TOSCANA - Firenze
SCHEDA : Cattedrale 24
TITOLO : S. Paolo e due Santi.

painta cattedraleUBICAZIONE: Firenze, Cattedrale di S. Maria del Fiore - Tribuna absidale, finestra abs. n III, Cappella di S. Paolo (finestra: bifora, vetrata: monofora).

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI: cm.700 x 190.

CRONOLOGIA: 1441 – 1442 (documentata: commissione Settembre 1441).

AUTORE: Lorenzo di Antonio da Pelago su progetto decorativo di Lorenzo Ghiberti.

COMMITTENZA: Opera del Duomo.

SOGGETTO: a 1-4 S. Silvano; b 1-4 S. Gregorio; ab 5-9 S. Paolo in trono in un baldacchino. Iscrizioni SANCTVS PAVLVS; SANCTVS SILVANVS; SANCTVS GREGORIVS.

NOTE CRITICHE: La vetrata appartiene alla fase terminale dei lavori di invetriatura del capocroce eseguiti in un arco di tempo che va da l 1435 al 1443 da vari maestri e botteghe sotto la supervisione ed il controllo del Ghiberti, autore del progetto decorativo – esaltante la genealogia del Cristo (Acidini Luchinat) – e di alcuni dei cartoni, nonché artista già esperto nel campo della vetrata, avendo egli precedentemente fornito i cartoni per l’occhio centrale della facciata con l’Assunta (1405) – forse in collaborazione con Mariotto di Nardo (Boskovits)- e per quelli laterali con S. Lorenzo e S. Stefano (1412-15).

Nella fattispecie la vetrata venne affidata all’esecuzione di Lorenzo di Antonio, cappellano di S. Pier Maggiore, e collega di bottega del più noto Guido di Niccolò, attivo, assieme ai compagni Carlo di Francesco Zati e Giovanni di Andrea, in buona parte delle vetrate delle Cappelle della Tribuna nord; tuttavia, pur se meno famosa, l’attività di Lorenzo di Antonio fu articolata e duratura, avendo egli, per esempio, partecipato alla realizzazione delle vetrate della Cappella dei Pazzi in S. Croce e a quelle della Cappella Barbadori in S. Felicita, avendo probabilmente preso parte anche all'esecuzione delle vetrate con la Resurrezione su disegno di Paolo Uccello (1443) e con la Deposizione su disegno di Andrea del Castagno (1444) pere gli occhi del tamburo della Cupola del Duomo, ed infine avendo, attorno al 1452, eseguito le vetrate per l’abside del Duomo di Prato, forse su cartone di Filippo Lippi anch’esse basate su uno schema iconico simile a quello delle vetrate del Duomo fiorentino con Santi entro baldacchini.

Tuttavia la tipologia si presenta nelle vetrate del Ghiberti come ibrida, in quanto alla più consueta e tradizionale immagine del baldacchino superiore di sapore ancora gotico, si contrappone quella della parte inferiore, laddove lo spazio, indagato attraverso l’uso della prospettiva linear, sembra aver recuperato una dimensione più rigorosa ed essenziale.

E proprio da questa contrapposizione nasce la crisi della tipologia, divisa tra l’esigenza di aggiornamento e il rispetto di quella grande tradizione dell’Italia Centrale che aveva attraversato tutto il ‘300 ed il primo quarto del ‘400 grazie agli esempi insigni del Maestro di Figline, di Agnolo Gaddi, di Nardo di Cione, di Niccolò di Pietro Gerini, di Antonio da Pisa e, soprattutto, di Mariotto di Nardo a Perugia: dalla seconda metà del XV secolo assisteremo ad una sempre più evidente sostituzione degli elementi architettonici gotici con moduli alludenti alle strutture classiche, in linea con gli orientamenti culturali del periodo.

Ed in quest’opera Lorenzo di Antonio si mostra esecutore fedele dell’idea del Ghiberti, assecondando coi piombi il ductus lineare morbido e scorrevole del Maestro – come ad esempio nelle eleganti ricadute del manto – e componendo col colore per grandi campiture che richiamano quelle delle altre finestre, pur senza dimenticare il dettaglio prezioso, come ad esempio il raffinato ma sobrio effetto di ricchezza ottenuto nel manto del S. Paolo grazie ad un sapiente uso del vetro rosso placcato ed inciso.

Ed anche tipicamente ghibertiana si presenta la figura del Santo, dalle caratteristiche spalle cadenti – così come in molte altre vetrate ed in alcune opere di scultura come il S. Giovanni Battista per Orsanmichele – e dall’accentuatissimo allungamento del braccio destro che sorregge la spada, "sigla" riscontrabile in diverse vetrate del Maestro come nel S. Lorenzo e nel S. Stefano per gli occhi di facciata e, per rimanere al complesso delle Cappelle, nel S. Barnaba, nel S. Andrea, nel S. Stefano – pur se molto rifatto -, nel S. Jacopo, nel S. Mattia e, con una leggera variante poiché il braccio è discosto dal corpo, nel S. Bartolomeo, a ribadire l’unitarietà stilistica dell’insieme che travalica i singoli apporti degli svariati esecutori.

Dal punto di vista iconografico, le scritte sui libri recati dai due Santi minori suggeriscono di identificarli con S. Silvano e S. Gregorio, tuttavia recentemente tale tradizione è stata posta in dubbio (Acidini Luchinat) a causa dello stato fortemente sospetto di integrazioni da restauro delle due scritte, ed inoltre poiché gli attributi canonici dei due non corrispondono a quanto appare.

STATO DI FATTO: Tutte le vetrate del Duomo hanno subito estesi interventi di restauro ed integrazione nel tempo, i più consistenti dei quali appaiono essere stati gli ultimi , eseguito da U. de Matteis della vetreria Bruschi (fine XIX- inizi XX secolo) e dallo Studio Tolleri di Firenze (1946-1957).

L’intervento più recente è stato condotto dal prof. S. Papucci e da A. Becattini e R. Cappelletti dello Studio Polloni di Firenze ed è terminato nell’ottobre del 1990. Molta cautela è stata posta nello smontaggio poiché la vetrata, come le altre, si presentava senza telaio.

Sulla superficie esterna dei vetri sono stati riscontrati dei depositi, talora con componenti biotiche, responsabili –con l’umidità- del processo di corrosione in atto del vetro: tali depositi sono stati rimossi con lavaggi di acqua distillata ed impacchi di E.D.T.A. e carbonato di ammonio e col bisturi per le cavità. Sulle superfici è stato poi steso un velo di miscela di olio di lino cotto e cera vergine d’api a protezione dei vetri.

Sulle facce interne i depositi di nero fumo e polvere sono stati eliminati con impacchi di carbonato di ammonio in soluzione.

Si è poi provveduto alla pulitura dei piombi –che sono risultati non originali ma frutto dei precedenti restauri del XIX-XX secolo- e alla relativa saldatura delle fratture.

Le fratture delle tessere di vetro sono state rincollate con resine fotosensibili ai raggi U.V., talora anche avvalendosi di un supporto in vetro incolore appositamente sagomato, e poi reintegrate pittoricamente a freddo.

I volti di S. Pietro e S. Silvano sono risultati frutto evidente di uno dei passati interventi di restauro, così come buona parte delle tessere delle vesti dei due Santi minori. L’unico volto originale, quello di S. Gregorio, si presentava al momento del restauro fortemente fratturato e raccolto in una ragnatela di piombi tale da negarne la leggibilità: si è provveduto pertanto alla rimozione dei frammenti e alla loro ricomposizione e rincollaggio su un apposito supporto di vetro incolore.

Nel corso dell’ispezione dei piombi è stata esaminata la singolare zona che fa da sfondo alla figura di S. Paolo e che si presenta realizzata usando piccoli rulli di vetro colorato: tali rulli sono risultati legati con piombi trafilati a mano, unico esempio in tutte le vetrate del Duomo: pertanto l’orditura potrebbe in questo punto essere ancora quella originale, così come originali sono risultati i piccoli rulli colorati.

Tutte le integrazioni pittoriche sono state eseguite a freddo.

La vetrata è stata dotata di telaio e controtelaio di protezione e di isolamento dall’umidità esterna, con la creazione di un sistema di areazione isotermico.

Tutte le operazioni sono state documentate con relazioni e rilevamenti grafici e fotografici, e con la mappatura delle precedenti integrazioni.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. FIRENZE –GHIBERTI.

REF. FOTOGRAFICHE: Archivio Cassa di Risparmio di Firenze (Giunti editore, Firenze)

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (ottobre 2000).