TOSCANA - Firenze
SCHEDA : Cattedrale 17
TITOLO : S. Barnaba e due Santi

 

pianta cattedraleUBICAZIONE: Firenze, Cattedrale di S. Maria del Fiore. - Tribuna sud, finestra trib. s V, Cappella dei SS. Vittore e Barnaba (finestra: bifora, vetrata: monofora).

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI: cm. 700 x 190.

CRONOLOGIA: 1441-2 (documentata: allogata 31/10/1441; completata 5/6/1442).

AUTORE: Bernardo di Francesco su progetto decorativo di Lorenzo Ghiberti.

COMMITTENZA: Opera del Duomo.

SOGGETTO: a 1-4 Santo; b 1-4 Santa; ab 5-9 S. Barnaba in trono in un baldacchino. Iscrizione SANTVS BARNABAS.

NOTE CRITICHE: Dopo aver già eseguito i cartoni per l’occhio di facciata con l’Assunta (1405) –forse in collaborazione con Mariotto di Nardo (Boskovits)- e per quelli laterali con S. Lorenzo e S. Stefano (1512-1415), Lorenzo Ghiberti si dedicò, tra il 1435 ed il 1443, ad ideare il vasto programma iconografico per la decorazione delle vetrate delle tribune e delle Cappelle della Cattedrale, raffiguranti Profeti, Re, Apostoli, Santi, la Vergine ed il Bambino, secondo un complesso schema iconico volto –come avanzato in recenti ricerche (Acidini Luchinat)- all’esaltazione della genealogia del Cristo.

Sebbene ancora alcuni studi continuino ad ignorare l’attività del Maestro come pittore, sappiamo dai documenti e dalle testimonianze superstiti che per molte vetrate il Ghiberti eseguì di propria mano il cartone, mentre per altre si ricorse a collaboratori, tra i quali è stato avanzato il nome di Giovanni dal Ponte (Poggi/Haines, II, pp.195-197): tuttavia si può dire che tutte le vetrate (in totale 30) mostrano sensibilmente l’influenza dell’artista e sembrano concepite unitariamente seguendo le direttive di un ben preciso piano progettuale e stilistico.

Tutte le vetrate delle Cappelle sono accomunate dall’appartenenza alla medesima tipologia iconica con inquadramento architettonico delle figure: i due Santi del registro inferiore albergano in un piccolo ambiente prospetticamente definito e concluso da una bifora gotica sul fondo, mentre il Santo del partito superiore, titolare della Cappella, siede in trono sotto un complesso baldacchino gotico ripreso in scorcio.

E’ dunque questa un’originale interpretazione che il Ghiberti elabora del più consueto schema a baldacchini: introdotto in Italia negli anni ’70 del Duecento (vetrate del gruppo francesizzante e del gruppo del Maestro del S. Francesco nella Basilica Superiore di Assisi), e rapidamente evolutosi nei primi decenni del Trecento (esempi di Grottaferrata (1300 ca.), delle Cappelle di S. Ludovico e di S. Caterina nella Basilica Inferiore di Assisi (post 1317), delle Cappelle Bardi e Tosinghi Spinelli in S. Croce a Firenze (1325 ca.)), tale tipo subisce una rapida trasformazione in senso più accentuatamente gotico a partire dagli anni ’30 del Trecento, alla quale si accompagna un processo di "concretizzazione dell’immagine" teso al raggiungimento della confrontabilità con i modelli ed il tipo di spazialità dell’architettura gotica contemporanea (vedi i seguenti esempi fiorentini: Cappella Baroncelli in S. Croce di Taddeo Gaddi (1332-38); Cappella Strozzi in S. Maria Novella di Nardo di Cione (1360-70); abside di S. Croce di Agnolo Gaddi (1380); Cappella della Certosa del Galluzzo di Niccolò di Pietro Gerini (1395 ca.).

Tale processo di monumentalizzazione e di ricerca della spazialità tridimensionale avrà il suo culmine nelle vetrate della navata di S. Maria del Fiore, e soprattutto in quella di Antonio da Pisa (1395) (v. Firenze Cattedrale 11), ed in quella per S. Domenico a Perugia di Mariotto di Nardo (1411) (v. Perugia C. di S. Domenico 1), per poi proseguire –in Umbria e Toscana- fino alla fine del secolo.

E proprio in questo filone, e forse grazie all’insegnamento di Mariotto di Nardo, si inserisce liberamente il Ghiberti, interpretando la tipologia con creatività innovativa, inserendo elementi compositivi di raccordo –come ad esempio nella cubatura dell’ambiente inferiore, resa attraverso l’uso della prospettiva lineare- con la cultura umanistica fiorentina , senza però prescindere da un impatto visivo che è ancora di schietto sapore gotico.

E del resto questa appare caratteristica costante nell’arte del Ghiberti, che riesce a far coesistere aperture verso le esperienze dei movimenti rinnovatori fiorentini con la ricerca degli eleganti ritmi lineari e dei dettagli naturalistici del Gotico Internazionale.

Ed anche in questa vetrata, a livello stilistico, se da un lato le figure mostrano un’impostazione monumentale ed una ponderazione più salda rispetto ai modelli delle precedenti vetrate per gli occhi di facciata, dall’altra la ricercatezza negli atteggiamenti, l’allungamento elegante degli arti, l’astratto fluire dei panneggi, la preziosità della scelta cromatica e degli artifici tecnici a simulare la ricchezza dei drappi, ci rimandano senz’altro all’universo gotico.

Ciò che manca del Tardo Gotico è la minuzia per il dettaglio, poiché le opere sono state concepite e progettate per una visione non ravvicinata, e studiate soprattutto nei loro valori cromatici e nei rapporti che si istituiscono tra tonalità, che sapientemente vengono variati a seconda della collocazione e dell’esposizione della finestra: fattore quest’ultimo che dimostra come tali opere siano "nate" come vetrate e non rappresentino invece la mera trascrizione su vetro di un’immagine pittorica.

Da notare nel S. Barnaba il particolare allungamento del braccio destro che sorregge l’attributo, elegante "cifra" spesso ricorrente nelle opere del Ghiberti, come ad esempio nel S. Lorenzo e nel S. Stefano per gli occhi di facciata (1412-15), nel S. Paolo della Cappella omonima della Tribuna absidale, nel S. Andrea, nel S. Stefano –pur se molto integrato-, nel S. Jacopo e nel S. Matteo della Tribuna nord e, con una leggera variante, nel S. Bartolomeo della Tribuna nord, tanto da far pensare – per le Cappelle- a derivazioni da un unico cartone di partenza, ribadendo così la concezione unitaria del progetto decorativo; tale "sigla" è peraltro riscontrabile anche in alcune opere scultoree del Maestro, quale ad esempio il S. Stefano per Orsanmichele del 1428.

Dal punto di vista iconografico, recentemente sono state avanzate (Acidini Luchinat) delle proposte per l’identificazione –sulla scorta della Legenda Aurea- dei Santi del primo rango, generalmente legati da appropriati nessi di varia natura col Santo titolare: in questo caso le due figure sono state identificate con S. Miniato e S. Reparata, protettori della città di Firenze.

STATO DI FATTO: Tutte le vetrate del Duomo hanno subito estesi interventi di restauro ed integrazione nel tempo, i più consistenti dei quali appaiono essere stati gli ultimi , eseguito da U. de Matteis della vetreria Bruschi (fine XIX- inizi XX secolo) e dallo Studio Tolleri di Firenze (1946-1957).

L’intervento più recente è stato condotto dal prof. S. Papucci e da A. Becattini e R. Cappelletti dello Studio Polloni di Firenze ed è terminato nell’ottobre del 1985. Molta cautela è stata posta nello smontaggio poiché la vetrata, come le altre, si presentava senza telaio.

Sulla superficie esterna dei vetri sono stati riscontrati dei depositi, talora con componenti biotiche, responsabili –con l’umidità- del processo di corrosione in atto del vetro: tali depositi sono stati rimossi con lavaggi di acqua distillata ed impacchi di E.D.T.A. e carbonato di ammonio e col bisturi per le cavità. Sulle superfici è stato poi steso un velo di miscela di olio di lino cotto e cera vergine d’api a protezione dei vetri.

Sulle facce interne i depositi di nero fumo e polvere sono stati eliminati con impacchi di carbonato di ammonio in soluzione.

Si è poi provveduto alla pulitura dei piombi –che sono risultati non originali ma frutto dei precedenti restauri del XIX-XX secolo- e alla relativa saldatura delle fratture.

Le fratture delle tessere di vetro sono state rincollate con resine fotosensibili ai raggi U.V., talora anche avvalendosi di un supporto in vetro incolore appositamente sagomato, e poi reintegrate pittoricamente a freddo.

Da notare che la maggior parte delle sostituzioni operate nei precedenti interventi risulta localizzata quasi esclusivamente nel registro inferiore, mentre la figura di S. Barnaba appare nella quasi totalità originale, ed è tra le poche dell’intero complesso a non aver subito la sostituzione del volto.

Tutte le integrazioni pittoriche sono state eseguite a freddo.

La vetrata è stata dotata di telaio e controtelaio di protezione e di isolamento dall’umidità esterna, con la creazione di un sistema di areazione isotermico.

Tutte le operazioni sono state documentate con relazioni e rilevamenti grafici e fotografici, e con la mappatura delle precedenti integrazioni.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. FIRENZE –GHIBERTI.

REF. FOTOGRAFICHE: Archivio Cassa di Risparmio di Firenze (Giunti editore, Firenze)

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (luglio 2000).