TOSCANA - Firenze
SCHEDA : Chiesa di Orsanmichele 6
TITOLO : Ultima comunione di una donna morente

UBICAZIONE: Trifora nI pann. 1c

DIMENSIONI: Lunetta polilobata cm.140 x 165. Appartengono alla trifora altre due lunette polilobate (1a, 1b – cm. 140 x165), tre medaglioni a sei lobi, (2a, 2b, 2c - diam. cm.50), due medaglioni polilobati (3ab, 3bc - cm. 85), ed un rosone (4b -diam. cm.140)

PROVENIENZA: Collocazione originaria

CRONOLOGIA: Come le altre vetrate della trifora la lunetta è stata eseguita durante la prima fase di invetriatura, (1380 – 1400 c.)

AUTORE: Niccolò di Pietro Gerini (?) cartoni ; Leonardo di Simone (?) esecuzione

COMMITTENZA: Compagnia di Or San Michele

SOGGETTO/I : Come le altre due lunette delle trifore n I , nII, sI, sII, l’episodio appartiene al ciclo dei Miracoli della Vergine, una serie di leggende mariane atte ad enfatizzare il culto popolare ed a simboleggiare il ruolo spirituale e politico dell’immagine della Vergine di Orsanmichele. La leggenda narra come la Vergine appaia ad una devota sul suo letto di morte mentre riceve l’ultima comunione; si tratta di una leggenda atta ad incoraggiare i cittadini alla devozione della Vergine di Orsanmichele.

Nei tre piccoli medaglioni sono raffigurati busti di Profeti (?) ; nei due medaglioni più grandi teste di angeli entro motivi floreali; e nel rosone una testa(?) entro un quadrilobo da cui si irraggiano le lancette raffiguranti Cherubini e Serafini.

NOTE CRITICHE : Si deve alla van Straelen il primo studio sistematico rivolto ad individuare la personalità sia degli artisti che approntarono i cartoni sia dei maestri vetrai che eseguirono le vetrate. La studiosa, basandosi sui documenti pubblicati dal Milanesi, ha proposto una serie di correlazioni tra la fisionomia stilistica delle vetrate di Orsanmichele e le fonti documentarie dell’attività vetraria non solo in Orsanmichele, ma anche negli altri due cantieri vetrari fiorentini in quegli anni attivi: quello della cattedrale, e quello della chiesa di S. Croce. Secondo i documenti pubblicati dal Milanesi nel 1409 furono conteggiati pagamenti a Niccolò di Piero Tedesco comprensivi dei cartoni eseguiti da Lorenzo Monaco per vetrate imprecisate, e Niccolò fu a più riprese impegnato alle vetrate di Orsanmichele; pertanto la van Straelen ne deduce un continuo rapporto collaborativo tra i due artisti per le vetrate dell’Oratorio. E rilevando puntuali analogie cromatiche tra l’Assunta nella controfacciata della Cattedrale, eseguita da Niccolò di Piero Tedesco (1412-1415), e la lunetta in Orsanmichele L’annunzio a Gioacchino ( v. Firenze C. di Orsanmichele 13), la studiosa per prima riconosce in questa vetrata la collaborazione tra i due artisti ipotizzata sul piano documentario .

Partendo da questa preliminare attribuzione, la Straelen estende la collaborazione tra Lorenzo e Niccolò anche ad altri pannelli, quali Il miracolo del bambino annegato

ed il Miracolo della badessa peccatrice ( v. Firenze C. di Orsanmichele 3, 4) E conforta tale attribuzione con osservazioni stilistiche sulla qualità cromatica; osservazioni non sempre sostenute in modo coerente.

Il Marchini, partendo dalla presunzione che le qualità stilistiche di una vetrata siano attribuibili all’artista pittore dei cartoni di cui il maestro vetraio è mero esecutore, ricerca gli autori dei cartoni fra gli artisti chiamati a decorare l’oratorio, quali Agnolo Gaddi, Niccolò Gerini, Ambrogio di Baldese, e Lorenzo Monaco. E giustifica la difficoltà di un preciso riconoscimento adducendo il fatto che le varie personalità sarebbero livellate dall‘esecuzione di una sola bottega o, al massimo, di due. In particolare l’indagine stilistica dello studioso si appunta solo su alcune lunette; soffermandosi su questa lunetta e sulle altre due della stessa trifora egli è di avviso che possano esser ricondotte al filone del giottismo accademico con richiami a Niccolò Gerini.

Riconsiderando le analisi stilistiche e l’apporto documentario della van Straelen, la Burnam sulla base di precise affinità stilistiche ed iconografiche ascrive ad un solo gruppo le vetrate delle trifore nI, nII, sI , sII; e basandosi sui documenti pubblicati dal Poggi, ritiene che esse costituiscano il primo ciclo di vetrate per Orsanmichele risalente già al 1380. Segnano l’avvio di questo ciclo una serie di pagamenti da cui risulta che i trafori di molte trifore erano ormai finiti e che si andava acquistando piombo e ferro per armare le finestre. Dal dicembre 1389 all’ottobre 1400, non si registra alcun documento che illumini sul procedere dei lavori di invetriatura; purtuttavia costituisce una conferma indiretta al loro progredire il fatto che nel febbraio 1398 i Capitani ebbero dalla Signoria l’autorizzazione a spendere per i successivi tre anni la somma annuale di 720 lire oltreché per gli affreschi, anche per chiudere le finestre con vetrate: e pertanto la Burnam ritiene che il primo ciclo di vetrate si sia protratto sino agli inizi del’400, termine condiviso dalla Finiello Zervas.

Per quanto invece riguarda l’avvio dei lavori, la Finiello sulla scorta di pagamenti inediti a favore di Niccolò di Piero Tedesco per una vetrata imprecisata di Orsanmichele (marzo – dicembre 1388 OSM, 209, ff.5, 35), posticipa al 1386 l’anno di inizio dell’invetriatura.

Quanto al problema attributivo, esso non è ancor pienamente risolto, poiché reso ancor più complesso dalla difficoltà di individuare il rapporto tra l’artista autore dei cartoni ed il maestro vetraio che li ha tradotti nel vetro. Un rapporto generalmente configurato come la netta preminenza dell’artista creatore dei cartoni sul maestro vetraio considerato meccanico esecutore. Preminenza che va in realtà ridimensionata, poiché molti esiti stilistici dipendono da scelte tecniche imputabili all’interpretazione ed alle capacità del maestro vetraio nel passaggio dal cartone al mezzo vitreo: il ritmo disegnativo assegnato a piombi e ad armature , l’affidare effetti di lumeggiatura al giallo d’argento, l‘impiego di damaschinature, e via dicendo.

Suffragata da questo taglio metodologico la Burnam indirizza la sua ricerca principalmente a riconoscere l’apporto dei maestri vetrai, non solo nella composizione dei particolari figurativi, ma anche nei repertori decorativi di bordure, lancette radiali, "straforamina", scelte ascrivibili al solo maestro vetraio..

Pertanto la Burnam procede ad un attenta disanima delle soluzioni stilistiche adottate da Leonardo di Simone e da Niccolò di Piero Tedesco in S. Maria del Fiore per le vetrate delle navate con Santi con baldacchini raggruppando le dodici vetrate nelle trifore nI-nII e sI-sII sulla base di simiglianze iconografiche e tipologiche. E le puntuali rispondenze riscontrabili nelle quattro trifore inducono la studiosa a ricondurne l’esecuzione ad una sola personalità di quel cantiere, proponendo per tutte le dodici storie dei Miracoli della Vergine, (seppur con qualche cautela per le lunette della trifora sII), la paternità di Leonardo Simone. Ed attribuisce le discontinuità stilistiche da lei ravvisate all’intervento di assistenti.

Un ‘attribuzione non accolta dalla Finiello Zervas; che sulla base dei pagamenti ritrovati assegna il gruppo di vetrate a Niccolò di Piero, senza procedere a verifiche stilistiche di tale attribuzione. Va inoltre annotato che la somma dei pagamenti in questione corrisponde a 46 lire 5 soldi, 8 denari; una cifra esigua, bastevole per una sola lunetta. Il loro ritrovamento anziché garantire un’attribuzione conclusiva, pone in evidenza il concorso, non ancora chiarito, dei maestri vetrai che si sono con vicende alterne adoprati nei due cantieri di S. Maria del Fiore e di Orsanmichele, e lascia aperti i problemi attributivi.

L’ideazione dei cartoni è, secondo la Burnam, riconducibile ad artisti diversi. Elemento rivelatore, l’andamento compositivo delle scene: la tipologia delle strutture architettoniche mostra strette affinità con quelle della vetrata Annunciazione eseguita su disegni di Niccolò di Pietro Gerini nella sacrestia di S. Maria Novella, cui è attribuita anche la vetrata nella Certosa del Galluzzo (v. Firenze Certosa di Val d’Ema 9): le numerose analogie inducono la Burnam a proporre per i cartoni il nome di Niccolò di Pietro Gerini, che tra l’altro era attivo nel cantiere di Orsanmichele. Attribuzione ripresa dalla Finiello Zervas

STATO DI FATTO: Fortunatamente il complesso vetrario di Orsanmichele non venne alterato da restauri invasivi come accadde invece per le vetrate di S. Croce.

Non è certo se le finestre oggi chiuse da vetri incolori mai ebbero una loro vetrata o se come è probabile, ciò vada va ascritto alla pratica invalsa nell’Ottocento di sostituire vetrate con vetri incolori per rendere più luminosi gli ambienti la perdita di otto pannelli del ciclo narrativo. Nel 1918 dai documenti risulta che dieci roste istoriate erano state smontate e poste in casse per proteggerle da eventuali danni bellici.; in quella occasione il de Matteis nel suo preventivo per lo smontaggio sottolinea il cattivo stato dei pannelli pervasi da numerose fratture forse in concomitanza con il restauro delle parti murarie. Risulta dai documenti che il restauro delle vetrate avvenne ad opera di Armando Bruschi dal 1929 al 39. Il Bruschi impiegò alcuni, peraltro fortunatamente non molti, " vetri ricavati dalle vecchie finestre" come stop gaps.

L’ultimo restauro venne condotto da Papucci dello Studio Guido Polloni (1969-70) . Le vetrate avevano sofferto danni durante l’alluvione del novembre 1966 e necessitavano di attento esame. Molte erano anche in stato di pericolo perché rimontate con la faccia interna dipinta posta all’esterno ed esposta agli agenti atmosferici: Vennero eliminati gli stop-gaps con tessere moderne contrassegnate dalla lettera P. . I pannelli vennero puliti e rimpiombati.

In parecchi volti di questo pannello si nota che la grisaille in gran parte è stata rinforzata nell’ultimo restauro (1970); sono stati rifatti i lineamenti del sacerdote .

BIBLIOGRAFIA: V. Bibl. Orsanmichele

REF. FOTOGRAFICHE: CAC - Archivio Centle   André Chastel Parigi – Per gentile concessione.

ESTENSORE: Caterina Pirina gennaio 2001