TOSCANA - Firenze
SCHEDA : Cattedrale 10
TITOLO : S. Stefano

 

S. StefanoUBICAZIONE: Firenze, Cattedrale di S. Maria del Fiore. Facciata, finestra W s II (occhio).

PROVENIENZA: collocazione originaria.

DIMENSIONI:

CRONOLOGIA: 1412-15 (documentata).

AUTORE: Niccolò di Piero Tedesco su cartone di Lorenzo Ghiberti.

COMMITTENZA: Opera del Duomo.

SOGGETTO: S. Stefano in trono attorniato da Angeli. La vetrata è circondata da una bordura con elementi vegetali.

NOTE CRITICHE: La realizzazione di questa vetrata è ben documentata dalle fonti d’archivio e ricordata dal Ghiberti stesso nei suoi Commentari: egli infatti cita tra le proprie opere l’occhio principale di facciata (1405) ed i due laterali con S. Stefano e S. Lorenzo ("…disegnai nella faccia di S. Maria del Fiore nell’occhio di mezzo l’Assumptione di Nostra Donna e disegnai gli altri (che) sono dallato…"), proseguendo poi nel ricordare le altre vetrate più tarde –quelle per il ciclo delle Tribune e delle Cappelle (1435-43)- e quelle della fase terminale per il tamburo della cupola (1443-35) con la Presentazione al Tempio, l’Orazione nell’Orto e l’Ascensione di Cristo.

E a questi tre "blocchi" di opere scanditi lungo quattro decenni paiono corrispondere tre diversi stadi di evoluzione del percorso formativo dell’Artista: alla fase dei tre occhi di facciata pare corrispondere uno stile molto sensibile nell’interpretazione delle convenzioni tardo gotiche, alla fase delle trenta vetrate per il capocroce appartiene invece uno stile già più ponderato ed aperto all’introduzione di elementi evoluti ed aggiornati, all’ultima fase degli occhi per la cupola si coniuga uno stile maturo, tendente alla monumentalizzazione delle figure.

E queste tre fasi dell’attività pittorica del Ghiberti –spesso trascurata o svalutata (Lane)- si modellano perfettamente sulla linea di sviluppo più generale dell'Artista, così come può essere riassunta osservando alcune tra le opere più significative della sua carriera di scultore, a partire dalla Porta Nord del Battistero (1401-24), attraverso le statue per Orsanmichele con S. Giovanni Battista (1412-16), S. Matteo (1419-22), S. Stefano(1425-28) e i due rilievi per il fonte battesimale di Siena (1417-27), per giungere infine alla Porta del Paradiso (1425-52): significativi echi di questo processo evolutivo possono dunque essere colti nelle vetrate contemporanee, e nel modo di impostare plasticamente le figure, e nell’uso della linea ora costruttiva ora decorativa, e nell’impalcatura spaziale e prospettica.

Questa vetrata, appartenente dunque alla fase iniziale, fu eseguita tra il 1412 ed il 1415 da Niccolò di Piero Tedesco, in contemporanea con la realizzazione dell’occhio "gemello" con S. Lorenzo; il Ghiberti si era già servito in precedenza di tale maestro vetraio per l’esecuzione dell’occhio principale di facciata con l’Assunta (1405).

E nonostante intercorrano quasi dieci anni tra le due opere, molte caratteristiche tecniche e stilistiche le legano: innanzitutto il senso di raffinatezza lineare che le pervade, evocatore di giochi e sottili rimandi tra parti in cui il segno appare più teso e dinamico ed altre in cui pare invece sciogliersi in ondate ritmiche; molto simile appare addirittura lo schema attraverso cui queste zone di tensione e rilassamento lineare sono state disposte, concentrando i percorsi grafici spezzati, ripresi, frantumati ed aguzzi nelle zone periferiche (ali degli Angeli, ricadute a coda nei panneggi) come battute d’avvio per l’ampio e solenne distendersi dei piani nelle onde rincorrentisi del ricco manto del Santo, figura anch’essa ampia e dilatata soprattutto rispetto all’esile architettura ad esedra gotica del trono.

E simili ritornano anche i preziosismi, come l’uso delle aureole punzonate, l’effetto del "tono su tono" nel vessillo azzurro del Santo che sembra sciogliersi nel colore del cielo (effetto caro anche ai decoratori delle vetrate di Orsanmichele), o il ricercato lavoro di "intarsio" per creare la fantasia a fioroni nei manti delle figure, elemento poi ampiamente ripreso nelle più tarde vetrate per la Cappelle.

E proprio alle successive vetrate delle Cappelle ci rimanda la posa stessa del Santo, seduto ma non statico con il braccio destro a sorreggere il vessillo: tale impostazione verrà ripresa, con un certo numero di varianti, in tutt’e quindici le vetrate delle Cappelle, laddove l’esile architettura del trono si trasformerà però in un vero e proprio baldacchino gotico.

Quindi questa vetrata –insieme a quella gemella con S. Lorenzo- si pone quasi come snodo tra quanto realizzato e quanto da fare: da un lato i legami stilistici con l’Assunta pongono questa vetrata ancora all’interno della prima fase, dall’altro alcuni elementi compositivi sembrano preannunciare gli sviluppi futuri, così come confermato anche dalla scultura: il S. Stefano di Orsanmichele, più evoluto per struttura perché più tardo, sembra però essere preannunciato nella fisionomia e nel gesto dall’esempio della nostra vetrata.

Declinando tutti gli elementi preziosi ed i "manierismi" del tardo gotico il Ghiberti pittore si pone perciò all’interno di quel movimento di rinnovamento vissuto dalla cultura fiorentina a cavallo tra la fine del ‘300 e gli inizi del ‘400 che indicava la via per il superamento della tradizione giottesca sentita ormai come obsoleta attraverso l’avvicinamento al mondo tardo gotico; tali radici il Ghiberti saprà –con il tempo- fondere ed equilibrare, a volte addirittura alternare, con alcune delle novità proposte da parte dei primi Umanisti fiorentini, e in tema di recupero della saldezza anatomica per le figure, e in tema di rigore prospettico per lo spazio.

STATO DI FATTO: Le vetrate del Duomo hanno subito danneggiamenti ed interventi di manutenzione continua; già in antico si ha notizia dalle fonti di un intervento di restauro dei due occhi laterali condotto anteriormente al 1433 da Francesco di Giovanni detto il Lastra e Bernardo di Francesco, due noti maestri vetrai già attivi dal 1418 nel restauro delle vetrate delle navate e poi ricordati tra gli esecutori delle vetrate del Ghiberti per la Tribune e le Cappelle del capocroce e per quelle, sempre ricondotte alla mano del Maestro, realizzate per la terza campagna di invetriatura di Orsanmichele (Finiello Zervas).

Le due campagne di restauro più importanti sono state condotte da U. de Matteis tra il XIX ed il XX secolo e dalla Ditta Tolleri nel dopoguerra (1946-57): a questi interventi sono dovute la maggior parte delle sostituzioni dei piombi, delle tessere di vetro e di brani importanti per la leggibilità dell’opera quali i volti e le mani delle figure.

Come dimostrato dai restauri eseguiti negli ultimi anni sulle vetrate delle Cappelle e della cupola dallo Studio Polloni di Firenze, le superfici esterne dei vetri mostrano un processo in atto di corrosione dovuto ad un’azione combinata dei depositi di sporco e dell’umidità: sarebbe pertanto auspicabile che anche queste vetrata di facciata fossero sottoposte alle medesime indagini e ad analoghe cure volte all’arresto del degrado, attraverso il risanamento delle superfici e la protezione delle stesse con delle controvetrate atte a creare un sistema di areazione isotermico per la vetrata.

Auspicabile sarebbe anche l’analisi dello stato di degrado delle grisaglie che in più punti appaiono dilavate, con conseguente perdita di leggibilità del modellato.

Indicata infine sarebbe la ricomposizione delle tessere fratturate, che in questa vetrata appaiono fratturate più minutamente che altrove, l’eliminazione delle deturpanti ragnatele di piombi di contenimento –soprattutto di quelle che tagliano il volto degli Angeli o l’aureola, il capo e le mani di S. Stefano- con la conseguente integrazione pittorica a freddo delle attestature, nonché la mappatura di tutte le tessere sostituite nei precedenti restauri riferita al grafico dell’orditura del piombi.

BIBLIOGRAFIA: vedi Bibl. FIRENZE –GHIBERTI.

REF. FOTOGRAFICHE:

ESTENSORE: Marina Del Nunzio (dicembre 2000).