TOSCANA - Firenze
SCHEDA : Cattedrale 28
TITOLO : S. Tommaso Apostolo e due Santi.

pianta cattedraleUBICAZIONE: Firenze, Cattedrale di S. Maria del Fiore. Tribuna sud, finestra trib. s I, Cappella di S. Tommaso Apostolo (finestra: bifora, vetrata: monofora).

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI: cm. 700 x 190.

CRONOLOGIA: 1443 (documentata).

AUTORE: Guido di Niccolò su progetto decorativo di Lorenzo Ghiberti.

COMMITTENZA: Opera del Duomo.

SOGGETTO: a 1-4 Santo; b 1-4 Santa; ab 5-9 S. Tommaso Apostolo in trono in un baldacchino. Iscrizione S(an)CT(us) T(hom)ASO APOSTOL.

NOTE CRITICHE: Dalle fonti, la vetrata risulta eseguita nel 1443, cioè in prossimità del completamento dell’intero ciclo vetrario delle Tribune e delle Cappelle (1435-1443), ideato dal Ghiberti ad esaltazione della genealogia del Cristo, attraverso la raffigurazione di Profeti, Re, Santi, Apostoli e la Vergine col Bambino (Acidini Luchinat).

La vetrata fu eseguita da Guido di Niccolò, artista molto attivo soprattutto nelle Cappelle della Tribuna nord (vedi vetrate di S. Stefano, S. Andrea e S. Jacopo), operante assieme a dei collaboratori (Lorenzo di Antonio, Carlo di Francesco Zati, Giovanni d’Andrea), e figlio di quel Niccolò di Pietro Tedesco esecutore dei cartoni del Ghiberti per gli occhi di facciata, quello centrale con l’Assunta (1405) –concepita forse in collaborazione con Mariotto di Nardo (Boskovits)- ed i due laterali con S. Lorenzo e S. Stefano (1412-1415).

Anche per molte delle vetrate delle Tribune e delle Cappelle il Ghiberti realizzò il cartone di propria mano e sicuramente seguì da vicino l’esecuzione delle opere poiché esse appaiono fortemente omogenee e stilisticamente coerenti con i modi stilistici del Maestro.

Modi che traducono una cultura fortemente complessa, aperta a novità e sperimentazioni ma nello stesso tempo legata alla tradizione: tale dualismo è ben rappresentato dalla struttura compositiva stessa della vetrata, che nella parte inferiore sembra trasformare il consueto schema iconico a struttura architettonica in un contenitore spaziale nitidamente definito dall’uso della prospettiva lineare, mentre nella parte superiore torna al più tradizionale inquadramento della figura entro un complesso e fastoso baldacchino gotico.

Ed in effetti il Ghiberti si pone come spartiacque all’interno del percorso evolutivo compiuto dalla tipologia iconica a baldacchini, poiché è proprio a partire da questo periodo che inizierà, più o meno consapevolmente, quel processo di "contaminazione" tra il vecchio partito ed i nuovi modelli architettonici rinascimentali che porterà, nella seconda metà del secolo –e con delle eccezioni in Umbria -, alla sostituzione delle strutture gotiche con inquadramenti "all’antica" scorciati in prospettiva.

Il Ghiberti si pone dunque come erede e come "capolinea" di una lunga tradizione tipologica risalente, in Italia, agli ultimi decenni del XIII secolo (Assisi, Basilica Superiore, vetrate del gruppo francesizzante e del gruppo del Maestro del S. Francesco), estesasi diffusamente lungo l’arco del XIV secolo in esempi sempre più complessi, sempre più gotici nelle forme e sempre più attenti ai problemi della resa spaziale e prospettica, grazie all’opera di insigni artisti quali il Maestro di Figline, Taddeo Gaddi ed Agnolo Gaddi in S. Croce a Firenze, Nardo di Cione in S. Maria Novella, Nicolò di Pietro Gerini alla Certosa del Galluzzo, Antonio da Pisa nello stesso Duomo fiorentino (v Firenze Cattedrale 11,e le altre tre "gemelle" della navata 12. 13, 14) fino a giungere all’insuperato Mariotto di Nardo in S. Domenico a Perugia (1411) (v Perugia C. di S. Domenico 1).

Rispetto alle più ponderate figure di Santi titolari delle altre vetrate della Tribuna sud (vedi finestre trib. s II, s III, s IV, s V) l’immagine del S. Tommaso appare più dinamica, e si diversifica nell’atteggiamento più libero e mosso: un’unica tensione lineare sembra attraversare quel corpo, percorrendolo in diagonale dal ginocchio sinistro al braccio destro, conferendo eleganza e scioltezza all’intera posizione sbilanciata: tensione lineare che però in questo caso non è mero ricamo di superficie –come ad esempio può apparire nell’occhio con S. Lorenzo-, ma è forza costruttiva stessa, così come si può vedere nel S. Bartolomeo della tribuna nord, che pare accentuare vieppiù il senso del dinamismo lineare, e nel S. Mattia, entrambi eseguiti da Domenico di Piero da Pisa, ed anche in alcuni brani dei rilievi della Porta del Paradiso del Battistero.

Appare dunque evidente il processo ghibertiano di ricerca della varietà e nello stesso tempo ricerca dell’omogeneità, che si ritrova anche nelle scelte cromatiche, giocate sui toni predominanti del blu, del viola, del verde e del rosso con tocchi di giallo che si richiamano da Cappella a Cappella, ma accostati in un’infinita varietà di combinazioni, con trovate anche inedite o desuete e nello stesso tempo con elementi ricorrenti di rimando come ad esempio lo stoffato a fioroni che, con varianti nel numero dei petali e nel colore del fondo, appare come uno dei temi di più immediato riferimento visivo all’interno dell’intero complesso.

Dal punto di vista iconografico, i due Santi del partito inferiore, già interpretati in passato come due figure femminili (Paatz), vengono oggi invece identificati –grazie al riferimento alla Legenda Aurea- come i sovrani dell’India convertiti appunto dal Santo titolare (Acidini Luchinat).

STATO DI FATTO: Come tutte le vetrate del Duomo anche quest’opera ha subito nel tempo vari interventi conservativi, i più estesi dei quali sono da considerare quello eseguito da U. de Matteis tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo e quello condotto dalla ditta Tolleri di Firenze tra il 1946 ed il 1957, che hanno portato all’intera sostituzione della trama dei piombi e ad estese integrazioni.

Il restauro più recente è stato portato a termine nel febbraio 1988 dal prof. S. Papucci e da A. Becattini e R. Cappelletti dello Studio Polloni di Firenze.

La vetrata si presentava, al momento dello smontaggio, priva di telaio, come tutte le altre del complesso.

Sulla superficie esterna dei vetri sono stati riscontrati dei depositi, talora con componenti biotiche, responsabili –con l’umidità- del processo di corrosione in atto del vetro: tali depositi sono stati rimossi con lavaggi di acqua distillata ed impacchi di E.D.T.A. e carbonato di ammonio e col bisturi per le cavità. Sulle superfici è stato poi steso un velo di miscela di olio di lino cotto e cera vergine d’api a protezione dei vetri.

Sulle facce interne dei vetri, non toccate dalla corrosione, i depositi di nero fumo e polvere sono stati eliminati con impacchi di carbonato di ammonio in soluzione.

Si è poi provveduto alla pulitura dei piombi e alla relativa saldatura delle fratture.

Le fratture delle tessere di vetro sono state rincollate con resine fotosensibili ai raggi U.V., talora anche avvalendosi di un supporto in vetro incolore appositamente sagomato, e poi reintegrate pittoricamente a freddo.

Tutte le integrazioni pittoriche sono state eseguite a freddo.

Un problema particolare è stato quello della presenza –dovuta ai precedenti restauri- di vetri di raddoppio sui volti di S. Tommaso e dei due Santi: essendo però, sotto di essi, presente il vetro originario si è provveduto alla rimozione di tali raddoppi e, con l’applicazione di leggere velature, è stato fatto riaffiorare il disegno originale, rendendo quindi di nuovo leggibili i volti: tale vetrata è pertanto una delle poche a mostrare l’impianto originario dei volti, essendo essi stati quasi totalmente sostituiti con "copie" nei precedenti restauri.

La vetrata è stata dotata di telaio e controtelaio di protezione e di isolamento dall’umidità esterna, con la creazione di un sistema di areazione isotermico.

Tutte le operazioni sono state documentate con relazioni e rilevamenti grafici e fotografici, e con la mappatura delle precedenti integrazioni.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. FIRENZE –GHIBERTI.

REF. FOTOGRAFICHE: Archivio Cassa di Risparmio di Firenze (Giunti editore, Firenze)

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (luglio 2000).