TOSCANA - Firenze
SCHEDA :  Biblioteca Laurenziana 6
TITOLO : Grottesca con lo stemma del granduca Cosimo I 3b

UBICAZIONE: Firenze biblioteca Laurenziana fin. sVI

DIMENSIONI: cm.200 x 86

PROVENIENZA: collocazione originaria

CRONOLOGIA: 1568

AUTORE:

COMMITTENZA: Cosimo I granduca di Firenze

SOGGETTO/I : entro una "spalliera" di grottesche, spicca preminente al centro entro una fastosa edicola manieristica lo stemma mediceo a sei palle attributo del potere ducale; immagine ripresa e ribadita da altri rimandi: sopra l’edicola la corona ducale con tre piume di differente colore, e, sotto, trattenuta da due putti l’onorificenza imperiale del Toson d’Oro. Completano l’iconografia encomiastica le imprese di Cosimo I: il Capricorno, segno zodiacale ascendente del Duca; un’impresa probabilmente elaborata da P. Giovio con il motto "Fidem fati virtute sequemur" , motto non trascritto nelle vetrate. L’impresa si carica di altro significato allusivo essendo il Capricorno l’ascendente dell’imperatore Carlo V sotto la cui protezione il ducato acquista potere. In basso l’altra impresa medicea: due Ancore incrociate, con il motto "Semper [duabus]". Ai lati affrontati due emblemi della Tartaruga con vela inquadrano un cartiglio con un mascherone. " Lo stesso cartone è stato riutilizzato con insignificanti varianti per le altre vetrate dello stesso soggetto, che chiudono le finestre in una successione alternata con quelle raffiguranti Grottesca con stemma del papa Clemente VII.

NOTE CRITICHE: Si deve al Marchini l’unico cenno critico a questo corpus di vetrate di estremo interesse per l’alta qualità e degno di particolare attenzione. Lo studioso in una breve nota in calce al suo volume sulle vetrate italiane (1955) rileva come erronea la attribuzione tradizionalmente consolidata a Giovanni da Udine (G.Rossi); attribuzione verosimilmente formulata in quanto Giovanni da Udine aveva decorato con grottesche la cupola della Sacrestia Nuova di Michelangelo. Per analogia furono attribuite allo stesso Giovanni anche le vetrate del Colloquio nella Certosa di Val d’Ema (Cfr. Firenze Certosa di Val d’Ema 1- 6) che recano la data 1560, ma che, osserva il Marchini, " sono più fini per le delicate storiette".

In una storia della vetrata italiana ancor tutta da scrivere, la vetrata a grottesche costituisce un punto nodale del capitolo dedicato alla vetrata manieristica; e purtuttavia manca uno studio sistematico ed esaustivo, poiché le sole indagini condotte in merito riguardano, oltre alle già citate vetrate della Certosa di Val d’Ema (Chiarelli), le vetrate della villa Farnese a Caprarola (del Nunzio) e le vetrate dell’Appartamento del Priore nella Certosa di Pavia (Pirina).

Anticipando qui alcuni risultati preliminari di una ricerca appena avviata, va precisato che la tipologia delle vetrate medicee si discosta da quelle impiegate nei due cicli della Certosa fiorentina e della villa Farnese nelle quali la traccia disegnativa creata dal telaio persegue l’andamento sinuoso delle figure manieristiche: la struttura adottata per le vetrate della Biblioteca Laurenziana è invece quella di una composizione di quadrotte incernierate dalla squadrata griglia di un telaio che spesso interrompe il ductus disegnativo delle figure dipinte. Una struttura compositiva inusitata in Italia ma che trova puntuali rispondenze in coeve vetrate d’oltralpe; in particolare le analogie sono riscontrabili con l’eccezionale gruppo di pannelli "civili" di Dirck Pieterz. Crabeth provenienti dalle finestre della casa in Pieterkerkgracht 9 a Leida, recentemente riproposti all’attenzione critica da T.Husband nella mostra a tenutasi al Metropolitan Museum di New York.

Allo stato attuale degli studi in merito nulla autorizza a procedere oltre; resta da approfondire il ruolo avuto dai maestri fiamminghi ricordati dal Vasari: non solo quello avuto da Gualtieri di Fiandra cui vanno ricondotte le vetrate della certosa fiorentina ed il pannello Le Grazie acconciano Venere, unica vetrata superstite del ciclo di Palazzo Vecchio; ma anche quello di altri maestri vetrai, quali Wanter e Jorio Crabeth che furono impegnati nelle vetrate per il battistero fiorentino.

STATO DI FATTO: Presenta varie fratture pesantemente rimpiombate. Nella zona inferiore le tracce disegnative in gran parte sfiorite sono state pesantemente ridipinte .

Come tutte le altre vetrate della Biblioteca, anche questa mostra i segni di una lunga vicenda di degrado e di interventi. Una non trascurabile manomissione al corpus vetrario è riconducibile alla costruzione della attigua "Tribuna Delciana"( v Biblioteca Laurenziana 0) e all’apertura della relativa porta di accesso. In quella occasione sono state murate quattro finestre del lato nord (due delle quali - la nV nVIII - sono tuttora cieche, mentre le altre due - la nVI e la nVII, contigue alla porta - sono state nel 1899 reintegrate con le relative vetrate).

La relazione sui considerevoli danni causati alla Biblioteca dal terremoto del maggio 1895 (v Conservazione/ Danni sismici), non menziona il corpus delle vetrate; ma le loro condizioni erano tutt’altro che soddisfacenti se poco dopo l’evento sismico, il 15 gennaio 1896, Guido Biagi richiese alla Direzione dell'Ufficio regionale per la conservazione dei monumenti di provvedere al restauro di alcune vetrate che, asserisce, 'sono in cattivo stato, né possono reggere all'urto del vento' .

Nella stessa relazione il Biagi annota: "per i restauri in questione potrebbero servire i vetri di altre due finestre, tolti quando fu costruita la Tribuna Delciana". L’esame delle vetrate sul tavolo del restauratore permetterà di rilevare più puntualmente l’impiego di antiche originali tessere provenienti da altri pannelli della stessa serie, qui utilizzate come ‘stop gaps’ ; fatto che risulta già ora evidente anche dalla difficile lettura della vetrata in situ .

Secondo le fonti archivistiche (ASBL - Archivio Storico della Biblioteca Laurenziana - Amministrazione 1895, fasc. 29), il restauro, condotto da Natale Bruschi tra il febbraio e il maggio 1896, interessò prevalentemente una vetrata imprecisata; ma verosimilmente il Bruschi _ in questa fase di lavori o in quella successiva negli anni 1899-1901 (v. Firenze Biblioteca Laurenziana 0) dovette estendere il suo operato a molte altre vetrate; questa compresa, come per l’appunto lascia supporre lo stato di fatto più sopra rilevato.

BIBLIOGRAFIA: V. Bibliografia Laurenziana

REF. FOTOGRAFICHE: Foto Niccolò Orsi Battaglini, Firenze

ESTENSORE: Caterina Pirina aprile 2002