TOSCANA - Firenze
SCHEDA : C. di S. Croce Cappella del Noviziato 1
TITOLO : SS. Cosma e Damiano

UBICAZIONE: Cappella del Noviziato

DIMENSIONI: misure non rilevate

PROVENIENZA: collocazione originaria

CRONOLOGIA: 1450 c. , al tempo in cui Giovanni di Michele approntò la porta

AUTORE: Alesso Baldovinetti (attribuzione);

COMMITTENZA: Cosimo de’ Medici

SOGGETTO/I : I due santi Cosma e Damiano patroni della casa Medicea in abiti rinascimentali si affacciano da un’edicola trilobata

NOTE CRITICHE: La attribuzione di questa vetratina al Baldovinetti si deve alla Kennedy che la ritiene opera di un artista influenzato dall’Angelico e dal Castagno, quale per l’appunto Alesso Baldovinetti, alla sua prima prova quale maestro di vetrate. Baldovinettiani sono per la studiosa il semplice rigoroso impianto dei due santi entro l’edicola, le loro espressioni intense, e, soprattutto il vivido accostamento delle larghe tessere vitree, memore della prassi compositiva del mosaico cui il Baldovinetti era uso; particolarmente raffinato, annota la Kennedy, l’andamento a chiasma degli accostamenti cromatici: un santo indossa berretto e veste rossi accostati al mantello violetto, l’altro inversamente berretto e veste viola accostati al mantello rosso. L’attribuzione della Kennedy è stata concordemente accettata dal Marchini e dalla critica posteriore.

La ricostruzione dell’iter stilistico di Alesso condotta dalla studiosa si appunta su di una ricca documentazione in gran parte desunta dai Ricordi baldovinettiani. Tappe salienti di tale iter: nel 1452 l’esecuzione di tre pannelli a completamento dell’Armadio degli Argenti dipinto dall’Angelico; in tale collaborazione subordinata Alesso, uniformandosi allo stile angelichiano, ne assimila il gusto per la tersa luminosità e per gli effettti di sottili trapassi luminosi; poco dopo, nel 1454, il pittore eseguì per conto di Andrea del Castagno un "panno grande" con il Giudizio Universale; la familiarità, breve ma incisiva, con Andrea, in quegli anni attratto dal luminismo cromatico di Domenico Veneziano, rende il Baldovinetti attento a tersi e cristallini effetti cromatici. Nel 1460 all’Annunziata affrescò la Natività nel chiostro dei Voti, lavoro che procedette a rilento perchè l’artista era contemporaneamente impegnato a completare il ciclo di affreschi avviati da Domenico Veneziano nel coro di S. Egidio . Tali affreschi, pur ridotti a pochi lacerti, confermano la vasariana individuazione della estrema attenzione del Baldovinetti nella resa rigorosa di tutte le minuzie "che la nostra natura sa fare"; ogni elemento compositivo è esaltato dalla luce diffusa e tersa che evidenzia dalle "pietre muffate" alle foglie "d’un colore verde il ritto…d’un altro il rovescio". Un’attenzione lenticolare per le "minuzie" riconducibile a suggestioni fiamminghe; ma riassorbite nella serrata costruzione prospettica. Nei larghi e luminosi paesaggi di opere come l’Annunciazione agli Uffizi o la Madonna con il Bambino al Louvre si avverte il riflesso dell’arte di Piero della Francesca.

Nel 63 fu tra gli artisti cui Giuliano da Maiano diede l’incarico di approntare le tarsie per la "Sacrestia delle Messe" nel duomo fiorentino; per queste oltre alla Natività, al Baldovinetti è anche ascrivibile l’intervento in alcuni cartoni disegnati da Maso Finiguerra e forse la Presentazione al Tempio.

Dal 1466 al 1473 fu impegnato ad affrescare la cappella per il cardinale del Portogallo nella chiesa di S. Miniato al Monte accanto ad Antonio Rossellino, Luca della Robbia e al giovane Pollaiolo. E contemporaneamente (1471) fu intento a dipingere nella cappella Gianfigliazzi in S. Trinita un ciclo di affreschi, lodati dal Vasari per la galleria di ritratti " di naturale"; affreschi purtroppo distrutti.

Gli ultimi anni furono dall’artista in gran parte trascorsi a restaurare i mosaici del battistero fiorentino , impegno che gli fruttò l’incarico a vita di "racconciatore e restauratore" di quei mosaici; e restaurò anche quelli di S. Miniato al Monte.

Artista autonomo iscritto alla Compagnia di S. Luca, il Baldovinetti sin dall’inizio della sua carriera ebbe consuetudine con il mosaico e con la vetrata: già nel 1450 lo troviamo impegnato con Don Lorenzo Monaco ad approntare le finestre per la biblioteca michelozziana e quelle per la cappella del Crocefisso nella chiesa dei Servi [chiesa della SS. Amnnunziata]. Nel biennio 1453-55 lavorò ai mosaici del Battistero fiorentino, e nel 1460 ricevette dall’Opera Primaziale della Cattedrale pisana la somma di 20 fiorini per il mosaico nel timpano del portale sud; mallevadore per l’artista in tale lavoro si rese Bartolomeo di Andrea Della Scarperia detto Banco; avvio questo ad un lungo sodalizio e rapporto collaborativo con i maestri vetrai di quella bottega. L’anno successivo (1461) il Baldovinetti venne pagato da Leonardo di Bartolomeo Della Scarperia detto il Lastra per i cartoni di una vetrata imprecisata nel Camposanto pisano .E quando rientrato a Firenze si trovò impegnato per sette anni agli affreschi di S. Miniato al Monte, ad Alesso certo non sfuggì la invetriatura dipinta da Banco in quella chiesa appena nel 1459 ; il che spiega come nel 1466, quando per l’appunto aveva appena iniziato i lavori a S. Miniato, Leonardo di Bartolomeo desse proprio al Baldovinetti l’incarico di approntare i cartoni per la vetrata della cappella Gianfigliazzi nella chiesa di S. Trinita. Per questa vetrata, l’artista nei suoi Ricordi dichiara: ".. ed io Alesso l’o disegnata e dipinta loro per soldi quaranta el braccio quadro"; precisazione che autorizza a supporre e silentio che il Baldovinetti per le altre vetrate si sia invece limitato a fornire i cartoni senza intervenire direttamente. Nel 1472 in collaborazione Banco disegnò i cartoni per la vetrata nella chiesa di S. Martino a Lucca. Ed ancora nel nel 1482 disegnò i cartoni per una vetrate nella chiesa di S. Domenico ad Arezzo, e nel 1494 diede quelli per la bifora della navata sinistra di S. Croce [ fin. sXII] con Santi e papi entro edicole (v Firenze S. Croce 21).

Perdute le vetrate documentate, la personalità di Alesso come maestro di vetrate diviene sfuggente, legata ad attribuzioni sulla base di affinità stilistiche con altri dipinti . La Kennedy all’interno del suo studio monografico ha redatto un catalogo estensivo attribuendogli, quale opera giovanile, la vetrata SS. Cosma e Damiano nella cappella del Noviziato (v. Firenze C. di S. Croce, cappella del Noviziato 1), seguita dalla vetrata Caino uccide Abele nel duomo di Pisa (v Pisa Cattedrale 8); in questa, secondo la Kennedy, la figura di Abele, ripresa da un pastore dell’affresco la Natività della chiesa della SS. Annunziata , mostra chiara la paternità baldovinettiana. Seguono le due vetrate della cappella Pazzi (poco prima del 1473), e la Annunciazione del duomo di Prato (v. Prato Cattedrale museo dell’Opera 1). Opera quest’ultima che il Marchini espunge dal catalogo di Alesso perché troppo modesta, mentre ravvisa la mano del Baldovinetti nella vetrata absidale del duomo di Lucca (v. Lucca Cattedrale 1); vetrata dalla Kennedy invece trascurata. A queste opere secondo il Marchini va aggiunto il pannello erratico S. Fabiano(?) ora nel museo (v Firenze S. Croce museo 1), dal Salmi attribuito alla cerchia Baldovinetti. Particolarmente deplorevole per la conoscenza dello stile di Alesso quale maestro vetraio la perdita della vetrata per la cappella di Gianfigliazzi, l’unica sicuramente, come visto, dipinta dal Baldovinetti senza la mediazione esecutiva dei Della Scarperia. Né è possibile rintracciare sostanziali riferimenti nel corpus di vetrate della cattedrale pisana che la Burnam ha ricondotto a Leonardo e Bartolomeo Della Scarperia non solo su base documentaria, ma anche per i particolarissimi esiti stilistici dovuti a scelte tecniche peculiari alla loro bottega. Alla luce di documenti inediti la Burnam dimostra una frequentazione del Baldovinetti con i Della Scarperia assai diversa da quella indicata dalla Kennedy: poiché dai Registri della Primaziale raccolti dalla Burnam risulta che nel 1461, poco prima che Alesso si impegnasse a fornire all’Opera Primaziale pisana i cartoni per il mosaico della cattedrale, Leonardo Della Scarperia pagò il Baldovinetti per un suo intervento occasionale, presumibilmente al ciclo vetrario per il Camposanto pisano, quello che in quel periodo Leonardo stava eseguendo.

Quanto alla citazione baldovinettiana dall’affresco della Natività (1460) ravvisabile nel pannello Caino uccide Abele , l’esecuzione di quella al 1460 risulta tardiva rispetto alla campagna di vetrate nelle navate della cattedrale pisana (1454). Essa quindi va piuttosto ascritta ad uno degli estesi restauri effettuati da Bartolomeo di Andrea detto Banco , dal 1483 al 1503 impegnato alla "racho(n)ciatura" di numerose vetrate della cattedrale pisana.

Le larghe tessere vitree di colori brillanti in un incastro di blu luminosi, rossi accesi, e violetti rendono quel senso di luminosità gemmea sottolineato dal Bartalini come qualità precipua della pittura del Baldovinetti. Tipicamente baldovinettiano il rigoroso impianto prospettico dell’edicola sottolineato dallo stacco contro il cielo.

STATO DI FATTO: In discrete condizioni, presenta numerosi piombi di sutura. Estesa la caduta della grisaille soprattutto nei volti e nelle mani.

BIBLIOGRAFIA: V. Bibl. A. Baldovinetti

REF. FOTOGRAFICHE: Foto Nicolò Orsi Battaglini, Firenze

ESTENSORE: Caterina Pirina gennaio 2001