TOSCANA - Firenze
SCHEDA : Cattedrale 9
TITOLO : S. Lorenzo

UBICAZIONE: Firenze, Cattedrale di S. Maria del Fiore. Facciata, finestra W n II (occhio).

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI:

CRONOLOGIA: 1412-15 (documentata).

AUTORE: Niccolò di Piero Tedesco su cartone di Lorenzo Ghiberti.

COMMITTENZA: Opera del Duomo.

SOGGETTO: S. Lorenzo in trono attorniato da Angeli. La vetrata è circondata da una bordura con elementi floreali.

NOTE CRITICHE: L’attività del Ghiberti come pittore e segnatamente come fornitore di cartoni per vetrate non sempre ha avuto il dovuto risalto: eppure noi sappiamo (Salmi) dell’educazione pittorica del Maestro maturata in ambito tardo gotico presso Mariotto di Nardo (Boskovits), pittore e grande vetratista (vedi Perugia, S. Domenico 1), ed espressa nei perduti affreschi per Malatesta IV a Pesaro; il Ghiberti stesso nei suoi Commentari ricorda "…l’animo mio alla pictura era in gran parte volto…" e la sua azione può ben essere inquadrata in quel movimento di rinnovamento della cultura fiorentina di tradizione giottesca operato a cavallo tra ‘300 e ‘400 da artisti sensibili al richiamo del mondo elegante, cortese ma anche espressivo del tardo gotico.

Ed in questo ambito prende avvio la carriera "parallela" del Ghiberti vetratista, che lo vedrà protagonista soprattutto nel Duomo per un periodo lungo quaranta anni: durante questo arco di tempo lo stile del Maestro si evolverà seguendo un percorso per molti versi confrontabile con quello, molto più famoso, della sua carriera scultorea e che può essere riassunto in tre tappe principali, corrispondenti a tre gruppi di opere.

La prima fase è quella degli occhi di facciata, laddove il Ghiberti si mostra più vicino alle posizioni di ricercatezza dello stile tardo gotico; la seconda è quella delle vetrate delle Tribune e delle Cappelle (1435-43) in cui, accanto agli elementi tradizionali, iniziano a comparire nuove soluzioni spaziali ed un senso più ampio e volumetrico della figura; la terza è rappresentata dai tre occhi per il tamburo della cupola (1443-45), ove compare un senso di nuova monumentalità e solennità: un tale percorso evolutivo ha significative consonanze con quanto espresso dal Ghiberti anche come scultore a partire dalla Porta Nord del Battistero e, attraverso le opere per Orsanmichele – sempre più influenzate dall’esempio di Donatello – fino a giungere alla Porta del Paradiso e alle sue inedite e complesse soluzioni formali e spaziali (vedi l’episodio dell’ incontro di Salomone con la Regina di Saba la cui ambientazione riproduce in sezione prospettica l’interno di S. Maria del Fiore) che si fondono alla tradizionale sensibilità ritmica del Maestro per la linea.

L’esecuzione della presente vetrata venne affidata a Niccolò di Piero Tedesco, abile maestro vetraio autore di tutt’e tre gli occhi di facciata del Ghiberti, quello centrale con l’Assunta (1405) ed i due laterali "gemelli" con S. Lorenzo e S. Stefano, opere tutte ricordate dal Ghiberti stesso nei suoi Commentari ("…disegnai nella faccia di S. Maria del Fiore l’occhio di mezzo con l’Assumptione di Nostra Donna e quelli (che) sono dallato…") e che ben rappresentano la prima fase del percorso del Maestro.

I due occhi con S. Lorenzo e S. Stefano presentano lo stesso schema compositivo, col titolare seduto in un fragile trono ad esedra attorniato da Angeli ed un’ analoga impostazione dall’immagine, basata sul contrasto tra zone di tensione lineare e zone di rilassamento: i percorsi spezzati, tesi, dinamici sono concentrati nelle zone periferiche (ali degli Angeli, ricadute a coda dei panneggi) mentre procedendo verso il centro assistiamo al lento distendersi dei piani nelle onde morbide e ricorrenti del manto del Santo.

E’ possibile dunque rilevare come tale schema dei due occhi laterali (vedi Firenze, Cattedrale 10) dipenda essenzialmente da quello impiegato dieci anni prima nell’occhio dell’Assunta (vedi Firenze, Cattedrale 6) e come tali opere nel loro insieme siano omogenee, coerenti e dunque ritenere che ben rappresentino tutt’e tre la prima fase del percorso ghibertiano: altri stretti elementi di analogia sono poi forniti dalla ricerca per l’effetto prezioso, dall’uso di contrasti di colore insoliti, dal difficile lavoro di "intarsio" per creare la fantasia floreale del manto di S. Lorenzo, elemento poi destinato a diventare una delle "sigle" del Maestro nelle vetrate delle Cappelle.

E alle più tarde vetrate delle Cappelle rimanda lo schema stesso dell’opera – e dell’occhio con S. Stefano – col titolare in trono con il braccio destro allungato a sorreggere un attributo: dunque le due vetrate gemelle da un lato mostrano con tutta evidenza il loro appartenere ad una precisa fase stilistica dell’opera del Maestro, dall’altro appaiono già prefigurare le realizzazioni più mature della seconda fase.

Tuttavia tra vetrata con S. Stefano e quella con S. Lorenzo sussiste una differenza nel calibro della figure: mentre quella di S. Stefano appare più esile e quasi nascosta dalla preponderanza delle pieghe del manto, al contrario la figura di S. Lorenzo appare più ampia, maggiormente impostata e le ondulazioni del manto risultano meno sovrabbondanti ed "astratte": sappiamo dalle fonti infatti che la vetrata subì prestissimo dei rimaneggiamenti, nel 1423 e nel 1432 – quando fu sostituito un terzo delle tessere di vetro – forse per opera del Ghiberti stesso (Marchini), mosso dall’intento di aggiornare l’opera secondo la propria evoluzione stilistica, gradualmente approdata col tempo ad un uso più pacato ma non meno complesso del mezzo lineare in relazione alla volumetria della figura, così come testimoniato anche in scultura dal pressoché contemporaneo S. Stefano per Orsanmichele (1425-28).

STATO DI FATTO: Le vetrate del Duomo hanno subito danneggiamenti , interventi di manutenzione continua e lavori di integrazione o rifacimento, come provano anche i rimaneggiamenti operati forse per volere del Ghiberti stesso su questa vetrata nel 1423 e nel 1432: a questo tipo di interventi vanno ricondotte le notizie di opere di restauro condotte sugli occhi laterali da Francesco di Giovanni detto il Lastra e Bernardo di Francesco, due noti maestri vetrai già impiegasti dall’Opera del Duomo come restauratori a partire dal 1418 per gli interventi sulle vetrate delle navate; in seguito essi risulteranno attivi nelle realizzazione delle vetrate del Ghiberti per le Tribune e le Cappelle del Duomo e, sempre sotto la direzione del Maestro, impegnati nella terza campagna di invetriatura per Orsanmichele (Finiello Zervas).

Le due campagne di restauro più importanti sono state condotte da U. de Matteis tra il XIX ed il XX secolo e dalla Ditta Tolleri nel dopoguerra (1946-57): a questi interventi sono dovute la maggior parte delle sostituzioni dei piombi, delle tessere di vetro e di brani importanti per la leggibilità dell’opera quali i volti e le mani delle figure.

Come dimostrato dai restauri eseguiti negli ultimi anni sulle vetrate delle Cappelle e della cupola dallo Studio Polloni di Firenze, le superfici esterne dei vetri mostrano un processo in atto di corrosione dovuto ad un’azione combinata dei depositi di sporco e dell’umidità: sarebbe pertanto auspicabile che anche queste vetrata di facciata fossero sottoposte alle medesime indagini e ad analoghe cure volte all’arresto del degrado, attraverso il risanamento delle superfici e la protezione delle stesse con delle controvetrate atte a creare un sistema di areazione isotermico per la vetrata.

Auspicabile sarebbe anche l’analisi dello stato di degrado delle grisaglie che in più punti appaiono dilavate, con conseguente perdita di leggibilità del modellato: il fenomeno è particolarmente accentuato nei brani dei volti degli Angeli, divenuti quasi evanescenti.

Indicata infine sarebbe la ricomposizione delle tessere fratturate, l’eliminazione delle deturpanti ragnatele di piombi di contenimento –soprattutto di quelle che tagliano i volti e i colli degli Angeli sfigurandoli - con la conseguente integrazione pittorica a freddo delle attestature, nonché la mappatura di tutte le tessere sostituite nei precedenti restauri riferita al grafico dell’orditura del piombi.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. FIRENZE –GHIBERTI.

REF. FOTOGRAFICHE: Archivio Electa Editrice, Milano

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (dicembre 2000).