TOSCANA - Firenze
SCHEDA : Cattedrale 13
TITOLO : Santi entro baldacchini.

 

UBICAZIONE: Firenze, Cattedrale di S. Maria del Fiore. Navata sud, finestra nav s I (finestra marmorea bifora, vetrata monofora).

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI: 1000 x 245 cm.

CRONOLOGIA: 1394 (documentata).

AUTORE: Leonardo di Simone su cartone di Agnolo Gaddi.

COMMITTENZA: Opera del Duomo.

SOGGETTO: a 1-3 S. Antonio abate, b 1-3 S. Miniato; a 4-6 S. Barnaba, b 4-6 S. Vittore I papa; a 7-9 S. Giovanni Battista, b 7-9 S. Luigi IX di Francia. La vetrata è incorniciata da due bordure, quella interna a motivi geometrici e floreali, quella esterna con i gigli di Francia. Iscrizione D LEONARDVS SIMONIS ME FECIT 1394.

NOTE CRITICHE: Le vicende delle quattro finestre delle navate del Duomo, accomunate dall’appartenenza alla medesima tipologia iconica e basate su cartoni di Agnolo Gaddi, è piuttosto lunga e complessa: dai documenti (Poggi) risulta la volontà degli Operai di far eseguire tali vetrate già dal 1388 (delibera del 2/9/1388), e dunque essi assegnarono in data 5/11/1388 le prime due finestre (quelle del lato sud) a Leonardo di Simone, appartenente all’ Ordine vallombrosano.

Sebbene il contratto impegnasse l’autore a consegnare le opere entro il 1/1/1389, Leonardo in realtà non intraprese alcuna iniziativa per lungo tempo. Nonostante la protratta inadempienza, il contratto venne riconfermato nell’Aprile e nel Giugno 1394 e si vincolò nuovamente l’autore a consegnare almeno la prima vetrata entro il Dicembre dello stesso anno; e questa volta l’impegno venne rispettato, tanto che nel documento del Febbraio 1395 con cui si impegnava Mariotto di Nardo a dipingere il fregio ad affresco attorno alla finestra, la vetrata viene definita "…noviter factam…".

La vetrata, come le altre tre delle navate, appartiene alla tipologia iconica con figure entro baldacchini, secondo uno schema molto diffuso in età gotica in tutta l’Italia Centrale. Introdotto in Italia negli ultimi decenni del ‘200 a partire dalle vetrate della Basilica Superiore di Assisi (vetrate del gruppo francesizzante e del Maestro del S. Francesco), lo schema venne immediatamente recepito (esempio laziale di Grottaferrata del 1300 ca.) e rielaborato, come indicato dalle vetrate della Basilica Inferiore di Assisi (Cappelle di S. Ludovico e S. Caterina del secondo decennio del ‘300).

Il processo subito dalla tipologia di graduale goticizzazione degli elementi architettonici e di progressiva conquista dello spazio tridimensionale –secondo un percorso di evoluzione interna che può essere definito di "concretizzazione dell’immagine" nella ricerca di una reale confrontabilità con i modelli dell’architettura contemporanea- può essere colto seguendo lo snodarsi in successione dei più noti brani toscani della tipologia, a partire dalle vetrate Bardi e Tosinghi Spinelli in S. Croce (1325 ca.) e Strozzi in S. Maria Novella di Nardo di Cione (1360-70), per giungere all’abside stessa di S. Croce di Agnolo Gaddi (1380 ca.) e alla vetrata della Certosa del Galluzzo di Niccolò di Pietro Gerini, pressoché contemporanea a quelle del Duomo fiorentino.

Pur declinando tutte le medesime cadenze, tuttavia tra le quattro vetrate del Duomo, la più alta, e nel senso della qualità dell’esecuzione e nel senso della ricerca spaziale, appare quella eseguita da Antonio da Pisa (finestra nav n I) nel 1395, che sembra preludere alla complessità del capolavoro del genere, unico per effetto e dimensioni, rappresentato dalla vetrata absidale di Mariotto di Nardo in S. Domenico a Perugia del 1411 (vedi Perugia, S: Domenico 1).

In seguito la tipologia continuerà ad essere impiegata fin oltre la metà del secolo (Duomo di Prato), ma subendo un progressivo adattamento delle strutture architettoniche a schemi non più gotici, ma sempre più ispirati ai modelli classici, così come preannunciato già a partire dalle vetrate del Ghiberti per le Cappelle del Duomo (1439-43) che mostrano simultaneamente l’immagine tradizionale del trono gotico abbinata a quella di un ambiente inferiore più sobrio e realizzato con la prospettiva lineare, segnando così l’inizio della crisi e della trasformazione della tipologia.

Dal punto di vista tecnico e stilistico, Leonardo di Simone si mostra fedele traduttore dei tipici ritmi del Gaddi, monumentali ma eleganti, assecondando i profili delle figure con la trama dei piombi ed interpretandone il garbo con una gamma di colori e di accostamenti molto omogenea in tutt’e tre le vetrate da lui eseguite (con l’eccezione di alcune parti presenti nelle vetrate del lato Nord, riconducibili forse, secondo R. Burnam, alla primitiva commissione a Niccolò di Piero Tedesco o ad un suo successivo intervento di restauro), senz’altro meno brillante e variata rispetto a quella impiegata da Antonio da Pisa, ma ugualmente raffinata e ricercata negli accordi.

Proprio l’analisi di tale gamma cromatica e delle formule ricorrenti negli accostamenti è stata alla base di un’ipotesi attributiva (Burnam) in favore di Leonardo di Simone per alcuni brani all’interno della cosiddetta prima campagna di invetriatura di Orsanmichele: l’ipotesi, aprendo un nuovo capitolo del dibattito critico (Finiello Zervas) , costituisce comunque un interessante tentativo di ricostruzione della carriera del Maestro e più in generale di quelle complesse vicende di cantiere che in quegli anni interessarono il Duomo fiorentino ed altri importanti monumenti cittadini, legati tra loro dalla circolazione degli artisti.

STATO DI FATTO: Accanto a continui interventi di manutenzione ed integrazione succedutisi nei secoli e non sempre ricostruibili come estensione dalle fonti, abbiamo notizia di alcune opere di restauro compiute sulle vetrate delle navate a partire dal 1418 da Francesco di Giovanni detto il Lastra e Bernardo di Francesco, maestri vetrai poi attivi nel cantiere delle finestre delle Tribune e delle Cappelle sotto la direzione del Ghiberti e presenti anche nell’ultima campagna di invetriatura in Orsanmichele (Finiello Zervas).

Il complesso delle vetrate del Duomo è stato interessato in tempi più recenti da restauri condotti da U. de Matteis della vetreria Bruschi (fine XIX - inizi XX sec.) e dallo Studio Tolleri di Firenze (1946-1957), che hanno portato alla sostituzione integrale dei piombi e al rimpiazzo di alcuni brani importanti come ad esempio volti e mani delle figure.

L’ultimo intervento è stato realizzato dal prof. S. Papucci e da A. Becattini e R. Cappelletti dello Studio Polloni di Firenze tra il Marzo ed il Dicembre 1991: l’analisi dei pannelli ha evidenziato sulle facce esterne dei vetri un processo in atto di corrosione, unito alla presenza di depositi e croste, talora con delle componenti biotiche (fungine); la rimozione dei depositi è stata ottenuta con lavaggi di acqua distillata, impacchi di E.D.T.A. e carbonato di ammonio per le incrostazioni più resistenti e con bisturi per le cavità create dalla corrosione.

E’ stato poi steso un velo protettivo consistente in una miscela di olio di lino cotto e cera vergine d’api.

Sulle facce interne dei vetri, non toccate dalla corrosione, i depositi di nero fumo, previo controllo della grisaille, sono stati eliminati con impacchi di carbonato di ammonio.

Si è poi provveduto alla pulitura dei piombi, con relativa saldatura delle rotture e nuova fasciatura esterna.

Tutte le tessere fratturate sono state rincollate con resine fotosensibili ai raggi U.V. ed eliminate le ragnatele dei piombi di frattura: nel caso di fratture gravi ci si è avvalsi di un supporto incolore appositamente sagomato e le tessere rincollate sono state integrate pittoricamente a freddo.

Tutte le eventuali integrazioni di vetri mancanti sono state realizzate dopo la campionatura delle grisaglie e delle velature per adeguamento all’originale: gli inserti sono stati siglati P.

Tutti gli interventi infine riguardanti il restauro pittorico sono stati eseguiti a freddo.

La vetrata è stata reinserita nel telaio e isolata dall’esterno con una controvetrata di protezione, in ottone e cristalli, sigillata: il telaio della vetrata è invece stato lasciato in comunicazione con l’interno della chiesa per creare un sistema isotermico di circolazione dell’aria.

Tutte le fasi del restauro sono state documentate con relazioni e rilevazioni grafiche e fotografiche e con la mappatura delle integrazioni dei precedenti restauri riportata sul grafico dell’ordito dei piombi secondo le convenzioni CVMA.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. FIRENZE – LEONARDO DI SIMONE.

REF. FOTOGRAFICHE: Foto Nicolò Orsi Battaglini, Firenze

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (dicembre 2000).