TOSCANA - Firenze
SCHEDA : C. di S. Croce Museo 2
TITOLO : Aronne (?)

UBICAZIONE: Firenze C. di S. Croce Museo

DIMENSIONI: tondo diam. cm 85

PROVENIENZA: Il pannello proviene da una vetrata (perduta) eseguita per la bifora della campata nella navata sud adiacente al transetto (Fin sVIII ); la costruzione del transetto venne quasi certamente ultimata entro il 1310; e (procedendo, come al solito, la edificazione della chiesa dalla zona absidale verso la facciata), a quella data o al più tardi entro il 1314 vennero ultimate, quale avvio al corpo delle navate, le due campate delle navate contigue al transetto e le corrispondenti loro bifore (Fin nX e Fin sVIII). Pochi anni più tardi, verso l’ottavo decennio del ‘300, in corrispondenza delle due campate vennero addossate ai muri perimetrali due cappelle, rispettivamente a nord la cappella Salviati, a sud la cappella Castellani, con la conseguente parziale otturazione delle due bifore.

Il tondo venne rimosso dalla sua collocazione originale nel 1940 agli inizi della seconda guerra mondiale, quando il corpus delle vetrate di S. Croce venne smontato per protezione da eventuali danni bellici; e successivamente, alla fine del conflitto venne sistemato nel museo.

CRONOLOGIA: 1305 –1310 c.

AUTORE: Giotto (attribuzione)

COMMITTENZA:

SOGGETTO/I : Incerta l’identificazione del personaggio; indicato come diacono dalla Becherucci e come apostolo dal Boskovits (1984), è stata recentemente proposta dal Boskovits stesso, in occasione della presentazione del pannello alla mostra su Giotto (2000), l’individuazione di Aronne : il vegliardo infatti indossa un mantello simile ad un piviale e regge con la destra un bastone di comando simile ad uno scettro, attributi che ben si addicono ad Aronne principale sacerdote del Vecchio Testamento la cui iconografia comporta l’attributo della verga data da dio al fratello Mosé e con cui i due fratelli compirono vari prodigi.

NOTE CRITICHE: Le quattro lunette e il tondo ora conservati nel museo ( v. Firenze C. di S. Croce 3,4,5 6 ) presentano, oltre alle stesse misure, anche un andamento compositivo simmetrico; per cui il Boskovits, diversamente dalla Becherucci, suppone che i pannelli provengano tutti dalle due bifore otturate (Fin. nX e fin sVIII).

Alcuni procedimenti formali quali il sovrapporsi delle aureole sui listelli della cornice, inducono il Boskovits a ritenere che i pannelli siano stati eseguiti contemporaneamente nella stessa bottega. Sulla scorta del celebre passo del Cennini che limita il compito del maestro vetraio alla mera esecuzione dei cartoni approntati dall’artista pittore, il quale altresì interviene anche in fase esecutiva, il Boskovits attribuisce tutti i pannelli alla stessa bottega, ma distingue due maestri pittori: l’uno, prossimo al Maestro del Trittico Horne, (come già rilevato dal Marchini), cui assegna le due lancette Santo papa e Santo diacono (v. Firenze, C. di S. Croce Museo 5, 6) per le quali propone l’attribuzione a Pacino di Bonaguida. Mentre per l’alto loro livello artistico lo studioso attribuisce i tre rimanenti pannelli alla mano di Giotto. In particolare per la vigorosa ed intensa testa di Aronne, il Boskovits rileva la paternità giottesca per le puntuali affinità fisionomiche e stilistiche con il Profeta Isaia affrescato nella cappella dell’Arena e con varie figure dipinte nella basilica di S. Francesco in Assisi.

STATO DI FATTO: In discrete condizioni.

BIBLIOGRAFIA : v. Bibliografia S. Croce

REF. FOTOGRAFICHE: Foto Nicolò Orsi Battaglini, Firenze

ESTENSORE: Caterina Pirina gennaio 2000