TOSCANA - Cortona
SCHEDA :Chiesa S. Maria Nuova 6
TITOLO : Madonna col Bambino e armi Squattrini

UBICAZIONE:Cortona, chiesa di S. Maria Nuova, controfacciata, fin. wI sul fianco sinistro della cappella Cecchetti.

PROVENIENZA: in situ

DIMENSIONI: c. 74,5x158 cm

CRONOLOGIA: 1597 i pezzi originali, 1907 i pezzi rifatti da Francesco Moretti

AUTORE: sconosciuto

COMMITTENZA: famiglia Squattrini, per la precisione Piero di Marco Squattrini

SOGGETTO: Madonna col Bambino

NOTE CRITICHE: la vetrata, di formato rettangolare, è in parte una libera rielaborazione del restauratore perugino Francesco Moretti, realizzata fra il 1907 e il 1908, sulla base di alcuni frammenti originali che egli stesso fotografò in una lastra nel 1907. L'intervento di Moretti è segnalato nella stessa vetrata in due cartigli al centro della cornice lungo i lati lunghi del rettangolo; su quello di sinistra è scritto "F. Moretti L. Caselli ricostruirono e dipinsero a fuoco", mentre il cartiglio di destra recita "I pezzi nuovi sono segnati con la lettera M Perugia 1907".

Le parti originali sono costituite dalla Madonna col Bambino, debitamente collocata all'interno di una nicchia architettonica, dalla scritta in gran parte mutila IA MATER, opportunamente ricostruita da Francesco Moretti in "Sancta Maria Mater Dei", da parte della cornice più esterna della vetrata, e da altri due pezzi della stessa che ci forniscono indicazioni importanti sulla committenza e la datazione. Infatti, da un cartiglio situato in alto, al centro della cornice, si ricava che il committente dell'opera è un certo Piero di Marco Squattrini (Piero de Marco Squatrini, mentre un medesimo cartiglio, centrato questa volta della parte inferiore della cornice, ci fornisce l'anno di realizzazione dell'opera, il 1597. A quest'epoca Urbano Urbani è ancora attivo nel cantiere di S. Maria Nuova, ma da quel poco che si riesce a ricavare dalla parte superstite, ipotizzare la mano dell'artista non mi sembra proponibile. Le due teste, quella della Madonna e quella del Bambino, sono state ottenute sfruttando un'unica tessera vitrea incolore utilizzata anche per rendere il campo su cui esse si stagliano. Si produce così un effetto disarmonico fra la parte superiore, luminosissima, occupata in parte dai delicati incarnati dei volti, e la parte inferiore, dominata dai colori accesi delle vesti della Madonna. Questo modo di operare non rientra nella prassi artistica di Urbano, e più in generale di un maestro vetraio consapevole della propria arte. E' però possibile che in origine i volti della Madre e del Figlio spiccassero su un fondo ritoccato con colore a freddo, ciò che non ha permesso ai pigmenti di conservarsi fino ai nostri giorni. Un altro elemento di disturbo, a livello visivo, è dato dall'andamento di un piombo che delimita in basso la tessera citata; esso infatti taglia al livello dell'ombelico il ventre del Bambino Gesù. Una soluzione esteticamente discutibile nell'ordito dei piombi, in relazione al Cristo infante, era stata proposta da Urbano nell'occhio con l'Adorazione dei Magi della medesima chiesa di S. Maria Nuova; tuttavia lì il taglio al livello del fianco, del basso ventre e del busto era simulato meglio e in parte giustificato dalla postura della mano e del braccio destro del Bambino.

In mancanza di altri elementi, di dati archivistici e di fonti attendibili, diventa pertanto azzardato proporre il nome di Urbano per questo manufatto vitreo. I pochi frammenti originali superstiti sono sufficienti per capire che l'organizzazione distributiva dei singoli elementi formali ed il grado di incidenza di ciascuno di essi nell'economia della scena non hanno niente a che spartire con il criterio compositivo di Urbano, che tende ad enfatizzare il contenuto e a sorvolare sui dettagli puramente esornativi, in linea con il grande stile narrativo che, anche sotto questo aspetto, accomuna la sua arte a quella del Marcillat, nel tentativo di emulare la complessità compositiva delle pale d'altare. Se volessimo sostenere per questa vetrata la paternità di Urbano, soltanto la pressione esercitata dalla committenza sull'artefice potrebbe almeno in parte spiegare il carattere così manifestamente spurio di un'opera che si estrania da quanto conosciuto dell'artista. Bisogna tener conto che, essendo questa l'ultima vetrata, o una delle ultime, in ordine temporale, del corpus di S. Maria Nuova, dovevano essere sempre più pressanti certe esigenze di illuminazione degli ambienti legate alle nuove istanze estetiche che avrebbero portato di lì a poco al definitivo declino dell'ars fenestraria. Nel nostro caso va ricordato che l'unica fonte di illuminazione diretta della cappella Cecchetti è costituita da questa finestra. Ciò può aver indotto il committente della nostra vetrata a studiare una soluzione che non alterasse troppo le condizioni di luce di quello che era o sarebbe poi diventato lo spazio privato di un'altra famiglia. Da donatore munifico qual era, lo Squattrini commissionò ciononostante all'artista una vetrata istoriata, ma la composizione doveva essere appositamente calibrata per far filtrare la maggior quantità di luce possibile grazie all'inserzione massiccia di vetri chiari o incolori; di conseguenza si rese necessario contrarre le dimensioni del soggetto principale, costituito dalla coppia sacra, caratterizzato dai colori saturi delle tessere vitree. Questa ipotesi potrebbe almeno in parte spiegare il carattere così manifestamente spurio di un'opera che si estrania da quanto conosciuto dell'artista; inoltre, la mancanza, per lo meno nella porzione vitrea più significativa, quella con i volti della Vergine e del Bambino, di elementi stilistici propri di Urbano, il quale è documentato nel cantiere di S. Maria Nuova almeno fino al 1601, ossia quattro anni dopo la realizzazione di questa vetrata, potrebbe essere imputabile a successivi interventi di restauro con sostituzione dei vetri originali nelle zone lesionate.

STATO DI FATTO: come già detto, l'opera è per la maggior parte un rifacimento del 1907-1908 operato dal restauratore perugino Francesco Moretti sulla scorta di alcuni frammenti vitrei originali. Del lavoro svolto dal restauratore rimangono diversi disegni presso il proprio laboratorio a Perugia: essi documentano tutta la fase progettuale di questa vetrata.

Se si esclude la perdita di un vetro nella parte apicale della colonna color vinaccia di destra, oggi integrato grazie al restauro della competente Soprintendenza, la parte realizzata ex novo da Moretti è in buono stato di conservazione. I vetri a disco che Moretti aveva provveduto ad opacizzare hanno perduto completamente o parzialmente la loro patina bianca, ad eccezione dei sei collocati nella parte più alta. Per quanto riguarda la parte antica, relativa alla Vergine col Bambino, all'arcata che li sovrasta, alla scritta IA MATER ed a vari pezzi della cornice, non si rileva nessuna variazione rispetto a quanto fotografato da Moretti in una lastra del 1907. I vetri che più hanno risentito del degrado ambientale sono quelli della cornice, il cui ornato è stato realizzato in giallo d'argento.

REF. FOTOGRAFICHE: Giovanna Virde

ESTENSORE: Giovanna Virde (luglio 2005)

BIBLIOGRAFIA

fonti archivistiche

Archivio Moretti Caselli (Perugia), busta 6 fascicolo 3, lettera di Francesco Moretti a Girolamo Mancini dell'8 ottobre 1907; busta 6 fasc. 3, lettera di Girolamo Mancini a Francesco Moretti del 23 maggio 1908; cartoline di Girolamo Mancini a Francesco Moretti del 23 marzo 1907, 25 maggio 1907, 23 e 26 maggio 1908;

busta 6 fasc. 2, lettera di Ludovico Caselli Moretti a Girolamo Mancini del 9 marzo 1907; busta 6, fasc. 2 lettera di Francesco Moretti all'Opera delle Chiese Comunitative di Cortona dell'8 settembre 1908; busta 6 fasc. 2, cartolina postale di Girolamo Mancini a Francesco Moretti del 22 ottobre 1907.

testi a stampa

GIOVANNA VIRDE, Un epigono del Marcillat: Urbano Urbani e il ciclo di vetrate tardo-cinquecentesco di Santa Maria Nuova a Cortona, in Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz, XLVIII, 2004, fasc. 1/2, pp. 129-164, per la vetrata in questione pp. 153-154.