TOSCANA - Siena
SCHEDA :  Cattedrale 1
TITOLO: Storie della Vergine tra Santi e Profeti

UBICAZIONE: Siena duomo rosone absidale W

DIMENSIONI: Ø cm . 650. Il rosone è composto da nove pannelli: uno centrale quadrato e otto laterali: quattro con un lato stondato, ed altri quattro angolari, v. schema del rosone.

PROVENIENZA: collocazione originale

CRONOLOGIA: 1288 (documentata)

AUTORE: Duccio di Boninsegna – cartoni (attribuzione); Dono vetraio (?) - esecuzione; forse alcuni interventi diretti di Duccio.

COMMITTENZA: Camarlingo e Provveditori del Comune di Siena – Fra’ Magio Operaio dell’Opera Metropolitana.

SOGGETTO/I : Storie della Vergine. Al centro: Vergine Assunta (pann. 9); negli altri pannelli: Incoronazione della Vergine (pann. 2), Dormitio Virginis [Seppellimento della Vergine] (pann.6); e rispettivamente da sinistra a destra i 4 Santi protettori di Siena: i SS. Bartolomeo e Ansano (pann. 8); i SS. Crescenzio e Savino (pann. 4); nei pannelli angolari, dall’alto al basso: gli Evangelisti S. Giovanni (pann.1), S. Matteo (pann. 3), S. Luca (pann.5), S. Marco (pann.7).

NOTE CRITICHE: Nel 1854 il Milanesi pubblicò la seguente nota di pagamento rinvenuta tra le carte dell’Archivio dell’Opera Metropolitana senese: " 1369. A maestro Jachomo di Chastello cinquanta e due fior: d’oro e trenta e quatro soldi per una finestra dietro l’altare magiore...." Sulla scorta di tale pagamento si formò il convincimento critico che il grande occhio circolare nell’abside fosse opera eseguita da Jacopo da Castello nell’anno 1369. Proposta attributiva avanzata da A. Lisini e condivisa dal can. Lusini nel suo volume del 1911. Ma nello stesso anno 1911 G. de Nicola acutamente ebbe a confutare l’attribuzione a Jacopo di Castello riscontrando anzitutto che le misure della vetrata citata nella notazione di pagamento non trovavano corrispondenza con quelle dell’occhio in situ; eppoi che, procrastinando la sua esecuzione alla seconda metà del ‘300, oltre un secolo dopo l’attività di Duccio, l’evidente filiazione duccesca della vetrata sarebbe apparsa poco persuasiva. Elementi fondanti perché il de Nicola avanzasse l’attribuzione dei cartoni della vetrata ad un ignoto scolaro di Duccio. Proposta che non venne condivisa dalla critica, in particolare dal Lusini . La vexata quaestio ebbe un apporto documentario con la pubblicazione da parte del Bacci di due delibere del 1287 e del 1288; nella prima si precisa la seguente suddivisione a carico del Comune e della Cattedrale delle spese per la vetrata: "....fenestra rotunda magna quae est post altare beate Marie Virginis debeat vitrari ad requisitionem Operarii Operis eiusdem Beate Marie Virginis, hoc modo scilicet: quod vitrum dicte fenestre debeta haberi et emi expensis Comuni Senarum et totum aliud expensis Operarii predicti........"; la seconda delibera contiene un’ingiunzione al Camarlingo ed ai quattro Provveditori del Comune di adempiere l’obbligo assunto e di rimborsare le somme anticipate dall’Operaio per l’acquisto del vetro necessario";...et si non solverent condempnentur et puniantur ipsi iiii Provisores Comuni Senarum Comuni senensi.....". Pur pubblicando tali note documentarie, il Bacci, tuttavia, non pervenne ad assegnare a Duccio il grande occhio, ritenendo irrimediabilmente perduta la vetrata duecentesca.

A render più difficoltoso l’iter attributivo contribuisce il lungo protrarsi dei lavori murari nel retrocoro: Inizialmente, nel 1288, il grande occhio venne allogato nella cappella di S. Giovanni situata nel lato ovest. A seguito delle varianti progettuali solo nel 1317 si pervenne infatti ad elevare la muratura tergale dell’ampliamento absidale; e solo negli anni 1356 -59 fu scolpita la cornice di serafini per l’imbotte dell’occhio.

Spetta dunque al Carli l’aver affrontato il problema attributivo alla luce di tale discrepanza cronologica configurando, sulla scorta di un’attenta lettura dei documenti, la annosa vicenda esecutiva. Che fra’ Magio avesse acquistato tempestivamente il materiale necessario all’esecuzione dell’occhio è arguibile, annota il Carli, dal contesto della perentoria delibera del 1288; e che il Comune si fosse affrettato a versare la cifra dovuta risulta da due pagamenti: il primo (erroneamente trascritto dal Lisini e ripubblicato senza data dal Lusini) versato nel 1° trimestre :"Item C. lib. fratri Magio operario operis Sancte Marie pro fenestra de vitreo que fieri debet supra altare Sancte Marie" (1288 - 1° semestre (st. com.); il secondo nel 2° trimestre: "Item XXV lib. operario Sancte Marie pro vitro fenestre fiende supra altare sancte Marie ex forma statuti".

A ben leggere le note documentarie successive, rileva il Carli, appare evidente che i pagamenti per la "rota del vetro" [vetrata circolare o occhio] susseguitisi a partire dal 1365 a favore di Bindo di Paolo, di Andrea di Mino, e di Jacopo del Castello, non riguardano la sua esecuzione – già ormai avvenuta; ma sono relativi a lavori di consolidamento con fili di ferro per la sua definitiva sistemazione nella finestra circolare absidale, nonché a numerosi interventi di restauro e manutenzione. Lo studioso riconduce pertanto l’esecuzione della vetrata al 1288 e, per le innegabili affinità stilistiche con i dipinti di Duccio, sostiene la paternità al maestro senese.

L’attribuzione a Duccio proposta dal Carli è contestata da alcuni studiosi: dallo Stubblebine, che riprende quella tradizionale a Jacopo da Castello; nonché dal Sindona e dal White, che, ravvisando nella vetrata valenze stilistiche cimabuesche, ne propongono la paternità a Cimabue. Ma le conclusioni attributive del Carli sono riconosciute dalla maggior parte degli studiosi; per i quali sono irrefutabili le puntuali analogie della vetrata con dipinti ducceschi già annotate dallo studioso: caratteristiche iconografiche e stilistiche apparentano infatti i pannelli della Dormitio Virginis e dell’Incoronazione della Vergine nella vetrata a dipinti ducceschi quali la Madonna dei Francescani e la Madonna Rucellai.

Il Castelnuovo, confermando la paternità duccesca, sottolinea l’importanza delle nuove sperimentazioni spaziali attuate nella vetrata: dal proiettarsi del gradino del trono oltre il limite dell’inquadratura nell’Incononazione, e la scansione spaziale suggerita dal ritagliarsi degli angeli; o ancora lo squadro del sepolcro nella Dormitio Virginis.

Tuttora inesplorato è il repertorio delle bordure impiegate, diverse per ogni pannello; la varietà degli elementi ornamentali impiegati - tondelli, quadrilobi, rombi, palmette – in un variato rapporto cromatico elementi figurali/fondi, se confrontata con i motivi delle vetrate assisiati, costituirà un imprescindibile apporto alla storia delle bordure cui R. K. Burnam attende.

STATO DI FATTO: La vetrata ha subito nei secoli vari interventi conservativi. Il restauro più radicale ed invasivo è stato quello eseguito nel 1697 dal maestro Giulio Francesco Agazzini di Armeno che ne lasciò una singolare attestazione in un "ex voto" - a ricordo di un miracoloso salvataggio – nascosto dal maestro nella cavità dell’incorniciatura durante i lavori di restauro all’occhio: " Memoria di me maestro Giulio Francesco Agazini... come fu risarcito questo ochio di vetrate da me sudetto...". Esso venne fortuitamente ritrovato nel febbraio – marzo 1943, in occasione dello smontaggio della vetrata per proteggerla da eventuali danni bellici: entro un piccolo involto legato da un nastro rosso contenente due giuli, un Agnus Dei fu rinvenuto anche un foglietto con le disposizioni del maestro vetraio circa l’uso dei due giuli.

Una descrizione dettagliata del restauro è fornita da Andrea Andreini in una notula ritrovata nell’Archivio dell’Opera: "Io Andrea Andreini sanese ò dorato e dipinto...li Angeli, teste di Serafini e frutti a torno l’occhio sopra al Altare grande e ancho si è restaurato detto occhio con vetri, il quale cadeva tutto a pezzi, e doppo, messo insieme i vetri bianchi li colorii nel modo che andavano e vi si fece tutta la fatura di nuovo e feramenti e rete di filo di ottone che prima non vi era". Il Carli in occasione dello smontaggio della vetrata ebbe modo di condurne un esame ravvicinato e di precisare la consistenza dell’intervento dell’Aguzzini: Lo studioso confermò, "la fatura tutta di nuovo e feramenti" annotata dall’Andreini, ossia la sostituzione delle strutture portanti. E riconobbe un modico - non superiore al 4/6% - quantitativo di tessere vitree sostituite "...di color rosso vinato cupo e di scarsa trasparenza..."; presenti nella parte inferiore della vetrata, per lo più nel pannello del Seppellimento della Vergine. Quanto alla ridipintura di vetri bianchi , il Carli ritiene si tratti del ripasso dei tratti disegnativi (pupille, sopracciglia, contorni) sfioriti su tessere di vetro chiaro, ritocchi sono infatti ben leggibili nei pannelli superiori, in particolare nella Incoronazione della Vergine. In occasione del rimontaggio della vetrata, nel 1948, è stato condotto un intervento di consolidamento del telaio ligneo circolare e della intera struttura portante.

Attualmente definitiva appare la estesa perdita di grisaille (Dormitio Virginis,S. Bartolomeo, S. Luca, S. Marco): numerose sono le fratture rincollate.

Il recente intervento conservativo ad opera di Camillo Tarozzi, è consistito in una lieve pulitura delle superfici vitree ed eliminazione dei sedimenti di sudiciume e depositi di e nel consolidamento della trama di piombi. I pannelli sono fissati in telai d’acciaio ed ancorati alla finestra da barre d’acciaio.

BIBLIOGRAFIA:

FONTI

Archivio di Stato di Siena, Statuto di Siena n. 16, c. 11 Distinzione 1a e Statuto n. 7 Distinzione 1a (1288) c.12t; Archivio di Stato di Siena Biccherna, vol. 96 c. 406; Biccherna vol. 97 c. 143; Archivio dell’Opera di Siena, Libro di Entrata e Uscita, n. 5, f. 28t in data 5 marzo 1365; f. 49 in data aprile 1365; f. 51 in data maggio 1365; Archivio dell’Opera di Siena, Libro di Entrata e Uscita 1372-73, n.2 bis; n.4 f. 52t in data luglio 1375; Archivio dell’Opera, Memoriale di Nanni di Gualfredo n.4, 1379-80, f. 46; Archivio dell’Opera di Siena, Libro di Entrata e Uscita, 1379, c.140t; Archivio dell’Opera, Memoriale di Nanni di Gualfredo, 1380, c.46 c. s.; Archivio dell’Opera di Siena, Libro di Entrata e Uscita, 1387, n. 10, f. 83; Archivio dell’Opera di Siena, Libro di Entrata e Uscita, 1398, n.10; Archivio dell’Opera, 1697, Libro di Memoria, carte annesse.

TESTI

A. LANDI Memorie intorno alle pitture, statue, etc. che si ritrovano nel tempio della cattedrale di Siena... 1655, (ed.1992), pp.56-57, 134-35, nota 44; G. MILANESI Documenti per la storia dell’arte senese,I, Siena 1864, p.311 in nota; E. BROGI Inventario generale degli oggetti d’arte della provincia di Siena , dattiloscritto presso Soprintendenza P.S.A.D. di Siena e Grosseto; A. LISINI De la pratica di comporre finestre a vetri colorati. Trattatello del sec. XV edito per la prima volta, Siena, 1885, p. 7; V. LUSINI Il Duomo di Siena,Siena, 1911, p. 205; G. DE NICOLA, La vetrata dell’abside, "Rassegna d’arte senese",VII, 1911, p.36; ID Recensione a C. H.Weigelt Duccio di Boninsegna, in "Bullettino senese di storia patria" XVIII, 1911, p. 438; V. LUSINI Il Duomo di Siena, Siena 1911-1939, 2 voll., pp. 205, 239; P. BACCI Documenti e Commenti per la Storia dell’Arte,Firenze, 1944, pp. 21-22E. CARLI Vetrata duccesca, Milano, 1946; G. MARCHINI Le vetrate italiane, Milano, 1945, pp. 27 - 28, nota 28; J. WHITE Duccio. Tuscan Art and Medieval Workshop, London, 1979, p.; J.H. STUBBLEBINE, Duccio di Boninsegna and His SchoolL, Princeton, 2 voll. 1979; L. BELLOSI La pecora di Giotto, Torino, 1985, pp. 173-75, 178-79; ID Cimabue, 1988, pp. 143,288; G. RAGIONIERI, Duccio, Firenze, 1989, pp. 3, 35- 38; E. CASTELNUOVO Vetrate mexdievali – Officine, tecniche, maestri, Torino, 1994, p. 366L. BELLOSI Duccio di Boninsegna in AA.VV Duccio. Alle origini della pittura senese, Siena, 4 ott. 2003 – 11 gennaio 2004, catalogo, Cinisello Balsamo –Milano 2003, pp. 166 – 70 ; A. BAGNOLI Intervento di restauro ibid., pp.170-80. Sul recupero dell’originale telaio ligneo si veda C. TAROZZI Considerations relating to the Large Wooden Supporting Frame of the Duccio Stained Glass Window in Siena Cathedral in " Corpus Vitrearum News Letter", n. 47, giugno 2000, pp. 18 –20.

Per la bibliografia generale su Duccio si vedano gli Apparati in calce al citato catalogo Duccio. Alle origini.......

REF. FOTOGRAFICHE: Siena Archivio Opera della Metropolitana [aut. n°4104] - Foto Lensini (l’immagine intera); i particolari: materiale tratto dal volume G.Marchini Le vetrate italiane, 1955. il CVMA Italia resta a disposizione degli aventi diritto con i quali non è stato possibile comunicare.

ESTENSORE: R. K. Burnam, febbraio 2004