TOSCANA - Firenze
SCHEDA : Cattedrale 8
TITOLO : Profeti e Antenati

UBICAZIONE: Firenze, Cattedrale di S. Maria del Fiore.

Finestre delle Tribune (monofore): Abs.I sup. – Abs.nII sup. – Abs. nIII sup. – Abs sII sup. – Abs.sIII sup. – Trib. nI sup. – Trib. nII sup. – Trib.nIII sup. – Trib.nIV sup.- Trib.nV sup.- Trib. sI sup – Trib sII. sup. – Trib.sIII sup. – Trib.sIV sup Trib. sV sup.

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI: non rilevate

CRONOLOGIA: 1435-1439 (documentata).

AUTORE: esecutori vari su cartoni di Lorenzo Ghiberti.

COMMITTENZA: Opera del Duomo.

SOGGETTO: La presenza di personaggi biblici nelle Tribune e di Apostoli e Santi nelle sottostanti Cappelle allude poi alla continuità tra Antico e Nuovo Testamento, cui partecipano a profusione le figure degli altri Santi delle navate e degli occhi di facciata, accompagnati, nei ranghi inferiori delle Cappelle, anche da molti personaggi non strettamente canonici ma riconosciuti dall’agiografia medievale secondo la summa della Legenda Aurea di Jacopo da Varagine.

Il complesso dunque si impernierebbe non solo sulla figura di Maria, ma anche su quella del Cristo, Fiore estremo dell’Albero di Jesse e Lignum vitae, cui parrebbe dunque alludere anche l’intitolazione stessa della Cattedrale (S. Bernardo: Flos est Filius Virginis).

E a tale tema rimanderebbero proprio i Profeti delle Tribune: in realtà la Acidini Luchinat, accanto alle figure di alcuni Profeti, è riuscita ad individuare in base alle iscrizioni frammentarie anche quelle della Galleria dei Re di Giuda (i personaggi coronati) e quelle degli Antenati di Cristo secondo i Vangeli di Matteo e Luca (ad esempio Abramo, Giacobbe, Booz, Obed, forse Jesse, David, Mattatia, Eliezer, Er, Addi, Roboamo, Ioram, Azor, Sadoc, Giuseppe at al.).

La serie degli Antenati, soggetto poco comune, unita a quella dei Profeti, appare dunque come premessa al tema dell’Incarnazione e a tale intento pare alludere uno dei documenti di allogagione, allorché si citano i disegni "…cum storiis generationis Virginis Mariae…"(Poggi), e la presenza stessa della vetrata raffigurante Maria in trono col Bambino in mezzo a quelle con gli Apostoli ed i Santi nelle Cappelle sottostanti.

Per le sessanta figure dei "Profeti" spesso è stata messa in luce l’originalità esotica degli abbigliamenti, la ricchezza e la fantasia, consueta nel Ghiberti, nell’invenzione delle varie fogge, e per alcuni personaggi la vivacità del rapporto gestuale dialogico (analoga a quella delle figure delle porte di Donatello per la Sagrestia Vecchia di S. Lorenzo).

Le vetrate sono state impostate secondo il seguente schema: a - b 1 due figure viste in un ambiente in prospettiva aperto sul fondo in una bifora; a - b 2 due personaggi con fondale architettonico in forma di bifora.

NOTE CRITICHE: Il complesso delle vetrata per le Tribune del Duomo appartiene alla fase centrale e matura del Ghiberti vetratista: precedentemente infatti egli aveva già eseguito i tre occhi di facciata con l’Assunta (1405) e con i Santi Lorenzo e Stefano (1412-1415), maggiormente segnati dalle cadenze eleganti e ricercate del tardo gotico (vedi Firenze, Cattedrale 6, 9, 10); tra il 1435 ed il 1443 portò a compimento, avvalendosi di vari esecutori di fama, il grande ciclo per le Tribune (1435-1439) e per le Cappelle (1439-1443), contraddistinto da una maggior complessità nell’impostazione spaziale e delle figure (vedi Firenze, Cattedrale 1529); infine tra il 1444 ed il 1445 ideò tre degli occhi della cupola (vedi Firenze, Cattedrale 4, 5, 30), traguardo di un intero percorso artistico pittorico vissuto in piena simbiosi con quello della carriera scultorea e con esiti confrontabili.

Il ciclo delle Tribune è collegato a quello delle Cappelle – ove protagonisti sono gli Apostoli, i Santi, la Vergine col Bambino – da un’affine impostazione tipologica di tipo iconico che prevede una netta distinzione tra i due ranghi di ciascuna vetrata: mentre nell’ordine superiore prevale ancora un’ "ambientazione" di sapore gotico (qui un paramento a bifora ed in un caso una volta ad ombrello, nelle Cappelle un sontuoso trono a baldacchino), in quello inferiore i personaggi sono contenuti in uno spazio tridimensionale dagli elementi semplificati e misurato poiché realizzato con la prospettiva lineare: tale duplicità ben si accorda al carattere complesso della cultura del Ghiberti, legato alla tradizione ma spesso aperto all’accoglimento delle istanze innovatrici dell’Umanesimo, che lo porteranno, come nel caso delle vetrate delle Cappelle, a concepire già in anticipo sui tempi l’esigenza di ammodernamento di alcuni schemi tipologici di origine medievale come quello prescelto con inquadramento architettonico a baldacchini.

Rispetto alle vetrate delle Cappelle, quelle delle Tribune sono state studiate in modo più generalizzato, anche a causa della difficoltà nell’identificazione dei personaggi. Tra i contributi tradizionali (van Straelen, Paatz) emerge quello del Marchini, sensibile all’indagine stilistica e alle questioni attributive, mentre tra quelli più recenti ricordiamo gli studi di C. Acidini Luchinat (1994 e 1995), imperniati sull’interpretazione iconografica e sul riconoscimento dei personaggi.

L’autrice rintraccia nell’intero complesso vetrario di S. Maria del Fiore il senso del programma originario, volto all’esaltazione di Maria, in un percorso che parte dall’Assunzione della facciata fino all’Incoronazione della cupola.

Dal punto di vista stilistico, per due vegliardi dai copricapi all’orientale (trib. n. III sup.) è stata proposta dal Marchini – in base all’analisi dell’impianto dei corpi già a conoscenza di Paolo Uccello e del valore della linea costruttiva, e grazie a riscontri con le figure di Amos ed Isaia intarsiate negli armadi della Sagrestia - un’autografia di Maso Finiguerra, mentre più recentemente il nome del Maestro di S. Felicita, da identificare probabilmente con Mariotto di Cristofano, è stato avanzato come autore di alcuni disegni, ad esempio quelli per la figura in basso a sinistra della vetrata I della Tribuna Nord (trib. n. I sup.) (vedi Acidini Luchinat).

Tale pratica di collaborazione parrebbe estesa dal Ghiberti anche alle sottostanti vetrate delle Cappelle: per la vetrata con S. Giovanni Battista è stato ipotizzato il nome di Giovanni dal Ponte (vedi Firenze, Cattedrale 19), seguace del Maestro, ed autore dell’ occhio di facciata per S. Croce (vedi Firenze, S. Croce 17), in passato attribuito dalla critica al Ghiberti stesso sulla base di quanto affermato dall’artista nei suoi Commentari.

STATO DI FATTO: Tutte le vetrate del Duomo hanno subito estesi interventi di restauro ed integrazione nel tempo, i più consistenti dei quali appaiono essere stati gli ultimi , eseguito da U. de Matteis della vetreria Bruschi (fine XIX- inizi XX secolo) e dallo Studio Tolleri di Firenze (1946-1957), che hanno portato ad ampie sostituzioni anche di brani vitali per una corretta lettura dell’opera, quali soprattutto i volti dei personaggi che, nonostante gli accorgimenti mimetici, risultano riconoscibilissimi rispetto al contesto originario.

Per ulteriori analisi dello stato di salute delle vetrate e dell’entità dei danneggiamenti delle superfici e delle grisaglie si rimanda alle risultanze di un più aggiornato intervento di restauro.

BILIOGRAFIA: vedi Bibl. FIRENZE –GHIBERTI.

REF. FOTOGRAFICHE:

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (febbraio 2001).