TOSCANA - Firenze
SCHEDA : Cattedrale 16
TITOLO : S. Antonio abate e due Santi vescovi.

pianta cattedraleUBICAZIONE: Firenze, Cattedrale di S. Maria del Fiore. - Tribuna sud, finestra trib. s III, Cappella di S. Antonio abate (finestra: bifora, vetrata: monofora).

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI: cm.700 x 190.

CRONOLOGIA: 1441-43.

AUTORE: Bernardo di Francesco (con collaborazione di Niccolò di Pietro Tedesco ?)(attrib.) su progetto decorativo di Lorenzo Ghiberti.

COMMITTENZA: Opera del Duomo.

SOGGETTO: a 1-3 Santo vescovo; b 1-3 Santo vescovo; ab 4 –7 S. Antonio abate in trono in un baldacchino. Iscrizione S(an)C(tu)S ANTONIVS AB.

NOTE CRITICHE: La vetrata appartiene al vasto ciclo decorativo ideato dal Ghiberti tra il 1435 ed il 1443 per le Tribune e le Cappelle del Duomo con la raffigurazione di Profeti, Re, Apostoli, Santi, la Vergine ed il Bambino, quasi a voler riassumere la genealogia del Cristo e a sottolineare la continuità tra Antico e Nuovo Testamento (Acidini Luchinat).

Seppur talora criticata (Lane) o addirittura ancor oggi sottaciuta, l’attività pittorica del Ghiberti appare invece una tappa molto significativa del percorso evolutivo del Maestro, soprattutto nell’ottica di quel processo di sintesi tra novità compositive espresse dagli ambienti fiorentini all’avanguardia nella sperimentazione e ricerca dei ritmi, dell’eleganza, della preziosità e della flessuosità lineare di tradizione tardogotica.

E del resto il Ghiberti si era già dedicato alle vetrate, approntando i cartoni per l’occhio di facciata con l’Assunta (1405) –forse in collaborazione con Mariotto di Nardo (Boskovits)- e quelli per i laterali con S. Lorenzo e S. Stefano (1412-15). Anche per la decorazione delle Tribune e delle Cappelle il Ghiberti realizzò di propria mano alcuni dei cartoni, affidandone altri a collaboratori, ma tutti nel segno di una stretta unitarietà compositiva e stilistica.

Il carattere composito della cultura del Ghiberti –in bilico tra Umanesimo e Tardogotico- si può cogliere già dall’impostazione spaziale che egli dà alla vetrata: nella parte inferiore l’ "ambiente" che contiene le figure è perfettamente individuato nella sua cubatura grazie all’uso della prospettiva lineare, mentre nella parte superiore il baldacchino che ospita il Santo titolare presenta ancora una fastosissima immagine gotica ed uno studio prospettico meno saldo.

Questa soluzione di compromesso tra modernità e tradizione non è altro che una personale scelta di interpretazione proposta dal Ghiberti del tema della vetrata iconica con baldacchini: tipologia squisitamente gotica, essa risulta importata dalla Francia in Italia negli anni ’70 del Duecento (vetrate del gruppo francesizzante e del gruppo del Maestro del S. Francesco nella Basilica Superiore di Assisi) e rapidamente assimilata e reinterpretata dagli artisti di vetrate del Trecento secondo un gusto teso al raggiungimento della verosimiglianza, e nella resa dei segmenti architettonici, e nel senso della spazialità tridimensionale.

Tale tipologia, diffusa soprattutto nell’ambiente degli Ordini Minori (vedi ad esempio le vetrata della Basilica Inferiore di Assisi, di S. Croce e di S. Maria Novella a Firenze), approda poi nella Cattedrale con le quattro vetrate della navata ( v. Firenze Cattedrale 11, 12, 13, 14) per poi proseguire, soprattutto grazie a Mariotto di Nardo e al suo capolavoro in S. Domenico a Perugia (1411)(v. Perugia C. di S. Domenico1), ma anche attraverso il Ghiberti, fino alla fine del secolo.

In questa vetrata, la figura di S. Antonio abate, ma anche quelle dei due Vescovi, mostra una tipologia ben rappresentata nell’opera del Ghiberti, caratterizzata dalla taglia slanciata, l’atteggiamento composto e soprattutto le spalle strette e cadenti, così come in alcuni esempi scultorei (vedi il S. Giovanni Battista per Orsanmichele del 1414-15): tuttavia accanto a questa ricerca di eleganza formale persiste la preoccupazione per l’effetto prospettico, denunciata dall’inserzione della bandiera in basso a destra che pare fuoriuscire dalla cornice della vetrata stessa, creando così una situazione spaziale articolata su più piani in profondità.

Nello stesso tempo le evoluzioni sinuose del vessillo contribuiscono a rendere più dinamica la raffigurazione, creando un ritmo di rimandi con i drappeggi della figura del Vescovo e del Santo titolare che può ricordare, in versione meno accentuata, gli accordi lineari presenti nel già citato occhio di facciata con S. Lorenzo (1412-15).

E raffinatezza pari si ritrova nella scelta cromatica della vetrata, nel contrasto/accordo coloristico tra la figura di S. Antonio abate e lo sfondo, nell’uso di tecniche particolari per creare disegni di stoffati preziosi e manti damascati e la stessa visione ed impostazione generale dell’opera che concepisce le figure innanzitutto come puri valori coloristici da accendere e sottolineare con la luce, variati a seconda dell’esposizione di ogni singola Cappella.

Dal punto di vista iconografico, pur non potendo giungere ad una identificazione dei due Vescovi, è stato notato (Acidini Luchinat) che il vessillo raffigurato è quello della parte Guelfa e che proprio S. Antonio abate era il protettore della fazione: in tal caso vita cittadina e sentimento religioso appaiono indissolubilmente uniti.

STATO DI FATTO: Molti appaiono i restauri subiti dalla vetrata, uno dei quali databile al 1752 grazie al ritrovamento di tale data graffita sul vetro sostituito. Un ulteriore intervento risale invece al XIX secolo, ma in questo caso non è stato possibile individuare esattamente l’anno poiché le ultime due cifre graffite risultano illeggibili.

Tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo è da collocare il restauro di U. de Matteis della vetreria Bruschi, mentre al periodo 1946-57 risale l’intervento dello Studio Tolleri di Firenze: a questi due ultimi restauri appaiono risalire la maggior parte delle integrazioni e la sostituzione dell’orditura originale dei piombi; soprattutto deplorevole appare la sostituzione integrale dei volti delle figure con "copie" che di fatto creano un fastidioso effetto di disturbo e di estraneità nella lettura dell’opera.

Nel giugno 1984 la vetrata è stata oggetto di restauro da parte del prof. S. Papucci e di A. Becattini e R. Cappelletti dello Studio Polloni di Firenze: lo stesso smontaggio dell’opera ha presentato svariati problemi poiché la vetrata si presentava, come le altre, senza telaio.

Sulle superfici esterne sono stati riscontrati depositi polverosi, innesco per componenti biotiche, che certamente hanno svolto un ruolo non secondario nel processo di degrado in atto dei vetri provocato dall’umidità: tali depositi sono stati rimossi con lavaggi con acqua distillata ed impacchi di E.D.T.A. e carbonato di ammonio, ricorrendo talora a mezzi meccanici per le cavità createsi sulla superficie dei vetri. Sulle superfici pulite è stato steso un velo protettivo costituito da una miscela di olio di lino cotto e cera vergine d’api.

Parimenti i depositi di polvere e nero fumo delle superfici interne sono stati eliminati con impacchi di carbonato di ammonio in soluzione leggera.

Nonostante non fossero più gli originali, danneggiamenti sono stati riscontrati anche nei piombi, che sono stati pertanto puliti e saldati nei punti di rottura.

Le tessere fratturate sono state bonificate dai piombi a ragnatela e rincollate con resine fotosensibili ai raggi U.V., talora avvalendosi, per le più danneggiate, di un supporto di vetro incolore appositamente sagomato.

La reintegrazione delle lacune pittoriche delle tessere fratturate ed ogni altro intervento integrativo sono stati eseguiti a freddo.

La vetrata è stata dotata di telaio e controtelaio in ottone e cristalli, al fine di creare una situazione di protezione e di isolamento dall’umidità esterna, grazie anche al sistema di areazione convogliata dall’interno della Cattedrale.

Tutte le operazioni sono state documentate con relazioni e rilevamenti grafici e fotografici.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. FIRENZE – GHIBERTI.

REF. FOTOGRAFICHE: Archivio Cassa di Risparmio di Firenze (Giunti editore, Firenze)

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (luglio 2000).