TOSCANA - Montepulciano
SCHEDA : Tempio di S. Biagio 2
TITOLO : vetrata con la sigla dell'Opera della Madonna di S. Biagio (OPA)

UBICAZIONE: Montepulciano, Tempio di S. Biagio. Facciata, fin. w

PROVENIENZA: in situ

DIMENSIONI: Ø cm. 80 c. (parte istoriata)

CRONOLOGIA: intorno al 1569 (Virde)

AUTORE: Urbano Urbani (attr. Virde)

COMMITTENZA: Opera della Madonna di S. Biagio

SOGGETTO: iscrizione "OPA" (per "Opera") circondata da un festone di fiori foglie e frutti

NOTE CRITICHE: Il manufatto, ottenuto per mezzo di vetri incolori tagliati a losanga, accoglie nella parte centrale la scritta OPA, caratterizzata da un segno di compendio sulla lettera P. Tale sigla è da sciogliersi in "Opera" e da mettersi in relazione alla committenza. La vetrata infatti fu commissionata, parimenti alle altre vetrate dell'edificio, dall'Opera della Madonna di S. Biagio, l'ente stesso che gestiva l'omonima chiesa. Tale iscrizione è inserita all'interno di una corona di foglie, fiori e frutti che mostra notevoli analogie nello sviluppo delle foglie, nella conformazione e disposizione dei frutti e nella comune presenza di pigne, con la decorazione scultorea che orna esternamente l'occhio presente in ciascuno dei quattro timpani della chiesa. Quello della committenza è l'unico dato certo sulla vetrata: infatti non si conosce la datazione, l'autore è ignoto e la documentazione archivistica fin qui rintracciata tace su quest'opera. A ciò si aggiunga che le difficoltà di attribuzione e di datazione sono maggiori per le vetrate non completamente istoriate, in cui l'unico elemento figurativo è costituito dalle armi gentilizie o insegne varie: in questo caso, infatti, i dati utili ai fini di un'analisi stilistica sono scarsi, presentando esse peculiarità e caratteri comuni rintracciabili anche in aree geografiche diverse. L'attribuzione di questa opera ad Urbano Urbani, da me ipotizzata, si basa sulla somiglianza fra la corona ad elementi vegetali che racchiude la scritta OPA e il medesimo inserto naturalistico che circoscrive le armi Laparelli nella chiesa di S. Maria Nuova a Cortona (vedi scheda n. ), opera sicura di Urbano. In entrambi i manufatti si evidenziano elementi simili: la sagoma delle foglie, i motivi a pigna e le mele cotogne piriformi riunite a mazzi di tre. Un altro elemento di confronto ancor più decisivo per avvalorare tale paternità è costituito dai motivi decorativi a racemi bianchi su fondo perlaceo che si sviluppano superiormente e inferiormente alla scritta OPA: essi mostrano nello sviluppo dei tralci e nella cromia sorprendenti analogie con quelli che ornano il leggio della Madonna annunciata nella vetrata di S. Maria Nuova a Cortona con La Vergine e il Bambino e l'annunciazione (vedi scheda n. ), da me ricondotta alla mano di Urbano Urbani sulla base di considerazioni stilistiche.

Per quanto riguarda la datazione, l'opera verosimilmente si colloca ad una data che precede o segue di poco la vetrata con la Vergine e il Bambino della medesima chiesa di S. Biagio, datata inequivocabilmente, grazie ai documenti d'archivio, al 1569. Dopo la vetrata del coro (1551, vedi scheda n. ), la prima ad essere commissionata in ordine di tempo, l'Opera ordinò un secondo manufatto con la Visitazione della Vergine, oggi non più esistente, il 6 ottobre 1553, a Guido di Giovanni di Michele Pastorini, fratello del più famoso Pastorino di Castelnuovo Berardenga, allievo del Marcillat. Dovranno passare altri quindici anni prima che si abbia notizia di un'altra vetrata, quella appunto con la Madonna e il Bambino, l'esecuzione della quale viene affidata a Urbano Urbani. Il documento relativo al saldo finale di quest'ultima, che porta la data del 30 luglio 1569, annovera però anche il pagamento per la vetrata della sagrestia e per altre due piccole vetrate semplici di cui non viene specificata la collocazione. Dal momento che vengono assegnate all'artista vetrate secondarie, penso in particolare a quella della sagrestia, si deduce che a questa data sia già stata realizzata anche la nostra vetrata, o che sia in via di realizzazione.

STATO DI FATTO: la vetrata si presenta in buone condizioni: non si rileva perdita di materiale vitreo, l'orditura dei piombi è completa. La luce incide in maniera diversa sulle varie tessere della corona fogliacea, segno che alcuni vetri sono di restauro; inoltre, data la simmetria del disegno, avremmo dovuto aspettarci non solo motivi speculari fra la metà di destra e quella di sinistra della corona, ma anche la riproposizione della stessa cromia, che invece non sempre viene rispettata per tutte le tessere che occupano posizioni simmetriche, ma invertite.

REF. FOTOGRAFICHE: Giovanna Virde

ESTENSORE: giovanna Virde (luglio 2005)

BIBLIOGRAFIA

fonti archivistiche

Archivio Storico del Comune di Montepulciano, fondo S. Biagio, I16, Giornale dell'Opera della Madonna di S. Biagio 1548, c. 39v, 156v, ma c. 152v

testi a stampa

GIOVANNA VIRDE, Un epigono del Marcillat: Urbano Urbani e il ciclo di vetrate tardo-cinquecentesco di S. Maria Nuova a Cortona, in «Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz», XLVIII, 2004, fasc. 1/2, pp. 129-164, per la vetrata in questione p. 133.