TOSCANA - Firenze
SCHEDA : Cattedrale 3
TITOLO : Natività

UBICAZIONE: Firenze Cattedrale di S. Maria del Fiore Tamburo della cupola Ta6 (occhio)

DIMENSIONI: diametro cm 480 c.

PROVENIENZA: collocazione originaria

CRONOLOGIA: 1443

AUTORE: Paolo Uccello (cartoni – documentato) esecuzione (Angelo Lippi – documentata)

COMMITTENZA: Opera del Duomo

SOGGETTO/I : Natività . Il soggetto appartiene ad un complesso programma iconografico dedicato alla glorificazione della Vergine cui sono stati intercalati episodi cristologici: l’Annunciazione(Ta5 - distrutta), la Natività ( Ta6), la Presentazione al tempio(Ta4), l’Orazione nell’orto(Ta3), la Deposizione (Ta7), la Resurrezione Ta8) ,l’Ascensione (Ta2); la sequenza culmina con l’Incoronazione di Maria (Ta1), collocata in asse con la tribuna, sopra la cappella di S. Zanobi

NOTE CRITICHE: Ormai conclusa nel 1436 la voltura della grandiosa cupola brunelleschiana, venne avvertita da parte dell’Opera del Duomo l’esigenza di completare le otto finestre circolari del tamburo chiudendole con le relative vetrate. Sono gli anni in cui il Ghiberti, installati ormai i tre occhi in controfacciata, dopo esser stato impegnato nel cantiere di Orsanmichele, attendeva alla porta est del battistero fiorentino. Ciò può giustificare il fatto che egli non si dedicasse appieno a questa nuova imponente campagna vetraria. L’assegnazione delle vetrate del tamburo dovette esser particolarmente laboriosa se gli Operai della cattedrale richiesero al Ghiberti e a Donatello, posti a confronto, l’esecuzione dei cartoni per la vetrata dell’Incoronazione; cartoni da eseguirsi in grandezza naturale e debitamente colorati da collocarsi in situ per una migliore verifica dell’effetto finale ( v. Firenze Cattedrale 2). Ed ancora un confronto avvenne tra il Ghiberti e Paolo Uccello per un altro occhio, quello raffigurante l’Ascensione. Appena concluso l’ultimo intervento all’Orologio, il 2 maggio 1443 Paolo Uccello ricevette il compenso per il cartone di quell’occhio; ma gli venne preferito il Ghiberti che ottenne la commissione (v. Firenze Cattedrale 30). L’opera di Paolo dovette esser comunque apprezzata se a breve distanza si susseguirono le commissioni per i cartoni di altri tre tondi: la Resurrezione (luglio 1443), la Natività (novembre 1443), l’Annunciazione, (febbraio 1444; vetrata distrutta nel 1828). Il Martin sottolinea la consistente entità dei pagamenti fatti a Paolo, ossia 40 lire per cartone, cifra assai prossima a quella pagata per gli affreschi; seppur pagato meno del Ghiberti e di Andrea del Castagno che vennero remunerati 50 lire per cartone, Paolo Uccello ricevette un compenso non esiguo se rapportato alle 64 lire ricevute per il Monumento a Giovanni Acuto; e alle 40 per l’Orologio; per cui giustamente lo studioso conclude che anche Paolo deve aver approntato i modelli degli occhi in scala 1:1 e con le campiture dipinte.

Le tre vetrate costituiscono un episodio lavorativo inusuale per Paolo Uccello, i cui dipinti appartengono alla pittura su tavola o all’affresco. Dopo il suo rientro a Firenze da Venezia, nel 1430, per un decennio circa l’impegno dell’artista è rivolto ad alcuni cicli: quello delle Storie di S. Francesco nella chiesa di S. Trinita, la decorazione della cappella dell’Assunta nel duomo di Prato, dal Volpe recuperata agli anni 1433-34, l’affresco con l’Adorazione del Bambino nella chiesa di S. Martino a Bologna assegnato dalla critica attorno al 1435; e, riportate dalla critica ad una precoce datazione di poco precedente il 40, le tre composizioni della Battaglia di S. Romano per la camera di Cosimo de’ Medici. Nel cantiere di S. Maria del Fiore i lavori di Paolo si susseguono: dopo il Monumento a Giovanni Acuto, è impegnato all’Orologio in controfacciata pagatogli nel febbraio 1443, alle soglie del nuovo impegno per gli occhi del tamburo.

Nonostante le deturpanti rabberciature subite da questa vetrata in una ininterrotta sequenza di "restauri", ben si avverte il ricordo delle opere precedenti. Il soffermarsi sui vari elementi figurativi del grande occhio permette di riconoscervi citazioni precise dalle precedenti pitture dell’artista: dall’affresco di Bologna deriva il prorompente ammusare dell’asino e del bue, che si protendono verso la mangiatoia fuor dal limite dell’esile capanna sorretta da nodosi tronchi; troppo precisa è la resa dello scorcio segnato dalla cordonatura dorsale dei due animali per apparire una semplice coincidenza. Non diversamente, la repentina torsione della Vergine che mostra il volto fiorente dall’esile stelo del collo; l’atteggiamento meditativo del S. Giuseppe, che, accovacciato appunta il capo al braccio destro; la postura del Bambino addossato ad un rialzo del terreno, sono episodi figurativi tanto prossimi a quelli dell’Adorazione del Bambino di Karlsuhe da risultare appunti tratti da questo dipinto .

All’esecuzione attese Agnolo di Lippi. Le scarse e scarne notizie che lo riguardano provengono dai pagamenti dell’Opera della cattedrale fiorentina; e lo rilegano, almeno per alcuni anni, alle vicende lavorative di Domenico di Piero. Aveva questi appena ricevuto l’incarico di eseguire il cartone di Donatello dell’Incoronazione della Vergine (v. Firenze Cattedrale 2), che gli Operai della cattedrale diedero ai due artisti un quantitativo di vetro, un prestito di 40 fiorini e concedettero loro l’uso di una casa ove i due artisti potessero lavorare alla vetrata di Donatello. Ma la attività comune non durò a lungo: nel 1435 i due artisti si assentarono da Firenze; e, come ha dimostrato la Burnam, Domenico a Pisa è impegnato ad eseguire vetrate per la Cattedrale (v Pisa Cattedrale 0). Ma evidentemente i due artisti occorrevano al cantiere fiorentino: nel dicembre 1435 l’Opera di S. Maria del Fiore inviò infatti al Capitano di Pisa un’ingiunzione perché Domenico di Piero si presentasse a Firenze; e solo due mesi dopo, nel febbraio 1436 scrisse al vicario del Mugello richiedendo un mandato di comparizione per il Lippi. Dunque i due soci dovettero rientrare a Firenze ove ripresero i lavori alle vetrate della cattedrale. Alla fine i lavori procedettero: il 26 giugno 1436 vennero pagati 12 fiorini per casse di vetro fatte venire da Venezia; e infine il 19 dicembre 1437 ai due maestri venne pagata la posa in opera della vetrata. Conclusa questa impegnativa e sofferta commissione, i due maestri continuarono a lavorare in S. Maria del Fiore alle vetrate del capocroce, ma ormai ciascuno in maniera indipendente.

Il Lippi nel giro di un quinquennio eseguì le vetrate della cappella di S. Pietro ( 1439 42, v. Firenze Cattedrale 25 ), quelle forse nella cappella di S. Giovanni Evangelista (1441 – 43, v. Firenze Cattedrale 20), e questo occhio della Natività. Nonostante le personalità dei maestri vetrai attivi alle vetrate absidali siano alquanto mortificate dall’uniformante controllo del Ghiberti, è possibile ravvisare nelle vetrate della cappella di S. Pietro, sicuramente attribuibili ad Angelo, indizi del suo stile nelle raffinate scelte esecutive. Le scelte esecutive adottate per la Natività del tamburo sono diverse rispetto alle vetrate della cappella di S. Pietro, ma frutto della stessa sensibilità per le possibilità espressive del mezzo vitreo. Nell’occhio la scansione prospettica è resa infatti dall’uso accorto delle marezzature di vetri circolari o cives azzurrognoli; lo stesso vetro impiegato nell’occhio di Donatello, e probabilmente appartenente alla stessa partita di vetri utilizzati per quella vetrata.

STATO DI FATTO: Come tutte le vetrate del Duomo, anche questo occhio ha subito estesi interventi di restauro ed integrazione nel tempo. La storia infinita dei rimaneggiamenti del corpus di vetrate della cattedrale inizia già a partire dal 1447 – 54 con gli interventi di manutenzione operati proprio dal Lippi ; cui subentrano Leonardo della Scarperia e Bernardo di Francesco fu affidato il restauro delle vetrate nel duomo di Firenze e fu dato loro dall’Opera di S. Maria del Fiore l’uso di un laboratorio. Il più vistoso e leggibile intervento appare la tessitura di piombi di sutura, eseguita verosimilmente da U. de Matteis per saldare estese fratture probabilmente provocate da materiale staccatosi dalla cupola; lo stesso incidente che ha provocato il grave danneggiamento dell’altro occhio di Paolo Uccello contiguo a questo, l’Annunciazione (Ta5). Originariamente il tessuto delle tessere aveva un andamento squadrato prossimo al tessellatum del mosaico; oggi le tessere risultano ridotte a piccoli frammenti mal rappezzati; sì che un fitto reticolo di piombi di sutura non solo rende difficile la lettura del ductus disegnativo dei piombi originali; ma addirittura ha creato alcune "sgrammaticature": la massa gibbosa del bue ha perduto la sua definizione volumetrica; l’asino, per la zampa rattrappita da una deviante impiombatura, pare azzoppato, mentre uno stop gap rende gibboso il dorso con una deformante protuberanza.

BIBLIOGRAFIA:

Fonti

G.POGGI Il duomo di Firenze, Firenze, (1909), ed. a cura M. Haines 1988, vol. I nn. 744 – 50, 813, 818, 825- 26

Testi

H. VAN STRAELEN Studien zur Florentiner Glasmalerei des Trecento und Quattrocento, Wattenschad, 1938, pp. 81-83

G. MARCHINI Le vetrate italiane, Milano Electa, 1955 p.42, n.53; C.ACIDINI LUCHINAT Le vetrate, in AA.VV. La cattedrale di S. Maria del Fiore a Firenze, Firenze, 1995, vol. II, pp. 278-80; F. MARTIN- P. G.RUF Le vetrate di S. Francesco in Assisi, Assisi, 1998, pp. 132 –3.

Per l’attività di Paolo Uccello si veda A. ANGELINI Paolo Uccello in AAVV Pittura di luce, Milano, 1990, pp. 73- 84.

Per il regesto bibliografico dell’intero complesso di vetrate della cattedrale v. Bibl.Ghiberti

REF.FOTOGRAFICHE: Archivio Electa Editrice, Milano

ESTENSORE: Caterina Pirina febbraio 2001