TOSCANA - Firenze
SCHEDA : Chiesa di Orsanmichele 16
TITOLO : Presentazione della Vergine al tempio

UBICAZIONE: Trif nIV pann. 1b

DIMENSIONI: lunetta polilobata cm.140 x 165 c. .Appartengono alla trifora altre due lunette polilobate (1a, 1c -cm. 140 x 165 c.) oggi prive di vetrata, tre medaglioni a sei lobi, (2a, 2b, 2c, diam. cm.50), due piccole rose (2ab, 3bc - cm. 85), ed un rosone (4b -diam. cm.140)

PROVENIENZA: Collocazione originaria

CRONOLOGIA: 1429 c . Appartiene secondo la Finiello Zervas ad un terzo ciclo di invetriatura.

AUTORE: Lorenzo Ghiberti –cartoni (attribuzione)- Francesco di Giovanni Lastra e Bernardo di Francesco - esecuzione (documentata)

COMMITTENZA: Arrigo di Bacciameo di Leone nel febbraio 1413 mise a disposizione 500 fiorini per costituire la dote di fanciulle povere e per l’esecuzione delle due vetrate sopra le porte in cambio di una intercessione dei capitani presso il tribunale della Mercanzia per una causa pendente; gli venne anche concessa la scelta dei relativi soggetti. E’ plausibile l’ipotesi della Finiello Zervas che le vetrate eseguite nel terzo ciclo siano state pagate in parte con la donazione Bacciameo.

SOGGETTO/I: L’episodio di questa lunetta fa parte della serie dedicata alla Vita della Vergine. Con ogni probabilità nelle due lunette 1aterali, oggi prive di vetrata, originariamente si trovavano la Natività della Vergine (1a), e Il matrimonio della Vergine (1c)

Nei tre medaglioni più piccoli sono raffigurati busti di Profeti, mentre nei due più grandi sono rappresentati busti di Angeli. Il motivo del rosone è costituito da lancette con motivi floreali che si irradiano da un quadrifoglio raffigurante una rosetta.

NOTE CRITICHE: Si deve alla van Straelen il primo studio sistematico rivolto ad individuare la personalità sia degli artisti che approntarono i cartoni sia dei maestri vetrai che eseguirono le vetrate. La studiosa, basandosi sui documenti pubblicati dal Milanesi, ha proposto una serie di correlazioni tra la fisionomia stilistica delle vetrate di Orsanmichele e le fonti documentarie dell’attività vetraria non solo in Orsanmichele, ma anche negli altri due cantieri vetrari fiorentini in quegli anni attivi: quello della cattedrale, e quello della chiesa di S. Croce. Secondo i documenti pubblicati dal Milanesi nel 1409 furono conteggiati pagamenti a Niccolò di Piero Tedesco comprensivi dei cartoni eseguiti da Lorenzo Monaco per vetrate imprecisate, e Niccolò fu a più riprese impegnato alle vetrate di Orsanmichele; pertanto la van Straelen ne deduce un continuo rapporto collaborativo tra i due artisti per le vetrate dell’Oratorio. . Mentre ad alcune vetrate come L’annuncio a Gioacchino (v.Firenze C. di Orsanmichele 13), Il miracolo del bimbo salvato dall’annegamento ( v Firenze C. di Orsanmichele 9 , la studiosa dedica particolare attenzione, per questa, come per altre, risulta imprecisato il rapporto tra collaborativo tra il pittore dei cartoni ed il maestro vetraio che li traduce nel vetro.

Il Marchini, partendo dalla presunzione che le qualità stilistiche di una vetrata siano attribuibili all’artista pittore dei cartoni di cui il maestro vetraio è mero esecutore, ricerca gli autori dei cartoni fra gli artisti chiamati a decorare l’oratorio, quali Agnolo Gaddi, Niccolò Gerini, Ambrogio di Baldese, e Lorenzo Monaco. E giustifica la difficoltà di un preciso riconoscimento adducendo il fatto che le varie personalità sarebbero livellate dall‘esecuzione di una sola bottega o, al massimo, di due. In particolare l’indagine stilistica dello studioso si appunta solo su alcune lunette; soffermandosi sulle lunette della trifora nI egli è di avviso che possano esser ricondotte al filone del giottismo accademico con richiami a Niccolò Gerini . Per quanto concerne la Presentazione della Vergine al tempio, lo studioso, assegnato a Lorenzo Monaco il cartone per la vetrata L’Annuncio a Gioacchino (v. Firenze C. di Orsanmichele 13), riconosce nelle rimanenti storie della Vita della Vergine suggestioni lorenzettiane sia pur accennate " con qualche andamento costretto e in robustezza di colori bassi e contrastati".

Perseguendo il taglio metodologico impiegato per le altre vetrate di Orsanmichele, la Burnam appunta la sua ricerca principalmente a riconoscere l’apporto dei maestri vetrai, non solo nella composizione dei particolari figurativi, ma anche nei repertori decorativi di bordure, lancette radiali, "straforamina", scelte ascrivibili al solo maestro vetraio..

Pertanto la studiosa procede ad un attenta disanima delle soluzioni stilistiche adottate da Niccolò di Piero Tedesco nell’occhio dell’Assunta in S. Maria del Fiore e nei partiti decorativi della trifora sIV: in ambedue l’effetto di luminosità intensa è reso dai caleidoscopici accostamenti di tessere rosse, verdi, gialle, azzurre, la cui intensità cromatica è dilatata dalla nota squillante dei bianchi. Affinità di scelte esecutive che inducono a supporre che anche i medaglioni ed il rosone di questa trifora in Osanmichele si debba alla bottega di Niccolò di Piero. Ma nella lunetta sottostante raffigurante la Presentazione della Vergine al tempio non si ritrova la stessa gaiezza cromatica ravvisabile nei partiti decorativi. E forse questa dicotomia è ascrivibile ad un diretto intervento dell’artista che ha eseguito i cartoni. Le analogie tipologiche delle figure nelle due lunette la Presentazione della Vergine al tempio e la Presentazione di Gesù al tempio (v. Firenze C. di Orsanmichele 17) con i santi della pala d’altare di Impruneta, opera di Niccolò di Pietro Gerini, inducono la studiosa ad avanzare, sia pur con molta cautela, il nome del Gerini per queste due vetrate e per l’altra dello stesso ciclo, la Assunzione della Vergine (v Firenze C. di Orsanmichele15).

Il ritrovamento da parte della Finiello Zervas di un gruppo di documenti ha permesso alla studiosa di dare un nuovo decisivo apporto alla ricerca della Burnam, precisando, sulla base delle fonti, attribuzioni e datazione della fase di invetriatura dalla studiosa definita "terza campagna". Il 24 maggio 1429 i Capitani di Orsanmichele stanziano 50 fiorini a favore di Francesco di Giovanni Lastra " che si fanno come piacesse ‘loro". Non molti mesi dopo, il 4 novembre dello stesso anno, il Lastra assieme al socio Francesco di Bernardo vengono versati altri 50 fiorini a saldo di 102 " che debbono avere della finestra del vetro…..che feciono nell’oratorio sopra la porta ch’è dirimpetto al’Arte de’ Bechai" [OSM , 62, ff.5, 12].

I documenti non precisano il soggetto della vetrata; ma l’indicazione del palazzo dell’Arte dei Beccai è elemento bastevole per l’identificazione nella trifora nIV.

Le annotazioni stilistiche della Finiello Zervas si appuntano sulla soluzione prospettica adottata nella lunetta: l’architettura non un mero fondale ma una vera scatola prospettica che dimensiona le figure, con la stessa misura compositiva avvertibile in numerose formelle della ghibertiana porta nord, quali Cristo davanti a Pilato ; lo stesso modellato pieno si riscontra anche nelle vetrate della tribuna di S. Maria del Fiore, eseguite su cartoni del Ghiberti. Dunque la paternità ghibertiana per le tre vetrate di Orsanmichele è asseverata non solo dai rimandi stilistici, ma anche dalla presenza nel cantiere di Orsanmichele come sovrintendente ai lavori nell’oratorio.

Nell’inestricabile intreccio di collaborazioni ed interventi seriori che caratterizzano i lavori alle vetrate di S. Maria del Fiore, le personalità dei maestri vetrai sfuggono ad una inequivocabile definizione. Gli invasivi rifacimenti perpetrati alla vetrata di S. Zanobi (v Firenze Cattedrale 26), impediscono di sceverare entro la loro stretta collaborazione le due personalità di Bernardo di Francesco e di Francesco di Giovanni il Lastra. Eseguita, come sembra, nel 1428, solo un anno prima della Presentazione della Vergine al tempio, la vetrata di S. Zanobi, se non fosse stata deturpata, avrebbe potuto fornire illuminanti elementi di confronto; purtoppo la personalità del Lastra resta per il momento limitata a note documentarie; ciò nonostante la Burnam nel suo volume sulle vetrate della cattedrale di Pisa, in via di pubblicazione, dedichi ampio spazio a Leonardo Della Scarperia detto il Lastra, allievo e socio di Francesco di Giovanni.

STATO DI FATTO: Fortunatamente il complesso vetrario di Orsanmichele non è stato alterato da restauri invasivi come è accaduto invece per le vetrate di S. Croce.

Nel 1918 dai documenti risulta che dieci roste istoriate erano state smontate e poste in casse per proteggerle da eventuali danni bellici; e già allora, in quella occasione il de Matteis nel suo preventivo per lo smontaggio sottolineò il cattivo stato dei pannelli pervasi da numerose fratture. Tuttavia il loro restauro venne condotto più tardi, dal 1929 al 39 ad opera di Armando Bruschi, che impiegò come stop-gaps alcuni, (peraltro fortunatamente non molti), " vetri ricavati dalle vecchie finestre".

Negli anni 1969 –70 le vetrate che si trovavano in avanzato stato di degrado anche per i danni sofferti durante l’alluvione del 1966, furono restaurate da S. Papucci dello Studio Guido Polloni (1969-70). Erano anche in stato di pericolo perché rimontate con la faccia interna dipinta posta all’esterno e quindi esposta agli agenti atmosferici. In occasione di tale restauro vennero eliminati gli stop-gaps e sostituiti con tessere moderne contrassegnate dalla lettera P . I pannelli vennero puliti e rimpiombati.

IL pannello ha subito interventi invasivi probabilmente anche prima del restauro del 1930. Molte tessere sono moderne; altre sono state reimpiegate per rattoppare le vesti della Vergine. Alcuni volti sono stati ridipinti.

BIBLIOGRAFIA: V. Bibl. Orsanmichele

REF. FOTOGRAFICHE: Archivio R. Burnam

ESTENSORE: Caterina Pirina febbraio 2001