TOSCANA - Firenze
SCHEDA : Certosa di Val d'Ema 7
TITOLO : Grottesca con S. Marco

 

Pianta del Chiostrino dei Monaci

UBICAZIONE: Firenze Certosa di Val d’ Ema [ o di Firenze], Chiostrino -Colloquio dei Monaci fin. nI b

PROVENIENZA: ubicazione originaria.

DIMENSIONI: monofora cm.182 x 80; medaglione centrale cm. 25 x 19,5

CRONOLOGIA: post 1560

AUTORE: Paolo di Brondo vetraio: esecuzione dell’ ovale (attr.).

SOGGETTO/I: In questa vetrata e nella successiva (v. FIRENZE Certosa di Val d’Ema 8 Grottesca con S. Marco)) l’unica parte figurata è l’ovale centrale intorno al quale è il mosaico in vetro trasparente entro l’intelaiatura che appare invece approntata per ospitare una composizione il cui disegno è analogo a quello delle vetrate FIRENZE Certosa di Val d’Ema. 5 e 6.) Tutte le altre sei vetrate del Colloquio (v FIRENZE Certosa di Val d’Ema 3, 4, 5, 6, 7, 8 ) sono istoriate al centro e decorate intorno.

NOTE CRITICHE: Il primo ad aver consultato le fonti d’archivio e ad annullare la vecchia attribuzione delle vetrate a Giovanni da Udine, che le avrebbe realizzate su disegno di Raffaello (Guida 1861, p.34), fu Giuseppe Bacchi, nella sua Guida del monastero; questi dedusse che l’autore fosse Maestro Paolo di Brondo da Genova vetraio, ad eccezione delle due vetrate che recavano la data 1560, opera di Gualtieri di Fiandra (Bacchi, 1930, pp.113-116).

Il Marchini nota come il Vasari, affidandosi ai maestri nell’arte del vetro provenienti dalle Fiandre, trasportò il motivo della grottesca nelle vetrate facendo di esse un ornamento prezioso, e cita al riguardo le vetrate della Laurenziana, del colloquio della Certosa e di alcuni ambienti di Palazzo Vecchio (Marchini, 1956, pp. 56-57, 232).

Una rilettura comparata dello stile dei manufatti e dei documenti relativi al ciclo del colloquio, va oltre anche le considerazioni fatte in precedenti studi dalla scrivente (Chiarelli, 1982, pp. 279-281) e conduce alle considerazioni che presentiamo qui di seguito.

Nelle sei vetrate interamente decorate (nn. 3-8) si possono individuare due mani e un terzo intervento molto più recente di restauro integrativo più che conservativo. Alla prima mano si devono i sei ovali centrali istoriati: di ispirazione raffaellesca, stilisticamente non lontani dai modi di Giulio Romano, sono caratterizzati da una certa ingenuità espressiva, evidente dal modo talvolta un po’ goffo di rappresentare le figure soprattutto di scorcio; come vedremo, risultano essere opera di maestro Paolo di Brondo, vetraio genovese, come conferma il cognome ‘Brondi’, famiglia la cui presenza è documentata anche ad Altare, centro di produzione vetraria, dal XVII secolo (cfr.: Malandra, 1983, p.20).

Ad un secondo maestro, che identificheremo in Gualtieri di Fiandra, si attribuiscono le parti decorative e figurate intorno agli scudi centrali di tutte le vetrate, fatta eccezione di gran parte delle cornici esterne delle vetrate nn. 3 e 4, dal tratto pesante e più sommario, presumibilmente dovute al terzo intervento tardo di restauro o rifacimento. Questo maestro rivela una straordinaria fluidità e freschezza di tratto sia negli effetti chiaroscurati della grisaglia, come pure nella levità delle tinte acquerellate, che insieme danno vita a figure e motivi a grottesca da ricondurre stilisticamente e iconograficamente nell’ambito del Manierismo fiorentino maturo della cerchia dello stesso Vasari .

Questa rilettura stilistica viene convalidata da una ulteriore revisione dei documenti d’archivio: Paolo di Brondo appare impegnato in un grosso lavoro di realizzazione di vetrate soprattutto nella chiesa e nella foresteria della Certosa e viene pagato per lavori, materiali e strumenti dal 19 ottobre 1658 al dicembre 1659 (21, cc.178r, 184v, 191r, 194v, 195r, 195v, 197v, 201r); il 9 dicembre 1559 egli percepisce un pagamento per aver portato da Genova, su richiesta degli stessi monaci, "sei figure ovate di vetro" (Ibid. c. 13v; n.45 c.25d). Dal gennaio 1560 gli subentra Gualtieri maestro vetraio citato "fiandrese" (in 22, c. 37v, 85 c.47s) che risulta continuativamente salariato fino al luglio dello stesso anno (22, cc.15r, 17r, 26v, 27r 35v, 37v,40r, 44r, 47v; 45 cc. 20, 24, 28, 29, 35, 36, 38, 42,48,53); lavora con lui il cugino Giorgio (22. c.37v).

Se consideriamo che fino all’inverno del 1559 si stava ancora lavorando alle parti strutturali del colloquio (22, cc. 11r-v), che soltanto nel primo semestre del 1560 viene realizzato l’arredo ligneo (22 c.37r) ed infine il 9 giugno di detto anno Antonio di Salvi "fabbro al Galluzzo" viene pagato "per libbre 287 fati in telaio per le ramate delle finestre, cioè il finestrone sopra il coro, sei finestre per il colloquio, …" (22. c.38v), si ha la conferma del fatto che l’incarico di realizzare le vetrate non può essere conferito ad altri che a Gualtieri di Fiandra, lo stesso maestro di cui parla il Vasari nelle "Vite" citandolo, proprio insieme al cugino Giorgio, come valente esecutore di "vetrate a fuoco" per il granduca, su disegno del Vasari stesso (Vasari, ed. 1881, VII. P.588).

Quanto alle due vetrate incompiute, questa e la successiva, sembra che originariamente non fossero previste, come risulterebbe da due documenti sopra citati: quello relativo ai sei ovali portati da Genova e l’altro riferito ai lavori del fabbro a sei finestre del colloquio; non si parla mai di otto finestre o vetrate. Conferma che le intelaiature non possono essere proprio coeve a quelle delle altre sei finestre, sebbene appaiano antiche, viene anche dalle dimensioni e dalla forma dell’ovale istoriato che non coincidono con quelle della cornice.

I due ovali con figura di santo potrebbero essere comunque, per certe ingenuità e sproporzioni nella resa del corpo umano, di mano di Paolo di Brondo piuttosto che di Gualtieri di Fiandra.

STATO DI FATTO: In buone condizioni

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. Certosa Val d’Ema

REFERENZE FOTOGRAFICHE: Firenze Niccolò Orsi Battaglini

ESTENSORE: Caterina Chiarelli (novembre 2001)