TOSCANA - Firenze
SCHEDA : Cattedrale 14
TITOLO : Santi entro baldacchini.

 

UBICAZIONE: Firenze, Cattedrale di S. Maria del Fiore. Navata sud, ffinestra nav. s II (finestra marmorea bifora, vetrata monofora).

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI: 1000 x 250 cm.

CRONOLOGIA: 1395 (documentata).

AUTORE: Leonardo di Simone su cartone di Agnolo Gaddi.

COMMITTENZA: Opera del Duomo.

SOGGETTO: a 1-3 Santo monaco, b 1-3 S. Caterina d’Alessandria; a 4-6 S. Eugenio diacono, b 4-6 S. Crescenzio diacono; a 7-9 S. Zanobi, b 7-9 S. Reparata. Iscrizione …EO… ME FECIT.

NOTE CRITICHE: Le vicende dell’esecuzione delle quattro vetrate gemelle su cartone di Agnolo Gaddi per le navate del Duomo fiorentino sono molto travagliate e complesse: dai documenti risulta che gli Operai del Duomo avessero già deliberato l’esecuzione delle vetrate dal 1388 (2/9/1388), affidando l’esecuzione delle prime due, quelle del lato sud, a Leonardo di Simone ( documento del 5/12/1388), monaco vallombrosano, con l’impegno della consegna entro il I Gennaio dell’anno successivo.

In realtà la prima delle due vetrate (finestra nav. s I) fu eseguita soltanto nel 1394 e per la seconda i pagamenti all’autore risalgono al Marzo e al Maggio 1395 ed il saldo all’Agosto 1395.

Nello stesso periodo al Maestro fu assegnata anche una terza vetrata, sul lato nord (finestra nav. n II), precedentemente allogata a Niccolò di Piero Tedesco, e sempre nello stesso anno fu eseguita anche la quarta vetrata (finestra nav. n I), per opera di Antonio da Pisa, anch’essa in precedenza assegnata a Niccolò di Piero Tedesco.

Nonostante le traversie dell’esecuzione, le quattro vetrate appaiono coerenti tra loro grazie all’impostazione omogenea conferita dai cartoni del Gaddi ed al ricorso ad una medesima tipologia di stampo iconico con inquadramento architettonico a baldacchini gotici.

Tale schema di derivazione oltremontana fu accolto con successo soprattutto nell’Italia Centrale, in opposizione all’impostazione narrativa prediletta invece nelle zone settentrionali, e venne largamente impiegato negli edifici sacri legati agli Ordini mendicanti.

L’estesa e duratura diffusione del tipo è testimoniata dagli esempi umbri (Assisi, Basilica Superiore: vetrate del gruppo francesizzante e del Maestro del S. Francesco del 1270 ca.; Basilica Inferiore: Cappelle di S. Ludovico e S. Caterina del secondo decennio del XIV secolo; Museo: antelli da Perugia e Foligno della seconda metà del XV secolo; Perugia, S. Domenico: vetrata absidale di Mariotto di Nardo del 1411), laziali (Grottaferrata, Badia: vetrata del 1300 ca.), emiliani (Bologna, S. Petronio: Cappelle Bolognini e dei Notari del XV secolo) e soprattutto toscani (Firenze, S. Croce: vetrate Bardi e Tosinghi Spinelli del 1325 ca., Baroncelli del 1332-38 e absidale del 1380 ca.; S. Maria Novella: vetrata Strozzi del 1360-70; Certosa del Galluzzo: vetrata di Niccolò di Pietro Gerini del 1395; Cattedrale: vetrate delle navate 1394-95; Prato: vetrata absidale 1452 ca.).

Uno degli snodi più interessanti dell’evoluzione della tipologia è senz’altro quello preannunciato dal Ghiberti nelle vetrate delle Cappelle del Duomo fiorentino (1439-43), laddove il desiderio di rinnovamento appare negli antelli inferiori, non più caratterizzati dai moduli architettonici a baldacchino gotico, bensì da strutture più sobrie e spazialmente elaborate in maniera più "oggettiva": tale episodio segna l’inizio della trasformazione che si compirà nell’arco della seconda metà del XV secolo, allorquando al vetusto repertorio gotico si sostituiranno elementi di inquadramento architettonico sempre più ispirati alla "maniera classica", che riusciranno a rivitalizzare la tipologia, rendendola ancora valida e diffusa anche nel XV secolo e fino alle soglie del successivo (Arezzo, Duomo; chiesa della SS. Annunziata).

Dal punto di vista tecnico e stilistico, Leonardo di Simone appare abile traduttore dei ritmi lineari, eleganti e fluenti, e dell’aspirazione alla monumentalità del Gaddi, confermandosi come abile tecnico e sensibile interprete. Tuttavia sussiste un dibattito nella ricostruzione della carriera del maestro vetraio: alla sua mano infatti sono stati attribuiti, in base a confronti con la gamma coloristica e gli abbinamenti cromatici impiegati nel Duomo, alcuni brani relativi alla cosiddetta prima campagna di invetriatura di Orsanmichele (Burnam); l’ipotesi, segnando il riaccendersi del dibattito critico (Finiello Zervas), comunque getta una luce sull’intricato panorama del tempo, fitto di scambi tra i vari cantieri fiorentini, che vide protagonisti autori quali Lorenzo Monaco, il Ghiberti, il Gaddi, e vetrai della grandezza di Antonio da Pisa, Niccolò di Pietro Gerini; Bernardo di Francesco e Francesco di Giovanni, Niccolò di Piero Tedesco e, appunto, Leonardo di Simone.

STATO DI FATTO: Accanto a continui interventi di manutenzione ed integrazione succedutisi nei secoli e non sempre ricostruibili come entità dalle fonti, si ha notizia dalle fonti di alcune opere di restauro condotte a partire dal 1418 sulle vetrate delle navate da Francesco di Giovanni detto il Lastra e Bernardo di Francesco, due noti maestri vetrai in seguito attivi accanto al Ghiberti e nella realizzazione delle vetrate per le Tribune e la Cappelle del Duomo, e nella terza campagna di invetriatura di Orsanmichele (Finiello Zerva).

Le vetrate del Duomo nel loro insieme sono state interessate in tempi più recenti da restauri condotti da U. de Matteis della vetreria Bruschi (fine XIX - inizi XX sec.) e dallo Studio Tolleri di Firenze (1946-1957), che hanno portato alla sostituzione integrale dei piombi e al rimpiazzo di alcuni brani importanti come ad esempio volti e mani delle figure.

L’ultimo intervento è stato realizzato dal prof. S. Papucci e da A. Becattini e R. Cappelletti dello Studio Polloni di Firenze tra l’Aprile ed il Dicembre 1992: l’analisi dei pannelli ha evidenziato sulle facce esterne dei vetri un processo in atto di corrosione, unito alla presenza di depositi e croste, talora con delle componenti biotiche (fungine); la rimozione dei depositi è stata ottenuta con lavaggi di acqua distillata, impacchi di E.D.T.A. e carbonato di ammonio per le incrostazioni più resistenti e con bisturi per le cavità create dalla corrosione.

E’ stato poi steso un velo protettivo consistente in una miscela di olio di lino cotto e cera vergine d’api.

Sulle facce interne dei vetri, non toccate dalla corrosione, i depositi di nero fumo, previo controllo della grisaille, sono stati eliminati con impacchi di carbonato di ammonio.

Si è poi provveduto alla pulitura dei piombi, con relativa saldatura delle rotture e nuova fasciatura esterna.

Tutte le tessere fratturate sono state rincollate con resine fotosensibili ai raggi U.V. ed eliminate le ragnatele dei piombi di frattura: nel caso di fratture gravi ci si è avvalsi di un supporto incolore appositamente sagomato e le tessere rincollate sono state integrate pittoricamente a freddo.

Tutte le eventuali integrazioni di vetri mancanti sono state realizzate dopo la campionatura delle grisaglie e delle velature per adeguamento all’originale: gli inserti sono stati siglati P.

Tutti gli interventi infine riguardanti il restauro pittorico sono stati eseguiti a freddo.

La vetrata è stata reinserita nel telaio e isolata dall’esterno con una controvetrata di protezione, in ottone e cristalli, sigillata: il telaio della vetrata è invece stato lasciato in comunicazione con l’interno della chiesa per creare un sistema isotermico di circolazione dell’aria.

Tutte le fasi del restauro sono state documentate con relazioni e rilevazioni grafiche e fotografiche e con la mappatura delle integrazioni dei precedenti restauri riportata sul grafico dell’ordito dei piombi secondo le convenzioni CVMA.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. FIRENZE – LEONARDO DI SIMONE.

REF. FOTOGRAFICHE: Foto Nicolò Orsi Battaglini, Firenze

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (dicembre 2000).