| TOSCANA - Firenze |
| SCHEDA : Chiesa di S. Maria Novella 5 |
| TITOLO: Vergine con il Bambino e i santi Giovanni e Filippo |
UBICAZIONE: C di S. Maria Novella, capp. Filippo Strozzi, Fin. sII
DIMENSIONI: non rilevate
PROVENIENZA: collocazione originale
CRONOLOGIA: 1505. Dai documenti risulta che Filippino approntò disegni per la vetrata della cappella Strozzi in due momenti: nel 1501 e nel 1505; giustamente il Martin riconduce il secondo pagamento all’ingrandimento in scala 1:1 del bozzetto iniziale ad uso del maestro vetraio.
AUTORE: Filippino Lippi ideazione (documentata)
COMMITTENZA: Filippo Strozzi
SOGGETTO/I : Monofora cuspidata, pann. a1-6 Vergine con il Bambino entro una fastosa edicola; ai lati i santi Giovanni e Filippo. Il piccolo Gesù reggendo con la sinistra il globo sormontato dalla croce, si rivolge, nel gesto di benedizione, a Filippo, santo omonimo del committente. In alto, entro un medaglione sorretto da putti, l’immagine dell’Agnello mistico ed una cartella con la scritta "Mitis esto". Nella bordura si ritrovano i mascheroni e lo stemma di Filippo Strozzi con le tre falci lunari; gli stessi elementi iconografici ricorrenti nelle fasce a monocromo degli affreschi. Nella specchiatura di base due sfingi reggono l’impresa Strozzi.
NOTE CRITICHE: Si deve al Marchini l’aver per primo ravvisato nella vetrata lo stile di Filippino:" …Filippino Lippi…..per dire il suo rovello si affida all’invenzione dei motivi ivi adottando libertà da grottesca, agita le figure e le grava d’una opacità fumosa che addensa neri grumi ad esempio nelle vesti della Vergine".
Iniziati nel 1487, i lavori alla cappella Strozzi subirono un’interruzione per la sopravvenuta commissione della cappella Carafa nella chiesa di S. Maria sopra Minerva a Roma. Un lavoro impegnativo che indusse l’artista alla rivisitazione della Domus Aurea, e all’assunzione di quei repertori di grottesche ed elementi fantastici elaborati dalla cultura antiquaria rinascimentale. L’esperienza romana impronta la grandiosa pala La Madonna con il Bambino S. Martino di Tours Santa Caterina e due committenti che Filippino, rientrato a Firenze, eseguì per la cappella Tanai de’ Nerli in S. Spirito, prima di riprendere la decorazione della cappella Strozzi, completata solo nel 1502, come risulta dalla data apposta nell’affresco La resurrezione di Drusiana.
Giustamente il Martin annota che la vetrata della cappella Strozzi appartiene al complesso figurativo,anzi; la Vergine e i due Santi atteggiati a Sacra Conversazione sembrano provenire dal cielo turchino per affacciarsi alla soglia della finestra.
La vetrata dunque iconograficamente e stilisticamente appartiene al ciclo di affreschi di cui è l’elemento conclusivo. In essa compare la stessa complessa e fastosa partitura architettonica che definisce il contiguo affresco Miracolo di S. Filippo davanti all’altare di Marte : il vano spaziale è definito da un ampia edicola ad esedra che stagliandosi contro il puro azzurro del cielo suggerisce inespresse profondità. Come negli affreschi la drammatica tensione che anima le figure è compressa dall’accumulo di trofei, telamoni, sfingi, festoni appartenenti alla cultura antiquaria. Cartoni e disegni di questa vetrata, (come per quasi tutte le vetrate quattrocentesche) più non esistono. Ma il recupero della ideazione è, in via analogica, possibile sulla base del bozzetto S. Martino dona il mantello al povero della vetrata (perduta) per la cappella Tanai de’ Nerli; bozzetto ancora conservato nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi. In esso, pur essendo di dimensioni ridotte (cm.38,7 x 7,6), il tratto sottile della penna ha accumulato ed annotato minuziosamente numerosi particolari decorativi: della bordura, dell’edicola, della specchiatura con lo stemma dei Tanai de’ Nerli. Ogni preannuncio alla sua traduzione su vetro è ignorato. Simile deve esser stato il bozzetto approntato dal Lippi per la vetrata della cappella Strozzi; né sembra che il passaggio dal bozzetto al cartone in scala 1:1 abbia comportato profonde modifiche interpretative da parte del maestro vetraio, data l’estrema sobrietà di soluzioni tecniche ravvisabili nella vetrata: è evidente che la traccia disegnativa dei piombi si attiene al ductus tracciato nel disegno preparatorio senza alcuna libera trasduzione in mezzi squisitamente tecnici, quali il gallo d’argento o l’incisione di vetri plaqués. E dunque la vetrata riflette i modi operativi del Lippi pittore di affreschi e tavole. Per una più dettagliata trattazione del rapporto tra pittore e "mastro vetraio" si vedano le voci: Disegni, Firenze C. di S. Maria Novella 3.
STATO DI FATTO: In buone condizioni è stata negli anni 70 restaurata dallo Studio Polloni
BIBLIOGRAFIA: