TOSCANA - Firenze
SCHEDA : Chiesa di Orsanmichele 17
TITOLO : Presentazione di Gesù al tempio

UBICAZIONE: Trif sIV pann. 1b

DIMENSIONI: lunetta polilobata cm.140 x 165 c. Appartengono alla trifora altre due lunette polilobate (1a, 1c -cm. 140 x 165 c.) oggi prive di vetrata, tre medaglioni a sei lobi, (2a, 2b, 2c, diam. cm.50), due piccole rose (2ab, 3bc - cm. 85), ed un rosone (monco) (4b -diam. cm.140)

PROVENIENZA: Probabilmente la collocazione originaria era nella luce 1a

CRONOLOGIA: 1431 c . Appartiene secondo la Finiello Zervas ad un terzo ciclo di invetriatura.

AUTORE: Lorenzo Ghiberti –cartoni (attribuzione)- Francesco di Giovanni Lastra e Bernardo di Francesco - esecuzione (documentata)

COMMITTENZA: Arrigo di Bacciameo di Leone nel febbraio 1413 mise a disposizione 500 fiorini per costituire la dote di fanciulle povere e per l’esecuzione delle due vetrate sopra le porte in cambio di una intercessione dei capitani presso il tribunale della Mercanzia per una causa pendente; gli venne anche concessa la scelta dei relativi soggetti. E’ plausibile l’ipotesi della Finiello che le vetrate siano state in parte pagate con la donazione Bacciameo.

SOGGETTO/I : L’episodio di questa lunetta fa parte della serie dedicata alla Vita della Vergine. Con ogni probabilità (dato che la sequenza procedeva in senso antiorario) l'episodio della Presentazione di Gesù al Tempio doveva originariamente trovarsi nella lunetta 1a mentre  nelle lunette 1b e 1c dovevano trovarsi rispettivamente la Natività e l'Annunciazione. Le due lunette laterali sono oggi prive di vetrata e La presentazione di Gesù al tempio è stata spostata in posizione centrale.

Nei tre medaglioni più piccoli sono raffigurati busti di Profeti, mentre nei due più grandi sono rappresentati busti di Angeli. Il motivo del rosone è costituito da lancette con motivi floreali che si irradiano da un quadrifoglio.

NOTE CRITICHE: Si deve alla van Straelen il primo studio sistematico rivolto ad individuare la personalità sia degli artisti che approntarono i cartoni sia dei maestri vetrai che eseguirono le vetrate. La studiosa, basandosi sui documenti pubblicati dal Milanesi, ha proposto una serie di correlazioni tra la fisionomia stilistica delle vetrate di Orsanmichele e le fonti documentarie dell’attività vetraria non solo in Orsanmichele, ma anche negli altri due cantieri vetrari fiorentini in quegli anni attivi: quello della cattedrale, e quello della chiesa di S. Croce. Secondo i documenti pubblicati dal Milanesi nel 1409 furono conteggiati pagamenti a Niccolò di Piero Tedesco comprensivi dei cartoni eseguiti da Lorenzo Monaco per vetrate imprecisate, e Niccolò fu a più riprese impegnato alle vetrate di Orsanmichele; pertanto la van Straelen ne deduce un continuo rapporto collaborativo tra i due artisti per le vetrate dell’Oratorio. Mentre ad alcune vetrate come L’annuncio a Gioacchino (v.Firenze C. di Orsanmichele 13) Il miracolo del bimbo salvato dall’annegamento (v Firenze C. di Orsanmichele 9) la Van Straelen dedica particolare attenzione, per questa, come per altre, risulta imprecisato il rapporto tra collaborativo tra il pittore dei cartoni ed il maestro vetraio che li traduce nel vetro.

Il Marchini, partendo dalla presunzione che le qualità stilistiche di una vetrata siano attribuibili all’artista pittore dei cartoni di cui il maestro vetraio è mero esecutore, ricerca gli autori dei cartoni fra gli artisti chiamati a decorare l’oratorio, quali Agnolo Gaddi, Niccolò Gerini, Ambrogio di Baldese, e Lorenzo Monaco. E giustifica la difficoltà di un preciso riconoscimento adducendo il fatto che le varie personalità sarebbero livellate dall‘esecuzione di una sola bottega o, al massimo, di due. In particolare l’indagine stilistica dello studioso si appunta solo su alcune lunette; soffermandosi su lle lunette della trifora nI , egli è di avviso che possano esser ricondotte al filone del giottismo accademico con richiami a Niccolò Gerini. Per quanto concerne la Presentazione di Gesù al tempio, lo studioso, assegnato a Lorenzo Monaco il cartone per la vetrata L’Annuncio a Gioacchino (v. Firenze C. di Orsanmichele 13), riconosce nelle rimanenti storie della Vita della Vergine suggestioni lorenzettiane sia pur accennate " con qualche andamento costretto e in robustezza di colori bassi e contrastati".

Perseguendo il taglio metodologico impiegato per le altre vetrate di Orsanmichele, la Burnam appunta la sua ricerca principalmente a riconoscere l’apporto dei maestri vetrai, non solo nella composizione dei particolari figurativi, ma anche nei repertori decorativi di bordure, lancette radiali, "straforamina", scelte ascrivibili al solo maestro vetraio.

Pertanto la studiosa procede ad un confronto tra le soluzioni adottate da Niccolò di Piero Tedesco nell’occhio dell’Assunta in S. Maria del Fiore e quelle riscontrabili nella trifora sIV, assegnando a Niccolò la realizzazione di questa.

Il ritrovamento da parte della Finiello Zervas di un gruppo di documenti ha permesso alla studiosa di dare un nuovo decisivo apporto alla ricerca della Burnam, precisando, sulla base delle fonti, attribuzioni e datazione della fase di invetriatura dalla studiosa definita "terza campagna". Il 16 aprile 1432 i Capitani di Orsanmichele fecero a favore di Francesco di Giovanni Lastra e compagni un pagamento a saldo per la finestra nel lato sud-ovest [OSM , 62, f. 34].

I documenti non precisano il soggetto della vetrata; ma l’indicazione dei pilastri di S. Giacomo e di S. Marco è elemento bastevole per l’identificazione nella trifora sIV.

Le annotazioni stilistiche della Finiello Zervas si appuntano sulla soluzione prospettica adottata nella lunetta: l’architettura non un mero fondale ma una vera scatola prospettica che dimensiona le figure, con la stessa misura compositiva avvertibile in numerose formelle della ghibertiana porta nord, quali Cristo davanti a Pilato ; lo stesso modellato pieno si riscontra anche nelle vetrate della tribuna di S. Maria del Fiore, eseguite su cartoni del Ghiberti. Dunque la paternità ghibertiana per le tre vetrate di Orsanmichele è asseverata non solo dai rimandi stilistici, ma anche dalla presenza nel cantiere di Orsanmichele come sovrintendente ai lavori nell’oratorio.

Nell’inestricabile intreccio di collaborazioni ed interventi seriori che caratterizzano i lavori alle vetrate di S. Maria del Fiore, le personalità dei maestri vetrai sfuggono ad una inequivocabile definizione. Gli invasivi rifacimenti perpetrati alla vetrata di S. Zanobi (v Firenze Cattedrale 26), impediscono di sceverare, entro la loro stretta collaborazione, le due personalità di Bernardo di Francesco e di Francesco di Giovanni il Lastra. Eseguita, come sembra, nel 1428, solo un anno prima della Presentazione della Vergine al tempio, la vetrata di S. Zanobi, se non fosse stata deturpata, avrebbe potuto fornire, ad una puntigliosa lettura sul tavolo del restauratore, illuminanti elementi di confronto. La Burnam nel suo volume sulle vetrate della cattedrale di Pisa, in via di pubblicazione, dedica ampio spazio a Leonardo Della Scarperia detto il Lastra, allievo di Francesco di Giovanni dapprima, dipoi suo socio nei restauri alle vetrate di S. Maria del Fiore. E per prima rileva le raffinate soluzioni tecniche da Leonardo impiegate nelle monofore della cattedrale pisana, adombrando implicitamente il debito di questo nei confronti del maestro. Ciononostante la personalità del Lastra resta ancor oggi limitata a note documentarie.

STATO DI FATTO: Fortunatamente il complesso vetrario di Orsanmichele non è stato alterato da restauri invasivi come è accaduto invece per le vetrate di S. Croce.

Nel 1918 dai documenti risulta che dieci roste istoriate erano state smontate e poste in casse per proteggerle da eventuali danni bellici; e già allora, in quella occasione il de Matteis nel suo preventivo per lo smontaggio sottolineò il cattivo stato dei pannelli pervasi da numerose fratture. Tuttavia il loro restauro venne condotto più tardi, dal 1929 al 39 ad opera di Armando Bruschi, che impiegò come stop-gaps alcuni, (peraltro fortunatamente non molti), " vetri ricavati dalle vecchie finestre".

Negli anni 1969 –70 le vetrate che si trovavano in avanzato stato di degrado anche per i danni sofferti durante l’alluvione del 1966, furono restaurate da S. Papucci dello Studio Guido Polloni (1969-70). Erano anche in stato di pericolo perché rimontate con la faccia interna dipinta posta all’esterno e quindi esposta agli agenti atmosferici. In occasione di tale restauro vennero eliminati gli stop-gaps e sostituiti con tessere moderne contrassegnate dalla lettera P . I pannelli vennero puliti e rimpiombati.

In buone condizioni, è uno dei pannelli meno ammalorati, ove la grisaille si è meglio conservata. La bordura è, eccezionalmente, intatta. I pochi stop gaps impiegati dal Bruschi sono stati sostituiti dal Papucci con vetri moderni.

Il pannello mostra estese cadute della grisaille, in particolare nei volti; perdita tanto più deprecabile quanto è eccezionale la finezza di quella ancor leggibile nel volto di Simeone. Alcune tessere originali sono andate perdute.

BIBLIOGRAFIA: V. Bibl. Orsanmichele

REF. FOTOGRAFICHE: Foto Niccolò Orsi Battaglini - Firenze

ESTENSORE: Caterina Pirina febbraio 2001