UMBRIA - Assisi
SCHEDA : Assisi Basilica di S. Francesco chiesa superiore 1
TITOLO: Vetrata tipologica

UBICAZIONE: Assisi Basilica di S. Francesco, chiesa superiore, Fin. sII ( tradizionalmente indicata come fin. VIII)

DIMENSIONI: bifora composta da due lancette (a, b - cm. 750 x 98) e da un rosone quadrilobo ( 10 ab- diametro cm. 120).

PROVENIENZA: Collocazione originaria

CRONOLOGIA: 1253 – 60

AUTORE: maestranze germaniche

COMMITTENZA:

ingrandimento

SOGGETTO/I: Due lancette a medaglioni illustranti concordanze tra Antico Testamento (lancetta a) e Nuovo Testamento (lancetta b): a1) Isaia profetizza l’albero di Jesse; b1) L’incontro di Gioacchino ed Anna sulla Porta aurea (Moretti Caselli); a2) Gedeone e il vello; b2) L’Annunciazione (Moretti Caselli); a3) Mosè accanto al roveto ardente; b3) La Natività (Moretti Caselli); a4) Il bastone di Aronne; b4) Il miracolo del bastone di Giuseppe (Moretti Caselli); a5) L’offerta del piccolo Samuele; b5) La presentazione di Gesù al Tempio (Moretti Caselli); a6) Salomone e la regina di Saba; b6) L’adorazione dei Magi (Moretti Caselli); a7) Saul fa uccidere dei sacerdoti(?) [soggetto non facilmente identificabile: forse L’esecuzione di Uria]; b7) La strage degli Innocenti (Moretti Caselli); a8) Fuga di Mosè dal Faraone (?) [soggetto non facilmente identificabile: forse la Fuga di Uria dal re Joakim]; b8) La fuga in Egitto (Moretti Caselli); a9) Crollo dell’idolo Dagon ad opera dell’Arca sacra; b9) Gli idoli crollano all’arrivo della sacra Famiglia in Egitto.

L’assetto tipologico della comparazione neo e veterotestamentaria alla metà del secolo XIII era ampiamente impiegato in vetrate d’oltralpe; per cui l’ipotesi formulata dal Wentzel dell’esecuzione germanica delle vetrate assisiati consequenzialmente comprendeva anche le scelte iconografiche. Il Cadei dando ampio spazio alle motivazioni "politiche" dell’Ordine francescano, riconduce la scelta delle vetrate tipologiche entro un vasto programma iconografico inclusivo anche delle vetrate dei transetti; programma dettato da teologi francescani che intendevano estendere il metodo delle corrispondenze teologiche alle vicende francescane. Secondo il Cadei il Nuovo Testamento quale realizzazione delle promesse contenute nel Vecchio trova la sua continuità ed il suo adempimento nel flusso storico con l’avvento di S. Francesco. Egli rilega le scelte iconografiche delle vetrate della Basilica Superiore alla concezione teologica di Gioacchino da Fiore delle tre epoche: quella della legge, quella della grazia, e quella dello spirito instaurata dall’ordine francescano.

NOTE CRITICHE: I pochi frammenti di vetrate ritrovati negli scavi della Chiesa Nuova di S. Vincenzo al Volturno, in quelli dell’Abbazia di Fruttuaria e della Torre civica di Pavia, hanno evidenziato la presenza di vetrate dipinte a grisaille in Italia già nei secoli XI – XII; e le recenti ricerche in merito, tuttora in fieri, fanno risalire a quei secoli l’avvio della vetrata figurata. Ciò nondimeno i reperti archeologici sono troppo esigui per l’avventura di ricostruzione di temi e modi figurali.; per cui è giocoforza accettare il consolidato presupposto critico che il nucleo più antico di vetrate superstiti, quelle della basilica assisiate, costituisca il punto d’avvio della storia della vetrata italiana. Un presupposto che ha spinto gli studiosi a ravvisare la definizione stilistica di quelle vetrate attraverso la filiazione da prototipi d’oltralpe coevi o poco precedenti; prototipi ben conservati e leggibili; ed oggetto da parte di specialisti stranieri di ricerche più avanzate di quelle condotte da studiosi italiani.

Le note di questa scheda si attengono all’atteggiamento critico sinora emerso; lasciando però sospeso, in attesa di nuovi sviluppi di una storia della vetrata italiana ancor tutta da delineare, il problema di una tradizione stilistica ininterrotta tra le vetrate longobarde e quelle assisiati. Andrebbero, ad esempio, recuperate alla disanima le vetrate già nella cappella Alcantara, ora nei depositi; la critica, pur definendole le più antiche, ha dedicato poche frettolose pagine ad esse, accantonate non solo materialmente, ma anche criticamente; invece una ricerca che ancor si attende potrebbe essere illuminante circa le vetrate di tipo cistercense in Italia. (V. Assisi Basilica di S. Francesco, museo 1, 2).

Le prime segnalazioni di una componente nordica risalgono allo Oidtmann e al Venturi ; il Fisher con maggior precisione puntualizza un componente renana.²

La paternità nordica delle tre vetrate absidali è poi, in tempi seriori, ribadita in iscritti di specialisti tedeschi il cui riconoscimento stilistico è suffragato da una approfondita conoscenza delle vetrate germaniche. Il primo importante contributo è stato dato dal Wentzel che ha ricondotto le vetrate assisiati a quelle maestranze attive a Erfurt ove lo studioso ipotizza esse siano state eseguite per poi essere inviate ad Assisi. La contiguità stilistica ravvisata dal Wentzel trova giustificazioni negli stretti rapporti tra la casa madre assisiate e la Barfüsserkirche di Erfurt, avamposto della corrente francescana in Turingia: il suo primo guardiano, fu Giordano Giano uno dei discepoli più vicini a S. Francesco, designato poi a Erfurt quale "Custode della Turingia". Il continuo contatto di Giano con Tommaso da Celano, il biografo di S. Francesco, e la presenza in Turingia di molti confratelli francescani provenienti dalla casa assisiate spiegano come nelle vetrate romaniche del coro della Barfüsserkirche compaia, già nel 1235, a pochi anni dalla morte del Santo, la precoce raffigurazione di fatti della vita di S. Francesco, e in particolare l’episodio Le stimmate sul monte Alvernio. Ne è consequenziale conclusione una datazione precoce anche per le vetrate di Assisi, assegnate dal Wentzel ad anni precedenti la consacrazione della Basilica superiore di Assisi (1252).

All’interno del ciclo unitario il Wentzel riconosce tre orientamenti stilistici differenti. Uno classicheggiante ed uno concitato nelle due lancette della finestra sII (VIII); ed un terzo bizantineggiante per le altre due finestre.

L’origine oltremontana delle vetrate assisiati è stata ripresa dalla Frodl Kraft che nel suo studio sulla vetrata di S. Margherita nella chiesa abbaziale di Ardagger le ha inserite in una koiné culturale più ampia, peculiare alla vasta area meridionale del mondo di lingua germanica, ove interagiscono suggestioni disparate, dalla statuaria francese, alla miniatura irlandese, ad arcaiche reminiscenze di estrazione ravennate.

A sua volta il Beyer ritiene le vetrate eseguite sul posto da maestri in parte italianizzanti.

Le diverse componenti proposte da ciascuno degli studiosi vengon complessivamente accettate dal Marchini che ne giustifica la compresenza come segno del rapporto collaborativo tra vari maestri vetrai, uno per ogni lancetta. E tuttavia egli non rinuncia alla lettura delle vetrate come un complesso unitario, giustificandone le disparità come frutto di quella estesa civiltà artistica diffusa tra la Selva turingia, e la Westfalia denominata dallo Swarzensky manierismo romanico sopravvivente.

Pertanto il Marchini non prende posizione circa l’evoluzione stilistica all’interno delle tre vetrate proposta dal Beyer: e con atteggiamento possibilistico, da un lato non esclude lo sviluppo stilistico da un’iniziale fase arcaica rappresentata dalla vetrata sII alla più tarda vetrata nII, i cui modi si rivelano prossimi a quelli di vetrate più tarde (ad esempio quelle di S. Domenico di Strasburgo e di S. Dionisio a Esslingen; dall’altro ipotizza il lavoro contemporaneo di maestranze differenti all’interno di una consistente équipe attiva all’impegnativa invetriatura.

Circa la datazione il Marchini inizialmente (1956) aveva propeso per una datazione precoce; successivamente (1973), alla luce degli studi sulle vicende edilizie della basilica, posticipò l’esecuzione agli anni intercorsi tra il privilegio dell’11 luglio 1253 (con cui il papa Innocenzo IV autorizzava fra’ Filippo Campello a raccogliere offerte per completare la basilica e decorarla convenientemente) e il 1260 (anno in cui furono promulgati gli Editti di Narbona che vietavano nelle chiese francescane l’uso di vetrate colorate ed istoriate salvo che per principali vitrea post altare maius).

A sciogliere questo accomunare indifferenziato attendono i recenti studi del Martin. Lo studioso perviene alla definizione delle componenti culturali di ogni singola vetrata rilevando per ogni lancetta puntuali raffronti con vetrate e miniature: i medaglioni assisiati Gedeone e il vello e La fuga di Mosè e le due miniature dell’Annunciazione e della Natività (Stoccolma Museo Nazionale), condividono molti elementi stilistici, quali l’andamento mosso e zigzagante delle pieghe che avvolgono e definiscono i volumi dei corpi, gli svolazzanti lembi delle vesti, la calotta pesante di riccioli che grava le teste di Mosè e di S. Giuseppe. La esecuzione del breviario cui appartenevano le due miniature vien ricondotta al secondo quarto del secolo XIII e all’ambito culturale renano, anche per le somiglianze stilistiche con l’Evangelario di Aschaffenburg, capolavoro della arte amanuense della Renania centrale, probabilmente eseguito oltre la metà del secolo a Magonza per l’arcivescovo di Magonza Gerhard I. Dunque è possibile accorpare in un gruppo vari medaglioni di questa vetrata (Gedeone e il vello e Fuga di Mosè dal Faraone, L’albero di Jesse, Mosè accanto al roveto ardente, Salomone e la regina di Saba, L’esecuzione di un uomo barbuto, L’arca nel tempio di Dagon), riconducendoli all’area culturale della zona di Magonza-Colonia. Nei medaglioni delle tre vetrate absidali (ad esempio nel medaglione Gesù si avvia al calvario portando la Croce - fin n II) è riconoscibile anche un secondo esito stilistico caratterizzato da una diversa resa pittorica delle capigliature, e dei tratti fisionomici.

Per Martin elemento nodale che rilega le vetrate assisiati al mondo germanico è il presupposto che nella zona di Magonza-Colonia fosse attiva una bottega fiorente, in grado di produrre maquettes o schizzi tanto per miniature quanto per vetrate. Ipotesi suffragata da numerosi riscontri stilistici tra le miniature dell’Evangelario di Aschaffenburg e la vetrata della cappella di S. Stefano nel duomo di Colonia; riscontro esemplificativo, la miniatura raffigurante la Ascensione di Cristo presenta analogie con il corrispettivo medaglione della vetrata. Il Martin riconosce nel medaglione assisiate Mosè accanto al roveto ardente la matrice del corrispondente medaglione della Stefanuskapelle; fatto che induce a supporre una derivazione della vetrata da un preesistente modello impiegato ad Assisi. E i legami sono rintracciabili anche sul piano iconografico come dimostra la ripresa nell’Evangelario di Aschaffenburg e nella vetrata assisiate dell’episodio tratto dal Vangelo apocrifo dello Pseudomatteo Gli idoli crollano all’arrivo della sacra famiglia in Egitto raramente raffigurato.

Le maquettes fanno parte del corredo di una bottega utilizzabile per lungo tempo e in luoghi diversi. La circolazione di maquettes offre dunque la spiegazione ai rimandi difficilcilmente giustificabili.

Affidandosi a questi rilievi stilistici il Martin assegna tutte le vetrate dell’abside assisiate a due botteghe: una filiale veneziana con sede a Salisburgo; ed una bottega proveniente dalla zona di Colonia - Magonza: e, suppone che maestranze di queste due botteghe, trasferitesi in Assisi, dopo il 1235 abbiano lavorato in situ a seguito della bolla di Innocenzo IV Decet et expedit.

La recente mostra Himmelslicht ha riproposto la definizione delle vetrate assisiati all’interno di una vasta e capillare rassegna dell’arte vetraria a Colonia; in quella occasione lo Hess, ripercorrendo tappe critiche già raggiunte, ribadisce le strette connessioni storico-politiche tra le vetrate di Assisi e quelle della Barfusserkirche di Erfurt. Ben consapevole che la tradizione lacunosa e la mancanza di date sicure non permettono ancora di precisare più puntualmente i nessi che rilegano Assisi, Erfurt, Mainz, ed il gruppo di opere gravitatnti attorno all’Evangelario di Aschaffenburg. La tesi che le vetrate absidali siano opera eseguita a Magonza trova sempre maggior consensi. Quanto alla distinzione proposta dal Martin di due botteghe attive contemporaneamente ad Assisi, essa non risulta convincente: le differenze stilistiche annotate dal Martin inestricabilmente conteste all’interno dei medaglioni e presentano un’identica matrice arcaica riconducibile alla vasta area artistica di Magonza. Non è pertanto possibile supporre la presenza di due botteghe distinte anche se accomunate da un lavoro collaborativo.

STATO DI FATTO: Lungo il corso dei secoli questa vetrata assieme alle altre vetrate della basilica superiore ha subito gravi danni per molte sollecitazioni meccaniche dovute agli agenti atmosferici. Nel 1836 Giovanni Battista Mariani ed il Ramboux stesero una relazione sulle gravi condizioni del loro degrado rilevando la caduta di molte tessere "per l’urto continuo delli venti". Data la posizione eminente della Basilica arroccata sullo sperone della altura, le vetrate sono infatti esposte alle intemperie. I danni più vistosi vanno presumibilmente fatti risalire ad eventi eccezionali: un fulmine che si abbattè nel 1787 e vari terremoti che si succedettero nel 1789, nel 1822, e nel 1832. Altro non trascurabile fattore di danni meccanici le numerose incaute manomissioni e gli spostamenti subiti nel corso dei secoli.

E’ presumibile che la vetrata sII sia stata rimossa dall’abside nel 1477, quando Francesco da Terranova eseguì per la finestra absidale centrale (fin. I) una nuova vetrata donata dal papa Sisto IV della Rovere, di cui oggi resta solo uno schizzo del Ramboux (Fr.I,S.111u) e, in situ, il solo stemma. L’inserzione nel complesso absidale della nuova vetrata determinò una serie di spostamenti a catena delle tre vetrate originali: : i due medaglioni di questa vetrata s II, L’offerta del piccolo Samuele e La caduta degli idoli all’arrivo della sacra Famiglia, (pann. a5, b9), vennero trasferiti nella lancetta a della fin sIV ; a sua volta la vetrata centrale raffigurante Storie della vita pubblica di Gesù venne spostata nella finestra contigua a destra divenuta vuota, (fin. nII) per lo slittamento nella luce di sinistra delle lancette della vetrata Storie della Passione che erano situate originariamente nella finestra a destra .

Le condizioni precarie in cui si trovavano le vetrate agli inizi dell’800 indussero i frati a richiedere l’intervento di Giovanni Bertini che nel 1839 stese una dettagliata relazione:"- Vetriata di mezzo nel coro superiormente alla sede papale da rifarsi tutta di nuovo cioè i due terzi superiori ed il terzo inferiore a vetri a mosaico perché coperto dall’anteposto quadro – Vetriata a mano manca del detto da rifarsi due quadrati mancanti ed altri pezzi sparsi – Altra simile a destra da farsi tutti pezzi mancanti"

Non si conosce l’ubicazione della vetrata sII sino al restauro bertiniano. Il disinvolto intervento di completamento eseguito da Giovanni Bertini (1839 - 1843) scompose ulteriormente l’assetto originario delle vetrate absidali. Come attesta una vecchia foto, alla finestra sIV fu apposta una vetrata raffazzonata con pannelli eterogenei: nella lancetta di sinistra (a) furon sistemati i superstiti pannelli veterotestamentari della fin sII; nella lancetta di destra (b) furon allogati due pannelli quattrocenteschi Vergine con il Bambino e S. Onofrio ora conservati nel museo (v Assisi Basilica di S. Francesco museo 3, 5) ed un Redentore in trono eseguito dal Bertini.

Nel 1928 , Rosa e Cecilia Caselli dello studio Moretti Caselli, eredi del "restauro storico" di Francesco Moretti, completarono il medaglione La caduta degli idoli alla arrivo della sacra Famiglia, l’unico superstite della lancetta b con otto nuovi medaglioni eseguiti con grande attenzione ai parallelismi agiografici ed alla ripresa stilistica. Tale restauro costituì l’avvio ad un riordinamento sistematico che venne condotto nell’ultimo dopoguerra (1948- 51) con il rimontaggio delle lancette messe al sicuro da danni bellici. Purtroppo altri danni furono perpetrati a questo raro corpus di vetrate: durante il rimontaggio dei pannelli, il cartonaggio protettivo fissato con una colla assai resistente è stato eliminato a strappo, senza ammorbidire il collante con la conseguente asportazione di molti tratti di grisaille.

Esteso il fenomeno di distacco della grisaille: già nel nel 1973 il Marchini aveva segnalato per le vetrate della Basilica superiore: "lo stato di conservazione delle parti originali è generalmente scadente, essendo la pittura a grisaglia, data a pennello, in moltissime parti deteriorata e caduta". Degrado confermato ancora nel 1995 da A. Corallini che durante il seminario "Una banca delle vetrate italiane") aveva sottolineato come il processo di distacco della grisaille non ben ancorata al supporto vitreo ed incorporata in patine di sudiciume è ormai in istato avanzato.

L’onda di urto del recente terremoto ( sett. 1997) che ha fatto crollare la prima campata non ha raggiunto le vetrate absidali.

BIBLIOGRAFIA: v. Bibl. Assisi vetrate absidali

REF. FOTOGRAFICHE: Foto Padre Gerhard Ruf -Archivio Sacro Convento di Assisi

ESTENSORE: Caterina Pirina marzo 2001