TOSCANA - Firenze
SCHEDA : Cattedrale 26
TITOLO : S. Zanobi e due Santi.

pianta cattedraleUBICAZIONE: Firenze, Cattedrale di S. Maria del Fiore - Tribuna absidale, finestra abs. I, Cappella di S. Zanobi (finestra: bifora, vetrata: monofora).

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI: cm. 700 x 190.

CRONOLOGIA: 1428 (documentata: commissione 1428) e seguenti.

AUTORE: Bernardo di Francesco e Francesco di Giovanni su progetto decorativo di Lorenzo Ghiberti.

COMMITTENZA: Opera del Duomo.

SOGGETTO: a 1-4 Santo; b 1-4 Santo; ab 5-7 S. Zanobi in trono in un baldacchino. Iscrizione CENOBIVS EPISCOPVS.

NOTE CRITICHE: Tra tutte le vetrate che compongono il complesso delle Cappelle del Duomo è questa la più enigmatica a causa di alcuni problemi cronologici che essa pone e a cagione dell’inverificabilità delle ipotesi dato il totale rifacimento dell’opera originaria.

Dai documenti dell’Opera del Duomo risulta infatti che la realizzazione di una vetrata per la Cappella assiale della Tribuna absidale era già stata decisa nel 1428 e commissionata a Bernardo di Francesco e Francesco di Giovanni, il primo dei quali risulterà poi autore anche delle vetrate con S. Barnaba e S. Matteo (1441-42) della tribuna sud.

Si apre quindi il problema cronologico, visto che l’opera di esecuzione di tutte le altre vetrate delle Cappelle su progetto di Lorenzo Ghiberti viene correntemente assegnata –col conforto delle fonti- al periodo 1439-1443.

Dal punto di vista stilistico ed iconografico –nonostante i rifacimenti- la vetrata appare completamente coerente con le altre analoghe effettivamente realizzate nel periodo 1439-1443: si deve perciò pensare che questa non sia l’originaria vetrata assegnata a Bernardo di Francesco e a Francesco di Giovanni, ma che invece sia una "seconda stesura" attuata al momento della realizzazione di tutte le altre vetrate disegnate dal Ghiberti, magari eseguita dallo stesso Bernardo di Francesco mentre attendeva alle vetrate della tribuna destra (1441-42)?

Tutto ciò non appare agevolmente verificabile , stante lo stato di totale rifacimento dell’opera: già il Marchini (nota 50, pag.40) aveva messo in luce tale situazione, attribuendo dubitativamente tale rifacimento alla fine del XV secolo, in contemporanea con l’esecuzione della decorazione della Cappella.

Un’indagine più recente, condotta dal prof. Papucci e da A. Becattini e R. Cappelletti dello Studio Polloni di Firenze nell’ottobre 1985, ha addirittura portato ad ipotizzare che il rifacimento sia stato eseguito agli inizi del XX secolo, così come possibile dedurre dall’uso dei colori e dalla tecnica vetraria utilizzata; si è inoltre constatata la presenza di tessere "vecchie", chiaramente appartenenti ad altre vetrate e reimpiegate solo in funzione del loro valore cromatico.

Pur rimanendo dunque incerta l’epoca del rifacimento è però evidente che si operò seguendo le linee guida dell’opera originaria e dell’intero complesso, tanto che il risultato attuale è di perfetto mimetismo rispetto alle altre vetrate e ai caratteri stilistici, compositivi e cromatici delle rimanenti finestre.

La figura del Santo appare pervasa da un sottile movimento che amplifica l’impostazione del corpo in obliquo, così come appare –con orientamento inverso però- in svariate altre vetrate, come quelle con la Vergine e il Bambino, con S. Giovanni Evangelista, con S. Tommaso, mentre la disposizione del pastorale e del libro segna gli snodi in successione dei piani di profondità, secondo uno schema frequentemente ricorrente nelle vetrate del Ghiberti.

Anche i colori impiegati si adeguano alla gamma complessiva originaria, insistendo soprattutto sul contrasto tra il rosso e il verde ed utilizzando –come elemento di rimando al resto delle vetrate- il tipico stoffato a fioroni caro al Ghiberti per tutt’e tre le figure.

Ugualmente anche l’impianto architettonico dell’opera è perfettamente coerente con quello delle altre vetrate, presentando l’inconfondibilmente ghibertiana commistione tra uno schema tradizionale con baldacchino gotico e un "ambiente" inferiore ove la cubatura del vano è resa con la prospettiva lineare e con maggior sobrietà nell’uso degli elementi architettonici.

STATO DI FATTO: E’ verosimile che anche questa vetrata sia stata interessata dai restauri condotti da U. de Matteis della Vetreria Bruschi (fine XIX- inizi XX secolo) e dalla ditta Tolleri di Firenze (1946-57): è anzi forse probabile che il quasi totale rifacimento della vetrata sia da ascriversi al primo dei due interventi, come ipotizzato dai risultati di un nuovo restauro condotto dal prof. S. Papucci e da A. Becattini e R. Cappelletti dello Studio Polloni di Firenze nell’ottobre 1985.

Sulla superficie esterna dei vetri sono stati riscontrati dei depositi, talora con componenti biotiche, responsabili –con l’umidità- del processo di corrosione in atto del vetro: tali depositi sono stati rimossi con lavaggi di acqua distillata ed impacchi di E.D.T.A. e carbonato di ammonio e col bisturi per le cavità. Sulle superfici è stato poi steso un velo di miscela di olio di lino cotto e cera vergine d’api a protezione dei vetri.

Sulle facce interne i depositi di nero fumo e polvere sono stati eliminati con impacchi di carbonato di ammonio in soluzione.

Si è poi provveduto alla pulitura dei piombi –anch’essi non originali ma frutto dei precedenti restauri del XIX-XX secolo- e alla relativa saldatura delle fratture.

Le fratture delle tessere di vetro sono state rincollate con resine fotosensibili ai raggi U.V., talora anche avvalendosi di un supporto in vetro incolore appositamente sagomato, e poi reintegrate pittoricamente a freddo.

Il restauro ha inoltre evidenziato un problema particolare per questa vetrata: infatti sulla faccia esterna si è notato uno strato oscurante realizzato tramite l’uso di grisaglie cotte al fuoco, per creare un effetto "antichizzante" e filtrante che riuscisse ad uniformare la luminosità della vetrata –totalmente rifatta- a quella delle altre originali.

Durante l’intervento si è ritenuto di dover eliminare tale strato, questa volta per avvicinare l’aspetto della vetrata a quello delle altre già restaurate.

Tutte le integrazioni pittoriche sono state eseguite a freddo.

La vetrata è stata dotata di telaio e controtelaio di protezione e di isolamento dall’umidità esterna, con la creazione di un sistema di areazione isotermico.

Tutte le operazioni sono state documentate con relazioni e rilevamenti grafici e fotografici, e con la mappatura delle precedenti integrazioni.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. FIRENZE –GHIBERTI.

REF. FOTOGRAFICHE: Archivio Cassa di Risparmio di Firenze (Giunti editore, Firenze)

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (ottobre 2000).