TOSCANA - Monte S. Savino
SCHEDA : Chiesa di S. Agostino 1
TITOLO : S. Agostino e due Angeli.

UBICAZIONE: Monte San Savino (Arezzo), chiesa di S. Agostino. Facciata, finestra W I (occhio).

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI:

CRONOLOGIA: 1524 (documentata: allogata 1524; saldo pagamento 6/1/1525).

AUTORE: Maso Porro su cartone di Guillaume de Marcillat (precedente attribuzione: Guillaume de Marcillat).

COMMITTENZA:

SOGGETTO: S. Agostino in cattedra è affiancato da due Angeli che gli porgono il libro ed il pastorale.

NOTE CRITICHE: La realizzazione di tale vetrata si colloca cronologicamente a seguito del completamento della serie delle bifore per il Duomo di Arezzo (vedi Arezzo, Cattedrale 3-7) - culmine dell’arte del Marcillat per la complessità degli spunti, dei contesti architettonici e del repertorio tecnico espresso - e dell’occhio per la chiesa di S. Francesco sempre in Arezzo (vedi, Arezzo, S. Francesco 1), che segna invece l’inizio dell’ultima parte dell’attività a noi nota del Maestro: tale fase estrema appare al contrario caratterizzata - non senza contraddizioni e ripensamenti come nel caso dell’Assunzione della Vergine per la chiesa aretina della SS. Annunziata – dal ritorno ad un maggior equilibrio compositivo, a quel "classicismo" cioè che aveva contraddistinto la prima fase della carriera italiana dell’Artista (opere romane e cortonesi, comprese quelle eseguite a Cortona per Arezzo fino al 1517).

In quest’ultima fase di attività, il Maestro – pur non dimenticando i modelli michelangioleschi, lo studio della linea costruttiva e dello scorcio, la suggestione degli effetti di preziosismo dati dalla varietà coloristica delle grisaglie, dall’uso del giallo d’argento e dei vetri placcati ed incisi che avevano caratterizzato le più famose vetrate del periodo aretino – sembra sfrondare le composizioni dall’eccesso di "manierismo", tornando a schemi più semplici e meno movimentati, ad inquadramenti architettonici più sobri, a figure più statiche e monumentali e ad una riduzione della ricerca dell’effetto virtuosistico ed illusionistico dei dettagli dell’ambientazione e dell’abbigliamento delle figure.

Rimangono tuttavia, ed anche in questa vetrata, molti legami col passato: ad esempio la scelta degli accostamenti coloristici basata sul contrasto tra blu, rosso e viola può essere considerata tradizionale per il Maestro fin dalle opere cortonesi del 1516, così come il gusto per la simulazione delle varie qualità dei marmi dell’inquadramento architettonico è un elemento che risulta tra i più ricorrenti nelle vetrate aretine (S. Silvestro e S. Lucia, Vocazione di Matteo, Resurrezione di Lazzaro, Cacciata dei Mercanti, Cristo e l’Adultera, Onorio III e S. Francesco per l’occhio della chiesa di S. Francesco)); la stessa nicchia a conchiglia – di sapore bramantesco – che inquadra la figura di S. Agostino sembra una versione ridotta dell’abside che compare nel prospetto della vetrata con Cristo e l’Adultera, così come le colonne tuscaniche con capitelli dorati erano presenti sempre nel Cristo e l’Adultera e nell’occhio di S. Francesco con Onorio III e S. Francesco.

Anche il fregio antichizzante realizzato in giallo d’argento che corre sulla trabeazione ha i suoi punti di assonanza con i decori architettonici delle vetrate della Cattedrale aretina, ma soprattutto con le cornici a monocromo di alcune vetrate eseguite dal Maestro per la chiesa della SS. Annunziata sempre in Arezzo.

Tuttavia, questa vetrata, negli anni più recenti, è stata oggetto di nuove osservazioni che hanno portato ad avanzare il nome – prima come collaboratore del Marcillat e poi come vero e proprio esecutore – di Maso Porro da Cortona, uno degli allievi dell’Artista, probabilmente operante su cartone o su progetto del Maestro.

L’ipotesi, avanzata dal Salmi, dal Centrodi e dal Tafi, si basa su considerazioni stilistiche e sulla valutazione del livello esecutivo: è infatti abbastanza evidente poter riscontrare una certa approssimazione nei volti degli Angeli cui fa eco la carenza nello studio anatomico e del movimento, oltreché una dose di imperizia nel variegare le grisaglie per il modellato.

Il S. Agostino sembra possedere maggior dignità e nel movimento e nell’espressione ispirata del volto, tuttavia anche in questa figura sono rilevabili manchevolezze nella costruzione anatomica, una certa sciattezza nella fattura e la presenza di alcuni dettagli rifiniti alquanto grossolanamente.

La valutazione del livello esecutivo non troppo elevato ha portato i critici a puntare sul nome di Maso Porro per confronto con altre opere di analogo tenore stilistico e tecnico.

Del resto già il Vasari non aveva espresso un parere lusinghiero sul Porro scrivendo "…valse più nel commetterle [le vetrate] e nel cuocere i vetri, che nel dipignerle…".

Oltre alla valutazione critica, anche un altro fattore avvalorerebbe l’ipotesi attributiva: nei libri mastri della bottega del Marcillat, che riportano tutti i dati delle commesse, dei pagamenti, dei rifornimenti etc., pur se allogata al Maestro, la vetrata viene poi detta "portata in conto" da Maso Porro al momento del pagamento.

Nonostante il giudizio della critica sulle lacune e le carenze artistiche del Porro e la lapidaria definizione del Vasari, è invece interessante seguire attraverso i documenti alcune tappe dell’attività del vetraio per scoprire con sorpresa che le fonti ci restituiscono, al contrario, l’immagine di un artista richiesto e stimato dai suoi contemporanei.

E’ il caso ad esempio del contratto di allogagione per la vetrata della tribuna del S. Lorenzo a Spello del 1532, allorché si pattuì un compenso per il Porro di 16 lire a braccio quadrato, equivalente a quelli ricevuti dal Marcillat per le sue realizzazioni più prestigiose, oppure il caso del contratto triennale stipulato con l’Opera del Duomo di Arezzo a partire dal 21/11/1533, con cui si ingaggiava il vetraio in qualità di restauratore ufficiale e di responsabile della manutenzione delle vetrate, qualifica che presupporrebbe un giudizio positivo quantomeno sulla competenza tecnica del Porro da parte delle Autorità del tempo.

STATO DI FATTO: L’aspetto attuale della vetrata lascerebbe presupporre che abbia subito in passato vari interventi di manutenzione, anche spicciola, come fanno intendere le ragnatele di piombi che raccolgono le tessere fratturate.

Come dimostrato dai restauri eseguiti negli ultimi anni su vetrate italiane di diversa localizzazione geografica, le superfici esterne dei vetri mostrano nella maggioranza dei casi un processo in atto di corrosione dovuto ad un’azione combinata dei depositi di sporco e dell’umidità: sarebbe pertanto auspicabile che anche questa vetrata di facciata fosse sottoposta alle medesime indagini e ad analoghe cure volte all’arresto del degrado, attraverso il risanamento delle superfici e la protezione delle stesse con una controvetrata atta a creare un sistema di areazione isotermico per la vetrata.

Auspicabile sarebbe anche l’analisi dello stato di degrado delle grisaglie che in più punti appaiono deteriorate.

Indicata infine sarebbe la ricomposizione delle tessere fratturate, l’eliminazione delle deturpanti ragnatele di piombi di contenimento con la conseguente integrazione pittorica a freddo delle attestature, nonché la mappatura di tutte le tessere eventualmente sostituite nei precedenti restauri riferita al grafico dell’orditura del piombi.

BIBLIOGRAFIA:

  1. G.VASARI Vite de’ più eccellenti pittori scultori e architetti, ed. Milanesi IV, Firenze 1879, pp.417-430.

  2. A. ROSSI Un’invetriata di due Maestri cortonesi per nome Tommaso, in Giornale di erudizione artistica, 1872, vol. I, fasc. III, pag. 83.

  3. G. MANCINI Guillaume de Marcillat francese insuperato pittore sul vetro, Firenze 1909.

  4. G.SINIBALDI Guillaume de Marcillat, in Atti e Memorie della Regia Accademia Petrarca, XII-III, 1937, pp.45-62

  5. G..MARCHINI Le vetrate italiane, Milano 1956, pp.54-55.

  6. J. LAFOND Guillaume de Marcillat et la France, in Scritti di Storia dell’Arte in onore di M. Salmi, III, Roma 1963, pp.147-161.

  7. M. SALMI Civiltà storica della terra aretina, Novara 1971.

  8. S.ATHERLY Studien zu den Glasfenstern Guillaume de Marcillat (1470?-1529),tesi di dottorato (testo in inglese), Università di Vienna 1981.

  9. G. CENTRODI Pittura a Monte San Savino, Firenze 1988, pag. 20.

  10. A.TAFI Il sole racchiuso nei vetri. Guillaume de Marcillat e le sue vetrate istoriate di Arezzo, Arezzo 1988, pag. 96.

  11. G.VIRDE Le vetrate della chiesa della SS. Annunziata in Arezzo, in Atti del Convegno di Studi "La chiesa della SS. Annunziata di Arezzo nel cinquecentesimo della sua costruzione", Arezzo, Casa del Petrarca 14 Settembre 1990, Arezzo 1990, pp. 169-223.

  12. G. VIRDE Guillaume de Marcillat: annotazioni tecnico-contabili dell’attività di un maestro vetraio del ‘500, in Atti e Memorie della Accademia Petrarca di Lettere, Arti e Scienze, nuova serie, voll. LIX-LX, anni 1997-98, Arezzo 2000, pp.399- 444.

  13. G. VIRDE Guillaume de Marcillat: i restauri delle vetrate del Duomo aretino dalle origini alla prima metà del XX secolo, in Atti del Convegno Internazionale Guillaume de Marcillat: la vetrata rinascimentale e la "maniera moderna", Arezzo 28-29/5/1999, in corso di stampa.

REF. FOTOGRAFICHE:

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (dicembre 2000).