TOSCANA - Firenze
SCHEDA : Cattedrale 2
TITOLO : Incoronazione della Vergine

UBICAZIONE: Firenze Cattedrale di S. Maria del Fiore Tamburo della cupola Ta1 (occhio)

DIMENSIONI: diametro cm 480 c.

PROVENIENZA: collocazione originaria

CRONOLOGIA: 1434-38

AUTORE: Donatello – cartone (documentato), Domenico di Piero - esecuzione (documentata)

COMMITTENZA: Opera del Duomo

SOGGETTO/I : Incoronazione della Vergine. Il soggetto appartiene ad un complesso programma iconografico dedicato alla glorificazione della Vergine cui sono intercalati episodi cristologici: l’Annunciazione (Ta5 - distrutta), la Natività ( Ta6), la Presentazione al tempio (Ta4), l’Orazione nell’orto(Ta3), la Deposizione (Ta7), la Resurrezione Ta8), l’Ascensione (Ta2); la sequenza culmina con questo tondo dedicato all’Incoronazione della Vergine (Ta1), collocato in asse con la tribuna, sopra la cappella di S. Zanobi

NOTE CRITICHE: Avviatasi a conclusione la voltura della grandiosa cupola brunelleschiana, venne avvertita l’esigenza di completare le otto finestre circolari del tamburo chiudendole con le relative vetrate. Sono gli anni in cui il Giberti, installati ormai i tre occhi in controfacciata, era contemporaneamente impegnato nel cantiere di orsanmichele e nell’esecuzione della porta d’Oro del battistero. Come prima vetrata l’Opera del Duomo , commissionò tanto al Ghiberti che a Donatello un cartone di prova per il tondo in asse con la cappella di S.Zanobi, raffigurante appunto l’incoronazione della Vergine. Tra i due progetti venne prescelto quello di Donatello che venne pagato il 25 agosto 1434.

Circa tre settimane prima che l’artista venisse pagato, dall’Opera della Cattedrale vennero acquistati i chiodi, e le maestranze vennero rifornite di pane e vino in modo che potessero procedere anche il sabato "ad achonc[i]are e’ disegni degli ochi". Fatto che, giustamente sottolinea il Martin, assieme al considerevole prezzo pagato ai due maestri (18 fiorini a Donatello e 15 al Ghiberti), denota come i due artisti avessero l’impegno di presentare il proprio cartone, colorato e in grandezza naturale collocandolo in situ per una presa visione dell’effetto finale

Il cartone di Donatello introduce nella vetrata i nuovi orientamenti prospettici che l’artista andava perseguendo nella scultura: la composizione arretra in profondità per pochi piani in un condensato episodio spaziale definito dal basamento del trono; lo spazio anulare della bordura, solitamente riservato ad un decorativo nastro di motivi floreali, è da Donatello coinvolto nella definizione prospettica: dallo sguancio di un’imbotte occhieggiano serafini e cherubini che sporgendosi sottolineano lo scorcio.

L’esecuzione venne affidata a Domenico di Piero e ad Angelo Lippi che protrassero il lavoro dal 1434 alla fine del 1437. All’atto della commissione, il 30 aprile 1434, i due maestri vetrai ricevettero dall’Opera un quantitativo di vetro, un anticipo di 40 fiorini e l’uso di una casa ove i due artisti potessero lavorare; ma già nel 1435 essi si assentarono da Firenze. Nel suo volume sulle vetrate della cattedrale di Pisa la Burnam dedica un capitolo a Domenico di Piero; un capitolo esiguo poiché la perdita delle vetrate eseguite a Pisa da Domenico ha precluso alla studiosa la definizione della fisionomia artistica del maestro. Tuttavia la raccolta di dati documentari lascia evincere una attività assidua in Pisa e tutt’altro che marginale di Domenico, priore della chiesa pisana di S. Sisto, cui la Primaziale pisana già aveva commissionato verso il 1433 due importanti vetrate, una con la figura di S. Ranieri nell’abside ed un’altra nel coro. La perdita di queste vetrate impedisce un confronto con l’occhio donatelliano. Intanto nel cantiere fiorentino l’esecuzione di questo urge, ed i richiami degli Operai fiorentini si fanno via via più pressanti. Mentre si provvede all’acquisto della terra necessaria per il forno, il 16 agosto 35 gli Operai della cattedrale fiorentina minacciano una sanzione pecuniaria di 40 fiorini se i maestri non consegnano l’occhio. Ma nel dicembre 35 l’Opera si vede costretta a richiedere al capitano di Pisa un’ingiunzione a Domenico perché rientri a Firenze per concludere il lavoro. La Burnam suppone, sia pur con qualche cautela essendo perduti i registri dell’Opera pisana corrispondenti a quel periodo, che Domenico stesse procedendo alla invetriatura della cattedrale di Pisa.

Nel marzo 1436 ancora i due artisti sono assenti; per cui gli Operai di S. Maria del Fiore da un parte sollecitano il Capitano di Pisa perché Domenico dia fideiussione di rientrare a Firenze entro tre giorni; dall’altra chiedono al vicario di Mugello di emettere un mandato di comparizione nei confronti di Angelo Lippi. Alla fine i lavori procedettero: il 26 giugno 1436 vennero pagati 12 fiorini per casse di vetro fatte venire da Venezia; e infine il 19 dicembre 1437 ai due maestri venne pagata la posa in opera della vetrata.

Nell’aprile 1439 Domenico non è più attivo a Firenze probabilmente richiamato a Pisa per altri impegni lavorativi; dal momento che gli Operai della Cattedrale fiorentina, scarseggiando il vetro per proseguire i lavori, si videro costretti a rivolgersi a Ludovicho de Magnate, provveditore dell’Opera del duomo di Pisa perché facesse pressioni al nostro Domenico che "habet plures cassas vitreorum pro faciendo fenestras…. Quod iuxta posse faciat ipsos habere pro pretio condecenti"; tanto più che, aggiungono, "cum sit senex et non sit in termino ipsos laborandi. Non è dato di conoscere se Domenico soddisfece tale richiesta; ma, nonostante la dichiarata "vecchiaia", l’attività del maestro vetraio a S. Maria del Fiore riprese. Nel periodo 1442 -43, eseguì le vetrate delle due cappelle nella tribuna dedicate a S. Bartolomeo e santi ed a S. Mattia (v. Firenze Cattedrale 18, 23). E continuò la sua attività a Pisa ove dopo aver eseguito la vetrata dietro l’altar maggiore nella chiesa di S. Martino in Kinzica (1448-49) attese alle vetrate per la chiesa del palazzo del Capitano (1452 –53).

Oltreché per lo straordinario impianto prospettico ideato da Donatello, la vetrata dell’Incoronazione della Vergine costituisce un unicum anche da un punto di vista esecutivo: nell’interpretare il cartone donatelliano Domenico impiega prevalentemente ampie tessere ritagliate da vetri circolari o cives; e l’ondosa diversità di spessori dovuti alla soffiatura si traduce in vistose marezzature che Domenico utilizza per rendere il prorompente snodarsi delle pieghe nelle vesti. Simile partito esecutivo non ricorre nelle vetrate della tribuna, stilisticamente uniformate alle altre vetrate absidali dal ferreo controllo progettuale del Ghiberti. Per cui la personalità di Domenico è ancora sfuggente.

STATO DI FATTO: Come tutte le vetrate del Duomo, anche questo occhio ha subito estesi interventi di restauro ed integrazione nel tempo; i più consistenti dei quali appaiono essere stati gli ultimi , eseguiti da U. de Matteis della vetreria Bruschi (fine XIX- inizi XX secolo) e dallo studio Tolleri di Firenze (1946- 57). A tali restauri si deve imputare la fastidiosa tessitura di piombi di rappezzo delle numerose fratture.

Il fenomeno di degrado più vistoso è l’esteso distacco della grisaille, in molte zone non più leggibile.

L’ultimo intervento è stato realizzato dal prof. S.Papucci e da A.Becattini e R.Cappelletti dello Studio Polloni di Firenze: l’analisi dei pannelli ha evidenziato sulle facce esterne dei vetri un processo in atto di corrosione, unito alla presenza di depositi e croste, talora con delle componenti biotiche (fungine); la rimozione dei depositi è stata ottenuta con lavaggi di acqua distillata, impacchi di E.D.T.A. e carbonato di ammonio per le incrostazioni più resistenti e con bisturi per le cavità create dalla corrosione.

E’ stato poi steso un velo protettivo consistente in una miscela di olio di lino cotto e cera vergine d’api.

Sulle facce interne dei vetri, non toccate dalla corrosione, i depositi di nero fumo, previo controllo della grisaille, sono stati eliminati con impacchi di carbonato di ammonio.

Si è poi provveduto alla pulitura dei piombi, con relativa saldatura delle rotture e nuova fasciatura esterna.

Tutte le tessere fratturate sono state rincollate ed eliminate le ragnatele dei piombi di frattura; le tracce disegnative in alcune tessere sono state integrate pittoricamente a freddo e tutti gli interventi infine riguardanti il restauro pittorico sono stati eseguiti a freddo.

La vetrata è stata reinserita nel telaio originale bonificato e isolata dall’esterno con un controtelaio di protezione, in ottone e cristalli, sigillato: il telaio della vetrata è invece stato lasciato in comunicazione con l’interno della chiesa per creare un sistema isotermico di circolazione dell’aria.

Tutte le fasi del restauro sono state documentate con relazioni e rilevazioni grafiche e fotografiche.

BIBLIOGRAFIA:

Fonti

G.POGGI Il duomo di Firenze, Firenze, (1909), ed. a cura M. Haines 1988, pp. nn. 720,721, 724-34, 740,798.

Testi

H. VAN STRAELEN Studien zur Florentiner Glasmalerei des Trecento und Quattrocento, Wattenschad, 1938, pp. 81-83

G. MARCHINI Le vetrate italiane, Milano Electa, 1955 p.42, n.53; C.ACIDINI LUCHINAT Le vetrate, in AA.VV. La cattedrale di S. Maria del Fiore a Firenze, Firenze, 1995, vol. II, pp. 278-80; F. MARTIN- P. G.RUF Le vetrate di S. Francesco in Assisi, Assisi, 1998, pp. 132 –3.

Per l’attività di Paolo Uccello si veda A. ANGELINI Paolo Uccello in AAVV Pittura di luce, Milano, 1990, pp. 73- 84.

Per il regesto bibliografico dell’intero complesso di vetrate della cattedrale v. Bibl.Ghiberti . Per una esauriente bibliografia su Donatello in generale si veda: A. PHIPPS DARR- G. BONSANTI Donatello e i suoi - scultura fiorentina del primo Rinascimento, Milano, 1986

REF.FOTOGRAFICHE: Archivio Electa Editrice, Milano

ESTENSORE: Caterina Pirina febbraio 2001