TOSCANA - Firenze
SCHEDA : Chiesa di S. Maria Novella 0

L’edificazione del complesso monastico di S. Maria Novella appartiene a quel profondo riassetto della compagine urbanistica di Firenze avvenuto durante il ‘200. Mentre una serie di interventi promossi dal governo comunale rinnovavano radicalmente il centro cittadino, lo spazio periurbano si andava vitalizzando per l’insediarsi dei più importanti ordini mendicanti: per primi nel 1221 i Domenicani si stabilirono a S. Maria Novella, a nord-ovest delle mura cittadine; pochi anni più tardi, nel 1226, i Francescani fondarono la loro sede a S. Croce, ad est del nucleo cittadino, in posizione opposta a quella del monastero domenicano che costituiva l’altro importante polo periferico; mentre oltre Arno edificarono gli Agostiniani a S. Spirito (1250) ed i Carmelitani al Carmine (1268). I loro conventi si svilupparono come attivi poli urbanistici, spesso in un clima concorrenziale: le grandi piazze antistanti la chiesa realizzate a cura dell’autorità comunale fungevano da spiazzi per la predicazione e per manifestazioni religiose; mentre all’interno dei complessi monastici gli ospedali costituirono un efficiente servizio sanitario cittadino.

L’insediamento dei Domenicani in S. Maria Novella risale al 1219, quando S. Domenico inviò da Bologna dodici monaci che nel 1221 ottennero dai Canonici del Duomo quella sede. I lavori di ampliamento del primitivo convento furono avviati già nel 1222; nel 1246 in fase di ristrutturazione venne modificato l’originario asse della chiesa da est/ovest a nord/sud

Nel 1279, pochi anni prima che la quinta cerchia di mura la inglobasse nel tessuto cittadino, venne solennemente posta la prima pietra.

Nella nuova chiesa, uno dei più coerenti esempi del gotico italiano, gli elementi costruttivi del gotico d’oltralpe vengono interpretati secondo una sensibilità spaziale di estrazione romanica retriva alle tensioni verticali di quello: poiché lo slancio ascensionale implicito nel sistema pilastri - volte a crociera è raffrenato dalla curvatura quasi a tutto centro delle ogive che le nervature a fasce bianche e nere sottolineano. Lo stesso equilibrio compositivo si avverte nella finestratura: la grandiosa trifora del coro pur aprendo un punto luce nella parete terminale della pianta a croce commissa non ne dissolve la ferma impostazione conclusiva; mentre nelle navate le modeste proporzioni delle monofore archiacute e delle finestre circolari non alterano la consistenza visiva delle pareti di contenimento, chiare e luminose.

La facciata realizzata nel 1456 da L. B. Alberti su commissione del mercante Bernardo Rucellai, costituisce un completamento innovativo e nel contempo rispettoso dei due elementi preesistenti: le alte e strette arcate gotiche al piano terra e, nel secondo ordine, la quota di apertura del grande rosone. Come ha evidenziato il Wittkower nel suo celebre volume Principi architettonici nell’età dell’Umanesimo, i vari elementi architettonici impiegati dall’Alberti il timpano, l’attico, le volute le colonne, acquistano una particolare valenza in quanto inseriti in un sistema proporzionale di rapporti 1:1, 1:2, 2:3, 3:4 [unisono, ottava, quinta, quarta]che stanno alla base dell’armonia musicale pitagorica. Lo stesso Alberti nel suo testo De re aedificatoria (libro IX, cap.5) precisa che gli architetti evidenziano nelle loro opere quei i rapporti armonici immanenti nella natura ed espressi dalla musica.

Circa il ruolo culturale del Centro di S. Maria Novella si veda http://www.smn.it  

 

Pianta della Chiesa di S. Maria Novella

L’orientamento della pianta non corrisponde alla numerazione adottata dal C.V.M.A.