TOSCANA - Firenze
SCHEDA : Cattedrale 19
TITOLO : S. Giovanni Battista e due Santi.

pianta cattedraleUBICAZIONE: Firenze, Cattedrale di S. Maria del Fiore. - Tribuna sud, finestra trib. s IV, Cappella del Battista (finestra: bifora, vetrata: monofora).

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI: cm.700 x 190.

CRONOLOGIA: 1441-43

AUTORE: Giovanni del Ponte (attribuzione Neri Lusanna) su progetto decorativo di Lorenzo Ghiberti.

COMMITTENZA: Opera del Duomo.

SOGGETTO: a 1-4 Santo; b 1-4 Santo; ab 5-9 S. Giovanni Battista in trono in un baldacchino.

NOTE CRITICHE: La vetrata appartiene al vasto complesso ideato da Lorenzo Ghiberti per le Tribune e le Cappelle del Duomo, incentrato sulle immagini dei Re, Profeti, Apostoli , Santi, la Vergine col Bambino, teso ad esaltare la genealogia del Cristo (Acidini Luchinat).

Il ciclo venne eseguito tra il 1435 ed il 1443, iniziando dalle vetrate delle Tribune per poi concludere con quelle delle Cappelle, realizzate per lo più nel periodo 1439-43.

Per molte delle vetrate il Ghiberti approntò il cartone di propria mano, per altre si servì di collaboratori, ma tutto nel più stretto rispetto delle direttive del Maestro e nel segno della più evidente unitarietà stilistica e compositiva.

Al di là dei contributi che possono essere stati apportati dai numerosi esecutori, si coglie agilmente la sottile trama di richiami stilistici e cromatici che lega ogni singola vetrata alle altre, secondo un piano progettale rigoroso e ben calcolato, attento ai rapporti di tonalità che si vengono ad istituire tra una luce e l’altra, e che sapientemente vengono variati s seconda della collocazione e dell’esposizione della finestra.

Tale attenzione ai valori luministici e cromatici manifesta come tali opere siano state concepite e siano "nate" come vetrate e non come trascrizione di un’immagine pittorica su un medium trasparente.

Ed a proposito di tale sensibilità coloristica si può ricordare che il Ghiberti si era già dedicato in passato alla vetraria, fornendo i cartoni per gli occhi di facciata del Duomo, quello centrale con l’Assunta (1405) – forse in collaborazione con Mariotto di Nardo (Boskovits) – e quelli laterali con S. Lorenzo e S. Stefano (1412-15), e che per alcuni autori le radici dell’opera del Ghiberti siano da rintracciare nelle sue prime esperienze come pittore e soprattutto nel ciclo di affreschi eseguito, sempre con Mariotto di Nardo, a Pesaro per Malatesta IV (Salmi).

Per quanto riguarda i nomi dei possibili collaboratori alla stesura dei cartoni, pur non essendovi prove nei documenti, ma soltanto indizi, talora è stato avanzato per ipotesi il nome di Giovanni del Ponte (Poggi/Haines, II, pp.195-7) e più in specifico l’intervento del Maestro è stato ipotizzato proprio in relazione a questa vetrata ed anche per la sua stessa esecuzione (Neri Lusanna in AA. VV. 1978, pp.244-5): l’artista dunque – dalla personalità ancora in via di definizione e al quale è stato attribuito anche l’occhio di facciata di S. Croce (P. TOESCA Vetrate dipinte fiorentine, in Bollettino d’Arte, XIV, 1920, pp. 2 sgg.) – verrebbe ad affiancarsi alle assegnazioni tradizionali ai maestri Bernardo di Francesco o Guido di Niccolò, l’attività dei quali nelle vetrate del Duomo è molto ampia e maggiormente conosciuta.

Dal punto di vista tipologico, la vetrata – come le altre 14 delle Cappelle – riprende lo schema della vetrata iconica con inquadramento architettonico a baldacchini: introdotto in Italia negli ultimi decenni del XIII secolo (Assisi, Basilica Superiore, gruppo francesizzante e del Maestro del S. Francesco) e rapidamente radicatosi ed evolutosi nelle regioni centrali della penisola (esempi di Grottaferrata e delle Cappelle di S. Ludovico e S. Caterina della Basilica Inferiore di Assisi e delle Cappelle Bardi e Tosinghi Spinelli in S. Croce a Firenze), tale tipo, a partire dagli anni ’30 del 1300, subisce una rapida evoluzione in senso più strettamente gotico, cui si accompagna un processo di "concretizzazione dell’immagine" e ricerca di verosimiglianza spaziale ed architettonica (Cappella Baroncelli in SS. Croce di Taddeo Gaddi 1332-38, Cappella Strozzi in S. Maria Novella di Nardo di Cione 1360-70, abside di S. Croce di Agnolo Gaddi 1380, Certosa del Galluzzo di Niccolò di Pietro Gerini 1395).

La trasformazione in senso monumentale e "prospettico" tocca il suo vertice nelle vetrate del Duomo fiorentino –e soprattutto in quella di Antonio da Pisa del 1395 (v Firenze Cattedrale 11) – e in quella di Mariotto di Nardo in S. Domenico a Perugia (1411) (v Perugia C. di S. Domenico 1), per poi proseguire in Umbria e Toscana anche nella seconda metà del XV secolo, ma con esemplari sempre meno frequenti (vedi ad esempio la vetrata del Duomo di Prato o gli antelli conservati nel Museo della Basilica di Assisi provenienti da Perugia e Foligno).

Il Ghiberti, uomo di frontiera tra gotico e rinascimento, si inserisce in questo filone segnandone l’inizio della crisi: al tradizionale baldacchino gotico della parte superiore oppone invece in quella inferiore un ambiente più sobrio e rigorosamente individuato dalla prospettiva lineare, anticipando un’esigenza di ammodernamento della tipologia che diventerà sempre più evidente nella seconda metà del secolo, allorquando alle superate strutture gotiche verranno sostituite gradualmente architetture sempre più vicine al gusto classico del Rinascimento.

STATO DI FATTO: Tutte le vetrate del Duomo hanno subito estesi interventi di restauro ed integrazione nel tempo, i più consistenti dei quali appaiono essere stati gli ultimi , eseguito da U. de Matteis della vetreria Bruschi (fine XIX- inizi XX secolo) e dallo Studio Tolleri di Firenze (1946-1957).

L’intervento più recente è stato condotto dal prof. S. Papucci e da A. Becattini e R. Cappelletti dello Studio Polloni di Firenze ed è terminato nel 1980.

Tale intervento è stato eseguito al di fuori del programma generale dei restauro dell’intero insieme delle vetrate delle Cappelle.

Molta cautela è stata posta nello smontaggio poiché la vetrata, come le altre, si presentava senza telaio.

Sulla superficie esterna dei vetri sono stati riscontrati dei depositi, talora con componenti biotiche, responsabili –con l’umidità- del processo di corrosione in atto del vetro: tali depositi sono stati rimossi con lavaggi di acqua distillata ed impacchi di E.D.T.A. e carbonato di ammonio e col bisturi per le cavità. Sulle superfici è stato poi steso un velo di miscela di olio di lino cotto e cera vergine d’api a protezione dei vetri.

Sulle facce interne i depositi di nero fumo e polvere sono stati eliminati con impacchi di carbonato di ammonio in soluzione.

Si è poi provveduto alla pulitura dei piombi –che sono risultati non originali ma frutto dei precedenti restauri del XIX-XX secolo- e alla relativa saldatura delle fratture.

Le fratture delle tessere di vetro sono state rincollate con resine fotosensibili ai raggi U.V., talora anche avvalendosi di un supporto in vetro incolore appositamente sagomato, e poi reintegrate pittoricamente a freddo..

Tutte le integrazioni pittoriche sono state eseguite a freddo.

La vetrata è stata dotata di telaio e controtelaio di protezione e di isolamento dall’umidità esterna, con la creazione di un sistema di areazione isotermico.

Il restauro non risulta documentato, in quanto tale documentazione non venne richiesta dalla committenza.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. FIRENZE –GHIBERTI.

REF. FOTOGRAFICHE:

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (ottobre 2000).