TOSCANA - Firenze
SCHEDA : Cattedrale 6
TITOLO : La Vergine Assunta

UBICAZIONE: Firenze, Cattedrale di S. Maria del Fiore. Facciata, finestra W I (occhio).

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI:

CRONOLOGIA: 1405 (documentata).

AUTORE: Niccolò di Piero Tedesco su cartone di Lorenzo Ghiberti.

COMMITTENZA: Opera del Duomo.

SOGGETTO: La Vergine, in una mandorla di luce, ascende al cielo accompagnata da Angeli. Nella larga bordura a compassi gotici le figure a mezzo busto dei dodici Apostoli, di due Profeti con cartiglio, e del Cristo con due Angeli che sta per incoronare la Vergine.

NOTE CRITICHE: Le vicende dell’esecuzione di questa vetrata appaiono ben documentate e dalle fonti archivistiche e dalla rivendicazione stessa del Ghiberti contenuta nei suoi Commentari, laddove ricorda: "…disegnai nella faccia di S. Maria del Fiore nell’occhio di mezzo l’Assumptione di Nostra Donna…", menzionando poi le altre vetrate del Duomo per le quali, nel tempo, aveva fornito il cartone e la consulenza, come per gli altri due occhi di facciata con S. Lorenzo e S: Stefano (1412-15), per il vasto complesso di 30 luci per le Tribune e le Cappelle del capocroce con Profeti, Re, Santi, Apostoli e la Vergine col Bambino ad esaltazione della genealogia del Cristo (1435-43) e per i tre occhi del tamburo della cupola con la Presentazione al Tempio, l’Orazione nell’Orto e l’Ascensione del Cristo (1443-45).

Dunque un’attività quella del Ghiberti come vetratista –spesso dimenticata o, peggio, giudicata negativamente (Lane)- lunga un quarantennio, popolata di rapporti con gli svariati esecutori, tutti maestri di alto livello e fedeli traduttori delle direttive dell’Autore, che hanno saputo dare un’impronta di omogeneità a tutte le vetrate, indipendentemente dalla fase di esecuzione, ed hanno saputo registrare con sensibilità l’evoluzione stilistica del Maestro: in questo lungo arco di tempo si può infatti seguire il Ghiberti passare da una fase iniziale più apertamente tardo gotica ad un periodo intermedio –rappresentato dalle Tribune e dalle Cappelle- di bilanciamento tra tradizione ed innovazione, per giungere infine ad una fase terminale caratterizzata dalla tendenza alla monumentalizzazione.

Tale maturazione del Ghiberti pittore non soltanto ci riporta al percorso evolutivo più generale dell’Artista, consentendo dei paralleli con la sua molto più nota attività di scultore, ma richiama la nostra attenzione anche sulle radici dell’arte del Maestro, avviato alla pittura da Mariotto di Nardo col perduto ciclo di affreschi per Malatesta IV a Pesaro (Salmi); del resto il Ghiberti stesso confermerà questo suo interesse "parallelo", scrivendo nei Commentari: "…l’animo mio alla pictura era in gran parte volto…".

La vetrata in questione avrebbe dovuto essere il punto di arrivo di un ciclo con nove Storie della Vergine –mai realizzato- per gli occhi della navata del Duomo; l’esecuzione della vetrata fu affidata all’affermato vetraio Niccolò di Piero Tedesco, poi autore degli altri due occhi di facciata, nominato in un documento anche come pittore e fornitore di un disegno ("…pro designo quod fecit oculi anterioris ecclesie S. Reparate (sic)…"), forse ingrandimento del bozzetto del Ghiberti (Marchini).

I caratteri stilistici espressi in quest’opera appaiono coerenti con quanto accennato circa la fase iniziale del percorso dell’Artista: è molto evidente infatti la vicinanza del Ghiberti agli "artisti del 1400", a quel gruppo di pittori cioè che stava proponendo, a cavallo tra i due secoli, alla cultura fiorentina di tradizione ancora giottesca un rinnovamento attraverso i più aggiornati ritmi del tardo gotico.

Molto visibile appare qui la tensione lineare che pervade l’intera raffigurazione, creando un preziosissimo gioco di dinamismo attraverso l’alternarsi di brani più tesi, scattanti, pungenti ed altri più fluenti, cadenzati, ritmici, fino a raggiungere l’assoluto lirismo delle ricadute sovrapposte e ondulanti del manto della Vergine.

In questo modo l’acuta tensione creata nelle parti periferiche dalle ali aguzze degli Angeli, dai loro piedi puntuti, dagli orli delle loro vesti risucchiate dal vento, sembra toccare il vertice nella bella e decorativa invenzione degli aloni di luce radianti, per poi sciogliersi in armonie più cadenzate al centro, nell’aristocratica figura della Vergine ed in quella, intensissima, del Cristo sovrastante.

A tale ricercatezza formale e stilistica fa eco una pari ricchezza coloristica, data dagli accostamenti di colori brillanti e profondi e dall’uso del raffinato "tono su tono" nelle vesti azzurre degli Angeli contro lo sfondo del cielo: l’opera è stata dunque concepita con grande attenzione al colore ed ai rapporti cromatici, e nata cioè come vetrata e non come trasposizione di un’immagine pittorica.

Anche la tecnica esecutiva appare curatissima e preziosa, come ad esempio nella stesura delle grisaglie, nel dettaglio dell’aureola punzonata della Vergine, nella disposizione delle tessere del cielo che vanno ad intensificarsi gradualmente nel colore verso il centro generando un effetto di spazialità profonda, nell’introduzione dello stoffato a fioroni su fondo contrastante per il manto della Madonna, elemento che diverrà poi caratteristico nella produzione posteriore del Maestro, e segnatamente nelle figure di Santi delle vetrate delle Cappelle del Duomo, alcune delle quali assimilabili per fisionomia ai busti con gli Apostoli di questa vetrata.

La constatazione di una tale complessità stilistica ha fatto avanzare l’ipotesi (Boskovits) che l’Assunta possa essere un’opera di collaborazione tra il Ghiberti e Mariotto di Nardo, antico maestro di pittura ed indiscusso capofila dell’arte vetraria (vedi Perugia, S. Domenico 1)., autore anch’egli sensibile ai ritmi, alle cadenze e alle ricercatezze del tardo gotico.

E’ infine da notare una certa somiglianza nella composizione, nell’uso di dettagli preziosi, nella presenza della mandorla raggiata, etc., con l’Assunta di Orsanmichele, per la quale è stata avanzata un’ipotesi attributiva che assegnerebbe al Ghiberti il progetto dell’opera (Finiello Zervas) e la realizzazione, completata nel 1431, ai vetrai Francesco di Giovanni e Bernardo di Francesco, attivi anche nel cantiere del Duomo per la realizzazione delle vetrate del Maestro per le Cappelle (1439-43); il secondo dei due esecutori sarà poi impegnato dal Ghiberti per la traduzione dei tre occhi per la cupola da lui disegnati (1443-45).

STATO DI FATTO: Le vetrate del Duomo hanno subito danneggiamenti ed interventi di manutenzione continua; le due campagne di restauro più importanti sono state condotte da U. de Matteis tra il XIX ed il XX secolo e dalla Ditta Tolleri nel dopoguerra (1946-57): a questi interventi sono dovute la maggior parte delle sostituzioni dei piombi, delle tessere di vetro e di brani importanti per la leggibilità dell’opera quali i volti e le mani delle figure.

Come dimostrato dai restauri eseguiti negli ultimi anni sulle vetrate delle Cappelle e della cupola dallo Studio Polloni di Firenze, le superfici esterne dei vetri mostrano un processo in atto di corrosione dovuto ad un’azione combinata dei depositi di sporco e dell’umidità: sarebbe pertanto auspicabile che anche queste vetrata di facciata fossero sottoposte alle medesime indagini e ad analoghe cure volte all’arresto del degrado, attraverso il risanamento delle superfici e la protezione delle stesse con delle controvetrate atte a creare un sistema di areazione isotermico per la vetrata.

Auspicabile sarebbe anche l’analisi dello stato di degrado delle grisaglie che in più punti appaiono dilavate, con conseguente perdita di leggibilità del modellato.

Indicata infine sarebbe la ricomposizione delle tessere fratturate, l’eliminazione delle deturpanti ragnatele di piombi di contenimento –soprattutto di quelle che tagliano il volto della Vergine sfigurandolo- con la conseguente integrazione pittorica a freddo delle attestature, nonché la mappatura di tutte le tessere sostituite nei precedenti restauri riferita al grafico dell’orditura del piombi.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. FIRENZE –GHIBERTI.

REF. FOTOGRAFICHE:

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (dicembre 2000).