TOSCANA - Montepulciano
SCHEDA : Tempio di S. Biagio 3
TITOLO : Madonna col Bambino a mezzo busto

Nota alla pianta del Tempio di S. Biagio

L’orientamento dell’edificio è sfalsato rispetto a quello tradizionale con l’abside ad est cui fa riferimento il CVMA per la sua numerazione.

 

UBICAZIONE: Montepulciano, Tempio di S. Biagio. Fin n II

PROVENIENZA: in situ

DIMENSIONI: 80x120 (parte istoriata)

CRONOLOGIA: 1569 (documentata: allogata 21 ottobre 1568; ultimo saldo 30 luglio 1569)

AUTORE: Urbano Urbani

COMMITTENZA: Opera della Madonna di S. Biagio

SOGGETTO: Madonna col Bambino

NOTE CRITICHE: Diciassette anni dopo la realizzazione della vetrata del coro, eseguita da Michelangelo Urbani, (vedi scheda 1), la medesima Opera della Madonna di S. Biagio commissiona la vetrata in questione con la Madonna col Bambino al figlio Urbano Urbani, come si ricava dai documenti d'archivio. Il fatto che in essi il nome dell'artista sia indicato col sintetico appellativo di "Bano" ha ingenerato recentemente un equivoco che ha portato a identificare erroneamente l'artista in un fantomatico Bernardo.

A questa data (1568) Urbano ha già avuto modo di farsi conoscere e apprezzare nell'ambiente poliziano; infatti nel 1564 egli aveva eseguito per la chiesa conventuale di S. Agnese da Montepulciano una vetrata raffigurante la santa stessa (1564). Anche la sua attività come restauratore di vetrate aveva già preso l'avvio con l'incarico, nel 1565, da parte degli Operai del Vescovado di Arezzo, della manutenzione del ciclo di vetrate della cattedrale aretina, mansione rinnovata anche per l'anno successivo.

La vetrata è costituita da vetri incolori tagliati a losanga; su questo fondo neutro è stato risparmiato al centro uno spazio a guisa di lunetta per alloggiarvi la raffigurazione della Madonna a mezzo busto col Bambino. Il gruppo si staglia su un tripudio di raggi dal duplice andamento rettilineo e serpentiforme: questo elemento, come i lunghi capelli sciolti della Vergine, rimanda all'influsso di modelli nordici, già da tempo assimilati del resto all'interno della cultura artistica italiana. L'apparenza nel complesso dimessa con cui Maria si presenta e l'aspetto tipicamente devozionale dell'opera possono derivare da un adeguamento alle direttive in materia di arte sacra promosse dalla chiesa controriformata. E' possibile che il taglio a mezzo busto della Vergine e le ricche vesti del Bambino siano in relazione all'immagine miracolosa trecentesca di analogo soggetto che il tempio di S. Biagio conserva sull'altare maggiore, denominata "Madonna del Buon Viaggio". Si nota un arcaismo e una rigidità che rimanda indietro nel tempo, fino a modelli bizantini. Si noterà che la Vergine ripropone nella posa il tipo bizantino della Odighitria, mentre il Bambino, con la sua postura eretta e rigidamente frontale e la mano destra benedicente, ricorda il prototipo, pure bizantino, della Vergine Nikophora che offre il proprio figlio all'adorazione dei fedeli. A causa dell'oscurità delle grisaglie, e più probabilmente dello sporco accumulatosi, non è possibile identificare ciò che il Bambino Gesù regge nella sua mano sinistra.

STATO DI FATTO: Allo stato attuale non si rileva perdita di materiale vitreo e l'orditura dei piombi è in buono stato. La diversa rifrangenza della luce nel settore di sinistra del cielo e l'aggiunta eccessiva di pombi ci fanno riconoscere le tessere di restauro, più opache, da quelle originali. L'elemento devozionale, così evidente in particolare nella tipologia del volto della Vergine, non permette di rintracciare i caratteri tipici dell'artista per quel poco che di lui è dato conoscere; è probabile pertanto che sotto questo aspetto spurio si nasconda non soltanto un'acquiescenza dell'artista alle nuove disposizioni in materia d'arte sacra della chiesa controriformata, ma il segno di qualche intervento successivo, magari ottocentesco. La valutazione tuttavia va effettuata in un laboratorio di restauro a distanza ravvicinata con l'oggetto.

REF. FOTOGRAFICHE: Giovanna Virde

ESTENSORE: Giovanna Virde (luglio 2005)

BIBLIOGRAFIA

fonti archivistiche

-Archivio Storico Comune di Montepulciano, fondo S. Biagio, I16, Giornale dell'Opera della Madonna di S. Biagio 1548, c. 153r, ma c.150r, 156v, ma c. 152.

testi a stampa

-ARMANDO SCHIAVO, Documentazione. La Madonna di S. Biagio a Montepulciano (1518-1545) in "Bollettino del Centro di Studi di Storia dell'Architettura", VI, 1952, pp. 35-50, per l'opera in questione p. 49.

-EMO BARCUCCI, Il tempio di S. Biagio a Montepulciano, Editori Del Grifo, Montepulciano, 1979, p. 61.

-LUCA GIORGI, Antonio da Sangallo il Vecchio e Andrea Pozzo a Montepulciano: il Tempio della Madonna di S. Biagio e la Chiesa del Gesù, Montepulciano 1999, p. 49.

-MAURO COZZI, Antonio da Sangallo il Vecchio e l'architettura del Cinquecento in Valdichiana, Genova 1992, p. 166.

- GEORG SATZINGER (Antonio da Sangallo der Ältere und die Madonna di S. Biagio bei Montepulciano, Ernst Wasmuth Verlag, Tübingen, 1991, p. 194

-GIOVANNA VIRDE, Guglielmo de Marcillat: l'organizzazione di una bottega di maestro vetraio del '500, con uno studio sulle vetrate della chiesa della Ss. Annunziata in Arezzo, tesi di specializzazione, Facoltà di Lettere e Filosofia, Università degli Studi di Siena a.a. 1997-1998, pp. 133-134

-GIOVANNA VIRDE, Guillaume de Marcillat: annotazioni tecnico-contabili dell'attività di un maestro vetraio del '500, in «Atti e Memorie dell'Accademia Petrarca di Lettere, Arti e Scienze di Arezzo», n.s., voll. LIX-LX, 1997-1998, pp. 399-444, per l'opera in questione p. 426.

-GIOVANNA VIRDE, Un epigono del Marcillat: Urbano Urbani e il ciclo di vetrate tardo-cinquecentesco di Santa Maria Nuova a Cortona, in Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz, XLVIII, 2004, fasc. 1/2, pp. 129-164, per l'opera in questione pp. 131-132.