TOSCANA - Firenze
SCHEDA : Cattedrale 25
TITOLO : S. Pietro e due Santi.

pianta cattedraleUBICAZIONE: Firenze, Cattedrale di S. Maria del Fiore - Tribuna absidale, finestra abs. n II, Cappella di S. Pietro (finestra: bifora, vetrata: monofora).

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI: cm.700 x 190.

CRONOLOGIA: 1439 – 1442 (documentata: commissione 30/4/1439).

AUTORE: Agnolo Lippi su progetto decorativo di Lorenzo Ghiberti.

COMMITTENZA: Opera del Duomo.

SOGGETTO: a 1-3 S. Processo; b 1-3 S. Martiniano; ab 4 –7 S. Pietro in trono in un baldacchino. Iscrizioni PETRVS APOSTOLVS ; S. PROCESSVS; S. MARTINIANVS; ANGELVS LIPPI FECIT.

NOTE CRITICHE: La vetrata, parte del complesso ideato da Lorenzo Ghiberti ad esaltazione della genealogia del Cristo per le Tribune e le Cappelle del Duomo e realizzato tra il 1435 ed il 1443, fu eseguita, come recitano le fonti e l’iscrizione, da Agnolo Lippi a partire dal 1439.

Rispetto alle altre vetrate del ciclo, quest’opera mostra un altissimo livello di esecuzione pittorica, realizzata con un impiego raffinatissimo delle grisaglie e delle velature, dosate con maestria tecnica notevolissima.

E’ inoltre riscontrabile una ricercata ricchezza cromatica, avvertibile persino nei dettagli, nella varietà della gamma dei gialli in pasta della veste del Santo, nella preziosa damascatura del drappo violetto che funge da sfondo, nell’arditezza degli accostamenti, nelle gemme ornamentali realizzate col vetro rosso placcato ed inciso, nei particolari minuti dell’abbigliamento "all’antica" dei due Santi minori, carcerieri di S. Pietro, convertiti e battezzati dall’Apostolo e poi martirizzati per aver permesso la fuga del Santo dal Carcere Mamertino.

Tale grado elevatissimo di esecuzione non impedisce però alla vetrata di inserirsi armonicamente nell’insieme del complesso, grazie a dei sottili richiami cromatici e alla presenza di alcune invenzioni tipiche del comporre –quale ad esempio l’uso dello stoffato a fioroni per il manto dei S. Pietro che si ripete con poche varianti coloristiche in molte altre vetrate (S. Barnaba, S. Giovanni Evangelista, S Zanobi, S. Matteo) – attribuibili ad una progettazione oculata e ad un controllo esecutivo serrato da parte del Ghiberti.

E a caratteri ghibertiani rimandano la figura del S. Pietro, esile, dalle spalle cadenti, frontale ma il cui scatto dinamico è tradito dall’asimmetria delle ginocchia, e le sorprendenti figure di Processo e Martiniano che, col loro assetto in armi "all’antica", paiono essere scaturite quasi da una volontà di "datare" storicamente l’avvenimento della carcerazione di S. Pietro, secondo una scelta filologica di sapore umanistico.

E questo convivere delle due esigenze - apertura al nuovo e rispetto della tradizione gotica – ricompaiono nell’ibrida soluzione architettonica di inquadramento, che da un lato prevede un ambiente indagato nella sua cubatura e nella sua essenzialità in maniera lucidamente prospettica e "fiorentina", e dall’altro un fastoso coronamento gotico che pare portare alle estreme conseguenze quanto già esperito tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo da Antonio da Pisa (Firenze, Cattedrale 11 ) e Mariotto di Nardo ( v. Perugia, C. di S. Domenico 1) – in passato probabilmente collaboratore col Ghiberti nell’occhio dell’Assunta del Duomo (Boskovits) – a loro volta eredi di una tradizione di origine francese tenacemente radicatasi in Italia Centrale dagli ultimi decenni del ‘200 in poi attraverso l’opera di insigni autori quali il Maestro di Figline, Agnolo Gaddi, Nardo di Cione, Niccolò di Pietro Gerini et al.

A partire dalla seconda metà del XV secolo questo filone tradizionale andrà trasformandosi gradatamente, mantenendo intatto il valore "iconico" dell’immagine, ma sostituendo all’obsoleto apparato del repertorio gotico forme architettoniche più aggiornate e tendenti al recupero del classicismo.

STATO DI FATTO: Tutte le vetrate del Duomo hanno subito estesi interventi di restauro ed integrazione nel tempo, i più consistenti dei quali appaiono essere stati gli ultimi , eseguito da U. de Matteis della vetreria Bruschi (fine XIX- inizi XX secolo) e dallo Studio Tolleri di Firenze (1946-1957).

L’intervento più recente è stato condotto dal prof. S. Papucci e da A. Becattini e R. Cappelletti dello Studio Polloni di Firenze ed è terminato nel marzo del 1991. Molta cautela è stata posta nello smontaggio poiché la vetrata, come le altre, si presentava senza telaio.

Sulla superficie esterna dei vetri sono stati riscontrati dei depositi, talora con componenti biotiche, responsabili –con l’umidità- del processo di corrosione in atto del vetro: tali depositi sono stati rimossi con lavaggi di acqua distillata ed impacchi di E.D.T.A. e carbonato di ammonio e col bisturi per le cavità. Sulle superfici è stato poi steso un velo di miscela di olio di lino cotto e cera vergine d’api a protezione dei vetri.

Sulle facce interne i depositi di nero fumo e polvere sono stati eliminati con impacchi di carbonato di ammonio in soluzione.

Si è poi provveduto alla pulitura dei piombi –che sono risultati non originali ma frutto dei precedenti restauri del XIX-XX secolo- e alla relativa saldatura delle fratture.

Le fratture delle tessere di vetro sono state rincollate con resine fotosensibili ai raggi U.V., talora anche avvalendosi di un supporto in vetro incolore appositamente sagomato, e poi reintegrate pittoricamente a freddo.

Durante i lavori sono state individuate le tessere inserite nei precedenti restauri: si tratta di frammenti e dipinti di cui si ignora la provenienza, sicuramente riferibili a vetrate antiche – sebbene più tarde della nostra vetrata – che inserivano note cromaticamente discordanti col contesto.

Sotto l’indirizzo della dott. C. Acidini Luchinat della Soprintendenza di Firenze si è deciso quindi di sostituire con rifacimenti tutti i frammenti dannosi alla lettura dell’opera. Tale operazione è stata documentata in ogni passaggio: le tessere false sono state rimosse, quindi è stato eseguito un rilievo fotografico della vetrata.

Si è passati poi alla realizzazione di un’ampia serie di provini per individuare l’esatto valore cromatico dei vetri e delle grisaglie da usare nei rifacimenti.

Quindi si è provveduto alla realizzazione su carta del disegno di ogni singolo tassello e poi alla dipintura e cottura delle nuove tessere, tutte siglate "P" per permettere una loro facile individuazione.

Le tessere smontate sono state catalogate e la loro numerazione riportata sullo schema dell’orditura dei piombi: le tessere nuove reinserite sono state in tutto 86.

Un’altra importante operazione è stata compiuta su alcuni punti particolarmente critici per la lettura dell’opera: il piccolo volto che compare sul baldacchino e le chiavi, attributo di S. Pietro, apparivano fortemente fratturati e ricomposti approssimativamente con una ragnatela di piombi tale da mascherare tutto il disegno; si è provveduto alla rimozione rei frammenti e alla loro esatta ricomposizione: risultando mancanti alcuni frammenti, essi sono stati riprodotti, incollati su un sostegno di vetro incolore e ritoccati pittoricamente.

Tutte le integrazioni pittoriche sono state eseguite a freddo.

La vetrata è stata dotata di telaio e controtelaio di protezione e di isolamento dall’umidità esterna, con la creazione di un sistema di areazione isotermico.

Tutte le operazioni sono state documentate con relazioni e rilevamenti grafici e fotografici, e con la mappatura delle precedenti integrazioni.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. FIRENZE –GHIBERTI.

REF. FOTOGRAFICHE: Archivio Studio M.V. Polloni e C – Firenze

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (ottobre 2000).