TOSCANA - Firenze
SCHEDA : Cattedrale 12
TITOLO : Santi entro baldacchini.

UBICAZIONE: Firenze, Cattedrale di S. Maria del Fiore. Navata nord, finestra nav. n II (finestra marmorea bifora, vetrata monofora).

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI: 1000 x 250 cm.

CRONOLOGIA: 1395-96 (documentata).

AUTORE: Leonardo di Simone su cartone di Agnolo Gaddi.

COMMITTENZA: Opera del Duomo.

SOGGETTO: a 1.3 S. Sebastiano, b 1-3 Santa; a 4-6 S. Stefano, b 4-6 S. Gregorio Magno; a 7-9 S. Michele Arcangelo, b 7-9 S. Paolo.

NOTE CRITICHE: Dalle fonti documentarie risulta che gli Operai del Duomo avessero deliberato già dal 1388 (2 Settembre) l’esecuzione delle prime vetrate per le navate dell’edificio, da eseguirsi secondo un progetto omogeneo dal punto di vista tipologico e stilistico messo a punto, compresi i cartoni, dal pittore Agnolo Gaddi, più volte attivo in campo vetrario e soprattutto con vetrate a schema iconico con figure inquadrate da elementi architettonici a baldacchino gotico, così come di può vedere nella vetrata absidale di S. Croce, elaborata dal Gaddi attorno al 1380.

Anzi, possiamo dire che col Gaddi e gli altri autori della sua generazione la tipologia a baldacchini trova il suo livello di diffusione e di elaborazione più alto: introdotta dall’Oltralpe negli ultimi decenni del ‘200 (Assisi, Basilica Superiore) e rapidamente diffusasi in tutta l’Italia Centrale nel corso del ‘300 (Assisi, Basilica Inferiore; Firenze, S. Croce), la tipologia accentua il proprio processo di evoluzione dalla seconda metà del XIV secolo, mostrando più apertamente i segni di un percorso graduale di "concretizzazione dell’immagine", stimolato dalla ricerca della verosimiglianza degli elementi di inquadramento rispetto ai moduli dell’architettura contemporanea, ed in seguito dall’indagine spaziale volta a suggerire un credibile effetto tridimensionale.

E’ dunque con la generazione di Nardo di Cione (Firenze, S. Maria Novella, Cappella Strozzi), di Agnolo Gaddi, di Niccolò di Pietro Gerini (Certosa del Galluzzo) e degli esecutori più validi del momento, quali Antonio da Pisa e Leonardo di Simone, che il tipo si avvicina per gradi al raggiungimento del vertice massimo del perfezionamento - per eleganza e monumentalità – rappresentato dalla vetrata absidale di S. Domenico a Perugia di Mariotto di Nardo (1411).

Nel corso del ‘400 la tipologia subirà, seguendo i tempi, un’ulteriore trasformazione: i modelli gotici verranno gradualmente abbandonati e sostituiti con più attuali inquadramenti architettonici "all’antica", secondo un processo già anticipato dal Ghiberti nelle 15 vetrate per le Cappelle del Duomo fiorentino (1439-43), laddove accanto all’immagine tradizionale del trono-baldacchino gotico iniziavano a comparire strutture più semplici, lineari, rese con esattezza prospettica.

Per quanto riguarda le quattro vetrate del Duomo, nonostante gli Operai avessero deciso fin dal 1388 ed avessero immediatamente assegnato l’incarico dell’esecuzione delle prime due finestre, quelle del lato sud, al vallombrosano Leonardo di Simone, in realtà queste due prime opere non furono realizzate che nel 1394 e nel 1395.

Contemporaneamente (1394) gli Operai avevano provveduto ad allogare le altre due vetrate, quelle del lato nord, a Niccolò di Piero Tedesco (pagamenti dal 15/8/1394), uno tra i più valenti maestri vetrai del periodo, poi attivo anche col Ghiberti.

Tuttavia, nonostante la presenza di due successivi curatori e garanti (Jacopo di Francesco Ventura e Filippo Sacchetti), la vertenza con l’inadempiente Niccolò si protrasse anche durante l’anno successivo, finché il 6/5/1395 non si decise di affidare l’esecuzione della presente vetrata a Leonardo di Simone –già impegnato in quelle del lato sud- e quella dell’altra vetrata gemella del fianco nord (vetrata nav. n I) ad Antonio da Pisa, noto maestro autore anche di un famosissimo trattato sull’arte di comporre finestre con i vetri.

L’esecuzione della presente vetrata fu dunque condotta da Leonardo di Simone tra il 1395 ed il 1396, come attestato dai pagamenti (13/5/1396), da quelli a favore del Gaddi anche per gli affreschi dello sguancio della finestra e dalla misurazione effettuata il 22 Giugno 1396.

Dal punto di vista tecnico e stilistico, la vetrata risulta molto omogenea con le altre tre eseguite da Leonardo di Simone, abile traduttore delle figure monumentali ma fluenti nei ritmi lineari del Gaddi :soprattutto molto omogenea risulta la gamma coloristica scelta –più chiara rispetto a quella impiegata da Antonio da Pisa- contrassegnata da accostamenti raffinati e ricorrenti.

Tuttavia, alcune parti della vetrata, come le zone superiori di alcuni dei tabernacoli, sembrano presentare caratteri formali e soprattutto cromatici differenti rispetto al resto dell’opera: partendo da tale considerazione e dall’esistenza del ricordato pagamento in data 25/8/1394 di 20 fiorini in favore di Niccolò di Piero Tedesco relativo alle vetrate dal lato Nord, R. Burnam ha ipotizzato la pertinenza di tali parti discordanti (costituenti circa il 39% della superficie e dunque coerenti con un pagamento così esiguo) all’opera del primitivo assegnatario della vetrata.

Tale attribuzione è stata poi accompagnata dal confronto con la paletta e con i particolari accorgimenti tecnici e formali impiegati nell’occhio centrale di facciata del Duomo con la raffigurazione dell’Assunta, opera ideata nel 1405 dal Ghiberti ed eseguita, come confermato dalle fonti, appunto da Niccolò di Piero Tedesco.

Tuttavia, sempre dalle fonti, si apprende che le vetrate del lato Nord del Duomo furono sottoposte ad interventi di restauro, tra il 1400 ed il 1415, proprio da parte di Niccolò di Pietro Tedesco: pertanto le citate parti discordanti, piuttosto che appartenere alla fase originaria della commissione dell’opera, potrebbero anche essere in tutto o in parte pertinenti a quest’ulteriore rimaneggiamento.

Sempre l’analisi della gamma cromatica e delle formule ricorrenti negli accostamenti è stata alla base di un’ulteriore ipotesi attributiva (Burnam), questa volta in favore di Leonardo di Simone per alcuni brani all’interno della cosiddetta prima campagna di invetriatura di Orsanmichele: l’ipotesi, aprendo un nuovo capitolo del dibattito critico (Finiello Zervas) , costituisce comunque un interessante tentativo di ricostruzione della carriera del Maestro e più in generale di quelle complesse vicende di cantiere che in quegli anni interessarono il Duomo fiorentino ed altri importanti monumenti cittadini, legati tra loro dalla circolazione degli artisti.

STATO DI FATTO: Accanto a continui interventi di manutenzione ed integrazione succedutisi nei secoli e non sempre ricostruibili nell’estensione dalle fonti, abbiamo notizia per le vetrate del lato Nord di una precoce opera di restauro condotta da Niccolò di Pietro Tedesco tra il 1400 ed il 1415 e di successivi interventi integrativi realizzati, a partire dal 1418, da Francesco di Giovanni dello il Lastra e da Bernardo di Francesco, noti maestri vetrai poi attivi con il Ghiberti nella realizzazione delle finestre delle Tribune e delle Cappelle e presenti anche nel cantiere di Orsanmichele (Finiello Zervas).

Il complesso delle vetrate del Duomo è stato poi interessato in tempi più recenti da restauri condotti da U. de Matteis della vetreria Bruschi (fine XIX - inizi XX sec.) e dallo Studio Tolleri di Firenze (1946-1957), che hanno portato alla sostituzione integrale dei piombi e al rimpiazzo di alcuni brani importanti come ad esempio volti e mani delle figure.

L’ultimo intervento è stato realizzato dal prof. S. Papucci e da A. Becattini e R. Cappelletti dello Studio Polloni di Firenze tra il Febbraio ed il Dicembre 1993: l’analisi dei pannelli ha evidenziato sulle facce esterne dei vetri un processo in atto di corrosione, unito alla presenza di depositi e croste, talora con delle componenti biotiche (fungine); la rimozione dei depositi è stata ottenuta con lavaggi di acqua distillata, impacchi di E.D.T.A. e carbonato di ammonio per le incrostazioni più resistenti e con bisturi per le cavità create dalla corrosione.

E’ stato poi steso un velo protettivo consistente in una miscela di olio di lino cotto e cera vergine d’api.

Sulle facce interne dei vetri, non toccate dalla corrosione, i depositi di nero fumo, previo controllo della grisaille, sono stati eliminati con impacchi di carbonato di ammonio.

Si è poi provveduto alla pulitura dei piombi, con relativa saldatura delle rotture e nuova fasciatura esterna.

Tutte le tessere fratturate sono state rincollate con resine fotosensibili ai raggi U.V. ed eliminate le ragnatele dei piombi di frattura: nel caso di fratture gravi ci si è avvalsi di un supporto incolore appositamente sagomato e le tessere rincollate sono state integrate pittoricamente a freddo.

Tutte le eventuali integrazioni di vetri mancanti sono state realizzate dopo la campionatura delle grisaglie e delle velature per adeguamento all’originale: gli inserti sono stati siglati P.

Tutti gli interventi infine riguardanti il restauro pittorico sono stati eseguiti a freddo.

La vetrata è stata reinserita nel telaio e isolata dall’esterno con una controvetrata di protezione, in ottone e cristalli, sigillata: il telaio della vetrata è invece stato lasciato in comunicazione con l’interno della chiesa per creare un sistema isotermico di circolazione dell’aria.

Tutte le fasi del restauro sono state documentate con relazioni e rilevazioni grafiche e fotografiche e con la mappatura delle integrazioni dei precedenti restauri riportata sul grafico dell’ordito dei piombi secondo le convenzioni CVMA.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. FIRENZE – LEONARDO DI SIMONE.

REF. FOTOGRAFICHE: Foto Nicolò Orsi Battaglini, Firenze

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (dicembre 2000).