIOGRAFIA: v Bibl. Maestro di S. Francesco

REF. FOTOGRAFICHE: Foto Padre Gerhard Ruf -Archivio Sacro Convento di Assisi

ESTENSORE: Caterina Pirina marzo 2001