TOSCANA - Firenze
SCHEDA : Cattedrale 15
TITOLO : S. Andrea

pianta cattedraleUBICAZIONE: Firenze, Cattedrale di S. Maria del Fiore Tribuna nord, finestra n I, Cappella di S. Andrea  (finestra: bifora, vetrata: monofora).

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI: 400 x 190 (misure stimate con la vetrata in situ).

CRONOLOGIA: 1442-43 (documentata).

AUTORE: Guido di Niccolò su progetto decorativo di Lorenzo Ghiberti.

COMMITTENZA: Opera del Duomo.

SOGGETTO: ab 5-8 S. Andrea in trono in un baldacchino. Iscrizione S(an)C(tu)S ANDREAS APPO(stolus).

NOTE CRITICHE: La vetrata si presenta attualmente mutila e dell’originale rimane soltanto la figura di S. Andrea in trono, mentre la parte inferiore – raffigurante due Santi per analogia con le altre 14 vetrate delle Cappelle del Duomo – fu distrutta nel 1722, allorquando venne collocata nella Cappella la Pietà di Michelangelo già nel coro, e si mostra attualmente con pannelli bianchi rettangolari, velati, tessuti al piombo.

L’esecuzione della vetrata fu affidata a Guido di Niccolò, vetraio molto attivo con i suoi collaboratori nella Tribuna nord, e autore della vetrata con S. Tommaso nella Tribuna sud (1443) e figlio di quel Niccolò di Pietro Tedesco traduttore dei cartoni del Ghiberti per gli occhi di facciata, il centrale con l’Assunta (1405) – forse concepito in collaborazione con Mariotto di Nardo (Boskovits) – ed i laterali con S. Lorenzo e S. Stefano.

Ed anche nel caso delle Cappelle il Ghiberti approntò di propria mano alcuni dei cartoni e seguì dappresso le fasi dell’esecuzione, mirando ad ottenere un affetto globale quanto più possibile omogeneo ed unitario, a dispetto del gran numero di esecutori delle vetrate: effetto armonico raggiunto grazie ad una sottile trama di rimandi visivi e coloristici, di richiami compositivi ed iconografici e ad un sottile calcolo dell’impatto visivo e luminoso di ciascuna vetrata in rapporto alla propria collocazione ed illuminazione.

E tipicamente ghibertiani appaiono alcuni dettagli, come ad esempio la sottolineatura delle direttrici di profondità affidata ad oggetti disposti su piani scalati (il libro, la croce), oppure l’impostazione proporzionale della figura stessa, dalla taglia slanciata, le spalle cadenti e dall’eccessivo allungamento del braccio destro che sorregge la croce, "sigla" riscontrabile in molte vetrate del Maestro, a partire da quelle con S. Lorenzo e S. Stefano di facciata fino a giungere alle altre delle Cappelle con S. Barnaba, S. Stefano (pur se molto integrato), S. Jacopo, S. Mattia e, con leggera variante, con S. Bartolomeo, a ribadire l’unitarietà di concezione del complesso.

Accurata come di consueto è anche la definizione del baldacchino gotico, elemento che connota fortemente l’opera e la inserisce in una tipologia ben definita e di lunga tradizione, soprattutto nell’Italia Centrale, così come testimoniato dagli esempi della Basilica di Assisi, della Badia di Grottaferrata, di S. Croce e S. Maria Novella a Firenze, della Certosa del Galluzzo, delle stesse navate del Duomo fiorentino, di S. Domenico a Perugia, del Duomo di Prato, scanditi in un arco di tempo che va dagli ultimo decenni del XIII secolo alla metà del XV.

Malauguratamente nella vetrata è andata perduta la parte inferiore, laddove il Ghiberti aveva inserito (analogamente a quanto osservabile nelle altre 14 vetrate delle Cappelle) un elemento innovatore e contraddittorio rispetto alla zona superiore: il "contenitore" delle figure minori doveva essere infatti un ambiente sobrio, nitidamente raffigurato nelle sue stringate parti architettoniche grazie all’uso della prospettiva lineare.

La contraddizione delle due parti ben rifletteva perciò la complessa cultura dell’Autore, a cavallo tra tradizione ed innovazione, ed anche l’inizio della crisi della tipologia canonica, che, a partire dalla seconda metà del XV secolo, si allontanerà sempre più dalle ormai sorpassate forme gotiche per introdurre elementi di inquadramento architettonico richiamantisi ai modelli antichi della classicità.

STATO DI FATTO: Tutte le vetrate del Duomo hanno subito estesi interventi di restauro ed integrazione nel tempo, i più consistenti dei quali appaiono essere stati gli ultimi , eseguito da U. de Matteis della vetreria Bruschi (fine XIX- inizi XX secolo) e dallo Studio Tolleri di Firenze (1946-1957).

L’intervento più recente è stato condotto dal prof. S. Papucci e da A. Becattini e R. Cappelletti dello Studio Polloni di Firenze ed è terminato nel maggio del 1989. Molta cautela è stata posta nello smontaggio poiché la vetrata, come le altre, si presentava senza telaio.

Sulla superficie esterna dei vetri sono stati riscontrati dei depositi, talora con componenti biotiche, responsabili –con l’umidità- del processo di corrosione in atto del vetro: tali depositi sono stati rimossi con lavaggi di acqua distillata ed impacchi di E.D.T.A. e carbonato di ammonio e col bisturi per le cavità. Sulle superfici è stato poi steso un velo di miscela di olio di lino cotto e cera vergine d’api a protezione dei vetri.

Sulle facce interne i depositi di nero fumo e polvere sono stati eliminati con impacchi di carbonato di ammonio in soluzione.

Si è poi provveduto alla pulitura dei piombi –che sono risultati non originali ma frutto dei precedenti restauri del XIX-XX secolo- e alla relativa saldatura delle fratture.

Le fratture delle tessere di vetro sono state rincollate con resine fotosensibili ai raggi U.V., talora anche avvalendosi di un supporto in vetro incolore appositamente sagomato, e poi reintegrate pittoricamente a freddo.

Tutte le integrazioni pittoriche sono state eseguite a freddo.

La vetrata è stata dotata di telaio e controtelaio di protezione e di isolamento dall’umidità esterna, con la creazione di un sistema di areazione isotermico.

Tutte le operazioni sono state documentate con relazioni e rilevamenti grafici e fotografici, e con la mappatura delle precedenti integrazioni.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. FIRENZE –GHIBERTI.

REF. FOTOGRAFICHE: Archivio Cassa di Risparmio di Firenze (Giunti editore, Firenze)

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (ottobre 2000).