TOSCANA - Firenze
SCHEDA : Cattedrale 27
TITOLO : S. Stefano e due Santi.

pianta cattedraleUBICAZIONE: Firenze, Cattedrale di S. Maria del Fiore - Tribuna nord, finestra n III, Cappella di S. Stefano (finestra: bifora, vetrata: monofora).

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI: cm. 700 x 190.

CRONOLOGIA: 1442 (documentata: commissione 31/1/1442).

AUTORE: Guido di Niccolò e bottega su progetto decorativo di Lorenzo Ghiberti.

COMMITTENZA: Opera del Duomo.

SOGGETTO: a 1-3 Santo; b 1-3 Santo; ab 4 –7 S. Stefano in trono in un baldacchino. Iscrizione S. STEPHANVS.

NOTE CRITICHE: La vetrata fa parte del complesso delle 30 luci progettate da Lorenzo Ghiberti e realizzate da maestri diversi tra il 1435 ed il 1443 per le Tribune e le Cappelle del Duomo fiorentino, volte ad esaltare, in un vasto programma iconografico, la genealogia del Cristo (Acidini Luchinat).

Per alcune delle vetrate il Ghiberti disegnò di propria mano il cartone – così come aveva già fatto per l’occhio di facciata con l’Assunta (1405) e per i laterali con S. Lorenzo e S. Stefano (1412-15) – e comunque egli svolse un’azione di raccordo, direzione e controllo dei vari esecutori, tanto che l’intera opera appare omogenea stilisticamente e coloristicamente, improntata su sottili richiami tematici e cromatici da Cappella a Cappella e soprattutto su una uniformità luministica raggiunta attraverso un complesso e raffinato calcolo dell’esposizione di ciascuna finestra.

La vetrata in questione fu realizzata da Guido di Niccolò – maestro vetraio figlio di quel Niccolò di Pietro Tedesco che aveva già eseguito i citati occhi di facciata del Ghiberti – e dai suoi compagni di bottega Lorenzo di Antonio, Carlo di Francesco Zati e Giovanni d’Andrea, molto attivi nella Tribuna nord (vedi anche le vetrate con S. Andrea e S. Jacopo), nonché autori del S. Tommaso della Tribuna sud.

Già segnalata dal Marchini per il suo stato di quasi totale rifacimento effettuato in tempi moderni, la vetrata è stata nuovamente esaminata nel corso del più recente restauro (vedi più oltre), durante il quale è stata rinvenuta una tessera, accanto alla targa col nome del Santo, recante l’indicazione "RESTAURATO DA ULISSE DE MATTEIS E N. BRUSCHI NELLO S.(tabilimen)TO FRANCINI E C. U. DE MATTEIS. RIMESSO PEZZI NUOVI 1159. FIRENZE 1883": dal numero dei pezzi indicati come sostituiti si evince come l’intervento sia stato quantitativamente rilevantissimo.

Pur essendo i rifacimenti così estesi è però evidente che si operò seguendo le linee guida del disegno originario e delle caratteristiche dell’intero complesso in quanto a dati stilistici, compositivi e cromatici, al fine di raggiungere un risultato di completo mimetismo generale rispetto agli originali delle altre Cappelle.

La figura del Santo sembra richiamare l’impostazione dell’occhio con S. Stefano di facciata, ed eliminato l’eccesso di elaborazione grafica e superficiale delle ricadute del manto, appare pervenire ad una costruzione più salda e volumetricamente ampia; esse presenta inoltre il caratteristico ed eccessivo allungamento del braccio destro, così come nei brani con S. Barnaba, S. Andrea, S. Jacopo, S. Mattia, S. Paolo e S. Bartolomeo, "sigla" peraltro comune al già citato S. Stefano ed anche al S. Lorenzo del secondo occhio laterale di facciata e ricollegabile ad un particolare "manierismo" del Ghiberti.

Anche la gamma coloristica impiegata, basata su contrasti netti di toni brillanti e profondi, è coerente con quanto visibile nelle altre vetrate, come pure i repertori decorativi delle vesti, riconducibili al gusto raffinato del Maestro.

Ugualmente, anche l’impianto architettonico è perfettamente coerente con quello delle altre luci, presentando l’inconfondibilmente ghibertiana commistione tra l’impianto tradizionale con baldacchino gotico nella zona superiore e l’ambiente inferiore lucidamente reso con la prospettiva lineare e con sobrietà ed essenzialità nell’uso degli elementi architettonici.

Dal punto di vista iconografico i due diaconi del registro inferiore richiamano la narrazione della sepoltura del Santo, accanto al quale vennero deposti i tre diaconi Gamaliel, Abiba e Nathanael detto Nicodemo (Acidini Luchinat).

STATO DI FATTO: Come già detto la vetrata è stata interessata da un amplissimo intervento di rifacimento condotto nel 1883 da U. de Matteis , cui ha fatto poi seguito la campagna di restauri della ditta Tolleri di Firenze (1946-57).

L’intervento più recente è stato condotto dal prof. S. Papucci e da A. Becattini e R. Cappelletti dello Studio Polloni di Firenze ed è terminato nel dicembre del 1986.

Al momento dello smontaggio la vetrata si presentava – unica del complesso – con un telaio di ferro fortemente danneggiato, risalente al restauro del De Matteis.

Sulla superficie esterna dei vetri sono stati riscontrati dei depositi, talora con componenti biotiche, responsabili –con l’umidità- del processo di corrosione in atto del vetro: tali depositi sono stati rimossi con lavaggi di acqua distillata ed impacchi di E.D.T.A. e carbonato di ammonio e col bisturi per le cavità. Sulle superfici è stato poi steso un velo di miscela di olio di lino cotto e cera vergine d’api a protezione dei vetri.

Sulle facce interne i depositi di nero fumo e polvere sono stati eliminati con impacchi di carbonato di ammonio in soluzione.

Si è poi provveduto alla pulitura dei piombi –che sono risultati non originali ma frutto dei precedenti restauri del XIX-XX secolo- e alla relativa saldatura delle fratture.

Le fratture delle tessere di vetro sono state rincollate con resine fotosensibili ai raggi U.V., talora anche avvalendosi di un supporto in vetro incolore appositamente sagomato, e poi reintegrate pittoricamente a freddo.

Tutte le integrazioni pittoriche sono state eseguite a freddo.

Dall’indagine è risultato che completamente sostituite appaiono tessere molto significative, come ad esempio tutt’e tre i volti dei Santi, le mani di S. Stefano, nonché il libro del Santo, la targa col nome e ampie zone delle vesti di tutte le figure.

Durante il restauro si è provveduto all’individuazione di tutte le tessere sostituite e alla loro localizzazione nello schema dell’orditura dei piombi.

La vetrata è stata dotata di telaio e controtelaio di protezione e di isolamento dall’umidità esterna, con la creazione di un sistema di areazione isotermico.

Tutte le operazioni sono state documentate con relazioni e rilevamenti grafici e fotografici, e con la mappatura delle precedenti integrazioni.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. FIRENZE –GHIBERTI.

REF. FOTOGRAFICHE: Archivio Cassa di Risparmio di Firenze (Giunti editore, Firenze)

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (ottobre 2000).