TOSCANA - Firenze
SCHEDA : Cattedrale 21
TITOLO : S. Jacopo con Ermogene e Fileto.

 

pianta cattedraleUBICAZIONE: Firenze, Cattedrale di S. Maria del Fiore - Tribuna nord, finestra n IV, Cappella di S. Jacopo Maggiore  (finestra: bifora, vetrata: monofora).

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI: cm. 700 x 190.

CRONOLOGIA: 1442-43 (commissione 1442).

AUTORE: Guido di Niccolò e bottega su progetto decorativo di Lorenzo Ghiberti.

COMMITTENZA: Opera del Duomo.

SOGGETTO: a 1-4 Ermogene; b 1-4 Fileto; ab 5-9 S. Jacopo in trono in un baldacchino. Iscrizione: S. IACOPVS APOSTOLVS; HERMOGENES; PHYLETVS.

NOTE CRITICHE: La vetrata appartiene all’ultimo periodo della campagna di invetriatura delle Tribune e delle Cappelle del Duomo, dominata nella sua fase estrema dall’attività della bottega di Guido di Niccolò e dei suoi aiuti. L’inizio della realizzazione del ciclo vetrario risale invece al 1435 e si basa su un’idea decorativa generale elaborata da Lorenzo Ghiberti – già fornitore dei cartoni per i tre occhi di facciata nel 1405 e nel 1412-15 – volta all’esaltazione della genealogia del Cristo (Acidini Luchinat): per tale complesso (30 luci) il Ghiberti approntò di propria mano alcuni dei cartoni, avvalendosi per gli altri di collaboratori, tra i quali forse Giovanni dal Ponte (Poggi/Haines, II, pp.195-7).

Certamente al Ghiberti va ricondotta la scelta iconografica dell’inquadramento architettonico delle figure, secondo quanto fissatosi nel tempo nella tipologia a baldacchini. Tale tipologia venne introdotta in Italia negli ultimi decenni dei XIII secolo (Assisi, Basilica Superiore) ed ebbe grande e rapido sviluppo un tutta l’Italia Centrale, come dimostrato dagli esempi trecenteschi laziali (Grottaferrata), umbri (Assisi, Basilica Inferiore) e toscani (Firenze, S. Croce, S. Maria Novella, Certosa del Galluzzo, Duomo), riconducibili all’opera dei grandi maestri pittori e vetrai del tempo come il Maestro di Figline, Agnolo Gaddi, Nardo di Cione, Niccolò di Pietro Gerini, Antonio da Pisa, fino a giungere all’insuperato – per proporzioni ed effetto – esempio di Mariotto di Nardo in S. Domenico a Perugia (1411) ( V. Perugia C. di S. Domenico 1).

Esempio forse non ignoto al Ghiberti se, come ipotizzato dal Boskovits, dobbiamo riconoscere nell’occhio di facciata con l’Assunta (1405) un’opera di collaborazione tra il Ghiberti stesso e Mariotto di Nardo.

Ma Ghiberti, uomo di frontiera tra gotico e rinascimento, inizia a modificare la tipologia, sostituendo ai ranghi inferiori un ambiente più rigorosamente individuato dalla prospettiva lineare e connotato in maniera più sobria: da questa crisi prenderà poi l’avvio un fenomeno di rinnovamento delle immagini che, dalla seconda metà del XV secolo, abbandoneranno il superato repertorio gotico per introdurre elementi architettonici di inquadramento ispirati a modelli "all’antica".

All’interno del baldacchino la figura di S. Jacopo si presenta allungata, elegante, ma nello stesso tempo salda nei volumi e nell’impostazione spaziale, che si ritrova simile in altre vetrate come ad esempio nel S. Paolo eseguito da Lorenzo di Antonio per la Tribuna absidale; e come in altre vetrate del complesso torna anche la "sigla" ghibertiana dell’allungamento eccessivo del braccio destro, ricorrente negli scomparti con S. Barnaba, S. Andrea, S. Mattia, S. Bartolomeo e S. Paolo -–eseguiti in tempi diversi da Bernardo di Francesco, dallo stesso Guido di Niccolò, da Domenico di Piero da Pisa e da Lorenzo di Antonio – cifra stilistica già presente peraltro nei due occhi di facciata con S. Lorenzo e S. Stefano (1412-15) ed in alcune opere scultoree del Maestro come il S. Stefano per Orsanmichele del 1428.

Diversamente dalla maggior parte delle figure che appaiono nelle vetrate delle Cappelle, S. Jacopo non indossa i tipici vestimenti con ampie ricadute caratterizzati da motivi decorativi a fioroni, ma mostra semplicemente una tunica ed un manto sostenuti soltanto dal contrasto brillante e profondo tra blu e viola: analogo risalto ai puri valori cromatici riscontriamo nel S. Antonio abate e nel S. Tommaso della Tribuna sud e nella Vergine col Bambino di quella absidale. Il dato conferma che, pur nella ricerca dell’unitarietà, il Ghiberti è sempre attento nel creare piccole variazioni, ma soprattutto concepisce ogni singola vetrata prevalentemente nei suoi valori cromatici ed in relazione alla dislocazione della relativa finestra e al grado di illuminazione: tali opere dimostrano quindi di essere "nate" come vetrate e non come trasposizione di un’immagine pittorica su di un medium trasparente.

Dal punto di vista iconografico i due Santi dal rango inferiore sono identificati dalle iscrizioni in Ermogene e nel suo allievo Fileto, due maghi convertiti da S. Jacopo.

STATO DI FATTO: Tutte le vetrate del Duomo hanno subito estesi interventi di restauro ed integrazione nel tempo, i più consistenti dei quali appaiono essere stati gli ultimi , eseguito da U. de Matteis della vetreria Bruschi (fine XIX- inizi XX secolo) e dallo Studio Tolleri di Firenze (1946-1957).

L’intervento più recente è stato condotto dal prof. S. Papucci e da A. Becattini e R. Cappelletti dello Studio Polloni di Firenze ed è terminato nel maggio del 1990. Molta cautela è stata posta nello smontaggio poiché la vetrata, come le altre, si presentava senza telaio.

Sulla superficie esterna dei vetri sono stati riscontrati dei depositi, talora con componenti biotiche, responsabili –con l’umidità- del processo di corrosione in atto del vetro: tali depositi sono stati rimossi con lavaggi di acqua distillata ed impacchi di E.D.T.A. e carbonato di ammonio e col bisturi per le cavità. Sulle superfici è stato poi steso un velo di miscela di olio di lino cotto e cera vergine d’api a protezione dei vetri.

Sulle facce interne i depositi di nero fumo e polvere sono stati eliminati con impacchi di carbonato di ammonio in soluzione.

Si è poi provveduto alla pulitura dei piombi –che sono risultati non originali ma frutto dei precedenti restauri del XIX-XX secolo- e alla relativa saldatura delle fratture.

Le fratture delle tessere di vetro sono state rincollate con resine fotosensibili ai raggi U.V., talora anche avvalendosi di un supporto in vetro incolore appositamente sagomato, e poi reintegrate pittoricamente a freddo.

Dall’indagine la figura del Santo principale è risultata quasi totalmente originale, mentre le altre due figure sono apparse in larga parte rifatte, soprattutto nelle vestri e nel volto del Santo a sinistra.

Tutte le integrazioni pittoriche sono state eseguite a freddo.

La vetrata è stata dotata di telaio e controtelaio di protezione e di isolamento dall’umidità esterna, con la creazione di un sistema di areazione isotermico.

Tutte le operazioni sono state documentate con relazioni e rilevamenti grafici e fotografici, e con la mappatura delle precedenti integrazioni.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. FIRENZE –GHIBERTI.

REF. FOTOGRAFICHE: Archivio Cassa di Risparmio di Firenze (Giunti editore, Firenze)

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (ottobre 2000).