TOSCANA - Firenze
SCHEDA : Cattedrale 30
TITOLO : Ascensione di Cristo

UBICAZIONE: Firenze, Cattedrale di S. Maria del Fiore - Tamburo della cupola, finestra Ta 2 (occhio).

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI: diametro 485 cm.

CRONOLOGIA: 1443-44 (documentata: commissione 1443).

AUTORE: Bernardo di Francesco su cartone di Lorenzo Ghiberti.

COMMITTENZA: Opera del Duomo.

SOGGETTO: Ascensione di Cristo al cielo con gli Apostoli e la Vergine. La vetrata è incorniciata da una larga bordura floreale.

NOTE CRITICHE: Il Ghiberti è senz’altro l’artista più attivo in campo vetrario all’interno del cantiere del Duomo fiorentino. Gli inizi di tale attività risalgono alla realizzazione del primo occhio di facciata con l’Assunta (1405) – forse in collaborazione con Mariotto di Nardo (Boskovits) – e a quelli laterali con S. Lorenzo e S. Stefano (1412-15), opere tradotte sul vetro da Niccolò di Pietro Tedesco; la fase matura è rappresentata dal complesso di vastissimo respiro ideato dal Maestro per le Tribune e le Cappelle del capocroce, ciclo iconico con immagini di Profeti, Re, Apostoli, Santi, la Vergine col Bambino, teso ad esaltare la genealogia del Cristo (Acidini Luchinat): la realizzazione di tale ciclo venne condotta tra il 1435 ed il 1443 e l’esecuzione venne affidata a numerosi maestri vetrai, coordinati e diretti dal Ghiberti stesso.

E proprio mentre tale impresa volgeva alla conclusione con l’invetriatura delle Cappelle della Tribuna nord, al Ghiberti – quasi a completamento dell’opera e della sua lunga collaborazione col Duomo fiorentino – vennero assegnati tre degli occhi del tamburo della cupola, da realizzare con le raffigurazioni dell’Ascensione, dell’Orazione nell’Orto e della Presentazione al Tempio, tutti eseguiti tra il 1443 ed il 1445.

La realizzazione del presente occhio fu affidata a Bernardo di Francesco, artista attivo anche nel ciclo delle Cappelle (vetrate con S. Barnaba, S. Matteo, S. Zanobi, S. Antonio abate), laddove si era mostrato fedele e capace traduttore delle invenzioni del Maestro.

In quest’opera invece è stato rilevato come il vetraio sia stato meno puntuale, soprattutto sul versante dell’accostamento dei colori, che risulterebbe confuso e d’intralcio ad una corretta lettura dell’insieme e del disegno (Acidini Luchinat).

Tale giudizio negativo incide pesantemente sul valore del risultato raggiunto, soprattutto se si considera che tutte le vetrate del Ghiberti sono state ideate pensando innanzitutto ai loro valori e rapporti cromatici, in relazione alla collocazione e all’esposizione della vetrata stessa, sono cioè "nate" come vetrate e non come trasposizione su vetro di un’immagine pittorica.

Nonostante questa lacuna, è però possibile cogliere attraverso quest’opera una tappa nel percorso evolutivo del Ghiberti vetratista: superata ormai la fase più linearistica e decorativa in senso tardo gotico rappresentata dai tre occhio di facciata, già nel complesso delle Tribune e delle Cappelle il Ghiberti aveva mostrato un atteggiamento più aperto all’introduzione di novità stilistiche, compositive e tipologiche (per la scelta del tipo di inquadramento architettonico delle figure dei ranghi inferiori), approdando ad un risultato di immagine ancora teso e scattante, ma nello stesso tempo più ampio e calibrato.

E a questo raggiungimento, a questa fusione più ricca tra i ritmi lineari gotici e la ricerca della monumentalità e della ponderazione sembra riallacciarsi anche la presente vetrata: alla figura centrale del Cristo, slanciata, elegante nel gesto, ricercata nelle ondulazioni ritmiche del panneggio, ma solenne, fanno coro quelle degli Apostoli e della Vergine, ampie, scorciate in modo da esaltarne i volumi pieni, dai movimenti lenti e cadenzati, ma nello stesso tempo raffinatissime nella ricchezza lineare e ritmica dei paludamenti.

E proprio alle vetrate delle Cappelle le figure dell’occhio si richiamano per l’uso di certe tonalità profonde e brillanti come i blu, i rossi ed i gialli in pasta e per il dettaglio del prezioso stoffato a fioroni su fondo contrastante che era stato uno dei motivi più ricorrenti e dunque uno degli elementi di raccordo più rapidamente percepibili tra le varie vetrate del capocroce.

In quest’opera dunque – ed ancor più nella Presentazione al Tempio – il Ghiberti, uomo di frontiera tra Gotico e Rinascimento, pare trasfondere quel complesso equilibrio tra tradizione ed innovazione che proprio in quegli stessi anni cruciali di lavoro egli aveva raggiunto anche in scultura, nei preziosi rilievi della Porta del Paradiso del Battistero (1425-52) percorsi da un ritmo ora più nervoso e superficiale, ora più disteso e costruttivo, e da una tensione lineare ora più melodica e decorativa, ora più incisiva e strutturante.

STATO DI FATTO: Accanto a continui interventi di manutenzione succedutisi nei secoli e non sempre ricostruibili dalle fonti, le vetrate del Duomo sono state interessate in tempi più recenti dai restauri condaotti da U. de Matteis della vetreria Bruschi (fine XIX- inizi XX secolo) e dalla ditta Tolleri di Firenze (1946-57), responsabili della sostituzione dei piombi e dell’inserimento di nuove tessere, spesso corrispondenti a brani portanti della vetrata: nel nostro caso, il rifacimento più evidente, operato negli anni ’50, è quello della testa del Cristo.

L’intervento più recente è stato condotto dal prof. Papucci dello Studio Polloni di Firenze con A. Becattini e R. Cappelletti nel periodo marzo – dicembre 1999.

Il primo passaggio è stato quello della delicata rimozione dei pannelli dalla mantellina di cemento che tratteneva il telaio; l’esame dei pannelli ha rilevato sulle superfici esterne dei vetri un processo di corrosione in atto, con presenza di depositi e croste, talora con componenti biotiche (fungine): tali depositi sono stati eliminati con lavaggi con acqua distillato, impacchi di E.D.T.A. e carbonato di ammonio per quelli più resistenti e col bisturi per le cavità; sulla superficie è stato poi steso un velo protettivo consistente in una miscela di olio di lino cotto e cera vergine d’api.

Sulle superfici interne – non toccate dalla corrosione – i depositi di sporco e nerofumo sono stati eliminati, previo controllo dello stato delle grisaglie, con impacchi di carbonato di ammonio.

Un problema particolare si è presentato per le teste degli Apostoli, tutte munite di vetri di raddoppio, inseriti in un passato intervento di restauro, dipinti per integrare i tratti dei volti dilavati sui vetri originali: la presenza di tali raddoppi aveva provocato l’accumulo di una notevole quantità di sporco tra gli stessi e gli originali, con conseguente annerimento dei volti delle figure: i raddoppi sono stati rimossi per consentire la loro pulizia e quella dei vetri originali, e poi sono stati rimontati poiché ancora utili allo scopo ed ormai acquisiti storicamente; sono stati però provvisti di una nuova piombatura per ottenere una maggior sigillatura delle tessere e dunque evitare un nuovo accumulo di sporco.

Si è poi provveduto all’analisi dei piombi, alla saldatura delle rotture e alla nuova fasciatura esterna.

Tutte le tessere fratturate sono state rincollate ed eliminate le eventuali ragnatele di piombi: le fratture sono state ricomposte in costola con resine fotosensibili ai raggi U.V., mentre per i casi di fratture più minute ci si è avvalsi di un supporto incolore sagomato in forno su un calco del vetro rotto e di resine siliconiche per l’incollaggio.

Tutte le integrazioni di tessere mancanti sono state eseguite dopo la campionatura delle grisaglie e delle velature e tutte le tessere nuove sono state siglate P.

Tutti gli interventi riguardanti il restauro pittorico sono stati eseguiti a freddo.

La vetrata è stata reinserita nel telaio bonificato e rinforzato, che poi è stato dotato di un controtelaio di protezione in ottone e cristalli: per creare un sistema di areazione isotermica il controtelaio è stato sigillato, mentre il telaio è stato lasciato in comunicazione con l’interno della chiesa e quindi con l’aria in essa circolante.

Tutte le operazioni sono state documentate con relazioni e rilevamenti grafici e fotografici; è stato inoltre effettuato il grafico dell’orditura dei piombi con la segnalazione di tutte le tessere sostituite durante il presente ed i precedenti restauri secondo le convenzioni CVMA.

Prima di essere ricollocata, nel periodo settembre-ottobre 1999 la vetrata è stata esposta in una mostra allestita nel Duomo, in cui si descrivevano le varie fasi del restauro con descrizioni e documentazione fotografica.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. FIRENZE –GHIBERTI.

REF. FOTOGRAFICHE: Nicolò Orsi Battaglini, Firenze

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (novembre 2000).