TOSCANA - Firenze
SCHEDA : Chiesa di S. Croce 6
TITOLO : S. Sigismondo e Santi Re

 

UBICAZIONE: Firenze, chiesa di S. Croce finestra n VIII, Cappella Bardi (bifora).

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI:

CRONOLOGIA: 1332-1335 ca.

AUTORE: Fra’ Ubaldo "de vitro" e fra’ Gherardino Pillecti di Firenze (iscrizione) su cartone di Taddeo Gaddi (attribuzione).

COMMITTENZA: famiglia Bardi.

SOGGETTO: (riferito alla sequenza iconografica) a 1) giovane Santo incoronato (S. Luigi di Francia per Ladis 1982); b 1) S. Miniato. Iscrizioni: S. S MINIAS e SANCTVS MINIAS REX HERMENIE MARTIR ET CONFESSOR; a 2) S. Sigismondo. Iscrizioni: SANCTVS SIGISMVNDVS REX BVRGVNDIE MARTIR ET CONFESSOR e HOC OPV(s) FECIT FRATER VBALDV(s) DE VITRO E(t) FRATER GHERARDINV(s) PILLECTI D(e) FLORE(n)TIA; b 2) Santo Re, probabilmente Enrico. Iscrizione: HOC OPV(s) FECIT FRATER GHERARDINU(s) ET FRATER VBALDV(s) DE VITRO DE FLORE(n)TIA; a 3) S. Luigi di Francia in trono; b 3) S. Ludovico di Tolosa in trono; ab 4) nell’oculo arme gentilizia dei Bardi di Vernio.

NOTE CRITICHE: Una prima attribuzione ad Agnolo Gaddi è stata proposta dalla van Straelen (1938), anche sulla scorta di quanto affermato dal Vasari.

L’assegnazione dell’opera a Taddeo Gaddi è invece del Marchini (1968) ed è attualmente condivisa da tutta la critica: ricordiamo che a Taddeo Gaddi viene anche riferita la vetrata della Cappella Baroncelli, coeva agli affreschi (1328 – 1332) (vedi Firenze S. Croce 8).

Seguendo l’ipotesi del Marchini, il Boskovits ha attribuito anche gli affreschi superstiti della volta della presente Cappella Bardi al Gaddi, datando l’insieme al 1335 secondo l’iscrizione che appare sul cancello: la questione cronologica è stata poi approfondita dalla Hueck (1976) grazie al reperimento di un documento (Firenze, Archivio Ginori Lisci, cod.183, f. 109) in cui viene ricordato Gualterotto di Jacopo Bardi come patrono della Cappella, per la decorazione della quale egli effettuò pagamenti tra il 1332 ed il 1335; pagamenti ritenuti molto munifici dal Ladis (1082) e dunque probabilmente comprensivi dell’intero complesso decorativo formato dagli affreschi, dalle vetrate, dal cancello e presumibilmente da una tavola d’altare; l’Autore poi sottolinea come lo stile delle vetrate si mostri addirittura più vicino ai modi di Taddeo Gaddi di quanto non compaia negli affreschi della Cappella.

Infine l’attribuzione al Gaddi è stata condivisa dal Long (1988) e dalla Thompson (1999).

L’Autrice si è soffermata sull’aspetto tecnico dell’esecuzione, di primaria importanza anche ai fini della resa stilistica completa dell’opera: il lavoro di esecuzione non è infatti una semplice trascrizione meccanica del cartone fornito dal pittore, ma necessita di interpretazioni ed adattamenti al medium vetro che dipendono dalla sensibilità oltreché dalla maestria del vetraio; inoltre importanti scelte nella selezione dei colori e degli accostamenti, nella definizione degli sfondi e delle bordure, nella organizzazione degli apparati architettonici di contorno alle figure, nella caratterizzazione delle parti decorative dei panneggi spettavano in prima persona al Maestro vetraio, che dunque interveniva attivamente e significativamente sull’opera.

Proprio considerando l’aspetto coloristico la Thompson ha notato un distacco rispetto alle opere pressoché coeve, basate su un più arcaicizzante contrasto tra i rossi ed i blu, come ad esempio nelle vetrate Bardi e Tosinghi Spinelli (1320 –25 o per altri 1317 –34) (vedi Firenze S. Croce 7 e 13).

In questa vetrata sarebbe invece una maggior varietà nelle sequenze dei verdi, dei gialli, del porpora e del bianco che pare anticipare quella che sarà poi l’intonazione cromatica delle grandi vetrate della seconda metà e della fine del secolo, come quelle dell’abside di S. Croce stessa di Agnolo Gaddi (1380 ca.) (vedi Firenze S. Croce 4 e 5) o quelle delle navate del Duomo fiorentino (vedi Firenze Cattedrale 11-14) – sempre riconducibili a cartoni di Agnolo Gaddi – che sembrano costituire l’espressione più autentica e coerente di uno "stile fiorentino" ormai maturo.

Tuttavia in questa analisi non viene ulteriormente approfondito il dato documentario: la vetrata è infatti l’unica a presentare la menzione dei due esecutori, Ubaldo de vitro e Gherardino Pillecti di Firenze; non ricordati dalla critica, questi due nomi attendono ancora un’adeguata analisi e appare pertanto auspicabile una ricerca sulle fonti che possa aiutarci a ricostruire il catalogo di questi due Maestri vetrai che sembrano dunque preannunciare la grande fioritura dei celebri esecutori della seconda metà del secolo e dell’inizio del successivo, quali Antonio da Pisa, Leonardo di Simone, Niccolò di Piero Tedesco, Piero di Niccolò e tutti gli altri che hanno dato vita alla "scuola fiorentina" della vetrata.

Dal punto di vista tipologico la vetrata appartiene alla famiglia delle opere a carattere iconico con inquadramento architettonico delle figure concepito in guisa di baldacchini gotici.

In effetti tale tipologia, introdotta in Italia dall’ultimo quarto del Duecento nelle vetrate della Basilica Superiore di Assisi, ebbe largo sviluppo nelle regioni centrali del nostro Paese per tutto il Trecento e buona parte del Quattrocento, e i brani presenti in S. Croce, come la vetrata Bardi con la "gemella" al di sopra della Cappella Tosinghi Spinelli e la vetrata Baroncelli rappresentano esempi precoci della rielaborazione italiana del tipo.

Tale rielaborazione perdurerà per tutto il secolo producendo esemplari sempre più complessi e sempre più attenti all’imitazione delle reali strutture dell’architettura contemporanea ma soprattutto sempre più raffinati nell’impostazione prospettica tridimensionale scorciata dal basso, fino a giungere ai ben noti brani dell’abside stessa di S. Croce, di Agnolo Gaddi (1380) (vedi Firenze S. Croce 4 e 5), della Certosa del Galluzzo di Niccolò di Pietro Gerini, delle navate di S. Maria del Fiore di Antonio da Pisa e Leonardo di Simone su cartoni sempre del Gaddi (vedi Firenze Cattedrale 11-14) e di S. Domenico a Perugia di Mariotto di Nardo del 1411 (vedi Perugia S. Domenico 1).

Tale assetto perdurerà fino alla metà del Quattrocento circa, allorquando inizieranno a manifestarsi le prime esigenze di aggiornamento del repertorio, così come testimoniato ad esempio dalle vetrate delle Cappelle di S. Maria del Fiore (1441-1443), che porteranno in seguito alla graduale sostituzione delle obsolete forme gotiche con i più attuali moduli dell’ architettura all’antica.

STATO DI FATTO: La vetrata si presenta in condizioni migliori rispetto all "gemella" della stessa Cappella (vedi Firenze S. Croce 10), in quanto mostra di conservare una maggior percentuale di vetro originario.

Il rilievo, difficoltoso in situ, è stato effettuato dalla Thompson anche grazie all’ausilio della documentazione relativa alle campagne di restauro De Matteis (fine XIX- inizi XX secolo) e Tolleri (dopo la Seconda Guerra Mondiale): risulterebbero sostituite parte delle bordure, dei bordi attorno alle aureole, alcuni inserti nei panneggi ed il fondo con gigli di Francia alle spalle di S. Luigi e S. Ludovico di Tolosa.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. FIRENZE – S. CROCE.

REF. FOTOGRAFICHE: Archivio Cassa di Risparmio di Firenze – Nardini editore.

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (maggio 2001).