TOSCANA - Firenze
SCHEDA : Cattedrale 4
TITOLO : Orazione nell’Orto.

UBICAZIONE: Firenze, Cattedrale di S. Maria del Fiore. Tamburo della cupola, finestra ta 3 (occhio).

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI: diametro 470 cm.

CRONOLOGIA: 1443-44 (documentata).

AUTORE: Bernardo di Francesco su cartone di Lorenzo Ghiberti.

COMMITTENZA: Opera del Duomo.

SOGGETTO: L’Orazione di Cristo nell’Orto degli Ulivi con gli Apostoli addormentati. La vetrata è circondata da una larga bordura con elementi floreali e astri raggianti.

NOTE CRITICHE: L’opera, ricordata dal Ghiberti nei suoi Commentari insieme agli altri due occhi per la cupola disegnati dal Maestro (Ascensione di Cristo e Presentazione al Tempio), appartiene alla fase terminale dell’attività dell’artista come fornitore di cartoni per vetrate per il cantiere del Duomo.

Tale attività di vetratista era iniziata quaranta anni prima, con gli occhi della facciata, quello centrale con l’Assunta (1405) e i due laterali con S. Lorenzo e S. Stefano (1412-15), ed era proseguita poi (1435-43) con l’importante ciclo del capocroce, riguardante le Tribune e le Cappelle e raffigurante la genealogia del Cristo, per terminare infine (1443-45) con i tre occhi della cupola.

Un’attività dunque svolta in parallelo con quella scultorea e ad essa legata anche nei modi e nei tempi di maturazione, dall’iniziale accostamento allo stile tardo gotico –inteso come via di rinnovamento della estrema tradizione giottesca- alla graduale fusione di tale linguaggio con elementi acquisiti dall’ambito dei "patriarchi" dell’Umanesimo fiorentino (e soprattutto da Donatello) riguardanti l’impostazione della figura e dello spazio, fino al raggiungimento di uno stile maturo in cui ricerca dell’eleganza e preziosità lineare si coniugano con lo studio del volume e dell’effetto monumentale.

L’esecuzione di tale vetrata fu condotta da Bernardo di Francesco, traduttore anche degli altri due occhi del Ghiberti per la cupola e già autore di svariate vetrate disegnate dal Maestro per le Cappelle del Duomo.

Ciò che colpisce immediatamente di questa vetrata è la evidente sproporzione – già rilevata dal Marchini- tra le figure monumentali ed il paesaggio che non riesce a "fare spazio": esso è infatti reso molto dettagliatamente, soprattutto negli edifici che compongono l’ideale Gerusalemme, tuttavia non vi è realmente il senso della profondità; ugualmente anche gli alberi di vario tipo sono indagati con minuzia, ma è impressionante la loro sproporzione rispetto alle figure: il Ghiberti, che pure in quel momento in alcuni brani della Porta del Paradiso in elaborazione stava mostrando estrema padronanza prospettica (vedi ad esempio l’episodio con l’Incontro di Salomone con la Regina di Saba), in questo caso non approda allo spazio misurato ma, come in altre parti della stessa Porta del Paradiso, continua la pratica della cosiddetta "enumerazione tardo gotica ", che, soffermandosi sul particolare, rinuncia alla visione d’insieme, generando un’immagine non realistica, ma dai toni fiabeschi e dall’atmosfera sospesa.

E dunque questa vetrata sembra riflettere bene il carattere complesso della cultura del Ghiberti, perennemente mediante tra passato e presente, ma sempre attenta al calcolo dell’effetto, anche espressivo: ad esempio in quest’opera le figure del Cristo e degli Apostoli appaiono diversamente delineate per sottolineare la differenza di stato interiore personale.

Da un lato abbiamo infatti la figura del Cristo, protesa, pervasa da un movimento obliquo che ne attraversa il corpo, la cui tensione pare amplificata da un panneggio profondamente solcato e dalle ricadute aguzze, già usato da Ghiberti fin dai tempi dei tre occhi di facciata per esprimere dinamismo; dall’altro lato invece abbiamo gli Apostoli di destra che, con le loro masse gravi ed inerti, poco definite, suggeriscono l’idea della stasi e del sonno, e quella dell’Apostolo centrale che possiamo considerare, a causa della sua posizione più articolata e volutamente sottolineata dai toni più squillanti del colore, una figura di mediazione tra il dinamismo concitato del Cristo e l’inerzia degli altri Apostoli, così come pare suggerito anche dall’elaborazione del panneggio, non falcato come quello del Cristo ma neanche indifferenziato come quello degli altri Apostoli, bensì ondulato con ricadute arrotondate e piani avvolgenti.

Molti elementi legano poi questa vetrata a quelle già compiute in precedenza, come ad esempio l’uso di alcuni contrasti cromatici ricorrenti (blu, viola, rosso), la ricerca dei particolari preziosi, come nelle bordure delle vesti o nelle aureole punzonate, il difficile lavoro di realizzazione della fantasia a fioroni su sfondo contrastante del manto dell’Apostolo centrale, elemento già introdotto con successo nell’Assunta ed in buona parte delle vetrate delle Cappelle –tanto da diventare un richiamo distintivo-, la stesura accurata delle grisaglie, l’effetto di "tono su tono" della veste del Cristo contro l’azzurro intensissimo del cielo (già presente negli occhi di facciata), fattori che non fanno altro che confermare la sostanziale unitarietà e coerenza interna della produzione vetraria del Maestro.

STATO DI FATTO: Tutte le vetrate del Duomo hanno subito estesi interventi di restauro ed integrazione nel tempo, i più consistenti dei quali appaiono essere stati gli ultimi , eseguito da U. de Matteis della vetreria Bruschi (fine XIX- inizi XX secolo) e dallo Studio Tolleri di Firenze (1946-1957).

L’intervento più recente è stato condotto dal prof. S. Papucci e da A. Becattini e R. Cappelletti dello Studio Polloni di Firenze tra l’aprile del 2000 ed il gennaio del 2001.

Sulla superficie esterna dei vetri sono stati riscontrati dei depositi, responsabili –con l’umidità- del processo di corrosione in atto del vetro: il degrado del vetro era in questa vetrata a livelli mai riscontrati in interventi precedenti sulle finestre del Duomo e le croste di decomposizione sono state riscontrate addirittura anche sulla superficie della faccia interna dei vetri; arduo è stato rintracciare la causa di tale anomalia, da individuare forse nel posizionamento stesso dell’occhio, collocato sul versante sud, soleggiato per buona parte del giorno ed al riparo dai venti.

Tali depositi sono stati rimossi con lavaggi di acqua distillata ed impacchi di E.D.T.A. e carbonato di ammonio e col bisturi per le cavità. Sulle superfici è stato poi steso un velo di miscela di olio di lino cotto e cera vergine d’api a protezione dei vetri.

Si è poi provveduto alla pulitura dei piombi e alla relativa saldatura delle fratture.

Le fratture delle tessere di vetro sono state rincollate con resine fotosensibili ai raggi U.V., talora anche avvalendosi di un supporto in vetro incolore appositamente sagomato, e poi reintegrate pittoricamente a freddo.

Ugualmente si è provveduto all’eliminazione delle deturpanti ragnatele di piombi di contenimento delle fratture.

Tutte le integrazioni pittoriche sono state eseguite a freddo.

Dall’esame delle fotografie riprese prima dell’attuale intervento, specialmente compromesso appariva lo stato delle grisaglie, caratterizzato da zone di dilavamento e di distacco tali da rendere quasi illeggibile il modellato originario, soprattutto nei brani dei volti degli Apostoli.

La vetrata è stata dotata di telaio e di una controvetrata di protezione e di isolamento dall’umidità esterna, con la creazione di un sistema di areazione isotermico.

Tutte le operazioni sono state documentate con relazioni e rilevamenti grafici e fotografici, e con la mappatura delle precedenti integrazioni.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. FIRENZE –GHIBERTI.

REF. FOTOGRAFICHE: Archivio Electa Editrice, Milano

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (gennaio 2001).