TOSCANA - Prato
SCHEDA : Museo dell'Opera 1
TITOLO : Annunciazione

UBICAZIONE: Museo dell’Opera del Duomo di Prato, ora provvisoriamente esposta - sino al 2005 - nel Museo di Pittura Murale in San Domenico (mostra I Tesori della Città)

DIMENSIONI: Attualmente la vetrata è composta da due pannelli, uno rettangolare (cm. 102 x 126) ed uno cuspidato (cm. 74 x 123)

PROVENIENZA: Prato Pieve di S. Stefano - Discussa l’individuazione della cappella di provenienza. Negli anni ’50 l’Annunciazione era sistemata "con una lunetta archiacuta non pertinente ora fuori opera" in una finestra realizzata appositamente in un corridoio di collegamento tra la cappella della Cintola e il transetto; corridoio realizzato nel 1709 e demolito nel 1954.

CRONOLOGIA: 1508 c.

AUTORE: Fra’ Paolo di Mariotto da Gambassi e Giovanni di Ridolfo Buoninsegni (attribuzione)

COMMITTENZA:

SOGGETTO/I : pann a1: La Vergine, seduta a ridosso di un breve loggiato riceve l’annuncio dell’angelo che le si rivolge ancora pervaso dai fremiti del moto; tra le due figure, faticosamente incassata al bordo del pannello la colomba dello Spirito Santo sfreccia rivolta alla Vergine; pann a2: l’architrave di un portico reso nelle lontananze di uno scorcio prospettico. Le vistose discordanze iconografiche lasciano supporre l’ appartenenza del pannello forse allo stesso ciclo, ma non alla medesima vetrata .

NOTE CRITICHE: Segnalata dalla van Straelen che la data al 1460 circa, questa Annunciazione è stata dalla Kennedy, all’interno del suo studio monografico dedicato ad Alesso Baldovinetti, recuperata al corpus di vetrate eseguite dall’artista e datata verso il 1480; un’ attribuzione resa incerta dalla perdita dei più importanti cicli vetrari realizzati dal Baldovinetti; perdita che impedisce la piena conoscenza del suo operato in questo ambito artistico.

Il Marchini riconobbe in questa vetrata quella indicata dalle fonti del tardo ‘500 un tempo situata nella bifora di capocroce nel transetto destro del Duomo, il cui soggetto era per l’appunto un’Annunciazione e vari santi. E pertanto riferì alla vetrata un pagamento [13 maggio 1481] a favore di Filippo di Bernardo Bandinelli, prete pratese " per facitura della finestra del vetro fatta di nuovo sopra la porticciuola di sopra al campanile [....] per lire quatuordici il braccio [....]misurossi detta finestra e fue braccia 45 e 2/3 , L.639 s.6 d8" (v Baldanzi). Secondo il Marchini le innegabili assonanze baldovinettiane riscontrabili nella vetrata appartengono al repertorio formale trasmesso dal riuso per più decenni degli stessi cartoni. ravvisabile nelle vetrate di S. Maria delle Carceri v. Prato C. di S. Maria delle Carceri 1, 2, 3, 4 ), e nelle vetrate della Madonna del Sasso a Bibiena. Analogie formali che convincono lo studioso ad attribuire l’Annunciazione allo stesso maestro di quelle vetrate.

Che nel 1596 le finestre del transetto del duomo di Prato (da cui proviene la vetrata in questione) fossero ornate tutte da vetrate è attestato dal Miniati. Tale fonte sarebbe di primaria importanza se non fosse limitata alla generica indicazione: "bellissimi finestroni..... tutti dipinti" ; e quindi insufficiente per una proposta attributiva. E dunque l’individuazione dell’originaria collocazione dell’Annunciazione è strettamente correlata con il suo riconoscimento critico. In alcune note manoscritte [BRP, Ms 636, cc 157v-158v], riportate dal Fantappié, il sacerdote pratese Giuseppe Nesti annotò che alcuni frammenti di vetrate risalenti all’inizio del ‘500 opera di Paolo di Mariotto da Gambassi e Giovanni di Ridolfo Buoninsegni, "che lavorarono insieme con uno degli Ingesuati" erano stati rimontati nella cappella Inghirami; e deplorava il fatto che non vi fosse stata rimontato anche il frammento dell’Annunciazione "murata nell’andito della Madonna entro una finestra aperta a bella posta".Su tale base documentaria il Fantappié confutò l’identificazione proposta dal Marchini, e confermò la provenienza della vetrata dalla cappella Inghirami.

Recentemente una proposta attributiva a Paolo di Mariotto ed una datazione attorno al 1508 sono avanzate dal Cerretelli (1994), che rileva nell’opera oltre a vaghi accenti ghirlandaieschi e lippeschi, anche vicinanze con Domenico di Zanobi ( il Mestro della Natività Johnson).

Il problema attributivo resta tuttora aperto, poiché, annota il Cerretelli , tale attribuzione non si basa su riscontri documentari sicuri: mancano infatti documenti riconducibili alla vetrata della cappella Inghirami, mentre ne esistono vari che fanno riferimento alle vetrate delle cappelle Manassei e dell’Assunta eseguite verso il 1509 da fra’ Paolo di Mariotto da Gambassi degli Ingesuati con la collaboorazione di fra’ Giovanbattista di Ridolfo Boninsegni di Firenze.

STATO DI FATTO: La fastidiosa trama dei piombi di sutura, oltre e rendere difficile la lettura di molti particolari, ha alterato con forti sconnessioni l’impianto compositivo. Nel pannello superiore le tessere sembrano costituire brani di disparati pannelli. Alcuni stop-gaps. E varie tessere moderne di rimpiazzo. Nel biennio 1998-99, in previsione della mostra I Tesori della Città, la vetrata è stata restaurata dalla vetreria Mariotti di Prato; ed è stata ricollegata per accostamento anche la cuspide rinvenuta in un deposito della cattedrale; e ciò nonostante essa fosse stata profondamente alterata allo scorcio del sec.XIX, per cui solo alcuni frammenti risultano originali.

BIBLIOGRAFIA:

REF. FOTOGRAFICHE: Foto Nicolò Orsi Battaglini, Firenze

ESTENSORE: Reneé K. Burnam - febbraio 2003